{"id":6722,"date":"2026-02-25T12:46:46","date_gmt":"2026-02-25T11:46:46","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6722"},"modified":"2026-02-25T12:54:49","modified_gmt":"2026-02-25T11:54:49","slug":"14-i-sogni-di-classe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6722","title":{"rendered":"15. I sogni di classe"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Lodoli<\/p>\n<p>Sono arrivato a scuola sotto una pioggia implacabile: l&#8217;edificio basso e spampanato, sembrava affiorare dalle pozze d&#8217;acqua come un gigantesco ippopotamo. Ho salutato il bidello che non mi ha risposto, quindi ho firmato il foglio delle presenze alla riga sbagliata, ho corretto con uno sgorbio e ho preso il mio registro dal muro metallico degli armadietti. <span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> massiccio quel registro. Pesa come la bibbia e prova a mettere addosso gli stessi sensi di colpa: ma io che sono accaldato mi ci sventolo.<br \/>\nDi corsa ho traversato i padiglioni e sono entrato in classe.<br \/>\nMi sembra sempre pi\u00f9 difficile insegnare qualcosa di sincero: vorrei che ogni giorno i ragazzi si avvicinassero di pi\u00f9 al centro della faccenda, ma nello stesso tempo ho l&#8217;impressione che da quel centro ogni giorno io mi allontano un poco.<br \/>\nRaccontate in una paginetta un sogno che avete fatto, ho detto a quelli della prima C.<br \/>\nUn sogno a occhi aperti o un sogno a occhi chiusi? Mi ha domandato Melissa, che ama le distinzioni e la chiarezza.<br \/>\nUn sogno a occhi chiusi ho risposto. I ragazzi chinati sui fogli bianchi come cuscini, avevano lo sguardo di chi, per ricordare le cose importanti, deve dimenticare l&#8217;inutilit\u00e0 che lo circonda. Manilo, il pi\u00f9 svogliato, ha cominciato a sbirciare sul foglio di Silvia, la compagna di banco.<br \/>\nI sogni non si copiano, ho detto, e mi \u00e8 sembrata una frase significativa, di quelle che mi appunto a matita sulla porta di camera mia. Ho una bella collezione di frasi cos\u00ec\u008d. Ad esempio: &#8220;Tutto deve essere semplice quanto pu\u00f2, ma non di pi\u00f9&#8221;, l&#8217;ho copiata da Einstein; oppure: &#8220;La causa dei problemi sono le soluzioni&#8221;, una sentenza che ho letto in un cesso.<br \/>\nI sogni non si copiano. La matematica s\u00e8, l&#8217;esercizio di chimica bromatologica anche, e forse pure il tema, ma l&#8217;anima no. Ognuno ha la propria, pu\u00f2 essere un teatro o una discarica, l&#8217;importante \u00e8 abituarsi a sentire la voce, riconoscerne i desideri, come una madre riconosce tra mille il pianto e il riso e le pernacchie del suo bambino.<br \/>\nPosso dormire e sognare adesso? Mi ha domandato Emanuele, che vuole sempre fare lo spiritoso.<br \/>\nScrivi, gli ho detto.<br \/>\nPer\u00f2 anche lei deve scrivere un suo sogno, professore, ha detto Emanuele. Per un momento tutti si sono svegliati dal loro compito e in coro si sono uniti a quella richiesta: anche lei, professore!<br \/>\nD&#8217;accordo, anch&#8217;io.<br \/>\nAlla fine li leggiamo tutti, vero professore?<br \/>\nD&#8217;accordo.<br \/>\nDopo una decina di minuti \u00e8 venuto da me Roberto, che \u00e8 altissimo e la domenica gioca in porta. Roberto parla poco o niente, ma ha un sorriso e due occhi che contengono lo Zingarelli. Ecco il mio sogno, ha mormorato, \u00e8 molto strano, non ci ho capito niente, ma non mi va di leggerlo davanti agli altri.<br \/>\nRoberto ha una calligrafia incredibile: le parole sono talmente piccole e ordinate che paiono una fila di formiche in cerca di una tana.<br \/>\nIl suo sogno era questo: &#8220;Camminavo insieme a mio padre per un sentiero di montagna. Intorno c&#8217;erano tanti prati e sopra di noi scintillavano i ghiacciai. D&#8217;un tratto sono stato investito alle spalle da una corsa di ciclisti. Sono caduto per terra e per un attimo ho perso i sensi. In testa avevo una ferita profonda e mio padre, con un grosso ago, me l&#8217;ha ricucita. Poi c&#8217;\u00e8 un salto di scena: sono a casa, a letto, ancora malato per la ferita. Mio padre \u00e8 seduto accanto a me, ha in mano un coltellaccio, mi fa paura. Allora scappo in cucina, prendo anch&#8217;io un coltello e lo uccido.<br \/>\nSono in prigione a scontare la pena. Sono diventato un vecchio, sono tanti anni che sto rinchiuso in quella prigione. Mentre cammino per un corridoio, incontro mio padre. Il cuore mi batte fortissimo, mi viene da piangere, lui mi guarda fisso e io mi ammazzo&#8221;.<br \/>\nRoberto sorride con il suo sorriso carico di parole zitte. Non ci ho capito niente, ripete. Cerco di ricordarmi com&#8217;\u00e8 suo padre, che faccia fa quando viene a informarsi del profitto del figlio. Nella mente purtroppo non trovo, tra le tante tremolanti fisionomie, la sua.