{"id":686,"date":"2009-11-04T17:07:18","date_gmt":"2009-11-04T17:07:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=686"},"modified":"2026-01-21T12:53:12","modified_gmt":"2026-01-21T11:53:12","slug":"la-cultura-dell-handicap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=686","title":{"rendered":"4. La cultura dell&#8217;handicap"},"content":{"rendered":"<p>di Riziero Zucchi<\/p>\n<p>Il testo che pubblichiamo \u00e8 la sbobinatura pressoch\u00e8 integrale della relazione presentata al convegno sul Progetto Calamaio tenutosi a Bologna il 21 maggio scorso.<\/p>\n<p>Quando c&#8217;\u00e8 una festa<!--break--> di beneficenza ci sono dei momenti di animazione, la gente viene, si sente buona, paga, fa un minimo di offerte. Poi se ne va. Quello che \u00e8 rimasto \u00e8 l&#8217;offerta in denaro, ma non c&#8217;\u00e8 stata la partecipazione.Voglio partire da questa provocazione: il progetto Calamaio \u00e8 un momento di animazione, di beneficenza, in cui si sono manifestate una serie di abilit\u00e0 e di simpatie da parte dell&#8217;handicap, si \u00e8 data un&#8217;adesione e poi \u00e8 finito l\u00ec? Noi per quello che ci riguarda, parlo di Torino, abbiamo potuto esaminare fino in fondo il discorso del progetto Calamaio, perch\u00e9 l&#8217;abbiamo vissuto; Claudio Imprudente \u00e8 stato chiamato pi\u00f9 volte dal Provveditorato a tenere dei corsi di aggiornamento, l&#8217;abbiamo avuto nelle scuole superiori, abbiamo potuto passarlo un pochino in filigrana. Siamo nel 1998, in una scuola che stenta a riconoscere se stessa, in una scuola che molte volte nasconde i propri problemi dietro l&#8217;animazione, una scuola che rinuncia a quelli che sono i suoi compitiche non sono solo formativi ma anche di istruzione. Allora il problema \u00e8 questo: l&#8217;intervento del Progetto Calamaio non rischia di distruggere la scuola italiana? Di fare in modo che la scuola sia una mascherata? Sia solo unaproposta di animazione? Voglio essere molto forte in questo. Non credo, per\u00f2,che occorra mettere dei paletti. La risposta a questa domanda sta nell&#8217;invito a considerare l&#8217;anima del Progetto Calamaio, che non \u00e8 solo un&#8217;anima di animazione ma che \u00e8 un&#8217;anima profonda di conoscenza.<\/p>\n<p><b>Cultura e storia<br \/>\n<\/b>Nuova cultura dell&#8217;handicap vuol dire una cultura di comportamento, antropologica, di conoscenza. Proviamo ad approfondire come cultura la storia dell&#8217;handicap. Io ho approfondito quello che mi compete, cio\u00e8 la storia della comunit\u00e0 dei sordi, che \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 da un punto di vista culturale rivela momenti talmente importanti che sono in filigrana quella che \u00e8 la storia culturale europea. Nel 1880 in Italia abbiamo il Congresso di Milano che fa in modo che la lingua dei segni venga proibita dal punto di vista educativo; ed \u00e8 il momento in cui vengono rifiutate le culture indigene, rifiutato un rispetto per la cultura a livello mondiale e sostenuta unicamente la cultura europea.<br \/>\nAvere un handicappato in classe, un handicappato sordo, del quale si riproponela storia, vuol dire riproporre la storia culturale di tutta la classe.<br \/>\nUn esempio: abbiamo, per quello che riguarda i sordi, la lingua dei segni; questa lingua dei segni, che \u00e8 stata proibita nel 1880, nel 1960 \u00e8 stata accettata come una lingua a tutti gli effetti. Ebbene, i problemi linguistici che pone la lingua dei segni, sono il ponte che sta tra una logica simbolica e una linguistica concreta. Cio\u00e8 se noi prendiamo la sfida della cultura dei sordi della loro lingua, siamo costretti noi delle superiori, ma anche delle medie, e delle elementari, a proporre in termini semiologici la comunicazione. Ci rendiamo conto che prendere sul serio la sfida anche cognitiva dell&#8217;handicap vuol dire ampliare quella che \u00e8 il dato conoscitivo di fondo (c&#8217;\u00e8 un libro molto bello di Salinger intitolato &#8221; Alzate l&#8217;architrave carpentieri&#8221; che pu\u00f2 essere riferito a questa situazione). Allora io credo che la nuova sfida sia non solo la conoscenza diretta di quello che \u00e8 il rapporto con