{"id":6800,"date":"2026-03-06T11:50:52","date_gmt":"2026-03-06T10:50:52","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6800"},"modified":"2026-03-06T11:50:52","modified_gmt":"2026-03-06T10:50:52","slug":"15-donne-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6800","title":{"rendered":"15. Donne del &#8220;Tempo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di Graziella Favaro, del Centro COME, &#8220;Percorsi di accoglienza, integrazione, educazione interculturale&#8221;, Milano,\u00a0 e Laura Guagnellini, dirigente &#8220;Tempo per le Famiglie&#8221; di via Crollalanza, Milano<\/p>\n<p>A Milano esiste il &#8220;Tempo per le famiglie&#8221;, un centro dove le donne immigrate possono incontrarsi e parlare di s\u00e9, aiutate da una mediatrice culturale anch&#8217;essa straniera. Un modo per uscire dall&#8217;isolamento in cui si vengono a trovare la maggior parte di loro e di poter conoscore meglio la lingua e la cultura italiana.<\/p>\n<p><strong>Uno spazio per tutti in una zona multietnica<br \/>\n<\/strong>Lo spazio di incontro per le mamme e i bambini provenienti dai paesi arabi &#8211; aperto nel marzo 1994, ogni marted\u008d mattina dalle 9,30 alle 12,30 &#8211; si colloca all&#8217;interno di un servizio multietnico e multiculturale.<br \/>\nIl Tempo per le famiglie di via Crollalanza si \u00e8 infatti configurato fin dall&#8217;inizio come un luogo nel quale si ritrovavano adulti e bambini con storie, provenienze, lingue e culture differenti. Su 80 bambini che lo hanno frequentato insieme ai loro familiari, da gennaio a giugno 1994, 20 avevano entrambi i genitori, o un genitore, di nazionalit\u00e0 straniera.<br \/>\nIl Tempo per le famiglie si trova infatti in una delle zone di Milano maggiormente interessate dalla presenza di immigrati e, in particolare, di nuclei familiari provenienti dall&#8217;Egitto.<br \/>\nI servizi per l&#8217;infanzia di questa zona, le scuole materne soprattutto, hanno da tempo un inserimento consistente di bambini venuti da lontano e sono state fra le prime, nella citt\u00e0, ad organizzare momenti di aggiornamento sul tema delle differenze e dell&#8217;incontro con le altre culture.<br \/>\nAnche i servizi socio-sanitari della zona si sono posti il problema di rispondere in maniera efficace e positiva alle esigenze e ai bisogni dei nuovi utenti. E cos\u008d, il Consultorio familiare della zona 5 ha organizzato uno spazio settimanale destinato alle donne egiziane in attesa di un bambino e alle neo-madri, avvalendosi della collaborazione di una mediatrice egiziana.<br \/>\nLa rilevante presenza di madri e bambini di altri paesi, culture e lingue ha connotato quindi il servizio da subito e in tutti i momenti di apertura, come un luogo di incontro e di confronto: uso &#8220;naturale&#8221; di lingue diverse nelle interazioni tra madri e bambini, rilevante presenza di bimbi non italofoni, abbigliamento particolare e &#8220;visibilit\u2026&#8221; delle differenze, scambi di cibi e di ricette, riferimenti a feste, ricorrenze, tradizioni &#8220;altre&#8221;, canzoni di vari paesi imparate da tutti i bambini&#8230;<\/p>\n<p><strong>Le madri egiziane: adulte, emigrate, mogli e madri in breve tempo<br \/>\n<\/strong>Sono 8 le donne egiziane pi\u00f9 una donna tunisina che frequentano assiduamente il Tempo per le famiglie in questo periodo. Molte di pi\u00f9 (21) sono quelle che &#8220;sono venute in contatto&#8221; con il servizio nel corso del tempo.<br \/>\nCinque donne frequentano, oltre al marted\u008d mattina, anche gli altri momenti &#8220;comuni&#8221;; altre quattro sono invece presenti solo il marted\u008d mattina. Tutte le donne egiziane sono giunte in Italia per ricongiungimento familiare subito dopo aver contratto il matrimonio in patria con un connazionale emigrato alcuni anni prima. Al momento della partenza &#8211; avvenuta per la maggioranza dei casi fra il 1990 e il 1991 &#8211; avevano dai diciotto ai ventitr\u201a anni.<br \/>\nSono quindi emigrate subito dopo il matrimonio e si sono trovate ad assumere in un breve arco di tempo il ruolo di immigrata, moglie, adulta e, ben presto, di madre nel paese di accoglimento, di cui ignoravano la lingua, i riferimenti e le pratiche culturali, le abitudini, i servizi.