{"id":6679,"date":"2026-02-23T12:16:11","date_gmt":"2026-02-23T11:16:11","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6679"},"modified":"2026-02-23T12:16:11","modified_gmt":"2026-02-23T11:16:11","slug":"10-scambiamoci-due-bit-via-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6679","title":{"rendered":"10. Scambiamoci due bit, via internet"},"content":{"rendered":"<p>di Viviana Bussadori<\/p>\n<p>Le interviste si possono fare in tanti modi: di persona, al telefono, via fax. Questa volta abbiamo utilizzato un mezzo ancora differente: Internet. Una scelta sensata visto che \u0160 proprio di questa forma di comunicazione che vogliamo parlare. E gli interlocutori, una decina di persone sparse in tutta Italia che trascorrono dalle 2 alle 8\/10 ore al giorno in Internet, non hanno esistato a rispondere, con incredibile tempestivit\u2026, alle nostre domande.<br \/>\nEasyChat, ovvero una delle tante chat line (comunicazione diretta tra due o pi\u00f9 utenti collegati in rete) che si trovano su Internet; creata nell&#8217;aprile del &#8217;96 ha registrato fino ad oggi oltre due milioni di collegamenti. Due milioni di persone, tutta la popolazione di Milano, quattro, cinque volte quella di Bologna o Firenze&#8230; impressionante. Almeno per noi neofiti di Internet.<br \/>\nVisto dal di fuori sembra un mondo un po&#8217; assurdo, popolato di nomi spesso fantasiosi: Copperfield, Celine, Deltaplano, L&#8217;Eclettico, Ginge. Certo, per capire occorre provare, farsi rapire dalla vertigine di questo gioco, dallo scenario sconfinato che probabilmente ti si apre davanti quando tenti di muovere i primi passi in Internet; e chiss\u00e0, forse anche dopo.<br \/>\nMa chi \u00e8 che popola le chat lines? Chi sono i cybercomunicatori. Che cosa rappresenta per loro questo spazio su cui digitare pensieri, sensazioni, aspettative. E i loro interlocutori. E le parole &#8220;in diretta&#8221;, quasi come nella comunicazione interpersonale, ma scritte, senza sguardi, gesti, inflessioni della voce&#8230;<br \/>\nI nostri dubbi hanno trovato risposte proprio in alcune delle persone che da qualche mese si scambiano messaggi su EasyChat. &#8220;Parlare&#8221; con loro \u00e8 stato semplicissimo: \u00e8 bastato inviare alla loro e-mail le domande che fanno da filo conduttore di questo nostro piccolo viaggio nella nuova forma della comunicazione. Hanno risposto quasi tutti, con estrema semplicit\u2026, confermando in qualche caso le nostre presupposizioni e in qualche altro caso ribaltandole completamente.<br \/>\nVediamo dunque di inoltrarci in questo mare di parole, in questo piccolo spaccato dei dialoghi telematici e di quello, o di chi, ci sta dietro.<\/p>\n<p><strong>Chat line, parola magica<br \/>\n<\/strong>&lt;Le chat forse non sono altro che i nostri sogni diventati interattivi: oggi puoi fare la donna, domani il bykers, dopodomani il prete e via dicendo&#8230;&gt;. L&#8217;affermazione di Dario coglie immediatamente uno dei punti pi\u00f9 controversi: quello di uno spazio comunicativo in cui l&#8217;identit\u00e0 da mettere in gioco si pu\u00f2 sfaccettare in molteplici identit\u00e0 Per taluni pu\u00f2 diventare un gioco, per altri un modo di scoprire propensioni, aspetti di s\u00e9\u201a che nella realt\u00e0 non si avrebbe il coraggio di manifestare&#8230; &gt; &lt;Le chat &#8211; scrive Marco &#8211; &#8220;L&#8217;Eclettico&#8221;, provider di professione &#8211; possono essere utilizzate in molti modi. Purtroppo una grandissima parte dell&#8217;utenza ha scelto il modo peggiore; molti infatti si rifugiano dietro il comodo anonimato che le chat danno per offrire pubblicamente il peggio di s\u00e9&gt;.