la persona Claudio Imprudente, ma vuol dire anche il rapporto che sta tra la suaforma di rapporto umano, tra il fatto che lui si esprima ad esempio attraversola &#8220;tavola di plexiglass&#8221; e la nostra forma di conoscenza. Vuol dire che noi ampliamo quella che \u00e8 la conoscenza dal momento linguistico al momento comunicativo. E allora non \u00e8 solo una cultura di tipo antropologico che \u00e8 preziosissima, ma \u00e8 anche invece una cultura di tipo conoscitivo che \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<p><b>&#8220;Parlare tridimensionale&#8221;<br \/>\n<\/b>La comunicazione in lingua dei segni propone la comunicazione in un mondo cablato a livello visivo. Io adesso vi parlo e vi parlo attraverso uno schema comunicativo che \u00e8 quello della lingua sonora, che vi arriva in modo lineare. Io non posso sovrapporre le parole. Quando voi invece vedete la traduzione in lingua dei segni, attraverso la finestrella della televisione, vi rendete contoche quando uno ha finito di parlare, il traduttore l&#8217;ha anticipato. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che questa forma comunicativa altissima, che \u00e8 stata lasciata da parte dal punto di vista conoscitivo dalla cultura, dalla scuola, ma anche da tutta la societ\u00e0, ha un valore incredibile. La comunicazione in lingua dei segni \u00e8 una comunicazione di tipo tridimensionale; io mi esprimo attraverso il volto, mi esprimo attraverso il segno, le spalle, il corpo. E ha una pregnanza tale che l&#8217;ipotesi \u00e8 di farla diventare la comunicazione del futuro.Noi sappiamo che se prendiamo dei sordi, un sordo americano e un sordo russo, la comunicazione fra loro avviene nel giro di una settimana. Perch\u00e9? Perch\u00e9 \u00e8 una comunicazione che \u00e8 parzialmente iconica. Mentre invece se un russo e un americano comunicano solo da un punto di vista sonoro, prima di capirsi ci mettono un bel po&#8217; di tempo. Allora, accettare la sfida cognitiva dell&#8217;handicap vuol dire proporre tutta una serie di conoscenze verso la modernit\u00e0 che rispondano alle sfide del futuro. Vi faccio un esempio: la cultura di Claudio \u00e8 una cultura di chi non misura lo spazio con la camminata, la falcata, un movimento dopo l&#8217;altro. La geometrizzazione dello spazio di Claudio \u00e8 completamente diversa dalla geometrizzazione dello spazio che faccio io, abituato a camminare. Il dividere a metri, il dividere a braccia, o a cubiti il mondo, fa parte di una cultura. Il continuum \u00e8 la matematica del futuro, il movimento della ruota della carrozzina, questo ritmo continuo che va indefinitamente verso l&#8217;infinito, propone una matematica estremamente interessante che si applica a quelle che sono le proposte future.<\/p>\n<p><b>Cooperazione, abilit\u00e0 e conoscenza<br \/>\n<\/b>Freinet \u00e8 un pedagogista che ha elaborato le proprie conoscenze negli anni trenta, parallelamente al lavoro di un pedagogista-neurologo, Vygotskij, morto nel &#8217;34. Apparentemente sembra il passato. Invece io credo che una delle cose pi\u00f9 importanti nel nostro lavoro sia &#8220;il guardare indietro per andare avanti&#8221; oppure &#8220;il guardare continuamente avanti e indietro&#8221;. Questo mix, questo collegamento tra Freinet e Vygotskij, credo che sia la sfida del futuro. Al di l\u00e0 del fatto che il cognitivismo \u00e8 gi\u00e0 superato, quando Bruner negli anni &#8217;80 pubblicava &#8221; Acts of meaning&#8221;, cio\u00e8 processi di significato. La cultura del significato fa in modo che si superi il momento cognitivo, con un momento umano conoscitivo pi\u00f9 alto. Ora quando Freinet propone la cooperazione che pu\u00f2 essere sposata con l&#8217;indicazione di Vygotskij, della zona di sviluppo prossimale, non fa altro che presentare la teoria della conoscenza del futuro. Sembrava che la cooperazione che Freinet propone fosse legata ad un paleo-sindacalismo, ad una forma del collettivismo di una volta; invece va collegata alle scoperte neurologiche. Sappiamo che dalla pedagogia di Vygotskij \u00e8 nata non solo la nuova pedagogia di Bruner ma \u00e8 derivata la scuola neurologica di Lurija e l&#8217;ipotesi di una medicina