<br \/>\nSono tutte casalinghe, anche se il tema del lavoro torna spesso nei loro discorsi come desiderio e nostalgia rispetto alla perdita di una condizione sociale e di una possibilit\u00e0: la possibilit\u00e0 (svanita con la partenza) di poter svolgere una professione pi\u00f9 o meno corrispondente al loro livello di studi.<br \/>\nLa scolarit\u00e0 \u00e8 infatti per tutte medio\u00adalta: hanno frequentato corsi di scuola superiore e, in alcuni casi, anche i primi anni dell&#8217;Universit\u00e0. Comune a tutte \u00e8 anche una condizione di vita segnata dall&#8217;isolamento e dalla solitudine: i percorsi di uso della citt\u00e0 e di uscita dalla casa sono limitati per i primi tre\/quattro anni agli acquisti al supermercato e, in un secondo tempo, alla scuola materna del primo figlio.<br \/>\n&#8220;Prima di venire qui, dormivo tutta la mattina, fino a mezzogiorno; tenevo le tapparelle abbassate tutto il giorno&#8230; Non sapevo cosa fare; non conoscevo nessuno&#8230;&#8221; ha raccontato Zeinab nei primi tempi di frequenza del Tempo per le famiglie. E Fatma, arrivata in Italia cinque anni fa, ha aggiunto che questa \u00e8 la prima volta che si muove da sola nella citt\u00e0 senza essere accompagnata dal marito.<br \/>\nA causa di questa scarsit\u00e0 degli scambi e delle situazioni comunicative con gli autoctoni, la conoscenza dell&#8217;italiano \u00e8 piuttosto limitata anche da parte di coloro che sono arrivate quattro, cinque anni fa.<br \/>\nLa televisione rappresenta infatti per molto tempo (fino al momento dell&#8217;inserimento del primo figlio alla scuola materna) l&#8217;unica fonte di input e di conoscenza dell&#8217;italiano, ma \u00e8 una fonte passiva, non interattiva, non \u00e8 graduale ed \u00e8 decontestualizzata. L&#8217;acquisizione spontanea della lingua si riduce quindi a memorizzare modi di dire e frasi fatte di cui a volte non si comprende il significato.<br \/>\nE l&#8217;apprendimento dell&#8217;italiano \u00e8 certamente uno dei bisogni pi\u00f9 urgenti e pi\u00f9 avvertiti dalle donne egiziane.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 organizzato lo spazio di incontro<br \/>\n<\/strong>Durante la prima fase di apertura dello spazio di incontro per le mamme e i bambini stranieri (da marzo a giugno del 1994) si \u00e8 lasciato che le donne definissero il loro modo di stare insieme &#8211; e di stare con i loro figli &#8211; nella maniera pi\u00f9 libera e flessibile, per fare in modo che &#8220;si sentissero a casa&#8221; e che si appropriassero sempre di pi\u00f9 del luogo, degli angoli e degli oggetti insieme ai bambini.<br \/>\nQuesto periodo \u00e8 servito come momento di osservazione e come occasione per far venire a galla i desideri e i bisogni delle &#8220;nuove utenti&#8221; e le loro eventuali proposte.<br \/>\nNell&#8217;organizzare l&#8217;iniziativa, a partire da settembre, si \u0160 quindi tenuto conto dei suggerimenti e delle indicazioni espressi dalle donne che avevano frequentato durante i primi mesi e delle osservazioni fatte dall&#8217;\u201aquipe in quello stesso periodo.<br \/>\nAttualmente il marted\u008d mattina viene strutturato in tre momenti che non sono rigidi e che possono essere modificati se vi sono delle esigenze e proposte diverse.<br \/>\nSi \u00e8 notato che il fatto di aver organizzato il tempo in momenti definiti risulta positivo e rassicurante soprattutto per le donne che si inseriscono nel corso del tempo. Il susseguirsi di routine\/proposte che si ripetono e che si ritrovano ad ogni incontro rende il Tempo per le famiglie un &#8220;contenitore&#8221; pi\u00f9 accessibile e &#8220;leggibile&#8221; nelle sue modalit\u00e0 organizzative.<\/p>\n<p><strong>Salam, l&#8217;accoglienza e il saluto<br \/>\n<\/strong>&#8220;Salam&#8221;. \u00c8 il saluto arabo che significa &#8220;pace&#8221; ed \u00e8 la parola che pi\u00f9 ricorre, ripetuta varie volte al momento dell&#8217;arrivo e dell&#8217;accoglienza.