{"id":6781,"date":"2026-03-04T12:27:46","date_gmt":"2026-03-04T11:27:46","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6781"},"modified":"2026-03-04T12:27:46","modified_gmt":"2026-03-04T11:27:46","slug":"6-lunico-contratto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6781","title":{"rendered":"6. L&#8217;unico contratto"},"content":{"rendered":"<p>di Viviana Bussadori<\/p>\n<p>Solo l&#8217;80% degli educatori lavora con uno dei sette contratti nazionali eistenti: nel centor-sud i maggiori problemi di tutela economica: 1. 800. 000 lire al mese per un educatore che lavora in uyna associazione. 1. 400. 000 per chi lavora in una cooperativa. L&#8217;esigenza di arrivare ad un unico contratto nazionale. Intervista a Mauro Alboresi.<br \/>\nSette contratti nazionali per i 230.000 lavoratori del settore socio sanitario assistenziale educativo: 70.000 impiegati nell&#8217;ambito cooperativo, gli altri in quello associazionistico. Un piccolo esercito composto soprattutto da educatori e assistenti di base che, secondo le stime dei sindacati, potrebbe raggiungere nel giro di qualche anno le 3-400.000 unit\u00e0.<br \/>\nMa, forse ancora pi\u00f9 che in altri settori, la situazione italiana si presenta con forti disparit\u00e0 tra regione e regione sia sul versante dell&#8217;applicazione dei contratti che su quello dei percorsi formativi. Per tracciare un quadro di insieme abbiamo intervistato Mauro Alboresi, sindacalista della Funzione pubblica della CGIL nazionale, da moltissimi anni impegnato su questo fronte.<\/p>\n<p><strong>Percentualmente quanti dei 230.000 operatori del settore socio sanitario assistenziale educativo privato sono oggi tutelati da uno dei sette contratti esistenti? E perch\u00e9 alcune realt\u00e0 non hanno ancora applicato un contratto nazionale? Nel complesso possiamo parlare dell&#8217;80% dei lavoratori con un contratto nazionale?<br \/>\n<\/strong>Dove il contratto non \u00e8 ancora applicato non si pu\u00f2 parlare solo di una responsabilit\u00e0 dei datori di lavoro, associazioni e cooperative. In parte infatti dipende anche dalle scelte politiche compiute dalle diverse amministrazioni. Mi riferisco ad esempio alla scarsa programmazione e controllo del rapporto pubblico-privato in primo luogo sul versante del rapporto convenzionato. Da tempo stiamo lavorando affinch\u00e9 il rispetto dei contratti nazionali di settore siano posti al centro del rapporto di convenzione. Diventino insomma una delle discriminanti, accanto ad altri parametri, per potere accedere al rapporto convenzionato. Oggi questo accade solo in alcune limitate realt\u00e0 mentre in molti altri casi ci troviamo di fronte ad un servizio pubblico che legittima la corsa al ribasso.<\/p>\n<p><strong>Quali disparit\u00e0 esistono a livello nazionale? Ci sono aree in cui la regolare applicazione dei contratti \u00e8 particolarmente disattesa?<\/strong>\u00c8 prevalentemente nel centro-sud che si registra una carenza di riferimenti contrattuali. Dal Lazio, Abruzzo, Umbria in gi\u00e0, incluse Sardegna e Sicilia, abbiamo certamente maggiori problemi per tutelare i lavoratori sia sul piano economico che normativo. Ci sono insomma regioni dove i contratti sono stati applicati, altre dove addirittura sono stati fatti degli accordi integrativi, e altre dove, ad esempio il contratto cooperativo, \u00e8 largamente inapplicato. Questo deriva talvolta da una tendenza all&#8217;autorappresentativit\u00e0 delle singole realt\u00e0 cooperative. Nel senso che noi facciamo fatica a rappresentarle e la stessa difficolt\u00e0 la incontrano persino le centrali cooperative.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 si \u00e8 venuta a determinare questa situazione di disomogeneit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>Dipende dalle caratteristiche tipiche di questo settore. Il versante associazionistico ha teso ad esempio a supplire a carenze pubbliche sul piano della gestione dei servizi. Dall&#8217;altra parte c&#8217;\u00e8 stato un soggetto pubblico che ha teso a delegare completamente al privato la gestione di determinati servizi. Pensiamo ad esempio all&#8217;Aias che in Sicilia ha pi\u00f9 di 4.000 addetti e, di fatto, il monopolio di tutti i servizi di riabilitazione.<br \/>\nLa delega da parte del pubblico avviene a volte nei confronti di un privato autorganizzato e che ha come fine la tutela dei propri iscritti, ma che altre volte si pone anche sul piano commerciale e quindi con finalit\u00e0 di lucro.