{"id":6610,"date":"2026-02-20T10:37:01","date_gmt":"2026-02-20T09:37:01","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6610"},"modified":"2026-02-20T10:37:01","modified_gmt":"2026-02-20T09:37:01","slug":"1-gli-insegnanti-di-handimatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6610","title":{"rendered":"1. Gli insegnanti di Handimatica"},"content":{"rendered":"<p>di Fabio Casadei<\/p>\n<p>Si \u00e8 svolta recentemente a Bologna, una mezza giornata seminariale dal titolo &#8220;La tecnologia per favorire l&#8217;integrazione scolastica: la formazione dei docenti&#8221;. Il convegno rientrava nell&#8217;ambito di &#8220;Handimatica&#8221;, la grande manifestazione nazionale sulle tecnologie avanzate, l&#8217;informatica, la telematica e l&#8217;elettronica per l&#8217;integrazione delle persone disabili nel mondo della scuola, del lavoro e della vita indipendente. Organizzata dall&#8217;ASPHI, l&#8217;Associazione per lo Sviluppo di Progetti Informatici per gli Handicappati, &#8220;Handimatica&#8221; si \u00e8 proposta non solo di far conoscere le soluzioni hardware e software e i servizi esistenti a fronte delle diverse disabilit\u00e0, ma anche di permettere il confronto sulle problematiche e sulle soluzioni emergenti in questo settore. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> tenendo ben presente questo obiettivo che il convegno, nell&#8217;affrontare i suoi molteplici temi, \u00e8 voluto partire da esperienze reali e concrete, che sono stare illustrate da esponenti del mondo scolastico e politico.<br \/>\nIl tema del perseguimento di una reale integrazione dei disabili attraverso il ricorso agli ausili informatici \u00e8 stato il filo conduttore di tutto il convegno, che ha avuto il merito di mettere in luce come la formazione dei docenti dia punto di partenza imprescindibile di tutto ci\u00f2. Essa, in particolare, deve diventare la base di un nuovo modo di vivere e gestire l&#8217;handicap da parte delle istituzioni scolastiche, che consista nel ricomprendere il concetto di una didattica del sostegno all&#8217;interno dell&#8217;idea di una didattica della normalit\u00e0 Tutto questo, infatti, pu\u00f2\u008d essere favorito dal supporto dei nuovi strumenti informatici, che sono in grado di esercitare, sulle tradizionali metodologie di lavoro, un&#8217;influenza decisiva a favore della strategia di integrazione dei disabili. Rimane impensabile, per\u00f2, che un cambiamento culturale di questa portata possa essere realizzato senza la piena condivisione e il convinto sostegno della maggioranza del corpo docente.<\/p>\n<p><strong>Il progetti Multimed<br \/>\n<\/strong>Sesto Vigiani, Ispettore del ministero della Pubblica Istruzione, ha voluto mettere l&#8217;accento sulle opportunit\u00e0 offerte ai disabili dalla multimedialit\u00e0\u00a0 e dalle reti di comunicazione nel sistema scolastico italiano. Vigiani ha precisato, innanzitutto, che queste opportunit\u00e0 possono essere colte da tutti i disabili, indipendentemente dal grado di quest&#8217;ultimo. Si pensi, in particolare, al campo della prevenzione dei ritardi nello sviluppo o nell&#8217;apprendimento. Se con un maggiore utilizzo didattico delle tecnologie informatiche si arrivasse a contrastare la tendenza alla moltiplicazione progressiva dei bambini affetti da questi ritardi dalle classi elementari a quelle medie, ecco che la forbice tra didattica di sostegno e didattica normale comincerebbe di per s\u00e8 a ridursi. Una seconda e ben pi\u00f9 drastica riduzione, per\u00f2, \u00e8 quella che ci si aspetta dall&#8217;introduzione quotidiana dell&#8217;informatica nella metodologia scolastica. Introduzione quotidiana significa, in primo luogo, portare l&#8217;informatica in scuole che non siano solo tecniche o professionali e, in secondo luogo, superare il concetto di laboratorio attraverso la creazione di aule multimediali per la didattica. E proprio questi sono i punti innovativi del progetto Multimed messo in cantiere dal ministero della Pubblica Istruzione. Questo progetto, infatti, che interessa 160 scuole di ogni ordine e tipo in 20 citt\u00e0, si propone la creazione di aule multimediali che costituiscano qualcosa di diverso dai soliti laboratori e il cui accesso viene regolato da specifici addetti muniti di apposita chiave. Il ruolo del tecnico di informatica, in particolare, viene assunto da un docente per ogni scuola coinvolta, il quale, mantenendo agli occhi dei suoi colleghi il carattere di insegnante, viene formato come futuro tutor per il resto del corpo docente di quella scuola. