{"id":6686,"date":"2026-02-23T12:40:00","date_gmt":"2026-02-23T11:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6686"},"modified":"2026-02-23T12:40:49","modified_gmt":"2026-02-23T11:40:49","slug":"12-la-bulimia-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6686","title":{"rendered":"12. La bulimia del tempo"},"content":{"rendered":"<p>di Cesare Padovani,\u00a0 sociologo, esperto in teorie della comunicazione<\/p>\n<p>Dall&#8217;invenzione dell&#8217;alfabeto e quindi della scrittura, alla stampa e infine ai mezzi di comunicazione di massa. Le rivoluzioni della comunicazione si susseguono a intervalli sempre pi\u00f9 rapidi e sempre pi\u00f9 rapidi sono gli adattamenti richiesti al nostro modo di interagire con l&#8217;esterno, di comprendere, dialogare. E spesso questi cambiamenti si rivelano destrutturanti, ambigui, rischiosi.<br \/>\nScopro subito le carte: se si adotta la dicotomia proposta da Umberto eco in Apocalittici e integrati, mi dichiaro fin dall&#8217;inizio dalla parte dei &#8220;catastrofici&#8221;, tra coloro che non hanno assolutamente fiducia nel progresso della comunicazione umana offerto dalla pi\u00f9 recenti corsie preferenziali. Comunicazione \u00e8 cosa ben diversa da trasmissione di informazioni. Ed \u00e8 appunto su questa base che mi percepisco un irriducibile pessimista nei confronti del trionfalismo tecnologico che avanza. Eppure amo molto McLuhan: di lui so abbastanza, con lui ho condiviso parecchie ricerche e da lui sono partito per importanti analisi, senza trovarmi per\u00f2 d&#8217;accordo sul suo futuro &#8220;villaggio globale&#8221;, su quel mondo nuovo dove la comunicazione umana si ingigantirebbe fino a diventare universale, grazie a quelle sofisticate tecnologie che riducono a zero sia spazio che tempo.<br \/>\nLa telematica non va certo d&#8217;accordo con la comunicazione umana, sicch\u201a i figli di Internet, nipoti dell&#8217;era telematica, saranno pi\u00f9 che mai soli e, quel che \u00e8 peggio, pi\u00f9 che mai autistici.<br \/>\nChi si schiera cos\u008d apertamente contro le risorse del &#8220;dire senza confini&#8221;, come sto facendo io, \u00e8 dichiarato nostalgico o fuori tempo o pascoliano impenitente, oppure \u00e8 dichiarato bugiardo perch\u00e9\u201a \u00e8 colto in flagrante contraddizione, dal momento che dice peste e corna sulla telematica e, come sto facendo anch&#8217;io, usa magari il fax o Internet per inviare al giornale questa diffida.<br \/>\nSe la contraddizione esiste, ci\u00f2 non nega un fatto, sopra tutti gli altri: comunque siano utilizzati gli strumenti preceduti dal prefisso &#8220;tele&#8221; questi recenti modelli di comunicazione in tempo reale separano irrimediabilmente il corpo biologico da quella sfera che gi\u00e0 in Platone era avvertita come &#8220;psyche&#8221; e con cui si intendeva l&#8217;anima.<br \/>\nCon approssimazioni ad uso puramente orientativo, i pericoli della separazione tra l&#8217;organismo biologico produttore o ricevitore di messaggi e le potenzialit\u00e0 del messaggio stesso hanno scandito tre tappe fondamentali nella cultura occidentale.<br \/>\nLa prima rappresentata dall&#8217;impiego della scrittura alfabetica, che ha &#8220;scorporato&#8221; dal corpo vivente le facolt\u00e0 della memoria. Socrate, nel Fedro (274: b6) di Platone, mette in guardia chi delega ogni pensiero a segni conservati su un foglio vergato, al di fuori di noi, senza la nostra &#8220;anima dialogante&#8221;.<br \/>\nEppure, nonostante la traumatica astrazione dell&#8217;alfabeto fonetico rispetto alla parola, qui il corpo e la mente e il senso del tempo si possono dire ancora presenti.