<\/p>\n<p><strong>Quali soluzioni state approntando per sanare questa situazione di disomogeneit\u00e0 e i rischi di corsa al ribasso delle convenzioni?<br \/>\n<\/strong>La strada \u00e8 quella di una legislazione, sia a livello nazionale che territoriale, che sancisca l&#8217;obbligatoriet\u00e0 di determinati riferimenti tra cui l&#8217;applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro. L&#8217;obiettivo \u00e8 fare si che la concorrenza all&#8217;interno di questo settore non avvenga pi\u00f9, come accade oggi, sul piano dei costi, ma sul piano della capacit\u00e0 progettuale e gestionale. Vogliamo mettere in concorrenza il soggetto pubblico e il soggetto privato, i vari soggetti di quest&#8217;area privata e lo vogliamo fare sul piano della capacit\u00e0 progettuale e gestionale. La rincorsa sul piano dei costi mortifica le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici e mortifica le esigenze dell&#8217;utenza.<\/p>\n<p><strong>I sette contratti nazionali attualmente esistenti sono in taluni casi piuttosto diversi tra di loro, pensiamo ad esempio ad un confronto tra il contratto Anffas e quello cooperativo. Non pu\u00f2 essere anche questa disparit\u00e0 una causa della corsa al ribasso?<br \/>\n<\/strong>La situazione attuale rispetto ai contratti \u0160 il risultato di una precisa politica contrattuale, fatta a suo tempo da CGIL CISL e UIL; quella di prevedere per le realt\u00e0 cooperative, nei diversi settori di riferimento, specifici contratti collettivi nazionali di lavoro. Quindi ogni settore cooperativo, dal socio sanitario assistenziale educativo a quello commerciale, ha uno specifico contratto di lavoro.<br \/>\nAccanto a tale scelta vi \u00e8 la storia contrattuale delle altre realt\u00e0: Anffas, Aias, Avis hanno applicato, prima di arrivare al loro contratto nazionale, i contratti pi\u00f9 disparati; solo per l&#8217;Anffas vi erano 28 riferimenti diversi. Abbiamo dovuto quindi procedere per gradi: omogeneizzare le singole realt\u00e0 al loro interno definendo singoli contratti nazionali. Oggi l&#8217;obiettivo \u00e8 quello di renderli tra di loro, nel rispetto delle singole specificit\u00e0, sostanzialmente omogenei. Il passaggio successivo sar\u00e0 quello di arrivare ad un unico contratto di lavoro per tutto il settore socio assistenziale educativo.<\/p>\n<p><strong>Quindi includendo anche il settore cooperativo?<br \/>\n<\/strong>Occorre ripensare allo specifico cooperativo e lavorare per inserirlo all&#8217;interno di questo contesto. Dobbiamo arrivare ad un unico contratto da porre al centro del rapporto di convenzione, per garantire condizioni di uguaglianza e spostare la competitivit\u00e0 dal costo alla capacit\u00e0 progettuale e gestionale.<\/p>\n<p><strong>Attualmente quali sono gli elementi omogenei e quelli disomogenei nella parte economica e in quella normativa tra i sette contratti?<\/strong><br \/>\nCi sono molti riferimenti comuni tra alcuni di questi contratti; sicuramente tra Anffas, Avis, Aias e tra questi e il contratto Uneba-Anaste. Vi sono ovviamente anche molte similitudini con il contratto dell&#8217;Agidae e delle cooperative. Indubbiamente i primi che abbiamo citato sonno maggiormente simili tra loro.<\/p>\n<p><strong>Per fare qualche esempio?<br \/>\n<\/strong>Potrei citare l&#8217;articolazione dell&#8217;orario di lavoro, le modalit\u00e0 di assunzione e di risoluzione del rapporto di lavoro, le ferie, la regolamentazione dei permessi e delle aspettative, l&#8217;inquadramento del personale e le conseguenti retribuzioni; tra contratto Aias, Avis e Anffas ci sono, sotto questi aspetti, molti elementi in comune.<\/p>\n<p><strong>Quindi, per essere concreti, un educatore qualificato di una di queste tre associazioni, quanto percepisce mensilmente?<\/strong><br \/>\nLo stipendio per un educatore professionalizzato si aggira attorno a 1.800.000 lire al mese; \u00e8 sostanzialmente lo stesso stipendio percepito dalla stessa figura che lavora nell&#8217;ente locale e nella sanit\u00e0. Poi intervengono altri elementi che sono diversi tra pubblico e privato come l&#8217;incentivazione alla produttivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 invece lo stipendio dello stesso educatore se lavora per una cooperativa o per l&#8217;Agidae?<\/strong><br \/>\nAttorno a 1.400.000-1.500.000 al mese.