romantica praticata da Sax. Per Vygotskij la conoscenza non viene proposta come trasmissione di contenuti, ma come abilit\u00e0, come funzione. Nella zona di sviluppo prossimale, Vygotskijdice che la cooperazione \u00e8 l&#8217;anima della conoscenza. Nel momento in cui io imparo, non imparo delle materie, imparo delle abilit\u00e0; e guarda caso la scuola, soprattutto la superiore, ha dovuto imparare dalle elementari, dalle medie, dalle materne e ammettere che ci sono delle abilit\u00e0 da apprendere; non solo: quando noi proponevamo per i nostri ragazzi handicappati i livelli minimi, adesso con il discorso dei saggi, il livello minimo \u00e8 diventato un modello da generalizzare, e quindi quello che va bene per l&#8217;handicappato \u00e8 diventato&#8221;alzare l&#8217;architrave&#8221; per tutti i cos\u00ec detti normali. Nella zona di sviluppo prossimale, Vygotskij dice: &#8220;L&#8217;apprendimento \u00e8 sempre un rapporto tra due persone&#8221;, e qua bisognerebbe ricordare Bentin quando dice che &#8220;una frase \u00e8 sempre strappata ad un dialogo&#8221;. Questo vuol dire allora che la conoscenza \u00e8 un processo che avviene tra una persona che ha un determinato livello di sviluppo e una persona che \u00e8 ad un livello inferiore. Le cose devono essere fatte assieme, e, a forza di fare assieme, quella zona, che si sviluppa con la cooperazione, diventa una zona di cui si appropria la persona che \u00e8 ad un livello inferiore. Questo vuol dire che la cooperazione vecchia di Freinet \u00e8 invece un momento altissimo di apprendimento, fondato su basi neurologiche. Nella cultura dell&#8217;handicap ci sono dei momenti alti come il discorso della compensazione. Io leggevo le indicazioni di Claudio Imprudente nel suo libro&#8221;E se gli indiani fossero normali?&#8221; e le paragonavo con il libro di Vygotskij che ha un brutto titolo: &#8220;Elementi di difettologia&#8221;, (chi compra un libro con un titolo simile? Al di l\u00e0 del fatto che &#8220;Elementi di difettologia&#8221; \u00e8 un libro tradotto male che andrebbe rivisto; per fortuna adesso Vygotskij \u00e8 stato tradotto in inglese e possiamo confrontarlo). Ebbene, io ricordo quando leggevo le indicazioni di Claudio, che lui dice: &#8220;ogni handicappato ha un sacchettino; un sacchettino di pietre preziose, che non pu\u00f2 tenere per s\u00e9 ma deve dare anche agli altri, ha delle cose da dare&#8221;, e paragonavo la visione del laico Vygotskij, con la proposta di Claudio che ha fede. Quando Vygotskij parla di compensazione non intende la compensazione materialistica del cieco che ha una maggiore percezione uditiva o del sordo che ha una maggiore percezione visiva. Sta parlando di una cosa completamente diversa, di una rielaborazione a livello neuronale. La persona con handicap non\u00e8 una persona a cui manca qualcosa, \u00e8 una persona diversa, \u00e8 una persona ch e ha delle competenze in pi\u00f9 che pu\u00f2 mettere a servizio.<\/p>\n<p><b>L&#8217;handicap \u00e8 l&#8217;erba cattiva<br \/>\n<\/b>In fondo \u00e8 una visione evolutiva. Io mi ricordo che in modo molto provocatorio quando ci siamo incontrati a Maranath\u00e0, la comunit\u00e0 di accoglienza dove vive Claudio, dicevo &#8220;Voi siete l&#8217;erba cattiva, no?&#8221;. Le multinazionali dell&#8217;alimentazione, adesso mettono in cassaforte le erbe cattive, perch\u00e9 si rendono conto che quelle che fino ad oggi hanno bruciato, preferendo le graminacee, sono risposte diverse a problemi diversi. Noi adesso, uomini anziani, abbiamo problemi di prostata: hanno scoperto un estratto da una erbaccia del Mato Grosso che ha dato una molecola in grado di risolvere questo problema. Allora, anche se sembra un paragone sciocco, l&#8217;handicap in un certo senso \u00e8 l&#8217;erba cattiva; \u00e8 la proposta futura a problemi futuri. Perch\u00e9, dice Vygotskij: &#8221; se l&#8217;handicappato raggiunge gli stessi livelli di una persona normale, li raggiunge attraverso strade laterali, diverse&#8221;, e sono strade che forse, dal punto di vista evolutivo, serviranno alle persone cos\u00ec dette normali, in futuro. Quello che noi purtroppo facciamo invece \u00e8 negare il problema della diversit\u00e0. Noi non siamo la marchiani quindi non pensiamo che la giraffa abbia allungato il collo a forza di arrivare in alto. C&#8217;\u00e8 stata una giraffa handicappata, che \u00e8 riuscita a isolare una nicchia ecologica, le foglie delle acacie africane, ed \u00e8 stata la salvezza di una specie. La stessa cosa pu\u00f2 produrre l&#8217;handicap. L&#8217;handicap ha in s\u00e9, come bio-diversit\u00e0, la salvezza della specie, se noi sappiamo capire.