{"id":698,"date":"2009-11-04T17:07:20","date_gmt":"2009-11-04T17:07:20","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=698"},"modified":"2026-01-19T13:08:07","modified_gmt":"2026-01-19T12:08:07","slug":"la-riabilitazione-su-base-comunitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=698","title":{"rendered":"4. La riabilitazione su base comunitaria"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>La riabilitazione su base comunitaria \u00e8 un particolare tipo di riabilitazione molto pratica nei paesi poveri. Abbiamo raccolto, in occasione di un seminario organizzato dall&#8217;AIFO (Associazione Italiana Amici di Roul Follereau) alcune testimonianze di persone impegnate in progetti di riabilitazione per disabili nelle parti meno sviluppate del mondo.<br \/>\n<!--break--><br \/>\n<strong>Un medico indiano<br \/>\n<\/strong>Mi chiamo Sunil Deepak, sono medico e lavoro da dieci anni in Italia. Il mio ruolo nell&#8217;Aifo \u00e8 di sviluppare progetti dal punto di vista tecnico e medico. Lavoro anche per l&#8217;OMS per i gruppi vulnerabili: nomadi, popolazioni indigene,rifugiati e chi vive in bidonville. In questi gruppi non c&#8217;\u00e8 solo disabilit\u00e0 fisica e mentale ma anche disabilit\u00e0 sociale: le persone pi\u00f9 colpite sono gli anziani, le mamme singole, i sieropositivi.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la filosofia del progetto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 che si chiama Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC)?<br \/>\n<\/strong>La filosofia della RBC si pu\u00f2 riassumere nel vedere la persona nella sua globalit\u00e0. Non si pu\u00f2 separare ad esempio l&#8217;educazione dalla riabilitazione, non dobbiamo occuparci solamente di singoli &#8220;pezzi&#8221; della persona, come fanno gli specialisti. Dal lavoro, all&#8217;aspetto sanitario, dalla partecipazione alla vita quotidiana, allo sport, alla cultura: lo sforzo \u00e8 di vedere tutte le cose insieme. Lo sviluppo della medicina occidentale ha influenzato la cultura dei paesi pi\u00f9 poveri nel senso di dire: basta avere la tecnologia e gli esperti e si pu\u00f2 fare tutto. Questo atteggiamento si basa su istituzioni e strutture costose. In realt\u00e0 c&#8217;\u00e8 poca attenzione alla continuit\u00e0 dei progetti, e l&#8217;ultima fase rischia di essere quella dell&#8217;arrangiarsi. Quando andiamo nei paesi pi\u00f9 poveri siamo abituati a guardare gli ospedali, quanti sono i medici e terapisti, e quando non li vediamo diciam oche non esiste niente. La RBC invece dice che ci sono tantissime risorse: i genitori, gli amici, la comunit\u00e0 che vogliono fare qualcosa, fanno quello che possono, ad esempio vanno dallo sciamano e fanno sacrifici. Se tu dai loro lapossibilit\u00e0 di acquisire qualche strumento in pi\u00f9, qualche conoscenza, loro sono pronti a fare qualcosa in pi\u00f9. Non puoi sostituire il ruolo dei professionisti ma ci sono tanti aspetti cui i professionisti non possono dedicarsi: \u00e8 diciamo una riabilitazione complementare.<\/p>\n<p><strong>Che tipi di interventi mettete in atto?<br \/>\n<\/strong>Quando si lavora con le persone nei villaggi si fanno cose bellissime ma purtroppo si coinvolgono solo poche persone. Bisogna cercare di coinvolgere i governi nazionali per fare delle politiche per i disabili. Cerchiamo contatti con quanti pi\u00f9 ministeri possibili, Lavoro, Sanit\u00e0, Educazione, Affari Sociali. Quando ci sono, bisogna rinforzare le strutture che gi\u00e0 esistono. Ad esempio nei villaggi non c&#8217;\u00e8 solo volontariato ma ci sono anche insegnanti, chesono portatori di informazioni, non solo distributori di servizi, possono andare nelle case, parlare con le persone. Le persone disabili e le loro famiglie devono uscire dall&#8217;isolamento, devono capire che insieme hanno pi\u00f9 forza, possono cominciare a parlare come gruppo dei loro problemi e vedere quali soluzioni ci sono. Agenzie esterne, che sia AIFO o il governo, possono arrivare fino ad un certo punto; solo quando le persone cominciano a reclamare i loro diritti, solo allora un cambiamento pu\u00f2 avvenire.