{"id":6735,"date":"2026-03-02T12:15:57","date_gmt":"2026-03-02T11:15:57","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6735"},"modified":"2026-03-02T12:15:57","modified_gmt":"2026-03-02T11:15:57","slug":"9-umano-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6735","title":{"rendered":"9. Umano \u00e8 &#8230;.."},"content":{"rendered":"<p>di Daniele Barbieri, autore, con Riccardo Mancini, di due antologie per usare la fantascienza a scuola, pubblicate dalla Nuova Italia.<\/p>\n<p><strong>La diversit\u00e0 nella fantascienza<br \/>\n<\/strong>L&#8217;incontro con il diverso, l&#8217;alieno, l&#8217;incomprensibile o ci\u00f2 che turba consolidati stereotipi (fra i tanti, l&#8217;e\u00adstetica) \u00e8 uno dei temi portanti della fantascienza. Esiste ovviamente una &#8220;science fiction&#8221; &#8211; d&#8217;ora in poi &#8220;sfi&#8221; &#8211; superficiale e reazionaria che affronta il &#8220;marziano&#8221; (ovvero qual\u00adsiasi straniero) in termini militare\u00adschi: prima sparare e poi chiedere chi \u00e8. Esistono tonnellate di esempi a conferma che, lass\u00f9 nelle galas\u00adsie, ci comportiamo proprio come sulla Terra: stupidi, espansionisti, razzisti. Prima di andare a caccia di &#8220;et&#8221; abbiamo avuto un lungo tiroci\u00adnio con\u00a0 gli alieni di casa: pellerossa, streghe, gli albini e persino manci\u00adni, handicappati, pazzi, gay, zingari, ebrei, infedeli, musi gialli, sporchi negri&#8230; Diverso, cio\u00e8 nemico, dunque mostro: deduzioni rapide e conclusive. La &#8220;sfi&#8221; pi\u00f9 banale nell&#8217;affrontare l&#8217;ignoto si limita a sosti\u00adtuire il laser all&#8217;antiquata spada o sassata, lo xenocidio stellare ai vec\u00adchi roghi.<br \/>\nLa dice lunga sulla povert\u00e0 del nostro immaginario collettivo che in una letteratura nata all&#8217;incrocio fra desiderio e paura sia (quasi) sem\u00adpre la seconda a prevalere. Se i nemici sulla Terra sono pochi, lo scontro si sposta un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0: gli eroici &#8220;Wasp&#8221; (bianchi, anglosasso\u00adni, protestanti e ovviamente perlo\u00adpi\u00f9 maschi) se la vedranno con disgustosi e perfidi &#8220;Bem&#8221; (Bug-Eyed Monster), &#8220;mostri dagli occhi d&#8217;insetto&#8221;.<br \/>\nOccorrono decenni perch\u00e9 nella letteratura avveniristica cresca, cir\u00adcoli, germogli l&#8217;idea di un diverso non ostile e dunque una concezione del mondo &#8211; per meglio dire: degli universi possibili &#8211; non bipedo\u00adcentrica, non a misura di Wasp.<br \/>\nPer fare un solo esempio, in &#8220;Luomo invisibile&#8221; H. G. Wells, uno dei supposti padri fondatori del genere, per instillarci subito antipatia verso il cattivo di turno lo descrive albino. Nulla di nuovo sotto il sole purtroppo. La stragrande maggioranza della letteratura (anche quella che pretende la L maiuscola) adotta stereotipi razzisti, \u00e8 insomma piena di guerci e storpi che proprio a partire da quelle stimmate mostrano la loro anima nera. E anche le fiabe non si discostano dallo schema: \u00e8 meglio guardarsi dalle vecchie, dai nani da chi ha la gobba. \u00c8 insomma &#8220;naturale&#8221; che Peter Pan sia bello, giovane e vincente mentre chi ha un occhio e una mano in meno (Capitan Uncino) debba finire in pasto ai coccodrilli.<\/p>\n<p><strong>Tutti i nostri alieni<br \/>\n<\/strong>Lentamente alcuni scrittori di &#8220;sfi&#8221; introducono il dubbio: se sotto quella pelle verde o azzurra battesse un nobile cuore? O addirittura &#8211; dir\u00e0 Theodore Sturgeon -se gli stranieri, se la nuova razza di super-uomini non fossero venuti per minacciarci con super-armi ma a offrirci la loro super-scienza, a raccontarci una super-solitudine, a stupirci con la loro super-gentilezza, a insegnarci una maniera superiore di amare?<br \/>\nAll&#8217;inizio di questa presa di coscienza che attraversa la &#8220;sfi&#8221; vengono accettati alcuni &#8220;Hilf&#8221; (Humanoid Intelligent Life Forms), talmente simili a noi da suggerire che lo sforzo d&#8217;accettazione sia misurabile in decine di millimetri. Poi, negli anni &#8217;50, arriva Frederic Brown con lo squassante racconto &#8220;Sentinella&#8221; solo una paginetta, con un rovesciamento di prospettiva che arriva imprevisto nelle ultime due righe dove esplode l&#8217;orrore di un alieno alla nostra vista: &#8220;orrore&#8221; giustificato non dalla bruttezza ma dall\u2019essere\u00a0 noi i mostri sanguinari la vera razza dannata dell&#8217;universo, quelli che hanno provocato guerre crude interminabili perch\u00e9 \u201cavevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica&#8221;.