<br \/>\nStephen Hawking, il famoso astrofisico, \u00e8 in carrozzella, ed \u00e8 nelle stesse condizioni di Claudio. Hawking all&#8217;et\u00e0 di 18 anni, ha cominciato per una malattia degenerativa a perdere l&#8217;uso delle mani e lentamente ad accartocciarsi su una sedia a rotelle. A 18 anni era solo all&#8217;inizio della sua carriera. Le sue ricerche sul Big Bang, sui buchi neri, le ha fatte mentre era handicappato; noi sappiamo che le ricerche di Hawking dal punto di vista conoscitivo sono preziosissime perch\u00e9 consistono in calcoli stechiometrici ai quali corrispondono immagini visive. Hawking parla con una sintesi vocale, ha molti problemi, ma credo che sia una persona estremamente simpatica, perch\u00e9 al di l\u00e0 di essersi sposato e avere fatto tre figli, \u00e8 anche scappato con l&#8217;infermiera, questo fa parte dei pettegolezzi, ma fa vedere la vivacit\u00e0 della persona. Per\u00f2 questo grillo, che \u00e8 riuscito a scappare con l&#8217;infermiera, in modo affascinante dice: &#8221; quando io proponevo i miei calcoli, e li applicavo alle immagini tridimensionali, le ricerche erano limitate dalla carta perch\u00e9 non potevo avere una immagine tridimensionale immediata&#8221;. Lo strumento lo limitava.&#8221;Quando ho perso l&#8217;uso delle mani&#8221; dice Hawking, &#8220;e ho potutousare solo il pollice, mi sono rifatto al blotter, alla possibilit\u00e0 di proporre delle immagini tridimensionali all&#8217;interno dello schermo di un computer, e ho guadagnato la possibilit\u00e0 di produrre immagini corrispondenti ai calcoli. &#8220;Poi ha perso anche l&#8217;uso delle mani. &#8220;E allora&#8221;, dice Hawking in questa intervista, &#8221; ho dovuto interiorizzare nella mia mente, non solo i calcoli, ma anche i disegni. Allora io ho acquistato capacit\u00e0 in pi\u00f9 rispetto agli altri&#8221;. Dice un suo collaboratore: &#8221; Quando uno ha degli strumenti diversi, pu\u00f2 risolvere problemi diversi&#8221;. Lui dice: &#8221; io ho avuto la possibilit\u00e0 di avere una crescita, e quindi di risolvere attraverso la mia mente, attraverso la mia fantasia scientifica, una serie di problemi incredibili.&#8221; Ed \u00e8 affascinante il fatto che Hawking lo dica concretamente, e ultimamente le sue ricerche vanno avanti. Il problema \u00e8 questo: allora, ogni handicappato \u00e8 un genio? Io credo che questo ci faccia riflettere sulla importanza della rete di rapporti.<br \/>\nDietro Hawking c&#8217;\u00e8 tutta la comunit\u00e0 scientifica di Cambridge che ha fatto delle richieste concrete e che ha avuto fiducia in lui; c&#8217;\u00e8 tutta la comunit\u00e0 teorica, scientifica che ha prodotto ipotesi e le ha sottoposte alla sua intelligenza e credo che occorrer\u00e0 studiare le strategie della fiducia, cio\u00e8 la pedagogia dei genitori. L&#8217;altro elemento, \u00e8 che lui ha avuto anche dalla sua la tecnologia di Cambridge che gli ha procurato una serie di strumenti tali percui la sua intelligenza, cos\u00ec sollecitata e appoggiata da questa fiducia, potesse esprimere le sue capacit\u00e0. Ai miei tempi gli handicappati li mettevano nei pollai; ai miei tempi neanche trent&#8217;anni fa, venivano fatti morire lentamente.<br \/>\nAdesso ci sar\u00e0 il problema degli handicappati anziani. Degli studi molto bellici dicono che i ragazzi Down, che da un punto di vista scientifico dovrebbero morire giovani, adesso scolarizzati e sollecitati vivono pi\u00f9 a lungo.