{"id":6765,"date":"2026-03-04T10:49:42","date_gmt":"2026-03-04T09:49:42","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6765"},"modified":"2026-03-04T10:49:42","modified_gmt":"2026-03-04T09:49:42","slug":"13-scrivere-in-atelier","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6765","title":{"rendered":"13. Scrivere in atelier"},"content":{"rendered":"<p>di Angela Chiantera e Emanuela Cocever<\/p>\n<p>La scrittura, in quanto rappresentazione, \u00e8 un&#8217;occasione di elaborazione dell&#8217;esperienza. Scrivere, come nel caso degli educatori, della propria attivit\u00e0, \u00e8 un modo per rendere presenti, conosciuti a s\u201a e comunicabili ad altri, contenuti ed implicazioni del proprio lavoro che altrimenti resterebbero nell&#8217;ineffabilit\u2026 del vissuto, non disponibili allo scambio professionale e scientifico.<br \/>\nSu questi aspetti abbiamo riflettuto, in sede di formazione, nei corsi per educatori professionali attivati prima nella Usl 27 dell&#8217;Emilia Romagna, successivamente nella AUsl Citt\u00e0 di Bologna.<br \/>\nIl prodotto di tale riflessione \u00e8 diventato un libro: &#8220;Scrivere l&#8217;esperienza in educazione&#8221;, di prossima pubblicazione presso la Clueb, a cura di Angela Chiantera ed Emanuela Cocever.<br \/>\nIl testo che segue \u00e8 tratto dal libro e descrive l&#8217;attivit\u2026 degli atelier, nelle sue motivazioni e nel suo svolgersi concreto.<\/p>\n<p><strong>Dentro l&#8217;atelier: i modi e le voci<\/strong><\/p>\n<p>&lt;&lt;Ogni atelier di scrittura \u00e8 un luogo particolare, che riunisce un numero determinato di persone in condizioni particolari, animato e regolato da una persona particolare. [&#8230;] \u00c8 anche il luogo possibile della parola vera&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Chi abbia mai partecipato ad un atelier basato sulle indicazioni di Elisabeth Bing pu\u00f2 riconoscere, in queste sue parole, le caratteristiche fondamentali dell&#8217;atelier di scrittura e di ci\u00f2 che vi succede. Ma questa descrizione, che con icastica efficacia condensa gli elementi portanti della situazione, non pu\u00f2 certo esaurire la ricchezza di eventi che vi si realizzano e che non investono tanto la sfera dei &#8220;fatti&#8221;, quanto piuttosto quella dell&#8217;interiorit\u00e0: ogni partecipante concretizza la propria in parole scritte ed in questa forma essa entra in contatto con quella altrui.<br \/>\n\u00c8 per questo che, come spiega la Bing,<br \/>\n&lt;&lt;[&#8230;] tutte le pi\u00f9 sapienti tecniche e astuzie non possono rimpiazzare questa forza vivente che consiste nell&#8217;invenzione che lo scambio e la relazione permettono. Per dirlo altrimenti, perch\u00e9\u201a una parola sia detta occorre un contesto, ed il senso dell&#8217;enunciato dipende dalle condizioni della sua enunciazione. [&#8230;] Ed anche se la pertinenza dei ritrovati teorici \u00e8 necessaria, la sovranit\u00e0 di questa parola, che sfugge ad ogni messa in ricetta, \u00e8 insostituibile&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Abbiamo voluto aprire il capitolo con queste considerazioni di Elisabeth Bing per giustificare una certa nostra cautela nel momento in cui ci accingiamo a parlare degli atelier, del loro svolgimento. Legittimamente, infatti, chi legge si aspetterebbe un racconto esauriente di ci\u00f2 che si fa in un atelier di scrittura ispirato all&#8217;esperienza della Bing, con una descrizione minuziosa delle diverse consegne che vengono date e magari con l&#8217;indicazione delle letture di partenze per ogni singola attivit\u00e0 o degli ambiti in cui esse agiscono (ricordo, descrizione, narrazione&#8230;).<br \/>\nIn realt\u00e0 il nostro intento sar\u00e0 quello di illustrare, pi\u00f9 che i dettagli, lo sfondo, perch\u201a la sua conoscenza servir\u00e0 forse a meglio comprendere tutte le valutazioni che seguiranno.