<\/p>\n<p><strong>Com&#8217;\u00e8, in genere, la vostra collaborazione con i governi?<br \/>\n<\/strong>A livello internazionale i governi sono contenti quando si parla diprogetti per disabili perch\u00e9 i politici poi si fanno fotografare, si fanno pubblicit\u00e0. Ma in un certo senso i progetti RBC sono anche pericolosi perch\u00e9 ad un certo punto la gente che ha iniziato a confrontarsi sulla disabilit\u00e0 poi parla anche di altro. Noi ovviamente non vogliamo fare un discorso politico masiamo convinti che le RBC porta anche altri cambiamenti. Quando ci sono elezioni, ad esempio, molti membri dei gruppi RBC diventano membri del Parlamento e supportano i programmi. Questo \u00e8 avvenuto sia in Guyana che in Mongolia. E&#8217; sicuramente un processo a lungo termine e molto lento: pensa solamente al fatto che i medici in Indonesia non sono contenti perch\u00e9 si sono costituiti comitati RBC dove \u00e8 la gente ad essere protagonista. Le persone che hanno il potere fanno fatica ad accettare questo.<\/p>\n<p><strong>Gino Filippini, che lavora a Korogocho, una delle zone pi\u00f9 povere di Nairobi, capitale del Kenya, sostiene che il problema della disabilit\u00e0 \u00e8 solo uno dei tanti problemi che sono collegati pi\u00f9 in generale alla povert\u00e0, alla disabilit\u00e0 sociale e auspica un approccio che tenga conto di questo. Tu che cosa ne pensi?<br \/>\n<\/strong>Penso che certi problemi, la povert\u00e0, la propriet\u00e0 della terra, in particolare a Korogocho, sono molto grossi, sono anche pi\u00f9 difficili da risolvere. Trovo che con l&#8217;avvento della urbanizzazione edell&#8217;occidentalizzazione della societ\u00e0 c&#8217;\u00e8 il rischio che le persone perdano i contatti con le loro radici. I valori della competizione e i feticci della societ\u00e0 del consumo portano le persone a dimenticarsi dei pi\u00f9 deboli. Parlare di disabilit\u00e0 anche a Korogocho \u00e8 un messaggio forte e importante perch\u00e9 noi di fatto stiamo dicendo ai poveri: guardate che tra di voi ci sono ancora pi\u00f9 poveri, che cosa potete fare per loro? Questo discorso \u00e8 molto importante, \u00e8un momento di dialogo per riconoscere che siamo persone. Parlare della disabilit\u00e0, dare speranza ad una comunit\u00e0 non \u00e8 da sottovalutare e lasciare a parte.<br \/>\nInoltre con la RBC, dove possibile, cerchiamo di promuovere anche il teatro o il canto tradizionale legandolo alla disabilit\u00e0, anche se apparentemente sembrano cose scollegate. In Guyana ci sono popolazioni indigene che si vergognano di parlare la loro lingua. Noi abbiamo raccolto le fiabe in libri: i bambini diquesta etnia non devono dimenticare le loro radici.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l&#8217;atteggiamento sociale verso i disabili?<br \/>\n<\/strong>I genitori dei bambini e adulti con disabilit\u00e0 hanno vari comportamenti: da chi li chiude in una stanza a chi aiuta il figlio o la figlia a sviluppare tutte le capacit\u00e0. Ci\u00f2 non \u00e8 dovuto a cattiveria ma ad ignoranza, paura, cultura. Penso che l&#8217;atteggiamento generale dipenda dal fatto che finch\u00e9 una famiglia non \u00e8 toccata allora non se ne cura. Quando cominciamo a parlare con la comunit\u00e0 delle persone disabili spesso sentiamo dire: &#8220;Ma non ci sono!