{"id":6720,"date":"2026-02-25T12:29:07","date_gmt":"2026-02-25T11:29:07","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6720"},"modified":"2026-02-25T12:54:41","modified_gmt":"2026-02-25T11:54:41","slug":"13-dove-vai-essere-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6720","title":{"rendered":"14. Dove vai, essere umano"},"content":{"rendered":"<p>di Humberto Mauturana<\/p>\n<p>Anch&#8217;io sono un insegnante, qualifica alla quale tengo molto e quindi spero che non vi offenderete se, per affrontare la questione del rapporto fra insegnanti e studenti, la prender\u00e0 apparentemente alla larga. (A ben vedere, dato il tipo di ragionamento che ho in mente, forse sono pi\u00f9 gli studenti che potrebbero offendersi &#8230;).<br \/>\nSupponiamo che camminando per strada un certo giorno voi incontriate un cane o un gatto randagio che vi \u00e8 simpatico e allora decidiate di adottarlo, di portarvelo a casa. Ben presto si stabilir\u00e0 fra voi due un coordinamento di comportamenti e poche ore dopo vi troverete a esclamare: &#8220;Ma guarda come \u00e8 intelligente questo animale!&#8221;.<br \/>\nQuesto animale dunque \u00e8 intelligente perch\u00e9 ha coordinato il suo comportamento con il vostro, facilmente.<br \/>\nMa anche voi avete coordinato il vostro comportamento con il suo. Entrambi vi state adattando a una situazione nuova: voi, che non avete mai avuto un animale in casa prima, avete dovuto decidere dove collocare la ciotola per il cibo, rassicurarlo, trovargli un posto dove pu\u2022 fare i suoi bisogni ecc&#8230; e il gatto ha dovuto esplorare la casa e scegliersi i suoi posti preferiti. Nel fare questo vi guardavate l&#8217;un l&#8217;altro per controllare il reciproco consenso: &#8220;Va bene cos\u008d\u00ec Un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0?&#8221;.<br \/>\n<span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> questa consensualit\u00e0 che crescendo e trovando conferma vi ha portato a esclamare: &#8220;Ma guarda come \u00e8 intelligente questo animale!&#8221;. (Da parte sua \u00e8 probabile che il gatto, a modo suo, pensi di voi esattamente la stessa cosa&#8230;).<br \/>\nIl punto a cui voglio arrivare \u00e8 che l&#8217;intelligenza non ha niente a che fare con la soluzione dei problemi; l&#8217;intelligenza \u00e8 prima di tutto una questione di consensualit\u00e0. La soluzione dei problemi \u00e8 del tutto secondaria rispetto alla dimensione centrale dell&#8217;intelligenza, che \u00e8 la consensualit\u00e0.<br \/>\nSuccede qui una cosa di grandissimo interesse perch\u00e9 se voi vi portate a casa un cane senza esserne proprio convinti (in realt\u00e0 non vi piace per davvero) quel che succeder\u00e0 sar\u00e0 che voi cercherete di imporgli certi comportamenti e lui non vi ubbidir\u00e0 e allora quell&#8217;animale vi sembrer\u00e0 veramente stupido, completamente stupido. Ma se lo volete per davvero, se vi \u00e8 simpatico, allora si cormporter\u00e0 in modo molto intelligente.<br \/>\nSe il cane vi piace \u00e8 intelligente, se non vi piace \u00e8 stupido.<br \/>\nQuesto vale in generale anche nei rapporti fra esseri umani. E anche nei rapporti fra insegnanti e studenti.<br \/>\nL&#8217;intelligenza \u00e8 una questione di reciproca accettazione e di reciproca intensit\u00e0.