{"id":6634,"date":"2026-02-20T12:09:00","date_gmt":"2026-02-20T11:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6634"},"modified":"2026-02-20T12:09:00","modified_gmt":"2026-02-20T11:09:00","slug":"2-i-disabili-nei-paesi-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6634","title":{"rendered":"2. I disabili nei paesi poveri"},"content":{"rendered":"<p>(Articolo tratto dalla rivista &#8220;Amici dei lebbrosi&#8221;, n. 8 settembre 1996).<\/p>\n<p>Nei paesi industrializzati il 10% della popolazione ha qualche tipo di disabilit\u00e0: la percentuale scende al 4% nei paesi in via di sviluppo per via delle minori possibilit\u00e0 di sopravvivenza. In questi paesi i servizi riabilitativi esistono solo nelle grosse citt\u00e0. La Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC) \u00e8 un tentativo di una nuova metodologia di approccio all&#8217;handicap.<br \/>\nNel 1991, analizzando i dati di inchieste svolte, l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS) ha stimato che il 10% circa della popolazione nei paesi industrializzati soffriva di handicap, mentre nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) la percentuale sembrava essere intorno al 4-7% della popolazione (compresi tutti i tipi di disabilit\u00e0, sensoriali, motori e intellettuali). La differente prevalenza di disabilit\u00e0 tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, riflette la mancanza di adeguati servizi e l&#8217;alto tasso di mortalit\u00e0 infantile per i bambini disabili. Tra i bambini disabili, poi, la mortalit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 alta fra le femmine. Inoltre nei PVS la maggior parte di queste persone si scontrano con barriere culturali e sociali, per cui sono escluse dal sistema scolastico e lavorativo e sono emarginate dalla societ\u00e0. Oltre alla mancanza di servizi, anche la percezione delle cause dell&#8217;handicap da parte della comunit\u00e0 determina delle barriere sociali e culturali nei confronti delle persone disabili. Per esempio, le disabilit\u00e0 causate dalle lotte o dalle guerre vengono viste spesso come segno di coraggio e perci\u00f2 meritevoli di oneri sociali mentre le disabilit\u00e0 causate da malattie infettive spesso sono percepite come punizioni divine originate da qualche peccato. Esiste infatti uno stigma sociale che fa risalire tutti i problemi della disabilit\u00e0 ad una colpa, del disabile stesso o della famiglia, che tende a nasconderlo perch\u00e9 ne prova vergogna. Verso certi handicap le comunit\u00e0 rispondono con maggiore ostilit\u00e0 come le disabilit\u00e0 mentali e quelle causate da malattie come l&#8217;hanseniasi. Inoltre vi sono altri fattori che influiscono sul ruolo delle persone disabili nelle comunit\u00e0 come, ad esempio, lo stato di povert\u00e0 delle famiglie, il ruolo della donna nel contesto culturale e religioso per cui le comunit\u00e0 tendono a destinare le poche risorse disponibili per i membri produttivi (i maschi nelle famiglie) e ad ignorare i bisogni delle parti pi\u00f9 deboli. In alcuni paesi le madri mettono fine alla vita dei loro figli disabili. L\u00e0 dove ci sono gi\u00e0 difficolt\u00e0 ad accudire gli altri figli si preferisce sacrificare il figlio handicappato a quello sano. Spesso ci\u00f2 accade non perch\u00e9 la famiglia sia malvagia e risolva il problema liberandosi del figlio menomato, ma perch\u00e9 a volte si trova in situazioni che non sa gestire in modo corretto e da cui non riesce pi\u00f9 a venirne fuori.<\/p>\n<p><strong>La riabilitazione classica<br \/>\n<\/strong>I servizi specializzati di riabilitazione intesi nel senso pi\u00f9 vasto (cio\u00e8 riabilitazione medica, fornitura di ortesi e protesi, scuole speciali, formazione professionale, ecc.) sono concentrati nelle grandi citt\u00e0 e solo una piccolissima parte delle persone che ne hanno bisogno possono accedervi. Si stima che attualmente solo il 2-3% dei disabili benefici di programmi di riabilitazione. Nei PVS per\u00f2 l&#8217;istituzione non esiste, quindi si arriva o alla morte o alla segregazione. Ma non possiamo chiedere ai familiari di essere responsabili di un figlio disabile quando non hanno le adeguate conoscenze sulla disabilit\u00e0 e non ci sono strutture adeguate per assisterlo. Occorre quindi trasmettere informazioni e conoscenze ai familiari in modo che possano essere in grado di gestire il problema. Le informazioni per\u00f2 vanno anche trasmesse alla comunit\u00e0, perch\u00e9 l&#8217;obiettivo \u00e8 quello di stimolare il volontariato affinch\u00e9 sia la comunit\u00e0 a farsi carico dei problemi della comunit\u00e0 stessa e soprattutto delle persone pi\u00f9 deboli e bisognose. L&#8217;approccio &#8216;istituzionale&#8217; che finora \u00e8 il pi\u00f9 usato, presenta tra gli altri i seguenti limiti: &#8211; nei PVS il personale di riabilitazione \u00e8 scarsamente qualificato; &#8211; le costruzioni e le attrezzature so no prodotte all&#8217;estero e, quindi, sono molto costose oltre a rendere problematica la manutenzione degli impianti; &#8211; i centri specializzati non sono distribuiti equamente su tutto il territorio, quindi non danno uguali opportunit\u00e0 a tutti i cittadini. Per questo il vecchio modello istituzionale si \u00e8 dimostrato superato ed \u00e8 nata una nuova metodologia di approccio all&#8217;handicap denominata&#8217;riabilitazione su base comunitaria.