<br \/>\nMa il dialogare sulla chat line, curiosamente, viene anche associato con frequenza alla droga: &lt;La chat &#8211; dice Umberto, 21 anni, chat master -&#8230;.potrei definirla una droga! Trovo assurdo in effetti il passare ore e ore collegato alla chat, non ho mai capito perch\u201a lo facevo e perch\u00e8, quando ho la possibilit\u00e0, lo faccio ancora; forse dipende dal fatto che a me \u00e8 sempre piaciuto chiacchierare, ma per tutta una serie di motivi, l&#8217;unico mezzo che ho per farlo \u00e8 la chat&gt;.<br \/>\n&lt;Da quando ho scoperto Internet &#8211; afferma Alessandro-&#8220;Cesa&#8221;, 21 anni, studente &#8211; sono quasi un drogato; un termine forte, ma rappresenta la situazione in cui mi trovo, non ne posso fare a meno. Per quanto riguarda le chat sono un mondo fantastico, mi distrae dalla solita monotonia quotidiana&gt;.<br \/>\nEd ecco un altro elemento: il bisogno di dialogo, di relazioni sociali e la scoperta di un modo semplice, forse anche meno pericoloso, di rapportarsi agli altri. Scrive infatti Francesco-&#8220;Ginge&#8221;: &lt;Chat line, parola magica. Una droga, per me che, come molti, qualche problemino di comunicazione sociale ce l&#8217;ha. Fondamentale l&#8217;anonimato che consente di potere dire tutto e il contrario di tutto, lampi di genio e depravazioni pi\u00f9 aberranti, far finta di incontrarsi e incontrarsi davvero&gt;.<\/p>\n<p><strong>Faccine \ud83d\ude42 &amp; Co<br \/>\n<\/strong>Internet dunque come il luogo della comunicazione per eccellenza, dove lo scambio di informazioni \u00e8 tra pari, dove le distanze si annullano e il mondo delle relazioni si dilata all&#8217;inverosimile. Ma come esprimere le proprie emozioni in questi dialoghi senza voce, senza interlocutori in carne e ossa? Come non travisare il significato dei messaggi telematici? Il surrogato di quell&#8217;intreccio di significati che voce e corpo sanno suggerirci \u00e8 rappresentato dalle &#8220;faccine&#8221;, o &#8220;emoticons&#8221;, simboli ottenuti combinando i segni di interpunzione e le lettere, che denotano l&#8217;atteggiamento, l&#8217;emozione che sta dietro al contenuto. Qualche esempio? \ud83d\ude42 sorriso. \ud83d\ude41 tristezza. \ud83d\ude09 occhiolino, richiesta di complicit\u00e0 :-&gt; risata sarcastica. :-X bocca cucita&#8230;<br \/>\n&lt;Diventa una bella sfida capire il messaggio che arriva dal virtuale &#8211; dice Helga, 40 anni, imprenditrice &#8211; e soprattutto farsi un&#8217;idea di chi lo manda. Per\u00f2 &#8211; conclude &#8211; \u00e8 un ottimo esercizio per affinare le proprie capacit\u2026 di valutare le persone&gt;.<br \/>\nAncora una lettura tutto sommato &#8220;positiva&#8221; da parte di Alessandro: &lt;Ci possono essere dei problemi perch\u201a il linguaggio del corpo (movimenti delle mani, sguardi ecc.) sono molto importanti, per\u00f2 anche se mancano non \u00e8 detto che la comunicazione sia pi\u00f9 complicata e la comprensione pi\u00f9 difficile. Come i libri in cui uno si immedesima nei vari personaggi&gt;.<br \/>\nEppure&#8230;<strong><br \/>\n<\/strong>&lt;Sicuramente la capacit\u00e0 di comprensione viene ampiamente penalizzata &#8211; spiega &#8220;Elettra&#8221;, ventunenne, studentessa &#8211; proprio dalla mancanza della mimica facciale dell&#8217;individuo e, nonostante si possa ricorrere all&#8217;utilizzo di punteggiatura e segni convenzionali, rimane sempre forte un interrogativo su cosa l&#8217;interlocutore voglia esprimere. Le conseguenze sono molteplici, dalle semplici travisazioni di discorsi futili, alla possibilit\u00e0 di astrazioni complesse, con relative rappresentazioni effimere di rapporti di varia natura. L&#8217;esempio pi\u00f9 lampante \u00e8 dato dalle pseudo-relazioni sentimentali (relazioni virtuali) che nascono via Internet, sinonimo spesso di dilatazioni dell&#8217;affettivit\u00e0 che celano, talvolta, un disagio. Potendo interpretare liberamente il messaggio dell&#8217;altro, esso viene manipolato ed interiorizzato secondo le necessit\u00e0 del soggetto, portandolo ad un&#8217;erronea comprensione dell&#8217;evento. Si assiste non ad una percezione della realt\u00e0 reale ma di una realt\u00e0 elaborata&gt;.