&#8221;. Perch\u00e9 non li vedono, non sono mai fuori. Un&#8217;altra cosa purtroppo da rilevare \u00e8 la differenza tra quello che uno vorrebbe realizzare e quello che poi si realizza. Nelle comunit\u00e0 si sente spesso dire: &#8220;Siamo tutti uguali, abbiamo gli stessi diritti, non abbiamo pregiudizi&#8221;. Ma se tu poi chiedi adun genitore se suo figlio pu\u00f2 giocare con un bambino disabile o sua figlia pu\u00f2 sposare un disabile allora s\u00ec, avviene un po&#8217; come da noi, che la gente storce il naso e si oppone. Tutto il mondo \u00e8 uguale da questo punto di vista. Qui in Italia siamo pi\u00f9 sofisticati, meno scoperti, anche perch\u00e9 il governo d\u00e0 qualche servizio in pi\u00f9 che non nei paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p><strong>Che differenza c&#8217;\u00e8, secondo te, tra l&#8217;operare nel sociale in Italia eall&#8217;estero?<br \/>\n<\/strong>Trovo che lavorare nei paesi in via di sviluppo per certi aspetti sia pi\u00f9 facile. Non c&#8217;\u00e8 assistenza dalle istituzioni, non ci sono scuole speciali, non ci sono centri per terapie, ausili. Per\u00f2 paradossalmente se tu cerchi dicostruire tutto questo lavoro con le comunit\u00e0 trovi che \u00e8 molto pi\u00f9 facile. In Italia tante volte ho la sensazione che se le istituzioni e le scuole se ne occupano, allora di fatto deleghiamo loro e ce ne laviamo le mani. Non vogliamo assumere le responsabilit\u00e0. Non vorrei giudicare nessuno ma \u00e8 pi\u00f9 facile delegare. Da parte delle comunit\u00e0 coinvolte dalla RBC ho visto che si riesce a costruire pi\u00f9 partecipazione anche perch\u00e9 l\u00ec il disabile non \u00e8 molto distante. Per certi versi l&#8217;Italia \u00e8 molto avanti. Guarda solo che tipo di ricaduta c&#8217;\u00e8 stata a livello internazionale quando \u00e8 stato dato un ministero ad Antonio Guidi. Molte persone all&#8217;estero, che non conoscono nulla di politica italiana, quante volte mi dicono: &#8220;Ma voi avete avuto un ministro disabile!&#8221; In Italia ci sono tanti modelli positivi da proporre alle persone nei paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p><strong>Infine il domandone finale: perch\u00e9 fai questo lavoro?<br \/>\n<\/strong>Io sono diventato medico in India. Mi piaceva questo fatto di aiutare gli altri. A tutt&#8217;oggi riesco a vedere 200 progetti in 61 paesi. Mi piace molto sentire che c&#8217;\u00e8 stato cambiamento in molte persone e che in qualche parte \u00e8 dovuto a me. Penso che se facciamo il confronto tra Aifo ed altre ONG, pi\u00f9 professionali, mi \u00e8 chiaro che il nostro \u00e8 un modo di muoverci forse pi\u00f9 rispettoso, partendo dal basso. Magari non facciamo ospedali&#8230; ma in molti altre cose mi sento soddisfatto.<\/p>\n<p><b>I bairos del Mozambico<br \/>\n<\/b>Mi chiamo Leonida Compostella, ho cominciato in Mozambico con il Progetto Lebbra 8 anni fa. Allora la stima era di un 30% di lebbrosi disabili. Non abbiamo iniziato con un progetto specifico per i disabili perch\u00e9 la priorit\u00e0 allora era di espandere il trattamento proposto dall&#8217;OMS (che allora toccava solamente il 7%) alla totalit\u00e0 dei lebbrosi, obiettivo che in questi anni \u00e8 stato raggiunto. Si facevano piccole attivit\u00e0 per i disabili a Maputo, la capitale, in quelli che chiamiamo i bairos, ovvero gli slums, le favelas per capirsi. C&#8217;era un gruppo di malati che vivevano nascosti. Abbiamo conosciuto per caso un signore del luogo della Conferenza di San Vincenzo, che aveva organizzato un gruppetto di volontari che si autotassava per fare delle attivit\u00e0 con i disabili. Abbiamo cercato di discutere con loro per dare meno assistenzialismo e promuovere la partecipazione attiva delle persone disabili.<\/p>\n<p><strong>Come sono visti i disabili?