{"id":6767,"date":"2026-03-04T11:01:07","date_gmt":"2026-03-04T10:01:07","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6767"},"modified":"2026-03-04T11:01:07","modified_gmt":"2026-03-04T10:01:07","slug":"14-racconti-del-centro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6767","title":{"rendered":"14. Racconti del centro"},"content":{"rendered":"<p>di Davide Rambaldi<\/p>\n<p>Educatori che raccontano il proprio lavoro, e scrivono dei propri utenti, in diari, relazioni, nei progetti educativi, nei libri delle consegne. Probabilmente non esiste un linguaggio specifico degli educatori, un linguaggio tecnico, anche se a qualcuno potrebbe venire la voglia di fondarne uno (ma \u00e8 proprio cos\u008d necessario? La legittimit\u00e0 non pu\u00f2, deve, venire da altro?).<br \/>\nDel resto, gli articoli sull&#8217;argomento che abbiamo pubblicato in questo numero, sono scritti tutti da educatori e sono scritti con un linguaggio e uno stile molto diverso.<br \/>\nQuesto pu\u00f2 dipendere in parte dalla persona che scrive, in parte da che cosa si deve scrivere. Probabilmente, anche, l&#8217;educatore \u00e8 chiamato ad esprimersi con modi diversi, suggeriti dal contesto, dal destinatario.<br \/>\nUn altro modo per farlo \u00e8 quello che ora vi proponiamo. Qui si passa al racconto del proprio lavoro in forma letteraria, creativa e l&#8217;utilit\u00e0 e l&#8217;importanza di questo genere \u00e8 subito evidente.<br \/>\nI particolari, i singoli episodi da cui prendono piede queste narrazioni possono spiegare bene che cosa sia il lavoro di un educatore, chi siano quegli uomini e quelle donne che chiamiamo utenti, che senso abbia tutto questo.<\/p>\n<p><strong>Franchino<br \/>\n<\/strong>Era la dannazione di Pelle di Seta, Franchino.<br \/>\nSe lo sognava di notte. Che la picchiava. Che la guardava con quei suoi occhi furbi e dolci e imprevedibilmente la colpiva, e lei si svegliava sudata, Pelle di Seta, col batticuore e il fiatone, sul letto, come se avesse corso.<br \/>\nGiustamente Pelle di Seta la dette su. Era, come tanti, educatrice per sbaglio. Ora fa la postina ed \u00e8 pi\u00f9 contenta. Nessuno la picchia e per Natale le danno le mancie.<br \/>\nCon Fabio Franchino non ci pensava neanche un po&#8217; di colpirlo. Bastava che Fabio alzasse lo sguardo e lui, un attimo prima, si fermava. Neanche a dirlo, Fabio non l&#8217;aveva mai toccato se non per giocare e fare i covini. Eppure Franchino aveva timore di lui. Gli premeva troppo la relazione. Chiss\u00e0 che Fabio non si arrabbiasse poi, davvero, e quindi perch\u201a essere cos\u008d matto da picchiarlo, cos\u008d poco furbo? Come dicevano i maestri dell&#8217;Ecole de Bonneuil: non si \u00e8 mai matti 24 ore al giorno (come non si \u00e8 mai sani). Era meglio giocare con Fabio, cantare e ascoltare la musica, fare gli scherzi e saltare.<br \/>\nEccoli al fiume. Loro due, altri ragazzi e operatori pi\u00f9 in l\u00e0; vacanza estiva: come si sta bene! lontano da casa, dalla noia dei giorni sempre uguali, con gli educatori tutti per s\u00e9\u201a: che spasso! Fanno dei giochi Franchino e Fabio, si divertono con la sabbia, si spruzzano l&#8217;acqua, si rincorrono sui sassi.<br \/>\nOra Fabio prende il sole e si asciuga; Franchino di fianco continua a pastrocciare col fango. Si mette a massaggiargli la schiena, tenero, ad accarezzarlo con le mani sporche. Fabio \u00e8 contento ma sente un po&#8217; puzza.<br \/>\n&#8220;Cosa fai Franchino?&#8221;<br \/>\nMa \u00e8 troppo tardi. Franchino lo ha spalmato di cacca, la sua cacca, un lavoro profondo, bello e pulito.<br \/>\nCi sono molti modi per esprimere l&#8217;affetto.<br \/>\nCerto questo \u00e8 uno dei pi\u00f9 puzzolenti.<\/p>\n<p><strong>Valentina<br \/>\n<\/strong>Valentina fa sempre le stesse domande e non ascolta le risposte.<br \/>\nHa uno sguardo bonario e assente, due occhi azzurri e dolci e pare sempre sulle nuvole. \u00c8 difficile farle fare qualcosa perch\u201a anche quando la fa Valentina si distrae e si mette a fare qualcos&#8217;altro: guardarti e farti qualche domanda.<br \/>\nA teatro Valentina \u00e8 stata bravissima invece. C&#8217;era il pubblico che applaudiva, che avrebbe applaudito ancora, eppure \u00e8 rimasta concentrata e ha fatto quel che doveva fare, e non si \u00e8 fermata a guardare tra il pubblico se riconosceva qualcuno e non ha salutato con la mano e non si \u00e8 immobilizzata sul palcoscenico fino a che qualcuno non la portasse via. Valentina \u00e8 stata bravissima.