<br \/>\nLa strada indicata da Brown \u00e8 stata esplorata. Dunque, dagli anni &#8217;60 in poi, molti &#8211; sempre realisticamente parlando &#8211; autori e autrici di fantascienza hanno affrontato in modo straordinario e sovversivo il tema dell&#8217;incontro con gli alieni, scoprendo (quasi) tutto ci\u00f2 che era celato su loro e noi, i pretesi normali. Se in Italia sono poco noti e apprezzati \u00e8 per colpa di un antico e radicato, quanto ingiustificato, pregiudizio verso la &#8220;sfi&#8221; considerata letteratura di serie B (ma questo \u00e8 un lungo discorso che ci porterebbe fuori strada).<br \/>\nEsistono ovviamente molti tipi di differenze, ma, osserva Ursula Le Gum \u201cil problema sollevato \u00e8 quello dell&#8217;Altro, dell&#8217;es\u00adsere che \u00e8 diverso da te stesso. Pu\u00f2 differire nel sesso; o nel suo reddito annuale; o nel modo di par\u00adlare, di vestire o di agire; o nel colore della pelle, o nella quantit\u00e0 di gambe e di teste che ha\u201d. Chi legge di frequente la buona fanta\u00adscienza sa probabilmente indi\u00adcare all&#8217;istante alcuni titoti-chiave sull&#8217;Alieno sessuale o razziale; con qualche riflessione in pi\u00f9 potrebbe individuare anche alcuni Alieni cultu\u00adrali e sociali. Ma c&#8217;\u00e8 un tipo di\u00a0 alienit\u00e0 che, direttamente o in modo metaforico, rimanda all&#8217;handicap, alla disabitit\u00e0. \u00c8 difficile per\u00f2 che anche l\u2019appassionato di &#8220;sfi&#8221; ricordi autori e titoli. Opera qui, con ogni evidenza, una doppia censura o rimozione: la prima \u00e8 che esistono ancor meno autori\/autrici che sanno confrontarsi (senza pregiudi\u00adzi) con questo particolarissimo Alieno; la seconda \u00e8 nella testa di chi legge, che spesso \u00e8 turbato\/a ma di solito preferisce allontanare da s\u00e9 in modo pi\u00f9 o meno inconscio l&#8217;oggetto del turbamento. Questo articolo mira a costruire uno specifico percorso di lettura per individuare come la fantascienza abbia affrontato i veri problemi posti da Handicap City o da &#8220;Handicap Haven&#8221; come si chiama appunto il &#8220;ghetto spaziale&#8221; di un romanzo\u00adsimbolo che racconteremo in det\u00adtaglio. Ad avviso di chi scrive, il modo &#8220;giusto&#8221; di scriverne non \u00e8 certo nel nascondere (in nome magari di qualche retorica &#8220;buoni\u00adsta&#8221;) che esistano i problemi e\/o che le differenze fisiche suscitino insieme curiosit\u00e0 (sentimento di per s\u00e9 prevalentemente positivo) e paura&#8230; e che naturalmente pre\u00advarr\u00e0 la curiosit\u00e0 o la paura a seconda dei contesti (storici, sociali, culturali) e delle storie\/esperienze individuali.<br \/>\nCome sempre, c&#8217;interessa il punto d&#8217;arrivo ma soprattutto quei viaggi &#8211; faticosi e\/o istruttivi &#8211; che cambiano in profondit\u00e0 i viaggiatori, il loro sguar\u00addo e la meta stessa.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile fare le\/cose difficili:<br \/>\nparlare al sordo<br \/>\nmostrare la rosa al cieco.<br \/>\nBambini, imparate<br \/>\na fare le cose difficili:<br \/>\nregalare una rosa al cieco,<br \/>\ncantare per il sordo,<br \/>\nliberare gli schiavi<br \/>\nche si credono liberi.<em><br \/>\n<\/em>Gianni Rodari<\/p>\n<p>\u201cI piloti erano completamente sordi per necessit\u00e0 (&#8230;) Una persona dotata di un udito normale non poteva pilotare un\u2019astronave in mezzo ai punti di sfasamento e uscirne con la mente intatta\u201d: il pro\u00adtagonista de &#8220;I giorni delle chimere&#8221; per volare nello spazio rinuncia ai suoni, anche alla musica che tanto amava. Sentire, non sentire, ascoltare &#8220;cose diverse&#8221; \u00e8 uno dei temi dominanti, pur se sotterranei, di questo bel romanzo. E la dedica \u00e8 divisa fra \u201ca Joje, che sente la musica\u201d e \u201cai miei amici sordi che mi hanno insegnato tante cose sulla vita e l&#8217;amore. La loro \u00e8 una musica diversa, scritta nell&#8217;aria. Sono persone speciali. Grazie\u201d. Non stupisce dunque apprendere che Jack Caroll Haldeman secondo (fratello del pi\u00f9 famoso scrittore &#8220;sfi&#8221; Joe) \u00e8 sordo dalla nascita.