<br \/>\nIl &#8220;problema&#8221;, evidentemente, sta tutto in come si usa Internet e in quali investimenti le persone fanno su di esso. &lt;Il messaggio trasmesso tramite Internet, o tramite qualsiasi altra forma di comunicazione telematica, risulta inevitabilmente falsato &#8211; afferma &#8220;Coc\u00f2&#8221;, quarant&#8217;anni, impiegato nel campo informatico -: falsato dal non poter percepire le inflessioni vocali e quindi non capire se l&#8217;interlocutore sta assumendo un atteggiamento serio o scherzoso; falsato dal non poter guardare negli occhi la persona con cui si sta scambiando il dialogo, senza quindi essere in grado di capire quanto ci sia di sincero nelle sue parole. In definitiva &#8211; conclude Coc\u00f2 &#8211; il messaggio \u00e8 freddo, schematico e privo di qualsiasi accompagnamento emotivo. Va benissimo per i rapporti di lavoro, ma molto meno per i rapporti sociali&gt;.<br \/>\nAffascinante infine l&#8217;interpretazione data da Dario: &lt;La dematerializzazione dell&#8217;interlocutore e l&#8217;obbligo di &#8220;scrivere&#8221; invece che &#8220;dire&#8221; agevolano la creazione di quelle maschere pirandelliane che gi\u00e0 usiamo nella vita reale. Per la prima volta abbiamo una gestione libera di esse, nel bene e nel male; la piena coscienza della nostra finzione pu\u00f2 essere la base di una pi\u00f9 completa conoscenza di noi stessi&gt;.<br \/>\nE a proposito di maschere&#8230; gli &#8220;emoticons&#8221; a cui si accennava prima rappresentano una soluzione simpatica per sottolineare le emozioni di chi parla, ma al tempo stesso evidenziano la potenziale ambiguit\u00e0 della comunicazione telematica: si tratta infatti di emozioni digitate su una tastiera con un atto di volont\u00e0, qualcosa che si decide di fare sapere al nostro interlocutore. Volete mettere con un bel sorriso spontaneo?<\/p>\n<p><strong>Il corpo nascosto<br \/>\n<\/strong>Fino a non molto tempo fa il termine &#8220;navigare&#8221; evocava immagini avventurose, magari ereditate dalle letture adolescenziali, o romantiche o, nel peggiore dei casi, di passatempi da ricchi; sempre, comunque, non si poteva prescindere da un&#8217;idea di dinamicit\u00e0 Oggi invece si naviga standosene comodamente seduti; si fanno viaggi lunghissimi e per giunta in tempi estremamente ridotti. Si viaggia a tariffa pi\u00f9 che agevolata (nella maggior parte dei casi quella di una telefonata urbana) con buona pace di chi \u00e8 da sempre avverso alla vita sedentaria e ai suoi effetti. Azioni il cui significato sembrava inattaccabile e assolutamente consolidato, il viaggiare, il navigare appunto, si sono all&#8217;improvviso rivelate anche qualcos&#8217;altro. Qualcosa in cui il corpo, se vogliamo anche la fatica fisica, lo spazio attraversato, le distanze hanno perso improvvisamente di sostanza. Volatilizzate, inutili, relative&#8230; Siamo insomma passati nel giro di pochissimo dal &#8220;reale&#8221; a quell&#8217;altra parolina, oggi cos\u008d di moda e fors&#8217;anche abusata: il &#8220;virtuale&#8221;. Capita allora sempre pi\u00f9 di frequente di sentire parlare di amori virtuali, citt\u00e0 virtuali, negozi virtuali in cui fare acquisti neanche a dirlo standosene comodamente a casa, di musei virtuali&#8230; A questo punto la domanda sorge pi\u00f9 che spontanea: ma che ne \u0160 del nostro corpo? Della fisicit\u00e0, della percezione di s\u00e9\u201a in un ambiente? Ecco cosa ci ha risposto chi Internet lo usa davvero.