<br \/>\nSe stai esaminando un&#8217;altra persona e ti piace, ti darai da fare per creargli uno spazio ricettivo, per creare un rapporto di reciproca accettazione, e allora quello studente risulter\u00e0 brillante. Se invece ti \u00e8 antipatico, non ti piace, allora sar\u00e0 facile dimostrare che \u00e8 un ignorante: non sapr\u00e0 rispondere alle tue domande e il suo comportamento non sar\u00e0 all&#8217;altezza delle tue pretese.<br \/>\nIn altre parole: io credo che sia scientificamente dimostrabile, guardando indietro alle origini della vita e a come funziona un sistema vivente, che l&#8217;amore \u00e8 il migliore nutrimento per l&#8217;intelligenza e che ha dei solidi fondamenti la metafora che dice: se vuoi che un altro sia intelligente, amalo di pi\u00f9.<br \/>\n&#8220;Amore&#8221; \u00e8 accettare l&#8217;altro in modo da permettergli di entrare nel tuo sistema di vita.<br \/>\nNon appena avanzi una pretesa, un&#8217;imposizione, l&#8217;amore \u00e8 finito. Questo \u00e8 molto evidente nell&#8217;amicizia. L&#8217;amicizia \u00e8 cos\u00ec\u008d piacevole perch\u00e8 \u00e8 priva di imposizioni. Appena si procede a suon di imposizioni, l&#8217;amicizia finisce.<br \/>\nProviamo a guardare sotto questa luce cosa vuol dire imparare e cosa vuol dire insegnare. Immaginatevi la seguente scena: un asilo infantile e una coppia di genitori che arrivano per portare per la prima volta il loro bambino o bambina. Il bambino scoppia a piangere, non vuole staccarsi dai genitori, non vuole rimanere in quel posto estraneo.\u00a0<span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> terrorizzato, trema tutto. La madre dice: &#8220;Vedi come \u00e8 bello, quanti bambini con i quali giocare!&#8221;. E gli altri bambini gli dicono: &#8220;Perch\u00e9 piangi e urli\u00a0 &#8220;mamma non mi lasciare!&#8221;, perch\u00e9 non vuoi rimanere con noi?&#8221;. E l&#8217;insegnante: &#8220;Vieni, andiamo a vedere cosa fanno gli altri bambini&#8221; e gli tende la mano.<br \/>\nNel momento in cui il bambino accetta quella mano, tutto si trasforma. Il dramma svanisce. Non \u00e8 formidabile? Tu gli tendi la mano e lui &#8220;No, no, no!&#8221;. Gliela tendi di nuovo e lui la afferra e tutto improvvisamente cambia. Un intero mondo incomincia a svilupparsi a partire da questa mutua accettazione.<br \/>\nQuel che tendiamo a trascurare \u00e8 che anche a livello di scuola superiore e di universit\u00e0 \u00e8 esattamente la stessa cosa. Anche l\u008d\u00ec funziona cos\u00ec\u008d. Anche nell&#8217;universit\u00e0 se il professore non riesce a prendere metaforicamente per mano lo studente non succede niente, non c&#8217;\u00e8 reale apprendimento perch\u00e9 lo studente sar\u00e0 infelice, sentir\u00e0 che non c&#8217;\u00e8 spazio per lui, si sentir\u00e0 non accolto. In\u00advece se le mani si afferrano ecco aprirsi un intero mondo di cambiamenti nella coesistenza.<br \/>\nApprendere \u00e8 trasformarsi in un contesto di coesistenza; insegnare \u00e8 trasformarsi in un contesto di coesistenza.<br \/>\nNel momento in cui tale trasformazione ha luogo lo studente far\u00e0 tutto ci\u00f2 che gli viene richiesto in quella data situazione di apprendimento e l&#8217;insegnante non avr\u00e0 pi\u00f9 bisogno di controllarlo.<br \/>\nUn altro esempio.