{"id":6659,"date":"2026-02-20T12:48:05","date_gmt":"2026-02-20T11:48:05","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6659"},"modified":"2026-02-20T12:48:05","modified_gmt":"2026-02-20T11:48:05","slug":"12-il-cavaliere-inesistente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6659","title":{"rendered":"12. Il cavaliere inesistente"},"content":{"rendered":"<p>di Italo Calvino<\/p>\n<p>La notte, per gli eserciti in campo, \u00e8 regolata come il cielo stellato: i turni di guardia, l\u2019ufficiale di scorta, le pattuglie. Tutto il resto, la perpetua confusione dell\u2019armata in guerra, il brulichio diurno dal quale l&#8217;imprevisto pu\u00f2 saltar fuori come l\u2019imbizzarrissi d&#8217;un cavallo, ora tace, poich\u00e9 il sonno ha vinto tutti i guerrieri ed i quadrupedi della Cristianit\u00e0, questi in fila e in piedi, a tratti sfregando uno zoccolo in terra o dando un breve nitrito o raglio, quelli finalmente sciolti dagli elmi e dalla corazze, e, soddisfatti a ritrovarsi persone umane distinte e inconfondibili, eccoli gi\u00e0 tutti che russano.<br \/>\nDall&#8217;altra parte, al campo degli Infedeli, tutto uguale: gli stessi passi avanti e indietro delle sentinelle, il capoposto che vede scorrere l&#8217;ultima sabbia nella clessidra e va a destare gli uomini del cambio, l\u2019ufficiale che approfitta della notte di veglia per scrivere alla sposa. E le pattuglie cristiana ed infedele s&#8217;inoltrano entrambe mezzo miglio, arrivano fin quasi al bosco ma poi svoltano, una in qua l&#8217;altra in l\u00e0 senza incontrarsi mai, fanno ritorno al campo a riferire che tutto \u00e8 calmo, e vanno a letto. Le stelle e la luna scorrono silenziose sui due campi avversi. In nessun posto si dorme bene come nell&#8217;esercito.<br \/>\nSolo ad Agilulfo questo sollievo non era dato. Nell\u2019armatura bianca, imbardata di tutto punto, sotto la sua tenda, una delle pi\u00f9 ordinate e confortevoli del campo cristiano, provava a tenersi supino, e continuava a pensare: non i pensieri oziosi e divaganti di chi sta per prendere sonno, ma sempre ragionamenti determinati ed esatti. Dopo poco si sollevava su di un gomito: sentiva il bisogno d&#8217;applicarsi a una qualsiasi occupazione manuale, come il lucidare la spada , che\u00a0 gi\u00e0 era ben splendente, o ungere di grasso i giunti dell&#8217;armatura. Non durava a lungo: ecco che gi\u00e0 s&#8217;alzava, ecco che usciva dalla tenda, imbracciando lancia e scudo, e la sua ombra biancheggiante trascorreva per l&#8217;accampamento. Dalle tende a cono si levava il concerto dei pesanti respiri degli addormentati. Cosa fosse quel poter chiudere gli occhi, perdere coscienza di s\u00e9, affondare in un vuoto delle proprie ore, e poi risvegliandosi ritrovarsi eguale a prima, a riannodare i fili della propria vita, Agilulfo non lo poteva sapere, e la sua invidia per la facolt\u00e0 di dormire propria delle persone esistenti era un&#8217;invidia vaga, come di qualcosa che non si sa nemmeno concepire. Lo colpiva e inquietava di pi\u00f9 la vista dei piedi nudi che spuntavano qua e l\u00e0 dall&#8217;orlo delle tende, gli alluci verso l&#8217;alto: l&#8217;accampamento nel sonno era il regno dei corpi, una distesa di vecchia carne d&#8217;Adamo, esalante il vino bevuto e il sudore della giornata guerresca, mentre sulla soglia dei padiglioni giacevano scomposte le vuote armature, che gli scudieri e i famigli avrebbero al mattino lustrato e messo a punto. Agilulfo passava, attento, nervoso, altero: il corpo della gente che aveva un corpo gli dava si un disagio somigliante all&#8217;invidia, ma anche una stretta che era d&#8217;orgoglio, di superiorit\u00e0 sdegnosa. Ecco i colleghi tanto nominati, i gloriosi paladini, che cos&#8217;erano? L&#8217;armatura, testimonianza del loro grado e nome, delle imprese compiute, della potenza e del valore, eccola ridotta a un involucro, una vuota ferraglia; e le persone li a russare, la faccia schiacciata nel guanciale, un filo di bava gi\u00f9 dalle labbra aperte. Lui no, non era possibile scomporlo in pezzi, smembrarlo. Era e restava a ogni momento del giorno e della notte Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Atri di Corbetraz e Sura, armato cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez il giorno tale, avente per la gloria delle armi cristiane compiuto le azioni tale e tale e tale, e assunto nell&#8217;esercito dell&#8217;imperatore Carlo Magno il comando delle truppe tali e talaltre. E possessore della pi\u00f9 bella e candida armatura di tutto il campo, inseparabile da lui. E ufficiale migliore di molti che pur menando vanti cosi illustri; anzi, il migliore di tutti gli ufficiali.<br \/>\nEppure passeggiava infelice nella notte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Italo Calvino La notte, per gli eserciti in campo, \u00e8 regolata come il cielo stellato: i turni di guardia, l\u2019ufficiale di scorta, le pattuglie. 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