<br \/>\nSolo a pagina 40 di &#8220;Una rete fra te stelle&#8221;, romanzo d&#8217;esordio di Loren J. MacGregor, il lettore sco\u00adpre da una frase apparentemente gettata l\u00ec, per inciso, che una delle protagoniste \u00e8 senza gambe: non \u00e8 un espediente letterario ma \u00e8 un messaggio forte, di rottura degli stereotipi anti-disabili.<br \/>\n\u201cNon ci resta che buttarlo l\u00ec, che si rompa quel suo piccolo collo spastico\u201d&#8217;: sono cattivi i ragazzi che seviziano e poi deci\u00addono di uccidere Carpenter, il loro insegnante, solo &#8220;colpevole&#8221; di essere severo ma in realt\u00e0 odiato per\u00adch\u00e9 su una sedia a rotelle. Siamo in un dopo-bomba, un classico scenario della &#8220;sfi&#8221; ma pochi come Orson Scott Card hanno saputo mostrarci quanti colle\u00adgamenti vi siano fra quelle desolazioni e queste. Per 20 pagine spietate, Carpenter cerca prima di comunicare con i ragazzi attraverso la tastiersa di un com\u00adputer (l&#8217;unico modo per lui possibile di parlare), poi di difendersi da loro e dal suo corpo che s&#8217;attorciglia nel dolore, e infine semplicemente di sopravvivere: sem\u00adpre chiedendosi se anche lui sia colpevole verso quei suoi crudeli, piccoli nemici. Ce la far\u00e0 a salvarsi e la sua vendetta &#8211; o il suo perdono? \u2013 sar\u00e0 terribile: non denuncer\u00e0 gli aggressori cos\u00ec loro \u201csi sarebbero ricordati per sempre che un giorno avevano lasciato che uno storpio morisse; non sapeva che significato avesse per loro, ma avrebbero ricordato\u201d. Se per loro vi sar\u00e0 espiazione e\/o redenzione non sappiamo, perch\u00e9 questa parte del romanzo termina nel modo pi\u00f9 imprevedibile e &#8220;aperto&#8221;. Carpenter intuisce che Pope, uno dei suoi studenti-killer vorrebbe partargli, lo aspetta ma Pope non ce la fa. Esce. Agli occhi di Carpenter sembra che il vento lo sollevi come un aquilone. Non \u00e8 vero: si tratta solo di una forte cor\u00adrente che trascina tutti. E la frase-messaggio finale \u00e8: \u00abTutti i corpi del mondo vengono afferrati dalla stessa corrente, dallo stesse vento, si gettano nello stesso fiume, nelle stesse strade, per finire impigliati in qualche ostacolo, in qualche cimitero, sa\u00a0 Dio dove o perch\u00e9\u00bb.<br \/>\nSe il Carpenter di Scott Card rovescia sugli altri il suo tormento di &#8220;capro espiatorio&#8221;, in altri romanzi&#8221; sfi&#8221; possiamo scorgere nei mutanti l&#8217;ombra lunga dei diversi perseguitati. Il telepatico, il longevo, la bambi\u00adna con sei dita su un piede, \u00abi negri verdi\u00bb sono &#8220;anche&#8221; la riproposizione di inquisizioni e roghi a noi gi\u00e0 noti. Nel racconto (inedito in italiano) \u201cThe Wheels of Good\u201d Paul Darcy Boles ci mostra le mille facce dell\u2019intolleranza, partendo dal paradossale spunto di rendere &#8220;handicappati&#8221; tutti. Un giorno, senza un per\u00adch\u00e9, negli Usa ogni persona si sveglia senza piedi e con rotelle sotto le gambe. \u00c8 comprensibile lo scon\u00adcerto generale ma poi tutto sembra andare per il meglio: non solo l&#8217;umanit\u00e0 si riorganizza ma anzi i pi\u00f9 magnificano questa splendida evoluzione. Quando per\u00f2 un tal Ronald Starr nasce con i piedi si accorge di come sia difficile campare da &#8220;diverso&#8221;.<br \/>\nUn paradosso per certi versi simile venne proposto, in epoca di &#8220;samizdat&#8221;, dal cecoslovacco Egon Bondy con lo splendido \u201cFratelli invalidi\u201d, che qui si iscrive d&#8217;ufficio alla fantascienza anche se appartiene forse a un ter\u00adritorio di mezzo fra satira e surreali\u00adsmo. Scrivendo nel 1974, Bondy immagina che, dopo 5\/600 anni di stalin-brezneviano &#8220;socialismo reale&#8221;, la residua umanit\u00e0 sia divisa fra invalidi &#8211; metafora dei non-pro\u00adduttivi e ribelli? &#8211; e &#8220;minorati&#8221;, cio\u00e8 burocrati, poliziotti e militari che (pur se hanno poco da reprimere) godono della possibilit\u00e0 di persegui\u00adtare gli altri. Solo gli &#8220;invalidi&#8221; soprav\u00adviveranno alla catastrofe finale, per\u00f2 non aspettatevi da Bondy un &#8220;happy-end&#8221;: quel poco\u00a0 di mondo che si salva appare assai invalido e\/o &#8220;insano&#8221; di mente.<\/p>\n<p><strong>Tutti belli, senza eccezione<\/strong><br \/>\nFacciamo un salto indietro, al 1955 quando F. L. Wallace scrisse &#8220;Destinazione Centauro&#8221;, un intero romanzo costruite sulla possibilit\u00e0\/impossibilit\u00e0 di convivere fra normodotati e disabili.