<br \/>\nAlla base di questa scelta ci sono due ragioni, entrambe fondamentali: la prima ha a che fare col dissenso che la Bing ha sempre manifestato nei confronti di chi le chiedeva di descrivere i suoi atelier; la seconda \u00e8 pi\u00f9 legata alla difficolt\u00e0 avvertita tutte le volte che abbiamo cercato di spiegare come, in questo metodo, ad una apparente semplicit\u00e0 di forma corrisponda una notevole complessit\u00e0 di contenuti. \u00c8, ci pare, la stessa difficolt\u00e0 di cui parla la Bing stessa nella postfazione alla terza edizione francese di &#8230;ho nuotato fino alla riga:<\/p>\n<p>&lt;&lt;Mi hanno talvolta suggerito di scrivere un libro dove descrivessi nella loro progressione le proposte di scrittura che noi abbiamo elaborato nel corso del tempo. Si dimentica che una proposta di scrittura contiene una consegna non soltanto formale ma emozionale, trasmessa dalla voce, dalla presenza e la poesia personale di un animatore. Questa proposta che fa scoprire ogni volta qualcosa di nuovo, in un momento preciso, non pu\u00f2 trovarsi costretta in un enunciato riproducibile. \u00c8 per questo che qualche cosa in me si rifiuta di scrivere qualsiasi cosa mi sembri assomigliare a un libro di ricette, per quanto ben studiate possano essere; esse si limiterebbero a scimmiottare un sistema e non sarebbero che un inganno. Credo che si possa descrivere il movimento di un&#8217;andatura, la sua filosofia e la sua etica, ma la raccolta dei procedimenti \u00e8 una trappola scolastica che sembra dimenticare la funzione fondamentale dell&#8217;atelier di scrittura, che non pu\u00f2 agire che nello scarto, il silenzio, oserei dire il segreto&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Convinte, anche per personale esperienza, della fondatezza di questa posizione, spendiamo allora alcune parole sul movimento dell&#8217;andatura, sui diversi, semplici passi che occorre fare per arrivare alla meta, iniziando da una sua ridefinizione.<br \/>\nL&#8217;esperienza insegna che ogni qual volta si parli e si scriva di scrittura si devono fare i conti con un&#8217;idea diffusa e radicata: &lt;&lt;la scrittura \u00e8 un dono: che chi l&#8217;ha (avuto) e chi no&gt;&gt;. Il metodo Bing, pur non negando la metafora, rovescia il rapporto, nel senso che fa s\u008d che -chi scrive si doni la scrittura- o anche -si doni alla scrittura&gt;&gt;.<br \/>\nPer arrivare a questa (duplice) meta la strada \u00e8 sin dall&#8217;inizio semplice e necessita di poche indicazioni. L&#8217;occorrente \u00e8 il seguente: un gruppo di circa dieci persone che sappiano leggere e scrivere, una persona che conduce, un tavolo su cui scrivere, carta e penna, alcuni libri ben scelti.<br \/>\nTutto parte, appunto, da un dono. Chi conduce offre la lettura ad alta voce di un brano, pi\u00f9 o meno breve, scelto per motivi diversi: per la struttura, il contenuto, il modo di presentare l&#8217;oggetto trattato, il genere letterario, lo stile dell&#8217;autore, la modalit\u00e0 di scrittura che l&#8217;ha originato&#8230;<br \/>\nDa questa lettura, fatta con agio ma una sola volta, nasce la proposta di scrittura: un elemento del brano letto diventa lo spunto per la scrittura del gruppo. Una scrittura che dovr\u00e0 far sue due regole fondamentali: il rispetto della consegna e il rispetto del tempo (10, 30 minuti&#8230;) dato al gruppo per realizzare individualmente il lavoro.<br \/>\nCosa succede in questo lasso di tempo? Non c&#8217;\u00e8 stata analisi critica del testo letto e non c&#8217;\u0160 tempo per impostare criticamente il testo da scrivere. Dunque, semplicemente, si scrive.<br \/>\nLa consegna ed il tempo &#8211; presunti violatori di libert\u00e0 espressive individuali &#8211; diventano il filo che permette di ritornare dal profondo della scrittura e la bussola che orienta verso la via di casa e che fa dire &#8220;fine&#8221; al viaggio intrapreso. Per iniziare un nuovo viaggio, quello della lettura al gruppo: ogni autore legge agli altri il proprio scritto, offrendosi alla conoscenza altrui e moltiplicando il dono iniziale.<br \/>\nUna nuova lettura ed una nuova consegna avvicineranno ancora di pi\u2014 alla meta finale. Perch\u201a il cammino dell&#8217;atelier si snoda cos\u00ec\u008d, alternando momenti di lettura (di brani propri e altrui) a momenti di scrittura, avendo come guida la persona che conduce e come solidali compagni di viaggio gli altri membri dell&#8217;atelier.