{"id":6618,"date":"2026-02-20T11:44:16","date_gmt":"2026-02-20T10:44:16","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6618"},"modified":"2026-02-20T11:44:16","modified_gmt":"2026-02-20T10:44:16","slug":"7-il-mio-e-il-tuo-aiuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6618","title":{"rendered":"7. Il mio e il tuo aiuto"},"content":{"rendered":"<p>di Silvana Donini<\/p>\n<p>Nel mondo della cooperazione internazionale si \u00e8 operato secondo una concezione di relazione di aiuto a senso unico, dove il ricco Occidente ha deciso come aiutare i paesi in via di sviluppo. Bisogna mettere in condizione i paesi poveri di esprimere le proprie necessit\u00e0 secondo i loro universi culturali di riferimento. In campo educativo esiste l'&#8221;appoggio istituzionale&#8221;.<br \/>\nLa cooperazione internazionale presuppone una relazione d&#8217;aiuto tra paesi ricchi, che ritengono di avere qualcosa da dare, e paesi poveri, che si ritiene abbiano bisogno di interventi e finanziamenti.<br \/>\nIl mondo della cooperazione internazionale \u00e8 composto da un notevole apparato di ONG, organismi delle Nazioni Unite, uffici ministeriali, esperti e volontari che spesso fondano la progettazione e la realizzazione dei loro interventi su un modello occidentale di relazione di aiuto; ma questo modello non \u00e8 stato utile per risolvere il problema del sottosviluppo di gran parte del mondo.<br \/>\nBisogna dunque ripensare la relazione di aiuto, sia nei ruoli che nelle finalit\u00e0, basandosi sul rispetto delle identit\u00e0 culturali differenti da quella occidentale, che faccia acquisire un peso maggiore ai paesi destinatari degli aiuti. La cooperazione internazionale fino ad oggi ha operato per soddisfare bisogni ritenuti tali dal mondo occidentale, tramite interventi prevalentemente di carattere economico. Mettere in condizione i paesi del Terzo Mondo di esprimere le proprie necessit\u00e0 secondo i loro universi culturali di riferimento, pu\u00f2 contribuire a modificare la relazione di aiuto esistente: un passaggio da una concezione a senso unico tra chi d\u00e0 e chi riceve, verso uno scambio paritario finalizzato ad un reciproco arricchimento.<br \/>\nLa progettazione degli interventi di cooperazione basata su questa concezione di relazione d&#8217;aiuto, che persegua obiettivi concordati con i partner locali, pu\u00f2 concretizzarsi in nuove modalit\u00e0 di realizzazione dei progetti. Un esempio di tali modalit\u00e0 in questo senso, gi\u00e0 operante in alcune esperienze di cooperazione, \u00e8 rappresentata dall&#8217;appoggio istituzionale, che mira al rafforzamento delle istituzioni locali esistenti, senza la creazione de strutture occidentali parallele. Un modello che deve ancora diffondersi, ma che ha gi\u00e0 dato risultati interessanti.<\/p>\n<p><strong>Rifondare la relazione di aiuto<br \/>\n<\/strong>Un punto di partenza possibile consiste nel mettere in discussione la cultura che sta alla base della relazione di aiuto come viene attualmente intesa.<br \/>\nStoricamente la relazione di aiuto \u00e8 alla base di molti rapporti umani: gli antropologi che andavano a studiare i popoli &#8220;primitivi&#8221;, i missionari che hanno diffuso il Cristianesimo nel mondo, i conquistatori coloniali sono accomunabili dal fatto che oltre alle proprie finalit\u00e0 (studio, evangelizzazione o occupazione), credevano sinceramente di andare a portare un aiuto a popolazioni che vivevano in condizioni ritenute insufficienti. Una ideologia di superiorit\u00e0 presente negli occidentali, trova conferma nella letteratura coloniale e missionaria dell&#8217;epoca, nelle descrizioni delle civilt\u00e0 non occidentali. Esse venivano dipinte come primitive o barbare e le strutture sociali venivano a volte paragonate a quelle animali.