<br \/>\nLa Terra ha confinato sul pianetino Handicap Haven un migliaio di \u00abaccidentali\u00bb ovvero &#8211; secondo il crudo linguaggio di Cameron, un medico &#8211; \u00abumani patetici e rappez\u00adzati, uomini e donne per met\u00e0 o un quarto, organismi frazionari camuf\u00adfati da persone\u00bb. Il vero problema non sarebbe curarli o assicurare loro mobilit\u00e0 e lavoro, perch\u00e9 medi\u00adcina e tecnologia hanno conseguito enormi risultati. La questione di fondo, che molti da entrambe le parti rimuovono, sta nel totale rifiuto dei &#8220;normali&#8221; cittadini d&#8217;una societ\u00e0 ormai maniacalmente edonista ad accettare quei corpi portatori di &#8220;bruttezza&#8221;. Gli esclusi si organizza\u00adno, si ribellano. Cercano solidariet\u00e0 sulla Terra e non la trovano. Decidono allora di partire, da soli, verso il finora irraggiungibile sistema di Alpha Proxima Centauri: per dimostrare che proprie loro, che &#8220;solo loro&#8221; (armati di intelligenza e di sicure &#8220;mutazioni&#8221; che hanno scoperto dentro\/oltre l\u2019handicap) possono affrontare il lungo viaggio verso le stelle. I bei terrestri sarebbero disposti a ingoiare tutto, pur di libe\u00adrarsi degli \u00abaccidentali\u00bb. Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa che i &#8220;normali&#8221; non pos\u00adsono tollerare: che il primo contatto con gli &#8220;et&#8221; sia stabilito proprio dai \u201cpeggiori\u201d) rappresentanti della razza umana. Il colpo di scena finale \u00e8 forse prevedibile ma &#8211; conside\u00adrando anche l\u2019epoca &#8211; del tutto contro corrente (12). Proprio per\u00adch\u00e9 gli &#8220;et&#8221; risultano essere vera\u00admente alieni (grosse farfalle pen\u00adsanti) la cosa migliore per la Terra sar\u00e0 che a rappresentarla siano proprio colore che la condizione di alienit\u00e0 la conoscono bene, sulla loro pelle. Forse nel lettore (come nell&#8217;autore?) rimane un dubbio: per gli \u00abaccidentali\u00bb \u00e8 un vero successo o l&#8217;ennesima, infame strumentaliz\u00adzazione? Del resto \u00e8 l&#8217;interrogativo che accompagna ogni tappa dello scontro fra potere ed esclusi.<\/p>\n<p><strong>Vedere oltre gli occhi<br \/>\n<\/strong>E ora, come da tradizione fanta\u00adscientifica, facciamo un altro salto nel tempo, al 1978 quando l&#8217;allora trentenne John Varley decise di ri\u00adscrivere &#8220;il paese dei ciechi&#8221;, dove H. G. Wells aveva immaginato (tanto per cambiare!) un fosco fina\u00adle al solo scopo di illustrare la perfi\u00addia dei ciechi. Il racconto, in realt\u00e0 un romanzo breve, di Vartey si chia\u00adma &#8220;La persistenza della visione&#8221; ed \u00e8 scritto in prima persona.<br \/>\nSiamo nell\u2019epoca della quarta non\u00addepressione e il protagonista nei suoi vagabondaggi incentra un muro. L\u00ec c&#8217;\u00e8 Keller, la citt\u00e0 utopica fondata da un gruppo di sordo-ciechi, da quella fetta di \u00abgenii, artisti, sognatori, agitatori\u2026 magnifici pazzi\u00bb presente fra le 5000 persone prive di vista e di udito che erano nate 30 anni prima, tutte nel giro di pochi mesi, per le conseguenze di sicure epidemie. L\u2019uomo incuriosito decide di entrare. Incontra una ragazza e si affanna a parlarle in Braille per scoprire poi che lei non \u00e8 sorda e cieca. \u00abQui lo sono solo genitori, io sono uno dei figli\u00bb. Sar\u00e0 proprio Pink, que\u00adsto il nome della ragazzina, a condurre io protagonista in quella citt\u00e0 aliena, a raccontarne la storia. \u00abNon era mai esistita una comunit\u00e0 autosufficiente di ciechi\u00ad-sordi (&#8230;). Partivano da una lavagna vergine, senza modelli da seguire\u00bb. Gli abitanti di Keller girano e lavorano nudi. Parlano il linguaggio &#8211; anzi i linguaggi &#8211; del corpo. E hanno sviluppato idee nuove in quasi ogni campo del sapere. Affascinato, l&#8217;uomo decide di restare per capire, di collaborare. Ci sono regole da seguire ovviamente, per esempio non lasciare nulla che possa ostacolare i punti di passaggio. II tempo passa e lui s&#8217;inserisce, anzi si sente \u00abin comunione\u00bb con loro. Ma un giorno dimentica un inaffiatoio sul sentiero e una donna si ferisce. Errore grave perch\u00e9 \u00abil loro sistema poteva funzionare solo sulla fiducia\u00bb. Si riunisce \u00abuna specie di commissione, chiamiamola una giuria (&#8230;). Tutti avevano l&#8217;aria molto triste\u00bb. Si parla perlopi\u00f9 nel linguaggio delle mani, salvo qualche frase detta da Pink. Gli viene formalmente chiesto se accetta la condanna o se preferisce lasciare la citt\u00e0. Sceglie di essere punito, secondo le regole (che ancora non conosce) di Keller. Allora, con grande solennit\u00e0, la donna ferita lo sculaccia. \u00abPi\u00f9 tardi ci pen\u00adsai sopra parecchio. Sculacciare gli adulti \u00e8 una cosa inaudita, sapete, anche se non mi venne in mente che dopo molto tempo (&#8230;). Avevano una punizione pi\u00f9 severa, riservata alle colpe ripetute o intenzionali. Non dovevano usarla spesso.