<br \/>\n<\/strong>Dipende credo dall&#8217;area. Se ti trovi in un&#8217;area cittadina o periurbana sono visti come una difficolt\u00e0, un peso. L\u00ec la lotta per la vita \u00e8 estremamente difficile. In ambiente rurale invece c&#8217;\u00e8 molto il senso della famiglia, anche se si sta perdendo, purtroppo. Il disabile che sta in famiglia ha qualcuno che lo accudisce, come per i vecchi e i bambini e c&#8217;\u00e8 inoltre la possibilit\u00e0 di inserirlo all&#8217;interno del processo produttivo della comunit\u00e0. Si portano a casa dei prodotti e qualche disabile riesce a tagliare la buccia, a fare piccoli lavori, eccetera. Si sente inserito.<\/p>\n<p><strong>Quanti sono?<br \/>\n<\/strong>C&#8217;\u00e8 una associazione di disabili, si chiama Ademo, che si occupa diquesto e che ha qualche stima ma dati reali credo non li abbiamo neanche loro. Per quanto riguarda la lebbra posso dire che ci sono 6\/7.000 malati. Moltissime sono le cause di disabilit\u00e0. Tieni conto che nel Mozambico c&#8217;\u00e8 stata una guerra, quindi mine e conseguenze delle mine. Poi cattiva assistenza pre-peri-postnatale: molti bambini nascono con problemi e traumi. Poliomielite c&#8217;\u00e8 stata, anche se adesso \u00e8 ridotta. Ci sono ancora zone in cui mangiano la manioca che \u00e8 tossica e causa paralisi. E&#8217; preoccupante l&#8217;alcoolismo, che sta aumentando in modo incredibile.<\/p>\n<p><strong>Come sono i vostri rapporti col governo?<br \/>\n<\/strong>Si sta interessando alla disabilit\u00e0, da due o tre anni c&#8217;\u00e8 un gruppo che sta preparando un progetto di legge anche se l&#8217;ho perso di vista. Il Presidente della Repubblica \u00e8 stato nominato come presidente onorario dei disabili, dovrebbe avere un po&#8217; di sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la filosofia che seguite negli interventi<\/strong><i>?<br \/>\n<\/i>Finora il mio progetto si \u00e8 limitato alla lebbra ma adesso sto iniziando un progetto di sanit\u00e0 di base in un distretto periferico a 500 km da Maputo. Mia moglie sta cercando di coinvolgere le donne, parlando fondamentalmente, senza un programma predefinito, vedendo i problemi che emergono. Avendo gi\u00e0 fatto qualche incontro stanno emergendo delle problematiche stiamo pensando a come affrontarle. Non so se questo \u00e8 un metodo. L&#8217;idea a medio termine \u00e8 dirisistemare dei presidi sanitari e che a lato ci sia una commissione sanitariadi cittadini che possa individuare problemi, stimolare.<br \/>\nVorremmo appoggiarci alla missione cattolica di quella zona in cui le personehanno uno spirito di volontariato. Altrimenti quando ci sono situazione di sopravvivenza pensare al volontariato \u00e8 un po&#8217; difficile. In Africa la cosapi\u00f9 importante pi\u00f9 che la societ\u00e0 \u00e8 la famiglia. Nessuno fa volontariato perch\u00e9 si sente parte della societ\u00e0, mentre ognuno si sente parte della famiglia, intendo al gruppo allargato ad una ventina di persone, di parenti. Molte volte quando si discute sotto sotto c&#8217;\u00e8 la domanda: &#8220;Ma che cosa ne viene alla mia famiglia?&#8221; ed \u00e8 difficile fare il passo in avanti verso la societ\u00e0. Sono venuti fuori da 16 anni di guerra civile e da vent&#8217;anni di comunismo, che a sua volta si era sovrapposto ad una struttura coloniale. La gente di fatto \u00e8 abituata a non pensare, \u00e8 difficile coscientizzarli sui loro diritti, alla terra, alla scuola&#8230;..In Brasile ci sono le comunit\u00e0 di base che fanno un grande lavoro. Una cosa molto importante, che ho capito col tempo, \u00e8 che in Mozambico bisogna portare avanti un discorso, come dire, per analogia. Mi spiego: il nostro modo di pensare europeo, molto deduttivo, non funziona con loro, non convince. Persuade di pi\u00f9 dire ad esempio: perch\u00e9 il figlio di quello va in quella scuola bella e tuo figlio va in una scuola senza banchi, senza bagni, cadente, pericolosa? La cosa pi\u00f9 convincente \u00e8 esprimersi in parabole e qualche volta penso che all&#8217;epoca di Ges\u00f9 doveva funzionare proprio cos\u00ec. Non puoi dire A + B = C, ma A ha dato questa cosa, B ha dato quell&#8217;altro, allora, per analogia, cosa ha dato C?