<\/p>\n<p><strong>La proposta dell&#8217;atelier di scrittura<br \/>\n<\/strong>La nostra riflessione sul perch\u00e9\u201a e come proporre un atelier di scrittura a degli educatori si \u0160 costruita attraverso varie fasi e l&#8217;apporto di vari elementi: la lettura di scrittori appartenenti ai pi\u00f9 diversi ambiti disciplinari e generi letterari; l&#8217;esperienza, in qualit\u00e0 di corsiste, degli atelier condotti secondo il metodo elaborato da Elisabeth Bing; una successiva fase di messa alla prova, solo tra noi, di consegne note e nuove; la discussione in gruppo.<br \/>\nDel resto, e ci preme sottolinearlo, la relazione \u00e8 stata il luogo centrale dell&#8217;elaborazione della nostra esperienza: la relazione tra noi, che ci ha permesso, negli anni, di mettere a fuoco i nostri desideri rispetto alla scrittura, di cercare le strade per soddisfarli, di valutare l&#8217;efficacia delle esperienze compiute; e la relazione con coloro che hanno partecipato, di volta in volta, ai diversi atelier. Non sembri, questa insistenza sulle relazioni che abbiamo instaurato e che ci sono servite per imparare, una manifestazione personale di puro autocompiacimento, un sottolineare le nostre fortune, le nostre bravure o la giustezza delle nostre intuizioni.<br \/>\nLo scriverne qui \u00e8 innanzitutto un invito alla cautela. Quella che \u00e8 necessaria avere nell&#8217;attivare una situazione, come quella dell&#8217;atelier, in cui sono richiesti una partecipazione emotiva ed un coinvolgimento forte. L&#8217;accettazione reale di una consegna di scrittura nell&#8217;atelier non pu\u00f2 non determinare, infatti, in chi scrive un recupero di propri ricordi, sensazioni, segreti che cercano, attraverso la parola scritta, nuovi modi per uscire e &#8220;ordinarsi&#8221;.<br \/>\nTutto ci\u00f2, inevitabilmente, accade all&#8217;interno di una interazione, complessa e in evoluzione, tra tutti coloro che partecipano all&#8217;atelier, senza distinzione di capacit\u00e0 o di ruolo. In questo contesto, l&#8217;accoglimento dell&#8217;emozione (dei corsisti, o anche di chi conduce e ascolta gli altri dire le proprie emozioni) \u00e8 uno dei cardini di una buona conduzione, accanto a quello, non meno impegnativo, dell&#8217;accettazione delle risposte alla consegna data, anche nella loro forza trasgressiva.<br \/>\nUno dei modi per dimostrare accoglimento e accettazione \u00e8 il richiamo alle richieste specifiche espresse dalla consegna di scrittura data. Nella nostra esperienza, infatti, esso si configura come equilibrato segnale di partecipazione, da parte di chi conduce, a quello che il singolo corsista ha manifestato con la sua emotivit\u00e0 o la sua trasgressione; la forza di un simile (apparentemente semplice) intervento, sta nel fatto che esso, senza giudizi o censure, senza bisogno di attivare difficili e pericolosi interventi di sostegno emotivo o di correzione, rende esplicito il rapporto che chi scrive ha realizzato con la consegna stessa.<br \/>\nDevono infatti essere chiari e sempre presenti due principi: che \u00e8 sempre e comunque la scrittura il tramite della relazione tra i partecipanti all&#8217;atelier e chi conduce; che il ruolo di quest&#8217;ultimo nel gruppo \u00e8 quello di un interlocutore attivo s\u008d, ma misurato, nel senso che la sua &#8220;misura&#8221; \u00e8 data proprio dalla consegna e non dai suoi gusti personali (rispetto agli stili, alle proposte, alle persone&#8230;).<br \/>\nPer questo, e per altri motivi che verranno via via chiariti, la qualit\u2026 delle consegne da proporre in un atelier \u00e8, accanto alle modalit\u00e0 di conduzione, un altro punto forte di attenzione e di &#8220;cura&#8221; per chi si assume la responsabilit\u2026 di attivare un gruppo di scrittura secondo modalit\u00e0 simili a quelle qui descritte. Qualche parola sulle nostre prime esperienze aiuter\u00e0 forse meglio a chiarire come siamo arrivate alle considerazioni che andiamo facendo.