<br \/>\nConsisteva nell\u2019emarginarti. Nessuno ti toccava per un dato periodo di tempo\u00bb. Varley descrive questa immaginaria citt\u00e0 con grandissima partecipazione, senza abbandonarsi all\u2019illusione che tutto sia facile-felice per chi l&#8217;ha fondata o ci \u00e8 nato. Per\u00f2, \u00abci\u00f2 che avevano creato si avvicinava, per quanto era possibi\u00adle in questo mondo imperfetto, a un modo sano e razionale di esistere senza guerre e con la politica ridotta al minimo. (&#8230;) Non la sto\u00a0 proponendo come soluzione ai problemi del mondo. \u00c8 possibile che possa funzionare solo per un gruppo con un interes\u00adse comune vincolante e raro come la sordit\u00e0 e la cecit\u00e0. Non mi viene in mente nessun altro gruppo con necessit\u00e0 tanto interdipendenti\u00bb. Quanto al protagonista, l\u00ec \u00e8 felice: \u201cl\u2019unico visitatore in sette anni che si fosse fermato pi\u00f9 di qualche gior\u00adno\u201d. Eppure sente forte la spinta ad andarsene ogni volta che sorge un problema di incomunicabilit\u00e0 o di affettivit\u00e0\/gelosia con Pink. Non si sente come loro. E anche se \u00abquelli erano i migliori amici mai avuti\u00bb, un giorno decide di andarsene. Passano 6 anni e l\u00e0 fuori tutto va bene per lui. In apparenza. Ma un giorno d&#8217;improvviso decide di tor\u00adnare a Keller. \u00abMi trovai a correre nel deserto del Nevada, sudando, aggrappato al volante. Piangevo, ma in silenzio, come avevo impara\u00adto a fare a Keller. Si pu\u00f2 tornare indietro?\u00bb.<br \/>\nQuasi tutto \u00e8 cambiato a Keller e lui ha paura di aver perso la sua occa\u00adsione, \u00abil suo incantesimo\u00bb.<br \/>\nPink lo ha aspettato e dice che gli far\u00e0 un dono.<br \/>\n\u00abAlz\u00f2 le mani e mi tocc\u00f2 legger\u00admente gli orecchi con le dita fredde. Il suono del vento cess\u00f2 e quando le sue mani si staccarono non torn\u00f2 pi\u00f9. Mi tocc\u00f2 gli occhi, escluse la luce, e non vidi pi\u00f9. Ora viviamo nell&#8217;incanto del silenzio e della tenebra\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un cyborg per amico<\/strong><br \/>\nSu una qualsiasi spiaggia in un qua\u00adlunque agosto. Sentite il vostro sconosciuto vicino d&#8217;ombrellone (un ragazzo che ha giocato e corso sino a pochi minuti prima) dire agli amici: \u00abVado a fare il bagno\u00bb. Con comprensibile sorpresa, lo vedete &#8220;svitarsi&#8221; una gamba prima di immergersi in acqua.<br \/>\nCresce intorno a noi il numero di coloro che si avvalgono di corpi biomeccanici, che si muovono (o vivono) grazie a supporti artificiali, che usa protesi e ortesi pressoch\u00e9 perfette in sostituzione degli arti mancanti.<br \/>\nAspettando che un pi\u00f9 giusto sistema sociale metta questi prodotti della tec\u00adnologia a disposizione di tutti coloro che ne necessi\u00adtano, possiamo riprendere da qui il nostro discorso sull\u2019immaginario. Infatti questi corpi supportati da alte tecnologie sono considerati da qualcuno creature inquietanti, alieni appunto. \u00c8 solo questione di novit\u00e0 e poi ci si abituer\u00e0, come accadde secoli fa per gli occhiali&#8230; prolungamento tecnologico (banale oggi, sconvolgente un tempo) del nostri occhi? Per chi ama la fantascienza, la prossima generazione potrebbe essere quella dei &#8220;metalli urlanti&#8221; e degli &#8220;umanoidi associati&#8221;. Come stupirsi allora se fra noi gi\u00e0 inizia a circolare qualche cyborg?