{"id":6818,"date":"2026-03-09T10:58:02","date_gmt":"2026-03-09T09:58:02","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6818"},"modified":"2026-03-09T10:58:02","modified_gmt":"2026-03-09T09:58:02","slug":"6-cattivi-ricordi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6818","title":{"rendered":"6. Cattivi ricordi"},"content":{"rendered":"<p>di Maria Cristina Pesci<\/p>\n<p>Una cattiva informazione pu\u00f2 causare nelle relazione tra i genitori e il figlio un danno che dura nel tempo. Ai genitori occore un personale sanitario che non crei delle distanze ma che anzi sia disponibile all&#8217;ascolto. In questo modo si pu\u00f2 evitare quella frattura che quasi sempre si verifica tra il prima e il dopo la nascita del bambino disabile.<br \/>\nUn ricordo molto spesso incancellabile, che dura nel tempo, che si rinnova con la sua carica di dolore ogni volta che nuove situazioni scandiscono la vita riproponendo il confronto con gli altri e con la propria immagine.<br \/>\nL&#8217;annuncio della nascita di un bambino di cui si constata o si sospetta la presenza di un deficit, pu\u00f2 rimanere come una sorta di imprinting nelle storie di quel bambino e della sua famiglia, influenzando a volte inconsapevolmente molta parte delle relazioni che via via lo coinvolgeranno.<br \/>\nQuesto primo momento d&#8217;incontro con una realt\u00e0 non voluta, inaspettata, a volte segretamente temuta, sempre indesiderata, non \u00e8 affatto qualcosa di neutrale ed ininfluente. I racconti delle madri e dei padri, a volte pi\u00f9 di ogni altra considerazione e ricerca, sottolineano l&#8217;aspetto cruciale di queste affermazioni; soprattutto colpisce il grande scarto di opinioni tra chi ha vissuto, in qualit\u00e0 di genitore, la condizione di ricevere la notizia della nascita di un bambino ammalato o colpito da un deficit e chi, in veste di medico, esprime il proprio parere sulle modalit\u00e0 e la qualit\u00e0 degli avvenimenti che tale evento ha comportato.<br \/>\nAbbiamo detto &#8220;momento non neutrale&#8221;, ma \u00e8 purtroppo noto che questa situazione desta prima di ogni altro sentimento, dolore ed incredulit\u00e0 con tutta la successiva gamma di reazioni emotive dettate dal bisogno di lenire tale dolore: la negazione, il rifiuto, la vergogna, l&#8217;angoscia, il senso profondo d&#8217;impotenza possono attraversare la parte pi\u00f9 profonda di una madre, di un padre&#8230;<br \/>\nFarsi carico di portare la notizia ai genitori implica, da parte del personale sanitario, comprendere dentro la propria funzione quel coinvolgimento emotivo forte, esplosivo e dolorosamente reale, a cui non pu\u00f2 sottrarsi ciascuno degli elementi che partecipa a tale comunicazione.<\/p>\n<p><strong>Sentirsi ascoltati, riconosciuti e accompagnati<br \/>\n<\/strong>\u00c8 certo e quasi scontato che la famiglia di un bambino nato con un deficit si trovi improvvisamente ad affrontare una condizione che influir\u00e0 comunque su tutta la successiva dimensione personale ed emotiva dei suoi membri; a volte, questa prima informazione \u00e8 vissuta come maldestra, disattenta, irrispettosa, cruda e distaccata. \u00c8 stata qualcosa che non ha permesso lacrime ed ha evitato domande, favorendo che si pietrificassero sofferenze, rabbia e risentimento.<br \/>\nSentirsi accolti in questa fase primaria di tempesta dei pensieri e dei sentimenti, percepire la disponibilit\u00e0 dell&#8217;ascolto, conduce pi\u00f9 facilmente a considerare la propria condizione come qualcosa che potr\u00e0 evolvere, modificarsi, stemperarsi nel tempo ed assumere nuove tonalit\u00e0.<br \/>\nSentirsi riconosciuti e accompagnati permette, a chi vive il dolore, di pensarlo confinabile e non solo disperante e totale.<br \/>\nSotto questa visione anche la diagnosi di deficit, per la madre di un bambino appena nato, pu\u00f2 trasformarsi nell&#8217;arco del tempo, in qualcosa che atterrisce, ma non fa solo terra bruciata attorno a s\u00e9, qualcosa che nonostante il dolore non semina solo distruttivit\u00e0 ed angoscia.<br \/>\nProponiamo cos\u00ec\u008d di aprire uno spazio che possa costituire, anche in piccola parte, una sorta di ricongiunzione e dialogo tra questa prima esperienza legata alla nascita di un bambino con deficit e gli avvenimenti successivi, che ogni storia porta con s\u00e9, tra i soggetti protagonisti, le loro ragioni ed i loro limiti.<br \/>\nUna nascita imprevedibilmente collegata al dolore evoca paradossalmente sentimenti pi\u00f9 simili alla fine di un desiderio espresso ed atteso; la vita che comunque continua, per molte famiglie appare quasi estranea a ci\u00f2 che prima era, e questo non solo pensando agli aspetti organizzativi.<br \/>\nNelle stesse aree nascita, l\u00e0 dove i genitori ricevono la prima notizia legata alla presenza di un deficit, non sono generalmente previste nel tempo ulteriori visite di controllo o approfondimento diagnostico, rinviando alle cliniche specializzate, ai pediatri, ai servizi di altro tipo, le successive indagini e cure.<br \/>\nQuesto fatto provoca, ad esempio, che il personale che ha assistito la famiglia durante la nascita e la prima diagnosi non ha in genere il modo di riverificare le tempo il proprio operato, in particolare per quegli aspetti che hanno a che vedere con l&#8217;impatto emotivo, il percorso di riadattamento, i nuovi bisogni emersi nei genitori. In poche parole spesso risulta impossibile anche agli operatori pi\u00f9 interessati avere informazioni riguardo la ricaduta che il proprio intervento ha avuto sul proprio paziente e famigliari, riducendo ai minimi termini la possibilit\u00e0 di modulare le modalit\u00e0 dell&#8217;aiuto e della cura offerti.<br \/>\nUna condizione di black-out che sembra azzerare qualsiasi sottile filo di continuit\u00e0 con desideri, aspettative, progetti e timori precedenti la sorpresa ed il dolore.<br \/>\nForse una delle possibili strade che con fatica pu\u00f2 avvicinare ad una nuova piacevolezza di vita passa attraverso l&#8217;opportunit\u00e0 di dare invece parole ad una realt\u00e0 spesso ammutolita dal senso di distruzione e di colpa.<br \/>\nLa mancanza di qualcuno autenticamente disposto a farsi carico di accogliere tanti difficili sentimenti e comportamenti correlati, pu\u00f2 spesso ingrandire a macchia d&#8217;olio il disagio, il rifiuto ed i tanti piccoli, grandi destini cui sono riconducibili a volte, le immagini ed i ricordi di chi ha incontrato famiglie cresciute con questa amara esperienza nel cuore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Cristina Pesci Una cattiva informazione pu\u00f2 causare nelle relazione tra i genitori e il figlio un danno che dura nel tempo. 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