<br \/>\nMolte invasioni si sono quindi basate sulla convinzione di andare a portare un aiuto a popoli bisognosi. Chi invadeva era sicuro di avere una fede, un bagaglio di conoscenze (scientifiche, filosofiche, matematiche) o uno stile di vita superiore a quello dei paesi da occupare: si agiva quindi pensando di instaurare un rapporto di aiuto verso chi era in condizioni inferiori. Questa dunque la relazione di aiuto presente nella storia: chi si credeva superiore era legittimato a portare aiuto alle popolazioni ritenute inferiori, tramite ogni mezzo.<br \/>\nIl concetto di reciprocit\u00e0 dello scambio era gi\u00e0 presente: secondo la cultura araba era indispensabile dare e ricevere e i colonizzatori del Sud-America prendevano l&#8217;oro ma pensavano di portare alle trib\u00f9 locali una civilt\u00e0 superiore. Alcuni testi dell&#8217;epoca giustificavano i saccheggi affermando che era ben poca cosa avere oro e pietre preziose, in cambio della civilt\u00e0 e della fede che avrebbero portato la salvezza eterna: lo scambio veniva considerato addirittura come pi\u00f9 favorevole per i popoli invasi.<br \/>\nIn tutte le civilt\u00e0 ed in tutte le religioni \u00e8 considerato importante il rapporto di aiuto, che viene, ovviamente, concepito in forme differenti. Tra le regole fondamentali del Cristianesimo, dell&#8217;Islamismo e della religione ebraica vi \u00e8 l&#8217;aiuto ai poveri, un&#8217;obbligo molto importante, che tuttavia si svolge a senso unico.<br \/>\nPer le culture orientali il rapporto di aiuto non \u00e8 autentico se non \u00e8 basato sullo scambio reciproco, mentre questo aspetto non \u00e8 fondamentale per l&#8217;Occidente. Per una rifondazione della relazione d&#8217;aiuto si pu\u00f2 prendere spunto da questa concezione di reciprocit\u00e0, che porterebbe ad un cambiamento dei rapporti come sono concepiti oggi.<br \/>\nOccorre rimettere in discussione il significato dei termini &#8220;relazione&#8221; e &#8220;aiuto&#8221;, e ridefinire chi sono i soggetti che &#8220;donano&#8221; e quelli che &#8220;ricevono&#8221;. L&#8217;ipotesi proposta \u00e8 la diffusione del concetto di relazione reciproca, nella convinzione del superamento della relazione a senso unico, responsabile di tanti problemi sociali ed economici.<br \/>\nLa visione eurocentrica ha posto i paesi occidentali al centro dell&#8217;umanit\u00e0, cos\u008d essi si sono visti come gli unici capaci di trasmettere una cultura superiore alle altre.\u00a0 Ci\u00f2 ha portato alla creazione di rapporti non equilibrati e alle attuali relazioni di dipendenza e dominio. Anche per contrastare questa tendenza \u00e8 importante rivalutare il concetto di scambio reciproco diffuso nelle culture orientali.<\/p>\n<p><strong>La concezione culturale del donatore<br \/>\n<\/strong>Se si ritiene necessaria una relazione d&#8217;aiuto che vincola i soggetti ad uno scambio reciproco, va definito ora &#8220;cosa&#8221; un soggetto pu\u00f2 dare all&#8217;altro. In Occidente fino ad ora ci si \u00e8 domandato cosa si guadagna e cosa si perde (una forma di guadagno \u00e8 presente anche nelle relazioni impostate sulla gratuit\u00e0). Quello che si perde deve venir infatti compensato da qualcos&#8217;altro e, inoltre, non si pu\u00f2 dare di pi\u00f9 di quanto serve a se stessi. Ma nella cultura occidentale si sono creati bisogni talmente elevati che ci\u00f2 che rimane da dare agli altri \u00e8 molto poco.<br \/>\nPer ci\u00f2 che riguarda l&#8217;individuazione di chi si trova in stato di bisogno, cio\u00e8 di chi si trova &#8220;oggettivamente&#8221; in condizione di inferiorit\u00e0, questa viene attualmente valutata secondo la concezione culturale del donatore, che non sempre coincide con quella di chi riceve. Si entra nella dimensione culturale del problema, anche se spesso tale individuazione viene delegata dalla societ\u00e0 agli esperti e ai competenti in materia.<br \/>\n<span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> la concezione culturale del donatore che determina i destinatari e il tipo di aiuto da dare, ma ancora oggi \u00e8 forte la convinzione che le valutazioni fatte secondo il metro occidentale siano valide per tutta l&#8217;umanit\u00e0.<br \/>\nPer una rifondazione della relazione di aiuto l&#8217;individuazione dello stato di bisogno non deve essere fatta da chi offre aiuto ma da chi lo riceve, sulla base del proprio modello culturale.