\u00a0<span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> un piccolo esperimento che abbiamo fatto. Un insegnante porta in classe una scatola piena di pulcini appena nati e con un atteggiamento arrogante sfida gli studenti: cosa fate per distinguerli a seconda del sesso. Gli studenti si guardano l&#8217;un l&#8217;altro, qualcuno timidamente prende in mano un pulcino, lo ripone. &#8220;Non c&#8217;\u00e8 modo di distinguere il sesso di un pulcino appena nato&#8221;, rispondono. &#8220;Non sappiamo, come si fa&#8221;, rispondono. Un altro insegnante invece si rivolge agli studenti con fiducia e cordialit\u00e0: &#8220;<span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> difficile, ma vogliamo provarci?&#8221;. Ed ecco che gli studenti si mettono tutti all&#8217;opera, prendono in mano i pulcini, ridono, si consultano tra loro e dopo una mezz&#8217;oretta i pulcini sono divisi in due scatole diverse a seconda del sesso. L&#8217;insegnante non \u00e8 dovuto intervenire una sola volta; alla fine va a vedere il risultato: &#8220;Ah, ma siete stati bravissimi! Come avete fatto?&#8221;.<br \/>\n<span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> una trasformazione anche dell&#8217;insegnante, del significato di essere un insegnante. Ogni volta che come insegnanti diventiamo dei controllori del comportamento altrui, non stiamo davvero insegnando; viene a mancare una dimensione fondamentale dell&#8217;insegnamento: l&#8217;integrazione sociale.<br \/>\nCos&#8217;\u00e8 l&#8217;integrazione sociale? Secondo me nella vita quotidiana l&#8217;integrazione sociale \u00e8 assumere un modo di interazione che \u00e8 quello dell&#8217;insegnante e dello studente quando operano in una dimensione di mutua accettazione avendo come compito comune quello di costruire insieme un mondo.<br \/>\nIl dominio principale nel quale l&#8217;insegnante e lo studente operano non \u00e8 quello definito da un particolare campo di attivit\u00e0 (pratica o teoretica, non ha importanza), \u00e8 quello molto pi\u00f9 ampio e aperto delle dinamiche sociali. Quel che conta per l&#8217;apprendimento, per la soluzione dei problemi, \u00e8 il dominio del vivere assieme, sono le dinamiche sociali del vivere assieme.<br \/>\nSe l&#8217;insegnante per rapportarsi allo studente si affida a un codice di comportamento standardizzato, stabilito dai regolamenti scolastici o dalla tradizione e tratta gli studenti come se fossero uguali, se non accetta e valorizza la loro unicit\u00e0 e personalit\u00e0, fallisce nel suo compito. Questo sostengo.<br \/>\nVi siete mai chiesti come mai il mondo dei rapporti di lavoro \u00e8 cos\u00ec\u008d pieno di regolamenti e di regolamenti sui regolamenti? Perch\u00e9 le relazioni di lavoro il pi\u00f9 delle volte non sono delle vere relazioni sociali, non sono fondate sulla mutua accettazione. Sono relazioni fra persone che non si ascoltano e quindi non si considerano reciprocamente come esseri umani, come esseri sociali.<br \/>\nQuando l&#8217;insegnante restituisce la qualit\u00e0 umana alla partecipazione a un&#8217;impresa comune l&#8217;apprendimento non \u00e8 pi\u00f9 un lavoro gravoso, viene di conseguenza. Tutto ruota attorno a quella emozione basilare che abbiamo esemplificato con la metafora della mano tesa.<br \/>\nQuindi, per tirare le fila: non tutti i rapporti umani sono rapporti sociali e neppure tutti i rapporti fra animali sono rapporti sociali. Il linguaggio \u00e8 sempre sociale, ma i rapporti possono non esserlo.<br \/>\nTutto questo ha implicazioni profonde riguardo il posto che hanno nella conoscenza la saggezza e le emozioni.