{"id":6786,"date":"2026-03-04T12:59:35","date_gmt":"2026-03-04T11:59:35","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6786"},"modified":"2026-03-06T11:52:11","modified_gmt":"2026-03-06T10:52:11","slug":"10-titoli-e-crediti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6786","title":{"rendered":"10. Titoli e crediti"},"content":{"rendered":"<p>di Massimo Ricci Baldini<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 da considerare come un pericoloso equivoco lo schema mentale\u00a0 che riserva all&#8217;educatore laureato ruoli esclusivamente dirigenziali, affidadando ad altre figure non ben definite la quotidianit\u00e0: \u00e8 importante invece sottolineare, che ai ruoli dirigenziali si potr\u00e0 accedere, proseguendo con il lavoro&#8221;. Intervista ad Andrea Canevaro<\/p>\n<p><strong>Ad Andrea Canevaro, docente del Dipartimento di Scienze dell&#8217;Educazione dell&#8217;universit\u00e0 di Bologna, persona sempre attenta alle questioni relative all&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;educatore, autore tra l&#8217;altro del volume &#8220;La formazione dell&#8217;educatore professionale&#8221; (La Nuova Italia, 1991), chiediamo innanzitutto un commento sui problemi che verosimilmente incontreranno i primi laureati, previsti per l&#8217;estate &#8217;96, nell&#8217;indirizzo per &#8220;educatori professionali&#8221; del corso di laurea in Scienze dell&#8217;Educazione.<\/strong><br \/>\nIl Dipartimento ha compiuto una scelta precisa, non richiedendo al Ministero l&#8217;attivazione dei diplomi universitari ma puntando invece a valorizzare il diploma di laurea per l&#8217;educatore professionale, con l&#8217;intenzione di dare a questo titolo piena dignit\u00e0. Non posso nascondere che l&#8217;impegno per la valorizzazione di questo titolo non \u00e8 uniforme in tutte le sedi universitarie. La definizione delle modalit\u00e0 dei tirocini, a questo proposito, pu\u00f2 essere una buona spia: noi prevediamo 400 ore e il rapporto stretto dello studente con il supervisore; il tirocinio non solo \u00e8 indispensabile per chi si sta formando come raccordo tra sede accademica e sede delle &#8220;pratiche&#8221;, ma \u00e8 importante anche per i docenti, che hanno l&#8217;opportunit\u00e0 di arricchire la propria mappa delle risorse del territorio, ad esempio. So che altre sedi, per\u00f2, non solo non seguono direttamente i tirocini, prevedendo forme di &#8220;appalto&#8221;, ma li organizzano per circa sessanta ore, svalutandone quindi la portata ed il significato.<br \/>\nPer quanto riguarda i problemi legati al riconoscimento del titolo da parte del mercato del lavoro, credo sia necessario adottare uno sguardo non solo orientato sulla situazione contingente. Non \u00e8 necessario pensare ad un immediato adeguamento dei parametri amministrativi e contrattuali; il valore del percorso formativo svolto, e del titolo di laurea corrispondente, non \u00e8 tanto nell&#8217;inquadramento di partenza che esso pu\u00f2 permettere (probabilmente per ora inevitabilmente non diverso da quello di un educatore non laureato), quanto nella possibilit\u00e0 di crescita ed evoluzione che contiene.<br \/>\n\u00c8 da considerare come un pericoloso equivoco lo schema mentale che riserva all&#8217;educatore laureato ruoli esclusivamente dirigenziali, affidando ad altre figure non bene definite la quotidianit\u00e0; \u00e8 importante invece sottolineare che ai ruoli dirigenziali si potr\u00e0 accedere, proseguendo con il lavoro. In questa possibilit\u00e0 di crescita, assente per esempio per gli educatori scolastici, vi \u00e8 una valore ineguagliabile del titolo di laurea.<\/p>\n<p><strong>Sul modello di doppio livello universitario, per\u00f2, si sta realizzando una convergenza: lo chiede l&#8217;Anep, i sindacati, e anche alcune sedi universitarie. Che significato dare a queste posizioni?<br \/>\n<\/strong>Sono richieste legate a motivazioni differenti. Quando partono dal mondo accademico, rivelano secondo me una certa pigrizia, la mancata comprensione dell&#8217;importanza della figura educativa; quando giungono dalle associazioni degli educatori o dal sindacato, forse rivelano un bisogno di maturazione; credo che il rischio sia legato alla volont\u00e0 di rafforzare la posizione immediata dell&#8217;educatore professionale senza accorgersi che in questo modo se ne stanno indebolendo le fondamenta, e compromettendo cos\u008d le possibilit\u00e0 per il tempo a venire.