<br \/>\nPer costruire un ospedale in un paese del Terzo Mondo \u00e8 necessaria la conoscenza almeno della medicina locale e della concezione tradizionale della cura e, in ambito scolastico l&#8217;esportazione del modello occidentale non \u00e8 appropriata a molte culture differenti, basate su altri modelli di trasmissione del sapere.<br \/>\nUn altro concetto va precisato, in quanto interpretato in modo differente dalle diverse culture e che si pu\u00f2 esprimere con una serie di interrogativi: quanto hanno fatto finora i paesi del Terzo Mondo? L&#8217;aiuto che si intende fornire \u00e8 meritato oppure no?<br \/>\nVi \u00e8 infatti la tendenza ad aiutare popolazioni che hanno modi di vita simili ai propri; gli occidentali hanno aiutato prevalentemente chi parla la loro lingua e dimostra di volerne seguire lo stile di vita ed i paesi comunisti hanno fatto lo stesso.<\/p>\n<p><strong>Le reazioni dei destinatari<br \/>\n<\/strong>Per quanto riguarda la reazione dei destinatari all&#8217;aiuto si possono riscontrare tre dinamiche principali: la reazione all&#8217;aiuto come strumentalizzazione, l&#8217;aiuto come minaccia all&#8217;autostima e l&#8217;aiuto che porta alla creazione di un obbligo.<br \/>\nLa prima \u00e8 chiara: l&#8217;aiuto viene dato per progetti che gli occidentali hanno l&#8217;interesse a voler realizzare. Oppure spesso vengono donate &#8220;briciole&#8221; di benessere materiale di cui ci vogliamo liberare, i destinatari lo sanno e accettano.<br \/>\nPer quanto riguarda l&#8217;autostima va ricordato che chi riceve dichiara pubblicamente di non essere autosufficiente, ammettendo la superiorit\u00e0 del donatore. In casi estremi ricevere aiuto pu\u00f2 provocare anche il risentimento dei destinatari, proprio perch\u201a rende coscienti delle misere condizioni in cui si trovano. L&#8217;accettazione di aiuto umilia e crea la percezione che il beneficiato ha capacit\u00e0 inferiori. L&#8217;impossibilit\u00e0 di rifiutare aiuto pu\u00f2 provocare crisi di identit\u00e0 e minacciare l&#8217;autostima delle popolazioni del Terzo Mondo, nonostante tutta la buona volont\u00e0 dei cooperanti.<br \/>\nSi pu\u00f2 affermare che ricevere aiuto mette il ricevente in situazione di riconoscenza verso il donatore, e ci\u00f2 \u00e8 sentito nei paesi di culture differenti pi\u00f9 intensamente di quanto non lo sia in Occidente. Vengono toccati la dignit\u00e0 e l&#8217;orgoglio della persona che ha ricevuto l&#8217;aiuto.<br \/>\nSe una cooperazione basata su una relazione di aiuto unilaterale provoca dipendenza, disistima e perdita di identit\u00e0, si propone una progettazione degli interventi che si fondi su una relazione di aiuto reciproca.<br \/>\nLa formazione di cooperanti e volontari su questo nuovo modo di concepire la relazione d&#8217;aiuto potrebbe portare a risultati migliori nella conduzione degli interventi e nell&#8217;utilizzo dei finanziamenti. Se ci\u00f2 accadesse la cooperazione non sarebbe pi\u00f9 quella di oggi: sulla base di una rifondazione della relazione di aiuto si avrebbe anche un rinnovamento delle modalit\u00e0 di lavoro della cooperazione internazionale.<br \/>\nSecondo A. Chieregatti, docente di Psicologia all&#8217;universit\u00e0 di Bologna, vi sono alcuni aspetti delle relazioni d&#8217;aiuto presenti nei rapporti interpersonali, come la spontaneit\u00e0, il rispetto reciproco, la non ricerca del tornaconto, che possono essere utili spunti per un nuovo modello di aiuto da trasferire nel mondo delle relazioni internazionali.<br \/>\nLa rivalutazione dell&#8217;alterit\u00e0 (l&#8217;altro inteso come il diverso, che porta arricchimento) pu\u00f2 migliorare le relazioni tra appartenenti a culture differenti, riscoprendo la complessa rete di interdipendenze nella quale siamo inseriti.<br \/>\nSe, come conferma Latouche, nel mondo occidentale vi \u00e8 l&#8217;egemonia dell&#8217;economia sugli altri settori, la relazione di aiuto che si realizza in questo contesto non pu\u00f2 che essere una relazione economica, dove i paesi ricchi domineranno sempre su quelli poveri.