<br \/>\nQuesto primo momento dura all&#8217;incirca dalle 9,30 alle 10,30. Ci si saluta; si scambiano le notizie sui bambini, sulla famiglia, sul paese, sui parenti&#8230; Ci si abbraccia e i bambini passano con disinvoltura dalle braccia di una a quelle dell&#8217;altra. \u00c8 forte, evidente, il piacere di ritrovarsi, soprattutto da parte di coloro che frequentano solo il marted\u008d mattina e che trovano in questo spazio settimanale un po&#8217; di tempo per s\u00e9. Si notano subito le assenze: &#8220;M. non c&#8217;\u00e8 perch\u00e9 il bambino ha la varicella.&#8221; &#8220;Z. ha telefonato che non viene perch\u00e9 oggi \u00e8 in questura per il rinnovo del permesso di soggiorno&#8221;. Chi non pu\u00f2 venire telefona e prega di salutare tutte, sottolinea e ribadisce l'&#8221;arrivederci&#8221; al fine di ristabilire il nuovo appuntamento a breve. Prevalgono i suoni dell&#8217;arabo, inframmezzati ai saluti in italiano e alle informazioni sui bambini e sui loro progressi date alle educatrici. I discorsi si intrecciano e si sovrappongono, si formano piccoli gruppi di madri con bambini (i sottogruppi delle amiche, di quelle che vengono dalla stessa citt\u00e0) che si distribuiscono qua e l\u00e0, intorno ai giochi, sul divano, sul tappeto&#8230;<br \/>\n\u00c8 il momento in cui si riallacciano i rapporti e si riprende la comunicazione interrotta; si mettono in comune le ansie e le preoccupazioni o si condividono le gioie, le attese e le scoperte.<\/p>\n<p><strong>Attorno al tavolo per una tazza di t\u00e8<br \/>\n<\/strong>I bambini si sono riambientati, qualcuno dorme dopo la poppata al seno, qualcun altro \u00e8 impegnato in un gioco. Ci si pu\u00f2 distaccare per un po&#8217; dai figli per ritrovarsi intorno al tavolo degli adulti, oppure ci si siede al tavolo con i piccoli in braccio o nelle vicinanze.<br \/>\n\u00c8 il rito del t\u00e8; a turno una lo prepara per tutte: lo vogliono forte, scuro, zuccherato, senza limone e senza latte. C&#8217;\u00e8 sempre qualcuna che ha portato i biscotti fatti in casa e che li offre; il discorso sul cibo, sulle abitudini alimentari, sulle capacit\u00e0 culinarie diventa per un momento il tema di conversazione predominante.<br \/>\n\u00c8 questo il momento dei &#8220;perch\u00e9 incrociati&#8221;: di volta in volta si discute di un argomento (che viene proposto dalle donne straniere o da noi). Pu\u00f2 essere un tema legato alla cura e all&#8217;educazione dei figli:<br \/>\n&#8211; l&#8217;alimentazione e i tab\u00f9\u2014 alimentari della religione islamica;<br \/>\n&#8211; la scelta del nome e il significato dei nomi;<br \/>\n&#8211; le scelte educative nei confronti dei maschi e delle femmine;<br \/>\n&#8211; in che lingua parlare ai bambini;<br \/>\n&#8211; come funziona la scuola italiana;<br \/>\n&#8211; i riti e le tradizioni che seguono la nascita di un bambino;<br \/>\n&#8211; l&#8217;allattamento;<br \/>\n&#8211; la cura dei piccoli;<br \/>\n&#8211; la circoncisione.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere invece un tema che riguarda le madri come donne, adulte ed emigrate:<br \/>\n&#8211; la loro storia d&#8217;arrivo e la loro infanzia;<br \/>\n&#8211; il matrimonio e la dote (in Italia e in Egitto);<br \/>\n&#8211; l&#8217;ideale di bellezza femminile qui e l\u00e0;<br \/>\n&#8211; l&#8217;abbigliamento, il velo, i vestiti tradizionali, le scelte di alcune verso la &#8220;modernit\u00e0&#8221;;<br \/>\n&#8211; i servizi per la salute;<br \/>\n&#8211; il lavoro, i loro desideri, le difficolt\u00e0 e i vincoli.<\/p>\n<p>\u00c8 l&#8217;occasione in cui si mettono a confronto le immagini e gli stereotipi reciproci, dalla quale pu\u00f2 forse cominciare un processo di &#8220;decostruzione&#8221; degli stereotipi, dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte, poich\u00e9 l&#8217;ascolto e la &#8220;presa di parola&#8221; introducono nuove informazioni, altre sfumature, propongono analogie e differenze. \u00c8 anche il momento in cui pu\u00f2 avvenire &#8211; singolarmente e in gruppo \u00ad una negoziazione e una ridefinizione della propria identit\u00e0 attraverso un gioco comunicativo di alternanza tra la &#8220;distanza&#8221; e la &#8220;vicinanza&#8221;.