<\/p>\n<p><strong>A proposito di rischi: si pu\u2022 parlare di un pericolo &#8220;medico&#8221; per l&#8217;approccio educativo nei servizi? Mi riferisco ad esempio alle tabelle disciplinari recentemente approvate relative ai diplomi universitari per operatori sanitari&#8230;<br \/>\n<\/strong>\u00c8 necessario anche in questo caso una riflessione pi\u00f9 ampia; mi sembra inesatta, poco realistica e poco utile un&#8217;impostazione del problema che consideri due blocchi omogenei contrapposti, in realt\u2026 anche all&#8217;interno del &#8220;blocco medico&#8221; ci sono posizioni differenziate. Certo, c&#8217;\u00e8 una preoccupazione che condivido; le tabelle triennali del Ministero mostrano una debolezza di fondo, che mette le figure professionali cos\u00ec\u008d formate a rischio di autoreferenzialit\u00e0: in quei percorsi didattici manca l&#8217;attenzione per la &#8220;competenza al dialogo&#8221;, che \u00e8 invece fondamentale in un&#8217;ottica di integrazione delle competenze, nel lavoro d&#8217;equipe con diverse professionalit\u00e0.<br \/>\nAll&#8217;interno della scuola, ad esempio, questo tipo di pericolo diventa evidente nel momento in cui per un bambino \u00e8 richiesta una diagnosi funzionale, che certo \u00e8 un atto medico, ma non solo: \u00e8 atto amministrativo, relazionale, anello di una catena alla quale si legano richieste non sempre esplicite di soggetti diversi, anello attorno al quale si giocano diverse &#8220;partite&#8221;. Ecco, pensare che un momento ricco di implicazioni come questo possa essere di esclusiva competenza medica \u00e8 molto pericoloso: pu\u00f2 il medico fornire indicazioni didattiche? Pu\u00f2 vedere, oltre al deficit che \u00e8 propriamente di sua competenza, le risorse, gli spazi evolutivi cos\u008d inestricabilmente legati a dinamiche affettive, ambientali?<br \/>\nQui davvero si rischia molto: nell&#8217;insegnante potrebbe formarsi il pensiero che alla scuola \u00e8 affidato un problema che \u00e8 invece di tipo sanitario, e da qui a pensare che la scuola non \u00e8 il luogo adatto per quel problema il passo \u00e8 breve&#8230;<br \/>\nI pericoli per l&#8217;approccio educativo sono presenti ogni volta che non si ragiona in termini di integrazione, ad esempio nelle ipotesi che separano nettamente attivit\u00e0 assistenziali di base ed attivit\u00e0 educative, prevedendo per le prime percorsi non bene definiti, se non come &#8220;brevi&#8221;.<br \/>\nNon \u00e8 un problema di durata dei corsi, il punto \u00e8 non cadere in logiche di &#8220;manutenzione ordinaria del corpo&#8221;, dimenticando tutto il percorso culturale che ha da tempo rivelato le dimensioni affettive, evolutive, relazionali presenti nei gesti della quotidianit\u00e0.<br \/>\nAnche da qui viene una grossa sfida per l&#8217;universit\u00e0: si tratta di pensare e costruire un sistema di formazione permanente, per la continua rielaborazione delle esperienze, per affrontare le variazioni nelle situazioni di disagio dovute all&#8217;effetto di dinamiche culturali, per garantire la capacit\u00e0 di leggere le richieste volta a volta diverse dell&#8217;ambiente, per garantire alla professione educativa quella dimensione evolutiva che \u00e8 sua propria e che a volte manca (penso a certi interventi di sostegno che divengono interminabili).<\/p>\n<p><strong>Per concludere: cosa pu\u00f2 aspettarsi dall&#8217;universit\u00e0 chi in questi anni si \u00e8 formato attraverso i corsi regionali?<br \/>\n<\/strong>Per il futuro appunto la possibilit\u00e0 di iniziative di formazione permanente, magari attuate attraverso la formazione a distanza, che non significa non incontrarsi ma significa prevedere anche momenti individualizzati, specifici; per l&#8217;immediato, il Dipartimento di Scienze dell&#8217;Educazione ha previsto un sistema di &#8220;crediti didattici&#8221;, una forma di riconoscimento, tenuto conto dei termini e dei vincoli di legge, del cammino formativo gi\u00e0 compiuto. Studiando opportuni accorgimenti per evitare &#8220;lauree vuote&#8221; e per uniformare le disomogeneit\u00e0 di percorsi formativi legati a realt\u00e0 regionali molto diverse, \u00e8 un tipo di esperienza che ha le carte in regola per essere proposto anche al di fuori della regione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimo Ricci Baldini &#8220;\u00c8 da considerare come un pericoloso equivoco lo schema mentale\u00a0 che riserva all&#8217;educatore laureato ruoli esclusivamente dirigenziali, affidadando ad altre figure non ben definite la quotidianit\u00e0: \u00e8 importante invece sottolineare, che ai ruoli dirigenziali si potr\u00e0 accedere, proseguendo con il lavoro&#8221;. 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