{"id":670,"date":"2009-11-04T17:07:13","date_gmt":"2009-11-04T17:07:13","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=670"},"modified":"2026-01-14T12:47:41","modified_gmt":"2026-01-14T11:47:41","slug":"in-fuga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=670","title":{"rendered":"La paura di Jacob"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Giovanna Di Pasquale, pedagogista<\/p>\n<p>Il tempo \u00e8 una guida cieca.<br \/>\nFiglio della palude, nacqui dalle strade fangose della citt\u00e0 sommersa. Per pi\u00f9 di mille anni, soltanto i pesci avevano passeggiato sui marciapiedi di legno di Biskupin. Le case, costruite rivolte verso il sole, furono allagate dalla limacciosa oscurit\u00e0 del fiume Gasawka. I giardini fiorirono magnifici nel silenzio subacqueo; ninfee, giunchi, stramonio.<br \/>\nNessuno nasce una volta sola. Chi \u00e8 fortunato, vedr\u00e0 di nuovo la luce tra le braccia di qualcuno; oppure, se sfortunato, si sveglier\u00e0 quando la lunga coda del terrore sfiorer\u00e0 l\u2019interno del suo cranio&#8230;<br \/>\nMia sorella crescendo si era fatta molto pi\u00f9 grande del nascondiglio. Bella aveva quindici anni e perfino io dovevo ammettere che era incantevole, con sopracciglia folte e splendidi capelli che erano come uno sciroppo nero, spessi, magnifici, un muscolo lungo la schiena. &#8221; Un&#8217;opera d&#8217;arte &#8220;, diceva nostra madre, e Bella si sedeva e lei glieli spazzolava. lo ero ancora abbastanza piccolo da scomparire dietro la carta da parati nell&#8217;armadio, e incastravo la testa mettendola di sbieco tra l&#8217;intonaco che mi soffocava e le travi che stregavano con le ciglia.<br \/>\nErano bastati pochi minuti dentro al muro, perch\u00e9 mi convincessi che i morti perdevano ogni senso tranne l&#8217;udito.<br \/>\nLa porta sfondata. Il legno divelto dai cardini, che cede come ghiaccio sotto le urla. Rumori mai sentiti prima, strappati alla gola di mio padre. Poi silenzio. Mia madre era intenta a riattaccarmi un bottone sulla camicia. Sentii il bordo del piattino disegnare cerchi sul pavimento e poi fermarsi. Sentii la pioggerella di bottoni, come dentini bianchi&#8230;<br \/>\nL&#8217;oscurit\u00e0 mi riempii, si diffuse da dietro la testa fino agli occhi come se mi avessero perforato il cervello. Si diffuse dallo stomaco alle gambe. Presi a deglutire e seguitai, inghiottendola tutta. il muro si riemp\u00ec di fumo. Uscii a fatica, con gli occhi sbarrati, mentre l&#8217;aria si incendiava.<br \/>\nVolevo andare dai miei genitori, toccarli. Ma non potevo, a meno di calpestare il loro sangue.<br \/>\nL&#8217;anima abbandona il corpo all&#8217;istante, come se non vedesse l&#8217;ora di liberarsene: il volto di mia madre non era il suo. Mio padre era caduto bocconi. Due forme in quel mucchio di carne, le sue mani&#8230;<br \/>\nCorrevo e cadevo, correvo e cadevo. Poi il fiume: cos\u00ec&#8217; freddo che sembrava tagliente.<br \/>\nIl fiume era parte della stessa oscurit\u00e0 che era dentro di me; soltanto la sottile membrana della mia pelle mi teneva a galla.<br \/>\nDalla riva opposta guardai l&#8217;oscurit\u00e0 illuminarsi di arancio e porpora sopra la cittadina; il colore della carne che si trasforma in spirito. Si alzarono in volo. I morti passarono sopra di me, strani archi e aureole che offuscavano le stelle. Gli alberi si piegavano sotto il loro peso. Non ero mai stato da solo nella foresta di notte, i rami nudi e selvatici sembravano serpenti gelati. La terra trem\u00f2 e io non mi ressi. Mi straziava il desiderio di unirmi a loro, di volar via con loro, di staccarmi dalla terra come carta che si scolla lungo i bordi. lo so perch\u00e9 seppelliamo i nostri morti e segniamo il posto con la pietra, con la cosa pi\u00f9 pesante e durevole a cui riusciamo a pensare: perch\u00e9 i morti sono dappertutto tranne che sotto terra. Restai dov&#8217;ero. Viscido per il freddo, incollato a terra. Implorai: Se non posso volare via, allora fammi sprofondare, sprofondare nella foresta come un sigillo nella ceralacca.<br \/>\nMi ero imposto degli obblighi. Camminare di notte. La mattina scavarmi il giaciglio. Mangiare qualunque cosa.<br \/>\nLe mie giornate nascosto nella terra erano un delirio di sonno e veglia. Sognai che qualcuno trovava il bottone che avevo perduto e veniva a cercarmi. In una radura di bozzoli aperti che spargevano in aria il bianco che avevano dentro, sognai del pane; quando mi svegliai, mi doleva la mascella per quanto avevo masticato l&#8217;aria. Mi svegliavo per paura degli animali, e ancora di pi\u00f9 per paura degli uomini.