&#8230;<\/p>\n<p><b>I Cbr workers vietnamiti<br \/>\n<\/b>Mi chiamo Lorenzo Pierdomenico, sono abruzzese di Giulianova, e alla bella et\u00e0 di 46 anni mi hanno offerto di andare in Vietnam come responsabile Aifo e io ho entusiasticamente accettato. Dal febbraio 1998 lavoro l\u00ec, \u00e8 da poco quindi. In questi mesi sono tra l&#8217;altro anche andato in visita al progetto RBC indonesiano, poi sono andato in Mongolia. Sono quindi solo quattro mesi che sto in Vietnam. Personalmente ho vissuto delle grossi difficolt\u00e0 di ambientamento perch\u00e9 il Vietnam \u00e8 diverso dall&#8217;Italia, perch\u00e9 il Vietnam, specialmente quello del Nord, \u00e8 diverso anche da tutti gli altri paesi asiatici che avevo visitato. Per vari anni ho speso le mie estati con qualche missionario (lavoro come insegnante e ho sempre avuto abbastanza tempo libero). Sono andato alla scoperta di vari approcci in molti paesi. In Myanmar, ex Birmania, nel &#8217;96 ho conosciuto Aifo che supporta 3 lebbrosari. L\u00ec ho rintracciato solo due lebbrosari e ho fatto una relazione su quello che ho visto. Successivamente in Italia durante una assemblea della CIPSI (Coordinamento di Iniziative Popolaridi Solidariet\u00e0 Internazionale), che coordina 27-28 associazioni italiane (gli altri coordinamenti sono il FOCSIV, Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontari, di cui fa parte anche Aifo e il COCIS, Coordinamentodelle organizzazioni non governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo), ho riattivato i contatti con questa associazione.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il tuo compito?<br \/>\n<\/strong>In Vietnam il mio compito \u00e8 di rappresentare Aifo che \u00e8 fortementeimpegnata in questo paese. Abbiamo due programmi molto importanti. Il primo \u00e8 il Progetto Lebbra: supportiamo due grossi lebbrosari oltre al reparto dimalattie infettive di Hanoi che si chiama Nadb, per la prevenzione e cura dei lebbrosi (assieme ad altre Ong).<br \/>\nPoi c&#8217;\u00e8 il progetto RBC che copre cinque province, circa otto milioni dipersone, di cui il 6% disabili, quindi fai presto a fare i conti, sono 480.000persone.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la vostra filosofia, il vostro approccio?<br \/>\n<\/strong>La filosofia del programma RBC \u00e8 molto ampia, potremmo parlarne per molto tempo, comunque in sostanza l&#8217;idea di fondo \u00e8 di arrivare alle famiglie, dare pi\u00f9 conoscenze possibili per affrontare nel migliore dei modi la problematica. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 dare consapevolezza che il disabile si pu\u00f2 ritagliare il proprio spazio nella comunit\u00e0. Condivido la linea dell&#8217;OMS: lenostre e le loro risorse sono cos\u00ec limitate che l&#8217;unico approccio possibile \u00e8 la RBC.<br \/>\nInoltre supportiamo economicamente una controparte vietnamita, abbiamo un accordo con il Ministero della Sanit\u00e0 del Vietnam. Per sburocratizzare, per quanto possibile in un paese socialista, loro hanno messo su una associazione adhoc, Vinareha (Vietnam Rehabilitation Association) per cercare di raggiungere tutti i disabili del paese. La storia del Vietnam \u00e8 costellata di guerre chehanno lasciato molte ferite: varie diossine che gli americani hanno scaricato, i defoglianti, cos\u00ec li chiamavano gli americani. E&#8217; un paese con un&#8217;altapercentuale di disabilit\u00e0. Dal 1987 hanno avuto questo approccio e il governo \u00e8 collaborativo, La cosa positiva del Vietnam \u00e8 che fermo restando che le strutture sono povere, bisogna dire che sono per\u00f2 ramificate. Anche nei pi\u00f9 remoti villaggi c&#8217;\u00e8 un presidio sanitario. Cos\u00ec \u00e8 anche il sistema scolastico.