<br \/>\nLe prime prove di presentazione di un atelier di scrittura le abbiamo fatte tra noi: un gruppo di persone comunque attive nei confronti della lingua scritta e reciprocamente indulgenti poteva ben sopportare una conduzione incerta, non sicura n\u00e9 del come elaborare una consegna, n\u00e9 dei modi e dei tempi che potevano essere necessari per la sua realizzazione. Il modello era legato alle esperienze di atelier fatte precedentemente: in esse, per\u00f2, chi conduceva aveva un ruolo ben definito dalle sue competenze; il nostro, che andavamo sperimentando, era definito solo dalla nostra buona volont\u00e0 e dalle nostre passioni di lettrici.<br \/>\nUn primo dato di cui ci siamo rese conto quasi immediatamente \u00e8 che la bellezza di un brano letterario (o il piacere che esso genera in noi) non \u00e8 di per s\u00e9\u201a condizione sufficiente perch\u201a ne scaturisca una consegna di scrittura: perch\u201a questo succeda occorre che il brano offra un appiglio, un punto chiaro che lo caratterizzi in un qualche modo e in un qualche senso. Parafrasando la Bing, ci devono essere, pi\u00f9 o meno evidenti, un qualcosa di emozionale, un senso, che cerca di suscitare il desiderio di scrivere, e un qualcosa di costruttivo, un modo, che avvia sul come tentare di scrivere.<br \/>\nSarebbe passato molto tempo prima che ci rendessimo conto di un&#8217;altra fondamentale condizione, che la Bing ha cos\u00ec\u008d esplicitato:<br \/>\n&lt;&lt;Una proposta di scrittura \u00e8 qualcosa di molto delicato, un oggetto da costruire a seconda della situazione precisa in cui si trova [&#8230;] ci possono essere problemi anche con una sola persona, e allora ci si chiede cosa inventare per far lavorare quella persona su quel punto della scrittura e questo far\u2026 lavorare tutti gli altri&gt;&gt;.<\/p>\n<p>La consegna trae spunto, dunque, prima ancora che da un&#8217;idea di scrittura, da una relazione mediata dalla scrittura; una relazione, va ribadito, che non \u00e8 tanto determinata dai rapporti affettivi tra le persone, ma piuttosto dall&#8217;incontro tra il bisogno di espressione di un individuo ed il tentativo di soddisfazione che un altro individuo mette in atto. Ancora la Bing:<br \/>\n&lt;&lt;[&#8230;] ho tentato &#8211; andando per tentativi, giorno per giorno &#8211; di raggiungere per mezzo della scrittura quella che era la loro [dei bambini dell&#8217;Istituto] identit\u00e0, la loro voce, le loro proprie parole, e non le parole imparate, scolastiche&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Chi conduce un atelier ha perci\u00f2 un compito ricco e complesso, che si traduce nella capacit\u2026 di tener fede ad un patto &#8211; di reciproca fiducia e di responsabilit\u00e0 &#8211; con i partecipanti all&#8217;atelier e, quindi, nella capacit\u00e0 di favorire l&#8217;incontro di ciascuno con la propria scrittura e con quella altrui (siano essi grandi autori o compagni di atelier).<br \/>\nQuanto detto finora intende porre l&#8217;attenzione su due fatti centrali e interrelati tra loro: l&#8217;atelier di scrittura secondo il metodo Bing non \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0che chiunque e comunque pu\u00f2 mettere in piedi, n\u00e9 si pu\u00f2 pensare di poter utilizzare l&#8217;atelier per raggiungere scopi che enfatizzano solo l&#8217;uno o l&#8217;altro degli affetti &#8220;altri&#8221; (slegati, cio\u00e8, dalla scrittura) che esso produce.<br \/>\nCi \u00e8 accaduto talvolta, proponendo l&#8217;atelier o pi\u00f9 spesso parlandone, che questo venisse preso quasi come un gioco di gruppo, in cui il &#8220;piacere&#8221; del leggere e scrivere insieme diventava tout court &#8220;divertimento&#8221; ed in cui l&#8217;attenzione per la persona cedeva il passo, equivocamente, all&#8217;esclusiva cura del testo, valutato soprattutto per gli aspetti pi\u00f9 ispirati dall&#8217;ironia o dallo scherzo. Altre volte ci hanno chiesto invece se l&#8217;atelier poteva essere utilizzato, ad esempio, per facilitare o riequilibrare i rapporti all&#8217;interno di un gruppo.