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> chiaro che un&#8217;impostazione di questo genere implica, da parte degli insegnanti, un ripensamento di tutta la loro attivit\u00e0 didattica attraverso un uso in prima persona del computer, che smette cos\u008d i panni di ausilio necessario solo a superare il disagio dell&#8217;handicap. A questo proposito due sono gli scalini da superare perch\u201a si possa un giorno decretare il successo di Multimed: la disponibilit\u00e0 dei docenti a rivedere il loro modo di lavorare e la loro alfabetizzazione. Per quanto riguarda il primo aspetto, c&#8217;\u00e8 da sottolineare come l&#8217;uso del computer, dilatando i tempi di una lezione normale, comporta concetti essenziali di apprendimento. Per quanto riguarda il secondo aspetto, in ogni scuola si prevede l&#8217;installazione di due postazioni destinate esclusivamente alla formazione del corpo docente, ossia del tutor e degli insegnanti da questi coinvolti. La ratio \u00e8 chiara: pensare alla formazione dei docenti prima ancora che al loro successivo impiego, in maniera tale che nessun finanziamento venga elargito senza una chiara dimostrazione di competenza effettiva. La stessa introduzione di aule multimediali al posto di laboratori, del resto, \u00e8 tesa ad evitare una sottoutilizzazione delle strutture informatiche, che possono tutte essere impiegate per un&#8217;attivit\u00e0 didattica ordinaria. Niente sprechi, quindi, e la regola dei tre terzi per le cifre stanziate: un terzo serve all&#8217;acquisto delle macchine, un terzo a quello dei software e un terzo alla formazione dei docenti. Solo in seguito a quest&#8217;ultima, perci\u00f2, verr\u00e0 dato il via libero definitivo al finanziamento dei progetti di sviluppo che hanno l&#8217;obiettivo di coinvolgere 15.000 scuole nei prossimi 3 anni. Anche qui attenzione per\u00f2: la selezione degli istituti avverr\u00e0 a livello provinciale sulla base della disponibilit\u00e0 dimostrata dagli stessi a servirsi degli ausili informatici per la formazione dei docenti e l&#8217;attivit\u00e0\u00a0 didattica. Devono essere le scuole, quindi, a proporsi e a dimostrare cos\u008d la loro propensione verso una didattica del quotidiano che, abbracciando tutta la loro organizzazione, abbia di mira l&#8217;integrazione di competenze, strumenti, elementi organizzativi e organizzatori della didattica.<\/p>\n<p><strong>Il Fondo sociale europeo<br \/>\n<\/strong>Grazie al Fondo sociale europeo l&#8217;Italia ha potuto elaborare il progetto Cigno che ha l&#8217;obiettivo di favorire l&#8217;integrazione dei giovani disabili sul mercato del lavoro nelle aree depresse del meridione. Anche in questo caso, per\u00f2, la via dell&#8217;integrazione passa attraverso la formazione e non l&#8217;assistenza, dal momento che il progetto Cigno, consiste in un pacchetto multimediale che parte dai bisogni dei docenti, spesso afflitti da deficit in materia di terminologia clinica che impediscono loro di venire a conoscenza delle capacit\u00e0 residuali dei disabili. Il fiore all&#8217;occhiello di questo pacchetto multimediale \u00e8 costituito da un software interattivo che consente di ricevere informazioni su come gestire una classe nella quale sono presenti ragazzi handicappati. La formazione, in questo caso, non \u00e8 rivolta a modificare il modo di fare scuola, ma a migliorarlo in relazione alle esigenze di questi ultimi. I docenti, infatti, necessitano di strumenti in grado di agevolarli nel favorire l&#8217;inserimento dei giovani disabili nel ciclo lavorativo.