<br \/>\nPiero Angela proponeva proprio in una sua conferenza &#8220;l&#8217;apprendimento come farmaco di giovinezza &#8221; ma noi possiamo anche dire &#8221; conoscenza come farmaco di integrazione &#8220;. Cio\u00e8 se noi non sollecitiamo, se noi non teniamo in classe, se noi non facciamo dei programmi, se noi non seguiamo la 104, se noi non seguiamo una serie di indicazioni, anche di tipo contenutistico, l&#8217;integrazione non avviene, \u00e8 una truffa. E&#8217; uno spettacolo, \u00e8 un&#8217;animazione benevolente, mentre io credo che l&#8217;indicazione proposta dal progetto Calamaio va molto al di l\u00e0. Vi fa vedere le capacit\u00e0 dialogiche, le capacit\u00e0 di rapporto, le capacit\u00e0 maieutiche dell&#8217;handicap. Al punto tale che qualcuno che mi era vicino diceva: perch\u00e9 non facciamo un &#8221; Calamaio News &#8221; ? Proponendo all&#8217;interno del Calamaio News, tutti i prodotti creativi, e la creativit\u00e0 \u00e8 dell&#8217;handicap, che l&#8217;handicap creativo propone alle persone. Il ministro Berlinguer si sta stillando il cervello per proporre delle alternative allo scritto di italiano, io credo che quanto proposto dal Progetto Calamaio sia una alternativa creativa, perch\u00e9 l&#8217;handicap \u00e8 creativit\u00e0 per eccellenza. E questo concetto di compensazione, non \u00e8 nato oggi: \u00e8 nato tanto tempo fa. Se noi leggiamo il &#8221; De Magistro&#8221; di Sant&#8217;Agostino troviamo che fin d&#8217;allora veniva data dignit\u00e0 alla lingua dei segni.<br \/>\nLeonardo Da Vinci ha fatto la Gioconda, no, speriamo che non la rubino di nuovo, come hanno fatto con Van Gogh; la Gioconda \u00e8 un capolavoro di espressione perch\u00e9 esprime l&#8217;ambiguit\u00e0. E l&#8217;ambiguit\u00e0 ti dice tutto. Ora noi diciamo: ma com&#8217;\u00e8 che Leonardo Da Vinci ha prodotto la Gioconda? L&#8217;altro esempio bellissimo che adesso possiamo vedere poco \u00e8 invece L&#8217;Ultima cena, L&#8217;Ultima cena \u00e8 bellissima, \u00e8 l&#8217;espressione della parola di Ges\u00f9 che dice: &#8220;Qualcuno di voi mi tradir\u00e0&#8221;, e questa parola si rifrange sugli atteggiamenti di tutti e dodici gli Apostoli che hanno un atteggiamento consono a questa parola a seconda del comportamento. Domanda: chi \u00e8 che ha insegnato a Leonardo Da Vinci a esprimere le espressioni dei volti e dei gesti? La risposta \u00e8 dello stesso Leonardo; lui ha scritto un libro molto bello che adesso esce in edizione critica, intitolato &#8221; Libro di pittura&#8221; in cui d\u00e0 i segreti della sua bottega. Per cinque volte in questo libro lui dice: &#8221; i miei maestri sono stati i sordi &#8220;. Cio\u00e8 per imparare a dare espressivit\u00e0 al volto, per esprimere con gli atti esterni le sensazioni interne i maestri dei pittori sono i sordi. Cosa vuol dire allora? Vuol dire che una comunit\u00e0 culturale, quella dei sordi, si \u00e8 affiancata ad un genio e ha proposto una rivoluzione nella cultura del 500 artistico; se voi vedete per esempio le opere di Piero della Francesca o di Botticelli, non hanno espressione. Ecco allora io dico, l&#8217;accettare questa sfida ci propone uno scenario amplissimo che segue e credo corra dietro al Progetto Calamaio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il testo che pubblichiamo \u00e8 la sbobinatura pressoch\u00e8 integrale dellarelazione presentata al convegno sul Progetto Calamaio tenutosi a Bologna il 21maggio scorso.Quando c&#8217;\u00e8 una festa<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3591],"edizioni":[99],"autori":[220],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/686"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=686"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/686\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6359,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/686\/revisions\/6359"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=686"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=686"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=686"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=686"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=686"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=686"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=686"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=686"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=686"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}