<\/p>\n<p><strong>Tra i sette contratti, uno solo, quello cooperativo, \u00e8 scaduto praticamente da un anno. A quando il rinnovo e con quali novit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>Abbiamo definito la piattaforma che abbiamo proposto alle centrali cooperative e che vogliamo si traduca in un nuovo contratto di lavoro. Ci sono differenze molto rilevanti con il contratto attuale e questo perch\u00e9 l&#8217;obiettivo \u00e8 quello di allineare il settore cooperativo con le altre realt\u00e0. Le differenze sono notevoli perch\u201a notevoli sono oggi i problemi presenti all&#8217;interno di queste realt\u00e0 in rapporto alle altre.<\/p>\n<p><strong>Qualche esempio delle cose che proponete di cambiare?<br \/>\n<\/strong>Per la malattia ad esempio proponiamo la tutela al 100% per tutto il periodo. Dal punto di vista dell&#8217;inquadramento abbiamo l&#8217;esigenza di reinquadrare il personale per arrivare ad una maggiore omogeneit\u00e0. Inoltre, all&#8217;interno di questo diverso inquadramento, dobbiamo fare adeguamenti economici perch\u00e9 i livelli retributivi siano sostanzialmente gli stessi presenti nelle realt\u00e0 similari.<br \/>\nOccorre poi garantire alla forza lavoro femminile, che fra l&#8217;altro \u00e8 preponderante, l&#8217;integrazione al 100% della retribuzione durante il periodo di maternit\u00e0.<br \/>\nTendiamo insomma a recuperare quei limiti che abbiamo registrato la volta precedente e che non si pu\u00f2 pensare di mantenere cos\u00ec\u008d. Occorre una adeguata valorizzazione delle figure professionali centrali, l&#8217;assistente e l&#8217;educatore, per le quali non possiamo continuare a pensare ai trattamenti odierni.<\/p>\n<p><strong>Il contratto cooperativo non \u00e8 ancora rinnovato, e quindi allo stato attuale \u00e8 molto diverso dal punto di vista economico; intanto per\u00f2 alcune aziende Usl, \u00e8 il caso di Bologna, sono partite con le gare d&#8217;appalto. Non c&#8217;\u00e8 un problema di tempi non coincidenti?<\/strong><br \/>\nSicuramente il quadro \u00e8 molto complesso. Inoltre manca un riferimento legislativo a livello nazionale e spesso anche a livello delle singole Regioni; quindi \u00e8 difficile avere un momento, una sorta di ora-x, rispetto alla quale potere determinare da un lato gli schemi di convenzione e dall&#8217;altra parte i rinnovi dei contratti di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Quali sono comunque i tempi per il rinnovo del contratto cooperativo?<\/strong><br \/>\nA fine marzo parte la trattativa con le centrali cooperative; lavoreremo per giungere in tempi rapidi alla definizione. L&#8217;ipotesi che posso fare \u00e8 da qui alle ferie estive.<\/p>\n<p><strong>Se la piattaforma dovesse passare cos\u00ec\u008d ci sarebbe una profonda modificazione degli equilibri attuali&#8230;<\/strong><br \/>\nIndubbiamente. Ma il nostro scopo \u00e8 proprio un riassetto del mondo cooperativo e una sua qualificazione. Se per fare questo dobbiamo passare anche attraverso una modifica radicale degli attuali equilibri, siamo disponibili a farlo.<\/p>\n<p><strong>Per concludere, quali sono le prospettive nel settore socio sanitario assistenziale educativo?<br \/>\n<\/strong>Dal punto di vista sindacale pensiamo ad una valorizzazione del terzo settore che oggi rappresenta una risorsa nel processo di riforma dello stato sociale. Pensiamo ad un terzo settore che non operi in prospettiva solo attraverso rapporti di convenzione, ma che sappia trovare in s\u00e9, attraverso strumenti legislativi di sostegno, le risorse per potersi porre nei confronti delle esigenze di questa societ\u00e0.<br \/>\nPensiamo ad un terzo settore che in futuro trarr\u00f2 le risorse anche da interventi diretti dell&#8217;utenza, con un atteggiamento che non \u00e8 quello di fare pagare all&#8217;utenza i servizi, quanto quello di mettere l&#8217;utenza nella condizione di potere costruire servizi a misura dei propri bisogni.<br \/>\nPensiamo ad una economia sociale che vorremmo riuscire a sviluppare all&#8217;interno di questa realt\u00e0. In quest&#8217;ottica il contratto unico del settore rappresenta un importante strumento di governo e di qualificazione del terzo settore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Viviana Bussadori Solo l&#8217;80% degli educatori lavora con uno dei sette contratti nazionali eistenti: nel centor-sud i maggiori problemi di tutela economica: 1. 800. 000 lire al mese per un educatore che lavora in uyna associazione. 1. 400. 000 per chi lavora in una cooperativa. L&#8217;esigenza di arrivare ad un unico contratto nazionale. 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