<br \/>\n&lt;Personalmente mi sento sempre pienamente cosciente della mia fisicit\u2026 &#8211; spiega Marco-&#8220;l&#8217;Eclettico&#8221; &#8211; anche quando sono &#8220;rapito&#8221; in lunghe navigazioni. Devo ammettere che c&#8217;\u00e8 stato un periodo durante il quale mi sono molto identificato con il mio ego-virtuale e ho navigato nel cyberspazio perdendo leggermente il contatto con la realt\u00e0 Credo comunque che ci\u00f2 fosse dovuto esclusivamente al fatto che il mezzo Internet era per me una novit\u2026 e come tale ha potuto catturarmi; ma l&#8217;episodio \u00e8 stato di breve durata. In altri casi, di cui sono stato testimone, questo trasportare se stessi nel virtuale fino a perdere il contatto con il proprio corpo fisico si \u00e8 rivelato un fenomeno ben pi\u00f9 duraturo nel tempo e per certi versi preoccupante&gt;.<br \/>\n&lt;Tutto dipende da come la persona vive questo annullamento tramite la rete &#8211; esordisce Dario -; penso che il rapporto con il proprio corpo possa entrare in crisi solo quando si vive in Internet come in un mondo a se stante nel quale rifugiarsi per &#8220;sopportare&#8221; la realt\u00e0&gt;.<br \/>\n&lt;L&#8217;utilizzo delle moderne tecnologie di comunicazione &#8211; dice invece &#8220;Elettra&#8221; &#8211; induce il soggetto ad una fase di estraniamento fisico-mentale. La persona si trova proiettata in una dimensione in cui i normali parametri di percezione fisica subiscono differenti metamorfosi, correlate da dilatazioni o restringimenti della coscienza stessa. L&#8217;utente &#8211; prosegue &#8220;Elettra&#8221; &#8211; diviene entit\u00e0 pensante e l&#8217;unico contatto con la realt\u00e0 rimane l&#8217;atto della digitazione sulla tastiera&#8230;&gt;.<br \/>\nAncora differenti le letture fatte da Attilio, quarant&#8217;anni, imprenditore e da &#8220;Deltaplano&#8221;, cinquantacinquenne impegnato nel campo informatico; secondo il primo infatti &lt;Se una persona non ha seri problemi di percezione di s\u00e9\u201a nel contesto fisico, pu\u00f2 vedere le nuove tecnologie come una semplice, nuova estensione degli strumenti per trasmettere e ricevere meglio le proprie e altrui personalit\u00e0&gt;. Secondo &#8220;Deltaplano&#8221; invece: &lt;Dopo un primo attimo di smarrimento e stupore, l&#8217;individuo viene proiettato in una dimensione inusuale che gli permette una maggiore libert\u00e0 di espressione&gt;.<\/p>\n<p><strong>Anonimi e democratici<br \/>\n<\/strong>Bianco o nero, uomo o donna, bello o brutto, ricco o povero: da dietro al mio video posso permettermi di essere tutto e niente. Uno pseudonimo, una firma magari costruita con semplici caratteri grafici, un indirizzo di posta elettronica che rivela solo da quale sistema di computer collegato alla rete sto transitando. Questo \u00e8 tutto quello che si pu\u00f2 sapere di me. Per le persone con cui dialogo sono solo ci\u00f2 che dico, credibile o meno esso sia; non esistono barriere, differenze, gerarchie&#8230;<br \/>\nTutto questo ci sembra plausibile, almeno potenzialmente. Non \u00e8 un caso infatti che da tempo si parli di Internet come di un nuovo sistema democratico, egualitario; un mondo senza confini dove si realizza quello che nella realt\u00e0 politica e sociale l&#8217;uomo non sa pienamente conquistarsi.<br \/>\nMa \u00e8 proprio cos\u00ec\u008d? Riusciamo davvero ad essere nello spazio virtuale ci\u00f2 che nella vita pratica ci riesce tanto difficile? O forse queste nuove tecnologie della comunicazione stanno creando nuove differenze, quelle tra chi questi mezzi riesce innanzitutto a possederli, malgrado il costo relativamente contenuto, e poi a padroneggiarli, a imparare ad usarli? Ed infine: \u00e8 proprio vero che Internet \u00e8 un sistema &#8220;dal basso&#8221;, su cui i grandi poteri economici e politici non possono mettere le mani come invece \u0160 accaduto sistematicamente per tutti gli altri mezzi di comunicazione (tv, stampa, radio ecc)?