<br \/>\nNoi spesso affermiamo che gli esseri umani sono degli animali razionali e che il problema \u00e8 coltivare di pi\u00f9 la ragione. Se gli esseri umani si affidassero di pi\u00f9 alla ragione &#8211; si sente dire &#8211; tanti episodi di odio e di cecit\u00e0 sarebbero evitati. Ci\u00f2 che io vi sto dicendo \u00e8 l&#8217;esatto contrario. La razionalit\u00e0 serve in tanti casi, ma \u00e8 una facolt\u00e0 minore; la vita non dipende dalla ragione, \u00e8 la ragione che dipende dalla vita.<br \/>\nVediamo di approfondire questo punto. Le situazioni di contrasto, di disaccordo, possono essere di due tipi: i contrasti puramente logici, del tipo 2 x 2 = 5, e allora qualcuno dice: &#8220;Se come credo intendi fare quella particolare operazione che \u00e8 la moltiplicazione, allora guarda che sbagli: 2 x 2 fa 4 e non 5.&#8221; E l&#8217;altro ci ragiona sopra e dice: &#8220;Hai ragione, ho fatto un errore.&#8221;<br \/>\nUn contrasto di questo tipo (a meno che non sia riferito alla specifica situazione di un bambino che sta facendo i primi passi verso la matematica di cui ha parlato von Glasersfeld) \u00e8 triviale. Al massimo pu\u00f2 procurare un leggero rossore, ma non c&#8217;\u00e8 motivo perch\u00e8 l&#8217;interazione ne sia veramente disturbata.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 per\u00f2 un secondo tipo di contrasto, che spesso tendiamo a trattare come se fossero delle questioni di logica, mentre non lo sono affatto. Ve ne accorgete perch\u00e8 in questi casi la gente diventa ansiosa, difensiva e si accusa a vicenda: &#8220;Non sei logico, bla bla bla&#8221;, &#8220;Non sei oggettivo&#8221;, &#8220;Non sei realistico&#8221;, &#8220;Sei fazioso&#8221; ecc&#8230;<br \/>\nConflitti di questo tipo vanno avanti in eterno; diventano delle distorsioni sistematiche della comunicazione proprio perch\u00e9 vengono trattati come se fossero logici e invece riguardano la differenza nelle premesse implicite che stanno alla base dei modi di vedere, dei mondi vitali dei due contendenti.<br \/>\nNoi esseri umani diventiamo veramente illogici quando pretendiamo di trattare come se fossero logici dei contrasti, delle differenze che non hanno niente a che fare con la logica; sono di un ordine diverso.<br \/>\nQuello che dobbiamo fare in questi casi, che sono i pi\u00f9 frequenti, \u00e8 accettare l&#8217;idea che l&#8217;altro esprime un punto di vista perfettamente coerente, perfettamente logico a partire dalle sue premesse implicite. Lui \u00e8 perfettamente logico nel contesto del suo particolare dominio di razionalit\u00e0 e anche voi siete perfettamente logici nel vostro dominio di razionalit\u00e0.<br \/>\nQuando ci mettiamo in questo atteggiamento, di stabilire un rapporto di consistenza, di mutua collaborazione fra due diversi domini di razionalit\u00e0 e incominciamo ad agire di conseguenza, mettiamo in atto una trasformazione che diviene conoscenza. Le premesse implicite nostre e dell&#8217;altro, che davamo per scontate, diventano trasformabili, la nostra ottica cambia; impariamo.<br \/>\nInvece quel che succede spesso \u00e8 che uno parla italiano e l&#8217;altro ascolta in inglese e allora dice: &#8220;Queste parole non hanno alcun senso!&#8221;; &#8220;Questo \u00e8 matto!&#8221;; &#8220;Non \u00e8 logico!&#8221;. <span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> evidente che se io vi parlo in inglese e voi ascoltate in italiano non capirete niente. Possiamo discutere all&#8217;infinito se quel che dico ha senso o no, possiamo dare in escandescenze, ma non impareremo niente a meno che entrambi non scopriamo che stiamo parlando lingue diverse, che stiamo costruendo delle argomentazioni sulla base di premesse fondamentalmente diverse.