<br \/>\nLa parola, un po\u2019 pomposa, non \u00e8 ancora entrata nell&#8217;uso comune nonostante alcuni (per lo pi\u00f9) pessimi film e telefilm, uno dei quali pessimamente interpretato dal pessimo Schwarzenegger. In realt\u00e0 il termine nasce dal mix delle prime tre lettere di &#8220;cybernetic&#8221; con quelle di &#8220;organism&#8221;: dunque un organismo cibernetico, o &#8211; per estensione &#8211; qualsiasi ibrido fra uomo (o animale) e macchina, una macedonia di parti naturali e meccaniche (15). In questo senso avete forse gi\u00e0 qualche cyborg per amico, anche se magari non ci avete fatto caso. Infatti c&#8217;\u00e8 in giro relati\u00advamente molta gente con protesi e ortesi, con lo sterno tenuto insieme da punti metallici, con sostituti artificiali articolazione coxofemorale&#8230; Volendo anche chi ha un pacemaker o una dentiera rientra nella definizione. Ed \u00e8 curioso che l\u2019immaginario collettivo (che non vuol dire per\u00f2 quello di ogni singolo) oggi &#8220;accetti&#8221; facilmente chi dispone di un cuore arti\u00adficiale mentre per secoli un diffuso ostracismo sociale ha accompagnato chi usava la pi\u00f9 povera delle &#8220;pro\u00adtesi&#8221;,la stampella.<br \/>\nLa definizione cyborg non nasce nell&#8217;ambito della fantascienza ma nel 1960 a opera di 2 medici statuni\u00adtensi (che riprendono alcune intuizioni di Norbert Wiener, &#8220;pap\u00e0&#8221; della cibernetica) impegnati a un pro\u00adgetto della Nasa. La &#8220;sfi&#8221; per\u00f2 ne aveva gia racconta\u00adto, con quasi infinite sfaccettature.<br \/>\nIl cyborg pu\u00f2 essere di tre generi: medico, funziona\u00adle, adattato. Per ora solo quello del primo tipo esiste nella realt\u00e0. Il cyborg funzionale \u00e8, sulla carta, un essere umano modificato in mode da essere adatto a lavori particolari, o per &#8220;pensare pi\u00f9 velocemente&#8221; o per ricevere informazioni in &#8220;tempo reale&#8221;. Quello adattato \u00e8 invece, in teoria, un essere umano interamente modificato (ri-fabbricato) per consentir\u00adgli di vivere in ambienti non terrestri o \u2013 siamo pericolosamente vicini alla cronaca &#8211; in una Terra super\u00adinquinata.<\/p>\n<p><strong>La carne e i circuiti<br \/>\n<\/strong>Come osservano due studiosi sta\u00adtunitensi \u00abI cyborg hanno sem\u00adpre la funzione di porre, in termini narrativi, il problema dell\u2019essenza umana e di ci\u00f2 che la costituisce\u00bb. Ma qual \u00e8 &#8211; se c&#8217;\u00e8; e nel caso come\/chi lo stabilisce? &#8211; il limite oltre cui un cyborg non \u00e8 pi\u00f9 un essere umano? Se oltre a mani, gambe, denti, fegato vengono sostituiti anche lo scheletro, le vene e la maggior parte della pelle, cosa rimane? Il limite estremo \u00e8 un cer\u00advello umano in una scatola &#8220;di metallo&#8221; (come gi\u00e0 immaginava la fantascienza di inizio secolo) oppu\u00adre trapiantato in un corpo intera\u00admente nuovo che potrebbe anche non essere organico. Ne avremmo paura o ammirazione? E ci sar\u00e0 chi (in nome di un&#8217;ideologia?) si met\u00adter\u00e0 a misurare, con la bilancia del macellaio, la quantit\u00e0 di carne e di circuiti nei nostri corpi per poi rilasciare &#8211; o meno &#8211; una patente di &#8220;umanit\u00e0&#8221;? Potrebbe essere un&#8217;altra maniera perversa di cercare l&#8217;a\u00adnima, riprendendo quelle teorie &#8220;scientifiche&#8221; che nell\u2019evoluto 1800 D.C. sostenevano: dato che l&#8217;anima \u00e8 bianca (?) \u00e8 evidente (?) che gialli e neri ne sono privi. \u00abTu non sapevi di avere una coscienza al fosforo, piantata fra l\u2019aorta e l\u2019intenzione\u00bb ironizza Fabrizio De Andr\u00e8.<br \/>\nQuanti circuiti ci vogliono per &#8220;fulmi\u00adnare&#8221; l\u2019anima? O, se preferite la domanda in termini seri, cosa fa di noi un essere umano? Dato che il nostro argomento principe \u00e8 la fan\u00adtascienza, \u00e8 interessante seguire il ragionamento di un guru della &#8220;sfi&#8221;, Isaac Asimov e accennare at suo bellissimo &#8220;L&#8217;uomo del bicentena\u00adrio&#8221;.<br \/>\nAndrew Martin si appresta a un&#8217;operazione chirurgica \u00abindubbia\u00admente pericolosa\u00bb. Il medico-robot esita: nei suoil circuiti \u00e8 inserita una &#8220;legge&#8221; che gli impedisce di arrecare danno a un essere umano. \u00abMa io sono un robot\u00bb gli dice Martin. Dopo questo veloce colpo di scena, Asimov ci rac\u00adconta in un lungo flash-back la storia di questo insolito robot. Preso per fare il maggiordomo e giocare con la bambina della famiglia Martin, per caso Andrew rivela insolite doti artistiche. Alla fabbrica (la Us Robot) lo spiegano come &#8220;un difetto di fabbricazio\u00adne&#8221;. Gli oggetti scolpiti da Andrew vengono venduti e il suo &#8220;padrone&#8221; gli apre un conto