<br \/>\n&lt;Ritengo &#8211; afferma Marco-&#8220;l&#8217;Eclettico&#8221; &#8211; che i grandi potentati economici avranno sempre il modo di influenzare le masse anche qualora mezzi &#8220;liberi&#8221; come Internet dovessero prendere ulteriormente piede; chi ha potere economico tender\u2026 sicuramente ad imporre il proprio messaggio occupando la rete telematica. Se per democraticit\u00e0 si intende invece la libera partecipazione di persone di diverse estrazioni sociali, culturali, razziali, religiose o sessuali il discorso \u00e8 validissimo; per\u00f2 lo \u00e8 finch\u201a si tratta di un utilizzo &#8220;statico&#8221;. In parole povere chiunque pu\u00f2 avere un sito e farsi vedere. I problemi vengono alla luce quando si utilizza Internet in modo dinamico ed interattivo (leggi: chat e forum di discussione) dove sono le persone, ancora troppo legate a vecchi schemi, che hanno talvolta la tendenza a rialzare quelle barriere che Internet si propone di abbattere&gt;.<br \/>\nSimile, seppure ancora pi\u00f9 drastica la risposta di Dario: &lt;Non si pu\u00f2 ancora parlare di democraticit\u2026 perch\u00e9\u201a \u00e8 la coscienza collettiva che rimane indietro; ormai il divario tra progresso tecnologico e progresso sociale sta aumentando a dismisura. Abbiamo a disposizione una forma telecomunicativa altamente democratica e la sprechiamo per insultarci a vicenda&#8230;&gt;.<br \/>\n&lt;Nel corso dei secoli molte scoperte, molte innovazioni tecnologiche avrebbero dovuto annullare le gerarchie, le classi, le differenze razziali, sessuali, ma puntualmente tutte queste belle speranza sono state disattese &#8211; dice &#8220;Coc\u00f2&#8221;. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto all&#8217;ignoranza che da sempre accompagna alcuni gruppi di persone, quelle che si ritengono superiori ad altre&#8230; Chi \u00e8 razzista lo \u00e8 per colpa delle cose che gli sono state insegnate nell&#8217;ambito familiare o in quello delle amicizie; in ogni caso l&#8217;idea razzista si forma molto prima che possa contattare persone &#8220;diverse&#8221; tramite Internet o altri mezzi. Quindi credo che non si potr\u00e0 mai raggiungere la democraticit\u00e0 sperata. Il costo delle innovazioni telematiche, per quanto possa ormai definirsi &#8220;basso&#8221;, \u00e8 sempre un costo che impedisce alle persone di considerarsi tutte sullo stesso piano. Se a questo si aggiunge il fatto che le categorie di persone che non potranno avere accesso a questi mezzi di comunicazione sono praticamente le stesse gi\u00e0 parzialmente emarginate dalla societ\u00e0, viene spontaneo pensare che tutto ci\u00f2 servir\u00e0 ad amplificare le preesistenti disparit\u00e0, piuttosto che contribuire ad annullarle&gt;.<br \/>\nDiversa l&#8217;opinione di Copperfield, trentaseienne, impiegato: &lt;In rete ognuno \u00e8 libero di dire la sua, dal Papa al presidente degli Stati Uniti all&#8217;ultimo dei barboni. La democrazia credo che sia una delle pi\u00f9 grosse conquiste fatte in questo ambito. Adesso chi non pu\u00f2 connettersi resta tagliato fuori ma penso che nel giro di pochissimo tempo la cosa sar\u00e0 talmente diffusa che il problema non sorger\u00e0 pi\u00f9. Gi\u00e0 adesso negli USA ci sono un sacco di Cyber-Bar dove si pu\u00f2 entrare, sedersi e connettersi su Internet da un terminale posto vicino al tavolo. Da noi ci cono posti (ce n&#8217;\u00e8 uno anche qui a Livorno) dove per adesso si pu\u00f2 fare solo con il VideoTel, ma \u00e8 facile immaginare quale sar\u00e0 l&#8217;indirizzo futuro&gt;.<\/p>\n<p><strong>I figli della telematica<br \/>\n<\/strong>Essere tagliati fuori. Questa \u00e8 un&#8217;espressione e una preoccupazione che ricorre ogni volta che subentrano quelle innovazioni che richiedono, per potere essere padroneggiate, una serie di conoscenze . Pensiamo ai computer. Oggi \u00e8 abbastanza raro che persone di 60 o anche 50 anni utilizzino i pc; quando questo accade ne hanno appreso l&#8217;utilizzo per esigenze di lavoro. Spesso la conoscenza dei programmi si limita al minimo indispensabile, ad operazioni ripetitive e codificate. Le nuove tecnologie della comunicazione, e sempre Internet in primo piano, hanno determinato un nuovo scatto in avanti: chi possedeva gi\u00e0 un certo bagaglio di conoscenze \u00e8 sicuramente avvantaggiato rispetto a chi non ha mai nemmeno sfiorato una tastiera.