<br \/>\nAlla cattedra arriva Milena, piccola con il suo sogno in mano. Vuole assolutamente che io lo legga. Subito, la prego, subito, e batte gli zatteroni per terra, come se chiedesse all&#8217;universo intero di durare ancora un minuto, il tempo di leggere il suo sogno.<br \/>\nHa una calligrafia larga e tonda, le lettere sono bolle azzurre che galleggiano nel bianco.<br \/>\n&#8220;Ero nella mia cameretta e ascoltavo la radio. All&#8217;inizio c&#8217;era una canzone di Vasco che conosco bene e io ballavo un po&#8217; annoiata davanti allo specchio, poi la musica cambiava, era strana, mi metteva brividi nelle gambe. Nella cameretta \u00e8 apparsa una bambina. Mi ha salutato con affetto, mi stringeva forte come se mi conoscesse. Aveva i capelli biondi e i sandali chiari.<br \/>\nCome stai, Milena, mi ha domandato.<br \/>\nBene, le ho risposto. Ma tu chi sei?<br \/>\nLei ha sorriso buffa.<br \/>\nNon mi riconosci? Sono la tua nonna.<br \/>\nNon \u00e8 possibile, sei cos\u008d piccola. E poi mia nonna \u00e8 morta quattro anni fa, sono stata anche al suo funerale, me la ricordo bene mia nonna dormiva in questa stanza insieme a me e da quando non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 dormo con la luce accesa&#8230; Sei troppo piccola, davvero.<br \/>\nSai Milena, dopo la morte siamo cos\u008d\u00ec.<br \/>\nE poi li ho letti tutti quanti quei foglietti, alcuni a voce bassa, altri a voce alta. Sentivo che nella classe, tra quelle quattro mura imbrattate negli anni di mille scritte inneggianti ad amori ormai defunti o a cantanti scomparsi, prendeva posto la Grande Notte, un tempo segreto che non \u00e8 mio n\u00e8 tuo, ma di tutti noi: sentivo che ognuno aveva vuotato la sua anima in una vasca che sogno dopo sogno si faceva pi\u00f9 larga, ed era un mare, infine, l&#8217;oceano dal quale, come i pesci preistorici, tutti siamo usciti per alzarci in piedi e metterci scarpe e vestiti e andare e imparare un mestiere e un destino di fatiche.<br \/>\nI ragazzi ascoltavano incantati, come se ogni incomprensibile storia li portasse davanti a un tempio, in un bosco, in un silenzio.<br \/>\nAdesso deve leggerci il suo sogno, ha preteso Emanuele.<br \/>\nNon avevo fatto in tempo a scrivere, cos\u008d l&#8217;ho raccontato nel modo confuso in cui in quel momento lo ricordavo:<br \/>\n&#8220;Ero in piedi davanti a un gruppo di uomini dai volti grassi. Avevo l&#8217;impressione di dover sostenere un esame, e infatti uno di quegli uomini mi ha chiesto di suonare il violino. Ci deve essere un errore, uno scambio di persona: non ho mai suonato il violino, nemmeno lo possiedo. Il violino, ha insistito un altro, coraggio, ci faccia sentire un bel motivo dei suoi. Ho cominciato a sudare, pi\u00f9 negavo, pi\u00f9 quelli pretendevano e si accigliavano.<br \/>\nAltre volte m&#8217;era capitato di dover deludere una richiesta: sapevo che gi\u00e0 mi era capitato, in altri sogni, in altri giorni. Non ho baciato, non ho parlato turco, non ho saltato l&#8217;ostacolo. Mi prendeva lo smarrimento e la paura. Io sono una cosa precisa, pensavo, so fare questo e questo, ho i miei confini, come uno stato africano disegnato esattamente con la riga.<br \/>\nAvanti, il violino.<br \/>\nHo appoggiato sulla spalla un invisibile stradivari e ho cominciato a recitare da violinista. Nei sogni tutto \u00e8 possibile, anche che un gruppo di uomini grassi e arcigni inizi a ballare, e che d&#8217;improvviso tra loro ci sia qualche bella ragazza, che i loro vestiti si accendano di colori. Pi\u00f9 suonavo, pi\u00f9 c&#8217;era gente, e io pensavo: niente \u00e8 difficile. E pensavo anche: questa cosa \u00e8 la mia festa.<br \/>\nPoi tutto \u00e8 svanito o sono arrivate altre immagini, ma non le ricordo&#8221;.<br \/>\nChe supersogno, ha detto Silvia.<br \/>\nA questo punto \u00e8 suonata la campanella, un trillo acuto come quello di una sveglia.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 la lezione di matematica, ha detto Melissa, la prof ci massacra.<br \/>\nFacciamo il respirone? Ha domandato Emanuele che prende ogni cosa come una bella scemenza, e ha le sue ragioni.<br \/>\nCertamente, ho detto, si comincia e si finisce cos\u00ec\u008d. Tutti insieme abbiamo inspirato ed espirato aprendo le braccia sopra la testa, come un fiore apre i petali, e come ogni giorno abbiamo chiuso la lezione con un sorriso che significa: se non crolla il mondo, domani ci rivediamo qui, se invece crolla che sar\u00e0 mai, ci vediamo da un&#8217;altra parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Lodoli Sono arrivato a scuola sotto una pioggia implacabile: l&#8217;edificio basso e spampanato, sembrava affiorare dalle pozze d&#8217;acqua come un gigantesco ippopotamo. 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