<br \/>\nIl nostro obiettivo principale \u00e8 di dare assistenza preparando i Cbr workers, cio\u00e8 le persone volontarie che seguono training e poi, \u00e8 proprio il caso di dirlo, vanno alla ricerca, vanno a scoprire i disabili del territorio. Il Cbr ha focalizzato sette tipi di disabilit\u00e0 principali, lavoriamo su sette linee. Per quanto riguarda l&#8217;intervento, la prima cosa che si fa sul territorio \u00e8 censire quanti disabili ci sono. Secondo: certificare i disabili che hanno bisogno di riabilitazione. Terzo: pianificare per realizzare centri di riabilitazione. Siamo per ora intervenuti a livello provinciale e di distretto. L&#8217;intento \u00e8 di arrivare a migliorare le strutture anche a livello comunale.<\/p>\n<p><strong>I formatori sono europei?<br \/>\n<\/strong>No assolutamente: il gruppo di esperti \u00e8 vietnamita, non usiamo un approccio colonialistico. Io coordino e basta, e sto imparando tantissimo da loro. Per quanto riguarda quello che loro ritengono di non conoscere abbastanza allora noi organizziamo dei workshop, chiamando degli esperti.<\/p>\n<p><strong>Quali problemi incontrate nel vostro progetto?<br \/>\n<\/strong><i><\/i>Per darti un&#8217;idea, nel 1987 l&#8217;80% dei disabili viveva in campagna mentre le persone diremmo preposte a risolvere queste problematiche, i dottori, i fisioterapisti, eccetera, erano in citt\u00e0. Abbiamo cercato, stiamo cercando, di ribaltare il tutto, di creare una rete di riabilitazione il pi\u00f9 possibile operativa. I numeri sembrano darci ragione, abbiamo dati recenti abbastanza confortanti: sono state formate 270 persone, dottori soprattutto, che poi a loro volta sono diventati trainer, in un processo a cascata. Risultato: abbiamo a tutt&#8217;oggi circa diecimila Cbr workers.<br \/>\nPoi c&#8217;\u00e8 il problema della distanza: \u00e8 un punto dolente anche se non dappertutto. Pensa che ci sono province montuose dove ad un certo punto le strade scompaiono, popolate da minoranze etniche che non parlano nemmeno vietnamita. Stiamo sperimentando una tattica, chiamiamola cos\u00ec, un approccio diverso, stiamo cercando di incontrare direttamente le famiglie dei disabili. Il nostro obiettivo principale \u00e8 quello di portare a scuola il maggior numero di bambini disabili in et\u00e0 scolare. Ci sono alcune scuole speciali che sono strutture care da mantenere, con molte richieste. Il governo vietnamita non hale risorse. Non ci sono insegnanti di sostegno. Cerchiamo di usare al massimo quello che dovrebbe essere l&#8217;aiuto di tutti. La problematica pi\u00f9 grossa \u00e8 cheper ogni classe ci sono circa 40\/50 bambini e molte maestre non se la sentono di tenere alunni disabili. Le insegnanti, per la maggior parte donne, non hanno strumenti. In tutte le province dove siamo presenti, attraverso i comitati che decidono quello che deve essere la politica di intervento nei villaggi, cerchiamo di coinvolgere non solo personale medico ma insegnanti, veterani di guerra, associazioni di disabili che cerchiamo anche di promuovere, donne&#8230;<\/p>\n<p><strong>Come sono visti i disabili?