<br \/>\nPoi ci sono le nuove generazioni. Per loro il computer \u00e8 un oggetto estremamente familiare, che fa con sempre maggiore frequenza parte integrante della loro quotidianit\u00e0 Una bella conquista se si pensa che gi\u00e0 oggi, per moltissime professioni, \u00e8 indispensabile l&#8217;uso delle nuove tecnologie; a questo possiamo aggiungere la ricchezza di informazioni, di sapere che, attraverso i sistemi interattivi e multimedialit\u00e0, si spalanca davanti a tutti noi e alle nuove generazioni in particolare.<br \/>\nEppure, anche da questo punto di vista, non tutto \u00e8 cos\u00ec\u008d perfetto. C&#8217;\u00e8 infatti chi ha gi\u00e0 cominciato a riflettere sui danni che l&#8217;uso indiscriminato delle nuove tecnologie possono determinare sulla formazione della struttura mentale: binaria, dicono alcuni, cio\u00e8 orientata a prendere in considerazione solo due possibilit\u00e0: bianco o nero, giusto o ingiusto&#8230;; e ancora: incapace di memorizzare una grande quantit\u00e0 di informazioni, di misurarsi con argomenti complessi; in difficolt\u00e0 di fronte al pensiero astratto, di fronte all&#8217;esigenza di realizzare sintesi di creare analogie. Poi ci saranno i rapporti interpersonali, la capacit\u00e0 di misurarsi con gli altri, di relazionarsi con persone, fatte quindi di sfumature, di incertezze, di dubbi&#8230;<br \/>\n&lt;Molto dipende dai padri- afferma Dario -; i &#8220;figli della telematica&#8221; avranno pi\u00f9 possibilit\u00e0 di raccogliere informazioni ma avranno anche pi\u00f9 rischi di annichilirsi in esse. La telematica ha le stesse problematiche di tutte le tecnologie; \u00e8 moralmente neutra e l&#8217;uso che se ne fa pu\u00f2 essere buono o cattivo. Purtroppo le potenzialit\u00e0 dell&#8217;era informatica sono talmente elevate che, in caso di fallimento o uso sbagliato, le conseguenze sarebbero disastrose&gt;.<br \/>\nLe risposte di Helga e &#8220;Elettra&#8221; toccano lo stesso aspetto, seppure arrivando a conclusioni molto differenti: &lt;Saranno apparentemente isolati dai rapporti sociali, &#8211; dice Helga &#8211; in realt\u00e0 avranno una grande apertura ai rapporti con gente di tutto il mondo; potranno avere molto pi\u00f9 interscambio di informazioni e di esperienze&#8230;&gt;. &lt;Probabilmente &#8211; afferma invece &#8220;Elettra&#8221; &#8211; si assister\u00e0 alla formazione di individui che riusciranno ad allacciare relazioni interpersonali solo attraverso un mezzo informatizzato, perdendo cos\u008d la capacit\u00e0 di instaurare rapporti basati sulla fisicit\u00e0 Certo &#8211; conclude &#8211; questo momento \u00e8 ancora lontano, ma il largo consenso che sta ottenendo il cyber-sex \u00e8 una dimostrazione della futura diffusione di questo modus vivendi&gt;.<br \/>\nConcludiamo infine con le parole di &#8220;Ginge&#8221; &lt;Se domani avr\u00f2 un figlio vorrei che percorresse le strade informatiche, se non altro per non essere tagliato fuori dal gioco, ma senza perdersi dentro. Vorrei che dopo un paio di refresh, un download e tre back up, avesse voglia di prendere un pallone e andasse a sudare e a sporcarsi d&#8217;erba in un prato. A quel punto il problema sarebbe: cosa faccio, mi siedo al computer lasciato libero, o mi metto in porta e cerco di parargli il rigore?&gt;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Viviana Bussadori Le interviste si possono fare in tanti modi: di persona, al telefono, via fax. Questa volta abbiamo utilizzato un mezzo ancora differente: Internet. Una scelta sensata visto che \u0160 proprio di questa forma di comunicazione che vogliamo parlare. 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