<\/p>\n<p><strong>Il Ruolo della comunit\u00e0<br \/>\n<\/strong>La RBC consiste in una riabilitazione di tipo attivo, che fa appello alla comunit\u00e0 nel suo complesso nel farsi carico della salute dei componenti della comunit\u00e0 stessa. La RBC si basa sulle risorse della famiglia e della comunit\u00e0 per reinserirvi le persone disabili evitando, per quanto possibile, il ricorso a strutture sanitarie istituzionalizzate (ospedali, manicomi, ecc.). Tale modello nasce da un duplice ordine di esigenze: da una parte, consentire il reinserimento del malato nell&#8217;ambito sociale dei riferimento evitando l&#8217;isolamento di lunghe degenze in strutture specializzate; dall&#8217;altra sopperire all\u2019insufficiente copertura sanitaria da parte di tali istituzioni, prevalentemente concentrate nei centri urbani. Secondo questa strategia, la comunit\u00e0 \u00e8 chiamata a discutere dei bisogni dei pazienti, cercare al suo interno le risposte ad ogni singolo caso e, successivamente, farsi carico della riabilitazione del malato utilizzando i servizi a disposizione. In tal modo si rovescia il modello classico: \u00e8 la comunit\u00e0, la famiglia a farsi carico della sua salute e ad utilizzare i servizi predisposti a questo scopo; non sono pi\u00f9 i servizi ad utilizzare le comunit\u00e0, magari dicendo alla famiglia cosa fare e come intervenire. Questo permette alla comunit\u00e0 di crescere, di maturare, in quanto la si responsabilizza in merito ai bisogni dei propri componenti. Un momento importante di tale sistema \u00e8 l&#8217;inevitabile contatto che si viene ad instaurare fra l&#8217;operatore sanitario, con il suo bagaglio di conoscenze, e la comunit\u00e0 che dispone, invece, di conoscenze proprie, di pratiche e di tecniche tipiche di quel determinato gruppo sociale. La RBC permette che tale contatto avvenga sulla base del rispetto e della condivisione. Da una parte, infatti, la comunit\u00e0 \u00e8 stimolata da input esterni a utilizzare i mezzi a disposizione per garantire il benessere a tutti i suoi componenti; dall&#8217;altra parte l&#8217;operatore sanitario amplia il bagaglio delle proprie conoscenze attingendo ad un vasto patrimonio culturale della popolazione indigena. Questo fa della RBC uno dei pi\u00f9 validi strumenti a disposizione per consentire alle comunit\u00e0 di partecipare direttamente al processo terapeutico, valorizzando, nel contempo, la propria identit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p><strong>Le persone disabili si organizzano<br \/>\n<\/strong>Contemporaneamente alla nascita di questo nuovo approccio comunitario, gli handicappati hanno preso coscienza della necessit\u00e0 di sviluppare le loro capacit\u00e0, di prendere il controllo delle loro decisioni e, riunendosi in associazioni organizzate, di lottare per ottenere il rispetto dei loro diritti come uomini e cittadini. Cosi sono nate le prime organizzazioni che si propongono di aiutare i disabili ad affrontare gli innumerevoli problemi che incontrano nel loro ambiente socioeconomico, che \u00e8 costruito senza rispettare le loro attitudini e bisogni. Le organizzazioni delle persone disabili hanno per: filosofia: l\u2019autodifesa, l\u2019auto rappresentazione e la partecipazione delle persone handicappate. Scopo: la promozione integrale delle persone disabili. Obiettivi: permettere ad ogni persona handicappata di raggiungere un livello di indipendenza totale e un&#8217;integrazione completa nella societ\u00e0. Strategie: dare un&#8217;immagine positiva delle persone handicappate, costituire un gruppo di pressione. Le organizzazioni delle persone handicappate e i programmi RBC hanno molti punti in comune, ad esempio lottano:<br \/>\n&#8211; contro l&#8217;ignoranza per la comprensione e lo sviluppo di una presa di coscienza dei disabili;<br \/>\n&#8211; contro l&#8217;emarginazione per la partecipazione e le pari opportunit\u00e0;<br \/>\n&#8211; per l&#8217;integrazione sociale;<br \/>\n&#8211; per il cambiamento e la costruzione di una societ\u00e0 aperta ed accessibile alle persone disabili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Articolo tratto dalla rivista &#8220;Amici dei lebbrosi&#8221;, n. 8 settembre 1996). Nei paesi industrializzati il 10% della popolazione ha qualche tipo di disabilit\u00e0: la percentuale scende al 4% nei paesi in via di sviluppo per via delle minori possibilit\u00e0 di sopravvivenza. In questi paesi i servizi riabilitativi esistono solo nelle grosse citt\u00e0. 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