<br \/>\n<\/strong>La disabilit\u00e0 non \u00e8 il primo problema della gente, come da noi in Italia del resto. L&#8217;atteggiamento culturale \u00e8 uguale dappertutto: ci sono persone che lo vedono con pena, altri che lo accettano. Fino a quando non vediamo un disabile che riesce a realizzare qualcosa, non riusciamo a intuire le sue potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il fatto che ci siano molti disabili di guerra non influenza l&#8217;immagine della disabilit\u00e0 in qualche modo in termini pi\u00f9 positivi, in termini di maggiore solidariet\u00e0?<br \/>\n<\/strong>Il disabile di guerra in genere \u00e8 un mutilato che riesce gi\u00e0 a svolgere un certo ruolo attivo nella societ\u00e0. Quello che \u00e8 il vero problema \u00e8 che la maggior parte delle disabilit\u00e0 \u00e8 dovuta a poca consapevolezza, ad esempio alla risposta tardiva ad un piccolo problema del neonato o del bambino. Ne ho visti cos\u00ec tanti, e io non ho un background medico&#8230; Aifo \u00e8 coinvolto molto nella prevenzione proprio perch\u00e9 se ne fa pochissima. Mi d\u00e0 un senso di frustrazionese vuoi, mi rendo conto che noi non possiamo risolvere i problemi del Vietnam. Ma credo che con successo riusciamo a dare una consapevolezza, inneschiamo un processo di speranza per i disabili. Questa \u00e8 la cosa secondo me pi\u00f9 importante. Ho visto persone che per il fatto stesso che qualcuno vada nelle loro case, case semplicissime, povere, a dare consigli (anche perch\u00e9 il Cbrworker ha solo 12 giorni di training, stiamo lavorando molto sulla qualit\u00e0) ho visto queste persone riprendere speranza. Cerchiamo di intervenire e migliorare dove vediamo delle carenze ma, come ti ripeto, le necessit\u00e0 sono cos\u00ec tante. Se non ci fosse cos\u00ec tanta povert\u00e0 credo ci sarebbe il 50% in meno di disabili. Dal 1986 c&#8217;\u00e8 in Vietnam la politica del Moi Doi che, tradotto liberamente da me, dovrebbe essere una liberalizzazione &#8220;piano-piano&#8221;dell&#8217;economia. Ci\u00f2 ha permesso ad alcune persone di arricchirsi in modo sfacciato. Nelle citt\u00e0 adesso inizia un fenomeno di bambini di strada, prostituzione infantile, droghe varie. Inizia ad essere un fenomeno che in un paese socialista \u00e8 preoccupante. Non ha le dimensioni dell&#8217;America del Sud, ma ci sono 50.000 ragazzi di strada, in conflitto con la legge (su 80 milioni di persone).<\/p>\n<p><strong>Secondo te che nessi e discordanze ci sono tra lavorare nel sociale in Italia e all&#8217;estero?<br \/>\n<\/strong>Come nesso il fatto di sentire quello che io chiamo la necessit\u00e0 di dare qualcosa agli altri, di dividere quello che hai con gli altri, a maggior ragione se sono persone con disabilit\u00e0. La molla che scatta &#8230;viene cos\u00ec&#8230; Penso che ognuno ha questa cosa: c&#8217;\u00e8 chi la scopre e chi no. Nella mia vita ho avuto un cammino pi\u00f9 o meno di solidariet\u00e0 per gli amici che ho avuto. Sono nato in un posto di provincia, quando macchine ce n&#8217;erano pochissime, si giocava in strada. Ho conosciuto in modo fortuito dei missionari e questa conoscenza mi ha lasciato un segno. Avevo poi uno zio emigrato in Francia che quando tornava ci raccontavaun sacco di avventure: ho insomma immagazzinato questa cosa di partire e di girare. Da l\u00ec un&#8217;altra fortuna di venire in contatto con SOS Missionario di San Benedetto del Tronto in cui sono l&#8217;unico a non essere sposato. Sai c&#8217;\u00e8 la famiglia, bisogna avere due o tre lavori per tirare avanti, per cui in questa associazione mi son trovato ad essere il factotum della situazione&#8230;Poi ho conosciuto Aifo ed eccomi qua.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cooperazione internazionale e disabilit\u00e0\/La riabilitazione su base comunitaria \u00e8 un particolare tipo di riabilitazione molto pratica nei paesi poveri. 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