<br \/>\nPer giungere a questa scoperta dobbiamo darci reciprocamente credito, dobbiamo riconoscere la leadership di entrambi. Dobbiamo diffidare di una pur naturale pulsione alla certezza, a sentirci sul predellino, a sentire che noi siamo nel vero e quindi l&#8217;altro non pu\u00f2 esserlo. Se pensiamo di possedere la verit\u00e0, non ascolteremo mai l&#8217;altro, non gli riconosceremo mai la leadership.<br \/>\nL&#8217;atto di ascoltare \u00e8 un comportamento attivo che riguarda il dominio emotivo, riguarda il campo delle emozioni ed \u00e8 l&#8217;atteggiamento fondamentale del processo di conoscenza, dell&#8217;imparare e dell&#8217;insegnare.<br \/>\nL&#8217;amore \u00e8 questa capacit\u00e0 di mutua comprensione, questa facolt\u00e0 che ci permette di fare un passo fuori dalla nostra cornice mentale, e di esclamare: &#8220;Ah, abbiamo delle premesse implicite differenti!&#8221;.<br \/>\nLe premesse che stanno sullo sfondo di ogni argomentazione razionale vengono accettate a priori, ci sembrano talmente ovvie che quasi sempre non ne siamo neppure coscienti e al tempo stesso siamo loro affezionati. Le abbiamo profondamente interiorizzate e ci appaiono una parte ineludibile di noi stessi. Ma quando ci sono contrasti di premesse l&#8217;arte di dimostrare che abbiamo ragione, di dimostrare &#8216;razionalmente&#8217; all&#8217;altro che esiste una realt\u00e0 oggettiva l\u00e0 fuori e noi ne siamo gli unici veri interpreti, \u00e8 l&#8217;arte della cecit\u00e0.<br \/>\nVon Glaserfeld prima ha sollevato la domanda: &#8220;Che cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0?&#8221; La realt\u00e0 \u00e8 un principio esplicativo.\u00a0 Noi usiamo &#8216;la realt\u00e0 come un argomento di sostegno a una spiegazione. Ma poi ecco aggiungersi l&#8217;altra rivendicazione: quella che la tua spiegazione \u00e8 pi\u00f9 vera dell&#8217;altra e questo lo facciamo non solo quando si tratta di una questione minore, logica, ma anche quando il contrasto \u0160 una questione di premesse. Cerchiamo sempre l&#8217;argomento pi\u00f9 convincente.<br \/>\nNei contrasti fra credenze religiose questo possiamo forse vederlo meglio; non appena uno avanza la pretesa di possedere l&#8217;unica verit\u00e0, l&#8217;unica cosa che si ottiene non \u00e8 la riduzione del contrasto iniziale, ma la creazione di un altro contrasto ancora pi\u00f9 ampio e molto pi\u00f9 pericoloso.<br \/>\nL&#8217;intelligenza \u00e8 prima di tutto una capacit\u00e0 di conciliazione, una questione di sensibilit\u00e0.<br \/>\nPotreste chiedermi: cos&#8217;hanno a che vedere queste affermazioni con le tue specifiche competenze di scienziato nel campo della biologia? Hanno moltissimo a che vedere. In fondo tutti i problemi e tutte le risposte su che cosa \u00e8 la conoscenza, l&#8217;intelligenza, l&#8217;apprendimento e l&#8217;insegnamento, l&#8217;integrazione sociale, il rap\u00adporto fra teoria e pratica, tutti questi grandi temi e problemi dipendono dalla risposta a questa domanda pi\u00f9 basilare: &#8220;Che cos&#8217;\u0160 un essere vivente?&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Humberto Mauturana Anch&#8217;io sono un insegnante, qualifica alla quale tengo molto e quindi spero che non vi offenderete se, per affrontare la questione del rapporto fra insegnanti e studenti, la prender\u00e0 apparentemente alla larga. 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