in banca: servir\u00e0 per &#8220;le riparazioni&#8221;. Dopo molti anni, Andrew (forte dei suoi 600 mila dollari guadagnati da artista) chiede al suo padrone di accettarli, \u00abin cambia di qualcosa che solo voi potete darmi&#8230; La mia libert\u00e0\u00bb. Si apre una complessa questione giuridica e simbolica (anche perch\u00e9 fra gli umani \u00e8 forte l\u2019ostilit\u00e0 verso i robot). In tribunale il giudice chiede ad Andrew che differenza farebbe per lui essere libero. \u00abForse niente, vostro onore, ma farei tutto con maggiore gioia. In quest&#8217;aula ho sentito dire che solo un umano pu\u00f2 essere libero. A me pare invece che chiunque lo desideri dovrebbe poter essere libero\u00bb. E fu questo a convin\u00adcere il giudice che nella sentenza scrive: \u00abNon abbiamo il diritto di negare la libert\u00e0 a un &#8220;oggetto&#8221; dotato di una mentalit\u00e0 cos\u00ec progredita da comprendere il concetto e desiderarne la condizione\u00bb.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una palese contraddizione fra quella definizione (\u00aboggetto\u00bb) e la condizione di libert\u00e0. Il racconto di Asimov si snoda attraverso molti interessanti sentieri narrativi e filosofici. Ma l&#8217;essenza della vicenda &#8211; e quello che pi\u00f9 ci interessa qui &#8211; \u00e8 che Andrew riesce a far sostituire il suo corpo di metallo con quello di un androide sperimentale, ovvero \u00abdi apparenza umana, anche nella composizione della pelle\u00bb.<br \/>\nPassano molti anni: Andrew studia da robo-biologo e disegna \u00abun sistema che consenta agli androidi (cio\u00e8 a me) di trarre energia dai carboidrati invece che da una batteria atomica\u00bb. Se lo fa impiantare e l&#8217;esperimento riesce. \u00c8 sempre pi\u00f9 umano ma continua a escogitare \u00abcongegni capaci di trattare cibo indigesto e di espellerlo\u00bb e perfino organi genitali. La domanda che gli viene posta \u00e8 sempre la stessa: perch\u00e9 desi\u00addera &#8220;peggiorare&#8221; il sue corpo cos\u00ec efficiente? Immutabile la risposta: voglio diventare un essere umano. E infine Andrew chiede di essere riconosciuto come tale. Questa nuova battaglia giuridica \u00e8 molto pi\u00f9 difficile della precedente&#8230; il lungo flashback \u00e8 concluso. Andrew \u00e8 sul tavolo del chirurgo e gli ordina di eseguire l&#8217;intervento. L\u2019operazione riesce e rende mortali le sue cellule cerebrali, l\u2019unica parte del corpo che non pu\u00f2 essere sostituita. Ora Andrew \u00e8 umano.<br \/>\n\u00abQuella sua ultima azione accese la fantasia dell\u2019opinione pubblica. Tutto quello che aveva fatto prima non aveva commosso nessuno ma quando decise di morire pur di essere dichiarato umano, il suo sacrificio fu troppo sublime per essere ignorato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cyborgizzazione a rovescio?<br \/>\n<\/strong>Asimov dunque ha inventato la vicenda di un cyborg al contrario: una creatura artificiale (e potenzial\u00admente immortale) che sostituisce man mano i suoi circuiti indistruttibili con &#8220;carne&#8221; destinata a marcire. \u201cPossiamo avere due classi di cyborg completi: un cervello roboti\u00adco in un corpo umano oppure un cervello umano in corpo robotico\u201d comment\u00f2 Asimov in un articolo. Seconde lui, un cyborg del primo tipo verr\u00e0 accettato dalla maggior parte della gente come umano, mentre il secondo sar\u00e0 classificato dai pi\u00f9 come robot. Perch\u00e9 questo paradosso? \u00abDopotutto noi siamo, per la maggior parte della gente, quello che sembriamo\u00bb suggerisce lo scrittore-scienziato. Poi, vista la &#8220;piacevole&#8221; caratteristica della nostra razza di temere e persegui\u00adtare i diversi, Asimov conclude: \u00abGuardiamo in faccia la realt\u00e0. I cyborg avranno i loro guai in ogni caso\u00bb. Col pessimismo di Asimov concordano molti scrittori di &#8220;sfi&#8221;. Pi\u00f9 ottimista Varley, sopra citato, convinto che il futuro sia del cyborg: \u00abSi trapianter\u00e0 o innester\u00e0 tutto: arti e organi, gambe, reni, occhi\u00bb scrive nel bellissimo &#8220;Millennium&#8221;. Il vero rischio potrebbe essere che in una societ\u00e0 orrendamente classista (come l\u2019attuale) solo i ricchi possano dotarsi di &#8220;un magazzino dei corpi&#8221;, utilizzando a bassi costi gli organi dei poveri fatti appositamente a pezzi. C\u2019\u00e8 chi nega che ci\u00f2 sia accaduto e parla di &#8220;leg\u00adgende metropolitane&#8221; (ma ci sono villaggi in India dove chiunque pu\u00f2 incontrare centinaia di persone che vivono con un solo rene: l\u2019altro \u00e8 \u201cvolato\u201d per pochi soldi in Germania o Usa). In ogni caso si tratta di uno scenario che non si colloca nel futuro lontano ma sul confine tra il presente e un domani molto pros\u00adsimo.