{"id":6783,"date":"2026-03-04T12:41:25","date_gmt":"2026-03-04T11:41:25","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6783"},"modified":"2026-03-04T12:41:25","modified_gmt":"2026-03-04T11:41:25","slug":"8-lauree-e-diplomi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6783","title":{"rendered":"8. Lauree e diplomi"},"content":{"rendered":"<p>di Bibi Forti<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la formazione il panorama si presenta non omogeneo, sia per i conteunuti dei corsi sia per la loro distribuziuione sul territorio nazionale. Mentre la laurea breve, di cui si parla da qualche anno, \u00e8 rimasta sualla carta, diversi Atenei hanno invece avviliato dei corsi di laurea. Il rischio della &#8220;concorenza&#8221; tra diversi titoli.<br \/>\nNegli ultimi anni si sono registrate forti modificazioni nel sistema dei servizi alla persona sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Basti citare la nascita di nuovi bisogni e la corrispondente creazione di nuove e pi\u00f9 specifiche figure professionali.<br \/>\nSi tratta di cambiamenti che non possono non interagire con il piano della formazione: ma qui, purtroppo, il panorama si rivela disomogeneo, sia dal punto di vista dei contenuti che da quello della distribuzione, sul territorio nazionale, delle opportunit\u00e0.<br \/>\nMa andiamo con ordine. Occorre innanzitutto distinguere, per chiarezza, tra i percorsi destinati agli assistenti e quelli per gli educatori.<br \/>\nSolo 13 le regioni italiane dove viene fatta formazione per assistenti: primo squilibrio. (Naturalmente ci riferiamo sia alla prima formazione che alla riqualificazione sul lavoro).<br \/>\nRispetto all&#8217;organizzazione dei corsi invece si va da un minimo di 600 ore annue ad un massimo di 3.000 (queste ultime nella provincia autonoma di Bolzano). Secondo squilibrio, visto che tutto questo serve per formare la medesima figura professionale.<\/p>\n<p>Solo undici regioni fanno formazione<br \/>\nUndici invece le regioni dove esiste, o \u00e8 esistita, la formazione per gli educatori, sempre suddivisa tra prima formazione, il triennio, e qualificazione sul lavoro, il biennio. Per quest&#8217;ultima c&#8217;\u00e8 da precisare che le regioni che si sono attivate sono state fino ad oggi solo 4, mentre tutte le altre non si sono mai poste il problema.<br \/>\nL&#8217;uso del tempo passato \u00e8 invece d&#8217;obbligo per la prima qualificazione visto che i corsi triennali non possono pi\u00f9 esistere dall&#8217;1\/1\/1996 a seguito dei decreti legge n. 502\/92 e n. 517\/93. Infatti le due regioni che avevano avanzato richiesta al ministero della Sanit\u00e0 (Liguria e Emilia Romagna) per avviare nuovi corsi triennali si sono viste bocciare le loro richieste in quanto incoerenti con le disposizioni legislative.<br \/>\nPerch\u00e9, viene ovvio chiedersi, sospendere questi corsi?<br \/>\n&#8220;Ci troviamo &#8211; spiega Mauro Alboresi, della CGIL-FP nazionale, &#8211; in una fase di transizione dal vecchio al nuovo modello formativo. In realt\u00e0 adesso \u00e8 tutto bloccato perch\u00e9 manca un decreto del ministero della Sanit\u00e0 che sancisca giuridicamente la figura dell&#8217;educatore professionale e, parallelamente, definisca un percorso formativo mirato. Tutto questo &#8211; conclude Alboresi &#8211; in coerenza con quello che \u00e8 gi\u00e0 accaduto per altre figure professionali, dai terapisti della riabilitazione alle assistenti sociali&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Diploma universitario o laurea?<\/strong><br \/>\nMa il quadro della formazione per gli operatori non \u00e8 ancora completo. Occorre chiarire innanzitutto che i percorsi formativi regionali portano al conseguimento del diploma universitario; stesso risultato per le scuole dirette a fini speciali e per il percorso universitario per operatore socio-psico-pedagogico, la famosa laurea breve, di cui si parla da qualche anno ma che \u00e8 fino ad oggi rimasto sulla carta.<br \/>\nCi\u00f2 che invece non \u00e8 rimasto sulla carta \u00e8 il diploma di laurea: diversi atenei hanno infatti avviato corsi universitari di laurea. Anzi, proprio in quest&#8217;anno accademico verranno sfornati i primi educatori laureati.<br \/>\nRiassumiamo dunque la situazione che si fa sempre pi\u00f9 intricata: da un lato esiste il diploma universitario (scuole dirette, corsi regionali, lauree brevi) che per\u00f2 non \u00e8 stato ancora riconosciuto dal ministero della Sanit\u00e0 quale titolo abilitante per l&#8217;esercizio della professione.