<\/p>\n<p><strong>La rete dei centri di documentazione<br \/>\n<\/strong>L&#8217;esigenza di una riorganizzazione delle conoscenze di campo gi\u00e0 acquisite \u00e8 presente, inoltre, nell&#8217;esperienza dei centri di documentazione. I risultati prodotti da questi centri di servizio territoriale nel settore dell&#8217;handicap sono stati ricordati da Patrizia Ghedini, dell&#8217;assessorato Politiche Sociali, Familiari, Scuola della regione Emilia Romagna. Nati da un accordo del 1992 tra regione e consigli di amministrazione di determinate aziende, questi centri intendono costituire una rete di collegamento che individui non solo precisi percorsi operativi di qualificazione professionale, ma anche luoghi per lo scambio delle competenza tra enti diversi. L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di superare la frammentazione degli approcci monodisciplinari, favorire l&#8217;affermazione di una cultura della continuit\u00e0 dei sostegni, svolgere un&#8217;attivit\u00e0 di documentazione, informazione e formazione che sia rivolta ai ragazzi disabili, ai loro insegnanti e alle loro famiglie. La logica su cui si basano i centri che hanno finora aderito \u00e8 quella di un rapporto di scambio e complementariet\u00e0 gli uni con gli altri al fine sia di verificare le difficolt\u00e0 incontrate a livello dei vari enti locali che di realizzare dei centri di formazione di base per documentarsi per documentaristi dediti all&#8217;aggiornamento delle banche dati esistenti nel settore del disagio. L&#8217;eterogeneit\u00e0 di questi centri, diversi sia per origine che per vocazione \u00e8, per\u00f2, un fattore che ha sicuramente contribuito a creare difficolt\u00e0 nel trovare dei terreni e dei linguaggi comuni tra essi. In altre parole, anche se la loro sopravvivenza stentata \u00e8 spesso pi\u00f9 imputabile alla scarsit\u00e0 di personale e delle risorse finanziarie, questi centri non sono riusciti a entrare in una logica di rete che privilegiasse in particolare l&#8217;aspetto delle attivit\u00e0 su quello della formazione. Logica di rete, invece, che \u00e8 stata realizzata con positivi risultati dal progetto Marconi, come ha ricordato Aldo Costa del Provveditorato agli Studi di Bologna. Questo progetto, infatti, costituisce un modello di scuole a rete che, oltre a offrirsi reciprocamente servizi di consulenza, interagiscono con altre realt\u00e0 del territorio quali il comune di Bologna, l&#8217;Universit\u00e0, il Consiglio Nazionale di Ricerca, etc. Ci\u00f2 permette alle scuole coinvolte di essere protagoniste nelle attivit\u00e0 del proprio rinnovamento con una formazione continua e flessibile dal punto di vista organizzativo sulle nuove tecnologie informatiche applicabili all&#8217;interno del mondo dell&#8217;handicap. In particolare, vengono approntati corsi tradizionali di primo e secondo livello per sensibilizzare i docenti su queste problematiche, e viene svolta un&#8217;attivit\u00e0 di consulenza e informazione attraverso la pubblicazione di un bollettino. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> prevista, poi, una rassegna biennale durante la quale insegnanti e ragazzi possono raccontare direttamente le loro esperienze. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> prevista, inoltre, la ricerca di un&#8217;azione con il CNR, l&#8217;ASPHI e il Comune, nella quale siano coinvolte 27 scuole, per dare spazio a comuni approfondimenti e a 15 programmi diversi con 15 modalit\u00e0 diverse. Ancora una volta, quindi, ecco che ritorna la logica dell&#8217;integrazione, sotto forma di costanti aggiornamenti e verifiche dirette che realizzino quella piena circolarit\u00e0 di informazioni che deve divenire parte integrante di ogni didattica che si avvalga di ausili informatici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabio Casadei Si \u00e8 svolta recentemente a Bologna, una mezza giornata seminariale dal titolo &#8220;La tecnologia per favorire l&#8217;integrazione scolastica: la formazione dei docenti&#8221;. 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