<br \/>\nIn questo sonno diurno mi ricordavo di mia sorella che piangeva alla fine dei romanzi che amava; la sola concessione di mio padre &#8211; Romain Rolland o Jack London. Mentre leggeva assumeva l&#8217;espressione dei personaggi come se indossasse una maschera, stregando col dito il bordo della pagina. Prima di imparare a leggere, arrabbiato perch\u00e9 mi sentivo escluso, la stritolavo tra le braccia, chino su di lei guancia a guancia, quasi come per vedere in quelle piccole lettere nere il mondo che vedeva Bella. Lei allora si liberava scrollandosi oppure, buona com&#8217; era, si fermava, posava il libro a faccia in gi\u00f9 sulle ginocchia, e mi spiegava la trama &#8230; il padre ubriaco che tornava a casa barcollando &#8230; l&#8217;amante tradito che aspettava invano sotto le stelle &#8230; il terrore dei lupi che ululavano nella notte artica, facendomi tremare le ossa sotto i vestiti. Certe volte la sera mi sedevo sul bordo del letto di Bella e lei mi controllava l&#8217;ortografia, scrivendomi sulla schiena col dito e, quando avevo imparato la parola, cancellandola delicatamente con una morbida carezza&#8230;<br \/>\nLa foresta di notte \u00e8 incomprensibile: ripugnante e infinita, ossa sporgenti e capelli appiccicosi, melma e odori gelatinosi, radici che spingono verso la superficie come vene sclerotiche&#8230;<br \/>\nUn grigio giorno d&#8217;autunno. Allo stremo delle forze, al punto in cui la fede somiglia quasi alla disperazione, saltai fuori dalle strade di Biskupin; dal sottosuolo all&#8217;aria aperta. Mi avvicinai a lui zoppicando, rigido come un golem per l&#8217;argilla indurita dietro le ginocchia. Mi fermai a pochi metri da dove stava scavando &#8211; dopo mi disse che era come se avessi sbattuto contro un porta a vetri, una superficie d&#8217;aria solida e invisibile &#8220;e la tua maschera di fango si ruppe, bagnata dalle lacrime, e io capii che eri un essere umano, appena un bambino. E piangevi con la foga propria della tua et\u00e0&#8221;.<br \/>\nDisse di avermi parlato. Ma lo ero fuori di me per la sordit\u00e0. Le mie orecchie otturate dalla torba.<br \/>\nEro cos\u00ec affamato. Urlai nel silenzio l&#8217;unica frase che sapevo in pi\u00f9 di una lingua, l&#8217;urlai in polacco e in tedesco e in yiddish, battendomi i pugni sul petto: sporco ebreo, sporco ebreo, sporco ebreo.<br \/>\n(Anne Michaels, In fuga&#8221;)<\/p>\n<p>Jakob \u00e8 solo. Ha paura. Senza pi\u00f9 ieri, senza ancora domani.<br \/>\nJakob \u00e8 il suo corpo, tremante, incrostato della terra che gli ha dato temporaneo rifugio.<br \/>\nJakob \u00e8 un bambino che ha conosciuto il nulla.<br \/>\nAnche Athos \u00e8 solo ma ha un grande, caldo cappotto a proteggere il corpo adulto.<br \/>\nAthos ha bisogno di sentirsi avvolto nella morbida coperta che attenua il disagio dell\u2019essere in una terra straniera ed ostile.<br \/>\n\u00c8 un cappotto corazza ma anche un cappotto grembo materno che accoglie Jakob e lo porta con s\u00e9 dentro un\u2019altra storia, un\u2019altra possibilit\u00e0.<br \/>\nLa sera in cui per la prima volta ho conosciuto l\u2019incontro di Jakob e Athos ho pianto molto e molto sorriso perch\u00e9 \u00e8 proprio vero che, in alcune occasioni, leggere \u00e8 davvero come diceva Natalia Ginsburg dello scrivere, sentirsi a casa e ritrovare qualcosa di profondamente tuo.<br \/>\nAd esempio antiche paure: essere soli, soli davanti al male che non ha ragione, che tutto travolge di quella nostra vita quieta e tiepida, che non \u00e8 pi\u00f9; ma anche una speranza mai vinta: trovare qualcuno che ci consoli, che allevi la fatica, che ci porti al sicuro nascosti dentro ad un vecchio cappotto.<br \/>\nE questo non perch\u00e9 siamo figli o amici di lunga durata ma nel ricordo della comune sorte di esseri viventi, del respiro che ci affratella.<br \/>\nSono grata ad Athos adulto che non indietreggia, che si salva salvando senza un perch\u00e9 razionale, solo per aver guardato in faccia chi gli stava davanti.<br \/>\nE mi piace di questa storia l\u2019intravedersi lontano di un richiamo. A volte, senza determinismo anzi per la pi\u00f9 pura delle casualit\u00e0, da qualcosa di profondamente brutto nasce qualcosa di profondamente buono.<br \/>\nLa rinascita di Jakob mi ha riportato dentro le orecchie le parole delle ragazze e dei ragazzi dell\u2019Istituto Salvemini a Casalecchio di Reno, quando constatavano la nascita di un nuovo, pi\u00f9 forte, senso di vicinanza e solidariet\u00e0 dopo ci\u00f2 che in modo cos\u00ec doloroso li aveva coinvolti.<br \/>\nSegni piccoli, gli unici credo possibili in questo nostro tempo che testimoniano ancora di come sia vitale &#8220;rendere l\u2019amore necessario anche nei periodi pi\u00f9 bui e lacerati&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il magico Alvermann &#8211; Raccontare la diversit\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3595],"edizioni":[96,4066],"autori":[4012,2782],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[4067,3638],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/670"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=670"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/670\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6240,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/670\/revisions\/6240"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=670"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=670"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=670"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=670"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=670"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=670"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}