<br \/>\nIn tutti questi casi la nostra preoccupazione \u00e8 stata innanzitutto quella di ribadire che non pu\u2022 essere considerato indifferente il modo e soprattutto il motivo per cui si propone ad un gruppo un atelier di scrittura come lo si \u00e8 caratterizzato finora. Come si \u00e8 gi\u00e0 detto, non tutto va bene per tutti, cos\u00ec\u008d come non tutti reagiscono allo stesso modo ad una data proposta.<br \/>\nIn relazione a ci\u00f2, \u00e8 utile esaminare un altro passaggio importante della nostra riflessione sugli atelier di scrittura per educatori, ovverosia la messa a punto degli obiettivi che ci muovevano nel fare questa proposta. Quelli di partenza erano due: offrire il modo di recuperare un&#8217;immagine positiva e sfaccettata della scrittura, facendone sperimentare alcune modalit\u00e0; favorire la riflessione sui propri scritti e su quelli altrui, per evidenziare la plurivocit\u00e0 di risposte al bisogno di espressione e l&#8217;inutilit\u00e0 di un unico modello di riferimento. Ricordiamo che la finalit\u00e0 ultima di un atelier, pi\u00f9 volte riaffermata dalla Bing, \u00e8 permettere a ciascuno di individuare la modalit\u00e0 di scrittura di volta in volta pi\u00f9 adeguata alle proprie necessit\u00e0 d&#8217;espressione, nella piena fedelt\u00e0 a se stessi.<br \/>\nPer raggiungere pienamente questa finalit\u00e0, sostiene ancora la Bing, non basta per\u00f2 semplicemente provare ad esprimersi: occorre lavorare su ci\u00f2 che \u00e8 emerso, per far s\u00ec\u008d che questa primaria espressione si trasformi in un Testo, dotato di potenza e completezza semantica, e riconosciuto come tale sia da chi l&#8217;ha scritto, che da chi lo legge. Si viene dunque a definire il lavoro d&#8217;atelier come composto di queste due fasi fondamentali, in cui la prima (l&#8217;espressione) trova il suo pieno senso nella seconda (il lavoro sul testo), che sola garantisce a chi scrive di riuscire a raggiungere la propria scrittura.<br \/>\nPartendo da queste premesse, nel momento in cui abbiamo deciso di proporre agli educatori in formazione un atelier di scrittura secondo il metodo Bing ci siamo trovate di fronte ad un dubbio: possiamo chiedere ai nostri interlocutori &#8211; che non scelgono l&#8217;atelier, ma lo trovano obbligatoriamente inserito nel corso di formazione &#8211; un impegnativo lavoro di ricerca sul proprio stile di scrittura senza che da loro ci sia mai venuta una richiesta esplicita in tal senso? E che funzione pu\u00f2 avere un lavoro sul testo come la Bing lo intende (soprattutto orientato in senso stilistico-letterario) per degli educatori il cui rapporto con la scrittura \u00e8 per lo pi\u00f9 legato a specifici momenti istituzionali?<br \/>\nCi sembrava che il principale compito di una formazione in quell&#8217;ambito dovesse consistere fondamentalmente in due cose: venire incontro ai bisogni degli educatori di accedere ad un mezzo espressivo gi\u00e0 noto, ma mai pienamente ed efficacemente utilizzato; attuare con loro una riflessione che tenesse conto degli aspetti pi\u00f9 strutturali, ma anche meno studiati\/elaborati, della scrittura professionale, cardine di tutte le loro attivit\u00e0 di documentazione, osservazione, relazione con le istituzioni&#8230;<br \/>\n\u00c8 in base a queste considerazioni, e nel rispetto degli obiettivi sopra esposti, che abbiamo preso la decisione di proporre innanzitutto agli educatori la prima fase dell&#8217;atelier, rimandando ad un momento successivo (di solito il secondo anno di formazione) un lavoro di ricerca sulla scrittura prodotta in ambito professionale. In tal modo si \u00e8 venuto a realizzare un percorso che, partendo dalla valorizzazione delle capacit\u00e0 e risorse individuali e tenendo conto, successivamente, delle diverse necessit\u00e0 dei servizi, tende ad ipotizzare modalit\u00e0 di scrittura professionale pi\u00f9 capaci di tenere insieme il singolo educatore, la sua relazione con gli utenti e la sua funzione istituzionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Angela Chiantera e Emanuela Cocever La scrittura, in quanto rappresentazione, \u00e8 un&#8217;occasione di elaborazione dell&#8217;esperienza. 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