<br \/>\nLa seconda tappa\u00a0 \u00e8 senz&#8217;altro rappresentata dall&#8217;invenzione della stampa, a met\u00e0 circa del XV secolo, allorquando sopra una pagina si combinano all&#8217;infinito poco pi\u00f9 di una ventina di lettere perfettamente identiche a se stesse per raccontare le variet\u00e0 dell&#8217;intero universo. D&#8217;ora in poi si perdono anche i pochi sussulti delle emozioni chirografiche: l&#8217;occhio acquista velocit\u00e0 su righe allineate sempre in forma uguale anche se cambiano i messaggi, la voce tace, e la comunicazione diventa silenziosa. Pur tuttavia la pagina stampata riesce ancora, seppur nel soliloquio, a farsi toccare, ad essere esplorata, addirittura condivisa, e a dare spazio a tempi di meditazione.<br \/>\nLa terza tappa per\u00f2, che \u00e8 fortemente contrassegnata dall&#8217;epoca della &#8220;videosfera&#8221;, nella sua onnipresenza fagocitante non d\u00e0 spazio a nessun tempo, perch\u201a entrambi (spazio e tempo) si azzerano nell&#8217;istante stesso in cui l&#8217;occhio e il polpastrello di un solo dito annullano le distanze, svuotano le topografie, concretizzano le virtualit\u00e0 e soprattutto annientano i processi percettivi, imponendo cos\u008d\u00ec nuovi modelli di pensiero.<br \/>\n\u00c8 appunto questa la dimensione, attesa come un&#8217;epifania, in cui i corpi con tutta la loro vitalit\u00e0 rimangono al di qua dei riceventi e al di l\u00e0 delle fonti emittenti, separandosi comunque da quel messaggio gi\u00e0 confezionato che transita in un tempo, senza possibilit\u00e0 di modificazioni, d&#8217;interruzioni, di ripensamenti e senza nemmeno quel filo tangibile che lo trattiene &#8220;caldo&#8221; e &#8220;in formazione&#8221; tra le mani degli interlocutori.<br \/>\nLa telematica, camuffata da comunicazione per non perdere la dignit\u00e0 dell&#8217;umano dichiara di voler essere interattiva: dimostra che nel dialogo a distanza pu\u00f2 sopravvivere la modifica del messaggio, la &#8220;botta-e-risposta&#8221;, e cos\u008d\u00ec via. Ma proprio nel dimostrare questa sua efficacia (magari con un uso migliore del tempo, senza sprechi, senza punti morti), la telematica tradisce la sua efficienza, appunto quella sua connaturata preoccupazione di raggiungere un obiettivo visibile, riconosciuto, &#8220;scopico&#8221; insomma, tale da coincidere con il progresso.<br \/>\nSu quest&#8217;onda euforica anche il linguaggio cambia dimora: termini quali &#8220;contempo&#8221;, &#8220;frattempo&#8221;, &#8220;in tempo&#8221; dominano i nuovi scenari dell&#8217;effetto, per essere assunti come termini della teologia del nuovo potere, basato sulla rapidit\u00e0.<br \/>\nIo posso, anche senza investire il corpo, posso subito, e soltanto con un dito. Nel medesimo istante riesco, con distacco, ad intercettare pi\u00f9 cose, pi\u00f9 forme, pi\u00f9 notizie, pi\u00f9 concetti e riesco ad assumerli simultaneamente in un&#8217;unica rappresentazione sinottica: &#8220;bulimia del tempo&#8221;, \u00e8 stata definita questa ingordigia in un convegno internazionale di filosofi tenutosi pochi giorni fa a Venezia.<br \/>\nMa \u00e8 proprio questa &#8220;simultaneit\u00e0 bulimica del tempo&#8221;, che si converte nella sua controfigura nell'&#8221;anoressia del riflettere&#8221;, una sorta di raccolta indifferenziata di informazioni che assecondano le progressive discrepanze tra un s\u00e9\u201a biologico e un s\u00e9\u201a carico di emozioni, tra un s\u00e9\u201a trasformante e il manufatto del pensiero, dove le essenze vengono confuse con gli accumuli, le conoscenze con le concentrazioni.<br \/>\nEcco allora un nuovo mercato che nasce, un nuovo spettro aggirarsi: come passare il tempo, come perdere tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cesare Padovani,\u00a0 sociologo, esperto in teorie della comunicazione Dall&#8217;invenzione dell&#8217;alfabeto e quindi della scrittura, alla stampa e infine ai mezzi di comunicazione di massa. 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