<br \/>\nI confini tra il &#8220;noi&#8221; e il &#8220;loro&#8221; sono mobili, modificabili, si spostano e si ridefiniscono di volta in volta. Ci si trova unite in un &#8220;noi&#8221; di genere e di ruolo (il &#8220;noi&#8221; delle donne, delle mogli, delle madri) riferite all&#8217;altro, cio\u00e8 il mondo dell&#8217;uomo, del marito, del padre. E subito dopo, cambiato il tema del discorso, si avverte la barriera eretta attorno ad un &#8220;noi&#8221; e a un &#8220;loro&#8221; di tipo etnico, legata all&#8217;appartenenza nazionale: noi italiane e loro egiziane e straniere.<br \/>\n\u00c8 importante il fatto che questi confini si possano rompere e ricomporre con facilit\u00e0 e che le identit\u00e0 si possano definire nella ricchezza delle appartenenze e dei ruoli, come in un caleidoscopio, nel gioco reciproco dello scambio e dell&#8217;incontro.<br \/>\nAttorno al tavolo degli adulti e alla tazza di t\u00e8 si confrontano anche le reciproche immagini del mondo; si possono fare tutte le domande &#8211; che normalmente rimangono inespresse &#8211; su comportamenti e pratiche che altrimenti resterebbero, per le une e per le altre, indecifrabili, tutt&#8217;al pi\u00f9 ritenute anacronistiche e prive di significato, oppure minaccianti o da biasimare.<br \/>\nIl ruolo della mediatrice \u00e8 qui fondamentale perch\u00e8 traduce, interpreta, chiarisce, permette alla comunicazione di fluire, sbloccando inevitabili momenti di incomprensione e di fraintendimento.<\/p>\n<p><strong>Le parole per dire: la &#8220;lezione&#8221; di italiano<br \/>\n<\/strong>Nell&#8217;ultima parte della mattinata le mamme straniere imparano l&#8217;italiano. Abbiamo detto in precedenza che l&#8217;apprendimento della lingua \u00e8 una delle esigenze pi\u00f9 avvertite ed espresse da tutte in maniera esplicita. Capire le parole del quotidiano, funzionali alla vita e ai compiti di tutti i giorni, ma anche acquisire le parole dei &#8220;chiaroscuri&#8221;, dell&#8217;affettivit\u00e0, che permettono la comunicazione con i bambini, l&#8217;espressione dei sentimenti e delle emozioni: sono queste le domande e i bisogni pi\u00f9 forti espressi da coloro che non conoscono la nostra lingua.<br \/>\nEntrare anche nelle strutture della lingua per capirne le regole, la grammatica; penetrare i segreti della lettura e della scrittura: sono i desideri e i bisogni ulteriori di chi gi\u00e0 &#8220;si arrangia&#8221; con la lingua orale.<br \/>\nIn un tempo cos\u008d breve &#8211; segnato e scandito di continuo dalle esigenze e dai bisogni dei bambini che richiedono costanti attenzioni e cure &#8211; si pu\u00f2 fare molto poco. Si possono solo dare alcuni stimoli, produrre curiosit\u00e0 e apertura, chiarire aspetti problematici partendo dalla lingua d&#8217;uso, tracciare e sostenere un percorso di apprendimento individuale. Possiamo definire la metodologia che viene seguita come &#8220;metodo autobiografico&#8221;, poich\u00e9 parte dal vissuto quotidiano per riandare alla storia passata e per spingersi, poi, verso i progetti e i sogni del futuro, per s\u00e8 e per i figli.<br \/>\nIn realt\u00e0, il processo di acquisizione della nuova lingua si sviluppa giorno dopo giorno, grazie agli stimoli della vita quotidiana, alle parole colte qua e l\u00e0, alle letture, ai discorsi dei bambini pi\u00f9 grandi.<br \/>\nDa qualche tempo alcune donne hanno espresso anche il desiderio di scrivere, di tenere un diario e hanno cominciato a raccontare, ricordare, narrare aspetti della loro storia anche per iscritto, utilizzando la loro lingua o l&#8217;italiano.<br \/>\nIl momento della &#8220;lezione&#8221; di italiano si conclude sempre con la raccolta e la spiegazione, anche da parte della mediatrice egiziana, delle parole o dei modi di dire che ognuna di loro, nel corso della settimana, ha sentito e che non ha capito.<br \/>\nParole intese per la strada, alla televisione, modi di dire colti o letti qua e l\u00e0; parole che vengono spesso dal mondo dei bambini e dalla cultura dell&#8217;infanzia e che suscitano da parte dei figli domande e curiosit\u00e0 alle quali le madri non sanno dare risposta.<br \/>\n&#8220;Mio figlio alla materna \u00e8 nella sezione &#8216;coccinella&#8217;. Che cosa vuol dire?&#8221;. &#8220;E Arlecchino chi \u00e8?&#8221;. &#8220;Chi \u00e8 Pinocchio?&#8221;. &#8220;Che cosa vuol dire Carnevale?&#8221;.