<br \/>\nIl giorno dopo lo spettacolo ho incontrato sua madre. Mi ha detto che un neuropsichiatra che ha seguito Valentina per tanti anni alla fine dello spettacolo l&#8217;ha abbracciata senza che lei se lo aspettasse e aveva gli occhi pieni di lacrime.<br \/>\nHo pensato che era commosso per lo spettacolo, per Valentina, per la madre, per lui stesso, per gli anni di lavoro attorno ad una persona handicappata che non si buttano e non si devono buttare via mai.<br \/>\nA casa, la sera, non riuscivo a dimenticare la gioia e l&#8217;emozione negli occhi della madre di Valentina. Cos\u008d ho scritto come sono andate le cose.<\/p>\n<p><strong>Sporco\/pulito<br \/>\n<\/strong>&#8220;Puzza?&#8221;<br \/>\n&#8220;No, non puzza.&#8221;<br \/>\n&#8220;Puzza.&#8221;<br \/>\n&#8220;Non puzza.&#8221;<br \/>\nRenzo mi offre da annusare la maglia che indossa da un&#8217;ora. Pulita.<br \/>\n&#8220;Puzza, puzza&#8221; con l&#8217;aria di chi sa il fatto suo.<br \/>\n&#8220;Cazzo Renzo: non puzza! Te la sei appena messa!&#8221;<br \/>\nSe la sta gi\u00e0 cavando.<br \/>\nLo fermo. Gli spiego per l&#8217;ennesima volta che non puzza la maglietta, che se l&#8217;\u00e8 appena messa, che era pulita perch\u00e9\u201a stava piegata dentro la valigia e lui si era appena fatto la doccia e tutto era esattamente come doveva essere.<br \/>\nSembra convinto.<br \/>\nUn po&#8217; di tranquillit\u00e0. Stasera si esce. Ci si fa belli! In discoteca a ballare!<br \/>\nMi faccio una doccia. Canticchio. Esco. Non c&#8217;\u00e8 l&#8217;accappatoio. Tutto bagnato entro in camera. Lo cerco. Non lo trovo.<br \/>\n&#8220;Renzo, hai visto il mio accappatoio?&#8221;<br \/>\n&#8220;Puzzava.&#8221;<br \/>\nRidiamo almeno cinque minuti, a crepapelle, prima che riesca a recuperarlo, maleodorante, dal cesto della roba sporca.<\/p>\n<p><strong>Pietro e il perfido Beppe<br \/>\n<\/strong>Pietro \u00e8 un down meraviglioso e grasso che organizza il suo tempo libero &#8211; in quello non libero lavora &#8211; nell&#8217;architettare infinite trasgressioni pi\u00f9 o meno innocenti.<br \/>\nPietro ha per\u00f2 un persecutore: il perfido Beppe, un mattacchione psicotico e anch&#8217;egli grasso che per un misterioso motivo ce l&#8217;ha su con lui.<br \/>\nIl perfido Beppe perseguita Pietro in vari modi: minacciandolo fisicamente ma soprattutto denunciando alle autorit\u00e0 &#8211; operatori e familiari &#8211; le sue trasgressioni.<br \/>\nMemorabile in questo senso fu quella volta che tornando a casa dal mare, appena scesi dal pulmino, il perfido Beppe trov\u00f2 il modo di dire a sua madre che Pietro mi aveva tirato la sabbia negli occhi. La madre mi guard\u00f2. In effetti avevo una biglia insanguinata al posto di un occhio.<br \/>\nPart\u00ec\u008d un ceffone che si stamp\u00f2 tra collo e guancia (grassi) del povero Pietro, con un busso che rimbomb\u00f2 tra i caseggiati, mentre il perfido Beppe sogghignava mefitico strofinandosi le mani.<br \/>\nDevo ammettere che anche noi trattenemmo a stento le risa.<br \/>\nDa tempo Pietro evita la compagnia del perfido Beppe e noi operatori evitiamo quando possibile di mescolarli.<br \/>\nAnche quando non c&#8217;\u00e8 per\u00f2, il perfido Beppe \u00e8 un incubo cos\u008d presente nella vita di Pietro che non pu\u00f2 e non vuole sentirlo neanche nominare. Appena qualcuno accenna il suo nome, Pietro esclama: &#8220;Non dire! D\u00ec\u008d lu\u00e0!&#8221;, essendo incapace di dire luil\u00e0.<br \/>\nNoi operatori abbiamo ormai adottato questa strategia per la nostra vita. Chi non ha un persecutore prima o poi?<br \/>\nE come Pietro diciamo: &#8220;Non dire! D\u00ec lu\u00e0!&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Rambaldi Educatori che raccontano il proprio lavoro, e scrivono dei propri utenti, in diari, relazioni, nei progetti educativi, nei libri delle consegne. Probabilmente non esiste un linguaggio specifico degli educatori, un linguaggio tecnico, anche se a qualcuno potrebbe venire la voglia di fondarne uno (ma \u00e8 proprio cos\u008d necessario? 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