{"id":69,"date":"2009-11-04T17:04:30","date_gmt":"2009-11-04T17:04:30","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=69"},"modified":"2025-11-21T11:58:41","modified_gmt":"2025-11-21T10:58:41","slug":"la-parola-del-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=69","title":{"rendered":"La parola del corpo"},"content":{"rendered":"<p>di Stefano Toschi<\/p>\n<p>Cercando per curiosit\u00e0 le parole handicap, disabilit\u00e0 e diversabilit\u00e0 su Internet, attraverso l\u2019utilizzo di un comune motore di ricerca, mi sono trovato di fronte a dati davvero sorprendenti.<!--break--> Tali vocaboli hanno letteralmente milioni di ricorrenze nel caso di \u201chandicap\u201d e \u201cdisabilit\u00e0\u201d, e migliaia di ricorrenze nel caso di \u201cdiversabilit\u00e0\u201d. Queste categorie cui si fa cos\u00ec spesso riferimento sono troppo generiche, come dimostra anche questa ricerca, grazie alla quale \u00e8 parso evidente come tali parole vengano usate per indicare le situazioni pi\u00f9 disparate. D\u2019altra parte, quanto pi\u00f9 un vocabolo \u00e8 generico e usato in un senso lato, allargato, tanto pi\u00f9 esso perde qualcosa nella pregnanza del significato.<br \/>\nI termini \u201cdisabilit\u00e0\u201d e \u201cdiversabilit\u00e0\u201d non solo sono molto generici, ma sono anche troppo legati al mondo del lavoro, anzi, dell\u2019industria e della produzione. La categoria di handicap come la conosciamo oggi nasce in Inghilterra all\u2019inizio del diciannovesimo secolo, durante la seconda rivoluzione industriale, quando il valore di una persona divenne commisurato alle sue capacit\u00e0 di lavorare manualmente in una industria e di ripetere alcuni gesti in maniera automatica. Come si vede nel film di Charlie Chaplin Tempi Moderni, il protagonista \u00e8 costretto a compiere ripetutamente e meccanicamente sempre il medesimo gesto, all\u2019interno della catena di montaggio, tanto che tale movimento diviene per lui un tic; coloro che, invece, non sono in grado di compiere tale gesto a causa di un qualche problema fisico o psichico vengono a trovarsi in una condizione di emarginazione e di conseguente indigenza. Analogamente, il concetto di disabilit\u00e0 \u00e8 associato alla non abilit\u00e0 di un certo individuo.<br \/>\nCome abbiamo visto, esistono tre parole, handicap, disabilit\u00e0 e diversabilit\u00e0, che dovrebbero esprimere un\u2019unica realt\u00e0, ma \u00e8 necessario approfondire questo discorso. Non \u00e8 soltanto una questione di termini, il linguaggio non \u00e8 solo l\u2019espressione fonica, ma \u00e8 ci\u00f2 che fa s\u00ec che le cose siano percepite in un determinato modo: \u201cNessuna cosa \u00e8\/dove la parola manca\u201d, come dice il poeta Stephan George nella sua poesia La Parola. Commentando questa poesia nel saggio In cammino verso il linguaggio, Heidegger arriva a sostenere che il linguaggio \u00e8 la dimora dell\u2019essere. Il filosofo tedesco afferma che il linguaggio deve dire qualcosa e mette in luce la differenza che esiste fra parlare e dire. Si pu\u00f2 parlare tanto e non dire niente, si pu\u00f2 tacere e, attraverso il silenzio, dire molto. Parlare l\u2019uno all\u2019altro significa dire l\u2019un l\u2019altro qualcosa, mostrare reciprocamente qualcosa e credere in qualcosa. Il non espresso non \u00e8 soltanto ci\u00f2 cui \u00e8 mancata l\u2019espressione fonica, ma il non detto, il non ancora mostrato, il non ancora giunto a manifestarsi.<br \/>\n\u00c8 significativo pensare all\u2019etimologia della parola \u201cdire\u201d: essa, infatti, anche nell\u2019originale latino dicere, presenta la stessa radice del greco d\u00e9iknumi, che significa \u201cmostrare\u201d. Infatti la parola deve proprio mostrare qualcosa, rendere manifesto il suo significato; invece i vocaboli \u201cdisabilit\u00e0\u201d e \u201cdiversabilit\u00e0\u201d non mostrano apertamente il loro senso, anzi, tendono a nascondere la realt\u00e0 delle cose. Anche per Aristotele le parole rappresentano gli oggetti, attraverso le affezioni dell\u2019animo: il linguaggio, cio\u00e8, deve rispecchiare la realt\u00e0.