<br \/>\nL&#8217;incapacit\u00e0 di accompagnare il bambino nel viaggio alla scoperta del mondo &#8211; mondo in gran parte sconosciuto e indecifrabile per la madre immigrata e &#8220;inattiva&#8221; &#8211; provoca nelle donne straniere un senso di inadeguatezza, di vuoto, di solitudine.<br \/>\nE cos\u00ec\u008d, un luogo come il Tempo per le famiglie, pu\u00f2 diventare l&#8217;ambito nel quale ricevere informazioni, confrontarsi con le altre, sentirsi meno &#8220;sguarnite&#8221; e sole; un luogo nel quale &#8220;esercitarsi&#8221; per assumere pienamente il ruolo di partner educativo.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto con i bambini<br \/>\n<\/strong>Il numero piuttosto limitato delle donne egiziane presenti e l&#8217;esperienza recente del servizio ci permettono di proporre su questo tema soltanto prime osservazioni che devono essere approfondite e verificate.<br \/>\n&#8211; Sembra esservi minore apprensione da parte delle madri egiziane rispetto alle mamme italiane nei confronti dei loro figli, anche molto piccoli (giochi con l&#8217;acqua, piscina&#8230;).<br \/>\n&#8211; Fino ad oltre un anno l&#8217;allattamento viene fatto al seno e su domanda. Appena il bambino piange viene allattato (se \u00e8 piccolo) e comunque, coccolato, rassicurato. Vi \u00e8 grande attenzione e disponibilit\u00e0 nei confronti del desiderio infantile che viene soddisfatto appena possibile.<br \/>\n&#8211; Tutte le donne egiziane, anche quelle che non si conoscono tra loro o si conoscono poco, coccolano, prendono in braccio, accarezzano i bambini delle altre, soprattutto i pi\u00f9 piccoli; vi \u00e8 un continuo passaggio di bambini dall&#8217;una all&#8217;altra.<br \/>\n&#8211; Non si devono fare complimenti ai neonati e ai bambini piccoli (fino ad un anno?). Le madri hanno &#8220;sopportato&#8221; per un po&#8217; le nostre esclamazioni (che bella! che occhi stupendi!), poi ci hanno detto in maniera gentile che &#8221; \u00e8 meglio non farlo&#8221; per proteggere il neonato, preda vulnerabile del &#8220;malocchio&#8221;. Loro non fanno mai complimenti ai bambini e raramente si rivolgono verbalmente ai figli per rassicurarli, gratificarli.<br \/>\n&#8211; La comunicazione con i bambini \u00e8 soprattutto di tipo non verbale, fisica, basata sul contatto e sui gesti. Difficilmente la mamma si mette a parlare a lungo con il bambino o lo invita verbalmente a fare e a non fare attraverso spiegazioni e indicazioni. Sembra qui delinearsi una differenza nella comunicazione con i piccoli legata a mondi e paesi nei quali si insegna a parlare ai bambini, con abbondanza di stimoli e altri contesti nei quali i bambini &#8220;imparano&#8221; a parlare.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo \u00e8 tratto da &#8220;Bambini&#8221;, febbraio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Graziella Favaro, del Centro COME, &#8220;Percorsi di accoglienza, integrazione, educazione interculturale&#8221;, Milano,\u00a0 e Laura Guagnellini, dirigente &#8220;Tempo per le Famiglie&#8221; di via Crollalanza, Milano A Milano esiste il &#8220;Tempo per le famiglie&#8221;, un centro dove le donne immigrate possono incontrarsi e parlare di s\u00e9, aiutate da una mediatrice culturale anch&#8217;essa straniera. Un modo per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,3607],"edizioni":[90],"autori":[4102,4103],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6800"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6800"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6800\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6801,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6800\/revisions\/6801"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6800"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6800"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6800"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=6800"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=6800"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=6800"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=6800"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=6800"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=6800"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}