<br \/>\nMa la cooperazione ha la possibilit\u00e0 di passare da &#8220;insieme di strumenti per aiutare che ha bisogno&#8221; a strumento di collaborazione e di scambio.<br \/>\nCon l&#8217;apporto di altri universi culturali, si pensi alla concezione di relazione di aiuto nei paesi asiatici o africani, si pu\u2022 ipotizzare un modello di cooperazione decentrata, basata su iniziative di reciprocit\u00e0<br \/>\nIn questo contesto vanno collocate le modalit\u00e0 di lavoro che mirano a coinvolgimento delle popolazioni nei progetti di sviluppo, tramite il sostegno ai poteri locali.<br \/>\nNella cooperazione in campo educativo esiste gi\u00e0 una pratica che si muove in tal senso, definita strategia di appoggio istituzionale.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;appoggio istituzionale<br \/>\n<\/strong>Nella definizione di S. Gandolfi &#8220;l&#8217;appoggio istituzionale mira a rafforzare le istituzioni locali e nazionali e a migliorare l&#8217;efficacia delle loro capacit\u00e0 di intervento. La sua motivazione principale \u00e8 rendere progressivamente indipendenti gli attori nazionali, in modo che possano, con sforzi e risorse autonomi, gestire i propri programmi di sviluppo. La filosofia dell&#8217;appoggio istituzionale \u00e8 quella di sostenere ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste, di rispettare la cultura locale, il sistema di organizzazione e di gestione interna, di stimolare l&#8217;interazione fra settore privato e settore pubblico e di consolidare lo statuto delle istituzioni interessate&#8221;.<br \/>\nPoich\u00e8\u201a l&#8217;appoggio istituzionale non rappresenta un&#8217;altra forma di esportazione di modelli occidentali, esso si adatta con flessibilit\u00e0 alla realt\u00e0 istituzionale esistente, stimola l&#8217;impegno delle persone, le coordina, d\u00e0 loro responsabilit\u00e0, e crea una relazione contrattuale nella quale ogni partner pu\u00f2 dare un contributo commisurato alle sue possibilit\u00e0. Una tale strategia presuppone un cambiamento radicale di prospettiva perch\u00e8\u201a cerca di tener conto di regole, procedure, metodi, specificit\u00e0 culturali propri di ciascuna comunit\u00e0.<br \/>\nAlla base dei progetti vi \u00e8 una negoziazione che prevede diritti e doveri da parte di ciascuno, fondata sul rispetto delle differenze culturali. Quando i fattori culturali non sono stati tenuti in considerazione si \u00e8 avuto il fallimento dei progetti, sia perch\u00e8\u201a trapiantati in un ambiente naturale e culturale inadatto sia perch\u00e8\u201a hanno proposto agli attori sociali uno sviluppo inteso come crescita, progresso unidimensionale, e come tale inadatto alle societ\u00e0 tradizionali.<br \/>\nL&#8217;appoggio internazionale \u00e8 dunque una strategia particolarmente indicata per la progettazione e la conduzione degli interventi nelle istituzioni formative, un quanto sostiene il diritto dei popoli alla differenza e si basa sulla convinzione che per vivere ogni popolo ha bisogno di radici culturali. Se le societ\u00e0 non occidentali vivono una situazione di alienazione culturale, le istituzioni di insegnamento sono impossibilitate a svolgere la loro funzione.<br \/>\nLa cooperazione allo sviluppo non deve, quindi, introdurre sistemi educativi estranei alle culture o sostituirsi alle istituzioni politiche locali, ma deve instaurare una collaborazione paritetica con i paesi del Terzo Mondo, affinch\u201a essi trovino nella loro cultura le strade per la risoluzione dei problemi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Silvana Donini Nel mondo della cooperazione internazionale si \u00e8 operato secondo una concezione di relazione di aiuto a senso unico, dove il ricco Occidente ha deciso come aiutare i paesi in via di sviluppo. Bisogna mettere in condizione i paesi poveri di esprimere le proprie necessit\u00e0 secondo i loro universi culturali di riferimento. 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