<br \/>\nDall&#8217;altro lato il diploma di laurea che porter\u00e0 gi\u00e0 dal 1996 sul mercato del lavoro educatori professionali laureati.<br \/>\nQuest&#8217;ultima \u00e8 una scelta che ha incontrato forti critiche da parte dei sindacati e dell&#8217;Anep, l&#8217;Associazione Nazionale degli Educatori Professionali.<br \/>\n\u00c8 ancora Mauro Alboresi a darci una dettagliata spiegazione dei perch\u00e9 di questa opposizione.<br \/>\n&#8220;I sindacati, l&#8217;Anep e le realt\u00e0 regionali che fino ad oggi hanno fatto formazione per questa figura professionale, sono assolutamente contrarie al diploma di laurea &#8211; puntualizza. Sostenere la laurea per il rapporto diretto con l&#8217;utenza prima di tutto contravviene a quegli orientamenti che hanno investito l&#8217;insieme delle altre figure professionali, terapisti della riabilitazione, tecnici di laboratorio e di radiografia, assistenti sociali. Secondariamente, ed \u00e8 pi\u00f9 grave, rischia di non offrire neppure una prospettiva a quelli che dovessero un domani operare come educatori nei servizi. Oggi non c&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 &#8211; spiega Alboresi &#8211; di inserire laureati come educatori professionali nei servizi per il semplice fatto che nelle piante organiche non sono previste figure laureate con funzioni di rapporto diretto con l&#8217;utenza. Il risultato sar\u00e0 che queste persone saranno semplicemente dei laureati disoccupati.<br \/>\nL&#8217;incongruenza \u00e8 talmente chiara che, paradossalmente, persino l&#8217;universit\u00e0 nei bandi di iscrizione ai corsi di laurea in Scienze dell&#8217;Educazione ad indirizzo educatore professionale specifica che al momento non \u00e8 previsto nella sanit\u00e0 l&#8217;inserimento di queste figure&#8221;.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Un rapporto complementare&#8221;<\/strong><br \/>\nPer questi motivi la strada suggerita da sindacati e Anep \u00e8 quella di privilegiare il diploma universitario, indirizzato sul versante tecnico pratico e prevalentemente orientato al rapporto diretto con l&#8217;utenza. La laurea, maggiormente orientata dal punto di vista scientifico culturale, \u00e8 invece rivolta a funzioni di dirigenza, coordinamento, ricerca e formazione.<br \/>\nSecondo Alboresi a questo punto &#8220;Il rapporto tra i due percorsi non pu\u00f2 che essere di complementariet\u00e0; questo anche per scongiurare il rischio di introdurre elementi di rincorsa emulativa non giustificati, soprattutto in rapporto ai modelli organizzativi necessari&#8221;.<br \/>\nRimane comunque, a monte di tutto, il nodo principale che \u00e8 rappresentato dall&#8217;atteso decreto legislativo che, qualora individuasse proprio nel diploma universitario il titolo abilitante all&#8217;esercizio della professione educativa, priverebbe di qualunque efficacia il diploma di laurea. &#8220;In questa eventualit\u00e0 &#8211; spiega ancora Mauro Alboresi &#8211; la laurea diventerebbe un titolo con esclusiva valenza culturale; non servirebbe insomma per esercitare la professione di educatore; sarebbe come un medico che volesse fare l&#8217;infermiere&#8221;.<br \/>\n&#8220;Ci sono molte figure professionali laureate &#8211; prosegue Alboresi &#8211; che non per questo godono, ad esempio, di una lettura attenta da parte della societ\u00e0. Oggi occorre porre l&#8217;accento su che cosa \u00e8 l&#8217;educatore professionale e su quali bisogni interviene; dobbiamo cercare di coinvolgere l&#8217;opinione pubblica attorno alla valenza di questa professionalit\u00e0 e di questa funzione. L&#8217;assistente dei servizi tutelari, che non sar\u00e0 mai laureato, \u00e8 forse una figura che non dobbiamo valorizzare, che dobbiamo pensare non sufficientemente utile o comunque facilmente sostituibile?&#8221;.<br \/>\nOggi nell&#8217;immaginario collettivo educatore e assistente sono ancora visti come persone dotate di buona volont\u00e0; questo deve cambiare sottolineando fortemente la professionalit\u00e0 di interventi qualificati e funzionali a rispondere a bisogni rilevanti nella societ\u00e0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bibi Forti Per quanto riguarda la formazione il panorama si presenta non omogeneo, sia per i conteunuti dei corsi sia per la loro distribuziuione sul territorio nazionale. 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