<br \/>\nHo letto di recente un articolo che racconta la storia di un uomo che, a causa di un aneurisma cerebrale, aveva perso non solo gran parte delle sue funzioni motorie, ma anche la memoria e l\u2019uso della parola. Fortunatamente, grazie all\u2019aiuto di un carissimo amico, \u00e8 riuscito a recuperare anche quest\u2019ultimo, e il cammino lungo e difficile per riuscirvi \u00e8 stato raccontato dall\u2019amico in un libro. Esso racconta vari aneddoti di questa riabilitazione, durante la quale il malato inventava di sana pianta strane parole per indicare oggetti di uso comune, quasi a volerne ricostruire il nome proprio, senza per\u00f2 ricordarsi quello corretto. In tal modo aveva ribattezzato \u201clibro\u201d con \u201cruno\u201d, \u201cpagine\u201d con \u201clapsule\u201d e via dicendo. La cosa pi\u00f9 strana, per\u00f2, era che, mentre cercava di imporre un nome proprio agli oggetti materiali, le persone, uomini e donne che fossero, dalla moglie, agli amici, alle infermiere erano diventati tutti mario, rigorosamente con la minuscola. Questo mi ha fatto pensare proprio alle parole in questione, \u201chandicap\u201d, \u201cdisabilit\u00e0\u201d e \u201cdiversabilit\u00e0\u201d: usare queste parole in modo generico, come di solito avviene, \u00e8 esattamente la stessa cosa che chiamare tutti \u201cmario con l\u2019iniziale minuscola\u201d. Infatti ogni singolo handicap, ogni disabilit\u00e0 \u00e8 diversa da un\u2019altra, perch\u00e9 ha cause diverse o semplicemente perch\u00e9 si tratta di persone diverse.<br \/>\nPertanto la cosa pi\u00f9 corretta da fare sarebbe partire dal corpo e non dall\u2019handicap, per non creare equivoci. Partire dal corpo significa chiamare le cose col loro nome, distinguere cio\u00e8 una tetraparesi spastica da una sindrome di Down o da un deficit sensoriale, anche se possono avere effetti simili, anche se questo non \u00e8 molto comodo e richiede qualche sforzo critico in pi\u00f9, nel senso letterale del termine, da <em>krino<\/em>, distinguere. Infatti, usare i \u201cnomi propri\u201d delle diverse forme di disabilit\u00e0 dice gi\u00e0 quello che uno pu\u00f2 fare o non pu\u00f2 fare, non in modo generico, ma concretamente. Ad esempio, se sono affetto da tetraparesi spastica non posso correre i cento metri piani in dieci secondi, ma posso laurearmi, avere molti amici, ecc. Ecco perch\u00e9 partire dal corpo significa evitare, per quanto possibile, equivoci e una eccessiva generalizzazione, che tiene conto di cosa una persona non ha o non sa fare, e non della persona stessa. Il tentativo di aggirare questi ostacoli che si compie utilizzando la parola \u201cdiversabile\u201d \u00e8 senz\u2019altro apprezzabile, perch\u00e9 toglie l\u2019aspetto negativo presente negli altri due vocaboli, ma ricade nello stesso difetto di questi, essendo comunque troppo generica, dal momento che non dice nulla della persona, anzi, dice una caratteristica comune a tutti, quindi ancora pi\u00f9 generica, dal momento che tutti noi abbiamo, in quanto uomini, abilit\u00e0 differenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cercando per curiosit\u00e0 le parole  handicap, disabilit\u00e0 e diversabilit\u00e0 su Internet, attraverso l\u2019utilizzo di un  comune motore di ricerca, mi sono trovato di fronte a dati davvero sorprendenti.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3587,4018],"edizioni":[46],"autori":[2027],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=69"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5439,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69\/revisions\/5439"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=69"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=69"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=69"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=69"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=69"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=69"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=69"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=69"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=69"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}