<br \/>\nCorpi inquietanti, mutati. Sempre pi\u00f9 nel futuro. Dalla chirurgia, dalla bio-genetica, magari dal &#8220;piercing&#8221;. Del resto il sogno di un super-corpo (o di separare la mente dalla carne putrescente) \u00e8 vecchio quanto il mondo. Io problema vero resta la definizione di umanit\u00e0. Ecco come lo pose \u2013 nel suo stile paradossale eppure profetico &#8211; Philip Dick in una conferenza. \u00abII pi\u00f9 grande cambia\u00admento al quale assistiamo nel nostro mondo \u00e8 probabilmente la quantit\u00e0 di moto del vivente verso la reificazione e allo stesso tempo del meccanico nell&#8217;animazione (&#8230;) Un giorno forse vedremo un uomo sparare a un androide (cio\u00e8 a un robot con perfette fattezze umane) appena uscito dalla fabbrica. L\u2019androide, con grande sorpresa dell&#8217;uomo, pren\u00adder\u00e0 a sanguinare. Ma l\u2019androide sparer\u00e0 di rimando e, con sua grande sorpresa, vedr\u00e0 una voluta di fumo levarsi dalla pompa elettrica che si trova al posto del cuore dell&#8217;uomo. Sar\u00e0 un grande momento di verit\u00e0 per entrambi&#8221;.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 conclusione possibile. Definire il confine tra umano e non significa spostare sempre pi\u00f9 avanti (o altrove?) lo scontro fra desideri\/possibilit\u00e0 e paure\/ limiti. Un grande passo avanti \u00e8 nello sconfig\u00adgere le definizioni di umanit\u00e0 basate sull\u2019estetica, sull\u2019esteriorit\u00e0, su una pretesa di indefinibile &#8220;normalit\u00e0&#8221;. Dove molti impauriti scorgono qualcosa di orribile spesso non c&#8217;\u00e8 alcun pericolo ma sotto le spoglie dei bravi, belli e obbedienti cittadini \u2013 questa \u00e8 la lezione del nostro secolo (e non va riferita al solo nazismo) &#8211; stanno spesso i veri &#8220;mostri&#8221;, capaci di uccidere chiunque solo perch\u00e9 gli \u00e8 stato ordinato, o perch\u00e9 &#8220;tutti&#8221; lo fanno. Un messaggio che spesso si ritrova nelle pagine del fumetto &#8220;Dylan Dog&#8221;. In particolare nelle storie scritte da Tiziano Sclavi anzich\u00e9 dai suoi (pi\u00f9 banali e spesso inutilmente &#8220;splatter&#8221;) coadiutori. Ancora Philip Dick ce lo chiarisce nel racconto, non per caso, intitolato &#8220;Umano \u00e8&#8221;. Quando il marito &#8211; violento e odioso &#8211; torna da una missione spaziale, la protagonista lo &#8220;scopre&#8221; dolce e capace di sentimenti veri. Ma arrivano i servizi segreti per dire alla donna che &#8220;l\u00ec dentro&#8221; c&#8217;\u00e8 qualcun\u2019altro: un alieno che per sopravvivere (ma lo sapremo solo alla fine) si \u00e8 impadronito di quel corpo (morente, ma anche questo si sapr\u00e0 poi). I servizi segreti chiedono alla donna di aiutarli a cacciare l\u2019invasore. Lei rifiuta e &#8220;tra\u00addisce la sua razza&#8221;: perch\u00e9 quest&#8217;alieno \u00e8 infinitamen\u00adte migliore dell\u2019arrogante maschio terrestre che fino a poco prima aveva posseduto quel corpo.<br \/>\nS\u00ec tradire. Perch\u00e9 il concetto d\u2019umanit\u00e0 \u00e8 vago, non trova tutti concordi. Perch\u00e9 spesso \u00abil nemico marcia alla tua testa\u00bb come ci disse Bertolt Brecht. Perch\u00e9 per qualche nazi-ariano &#8220;tradisce&#8221; anche chi conside\u00adra umano un handicappato o chi sorride a un turco. Eppure neppure i nazi-ariani sono mostri. O perlome\u00adno non pi\u00f9 mostri di quelli che ognuno porta con s\u00e9, in qualche parte buia del suo cuore: mostri che crescono e si ingigantiscono ogni volta che uccidiamo qualche alieno \u2013 le diversit\u00e0 \u2013 dentro di noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Daniele Barbieri, autore, con Riccardo Mancini, di due antologie per usare la fantascienza a scuola, pubblicate dalla Nuova Italia. La diversit\u00e0 nella fantascienza L&#8217;incontro con il diverso, l&#8217;alieno, l&#8217;incomprensibile o ci\u00f2 che turba consolidati stereotipi (fra i tanti, l&#8217;e\u00adstetica) \u00e8 uno dei temi portanti della fantascienza. 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