{"id":699,"date":"2009-11-04T17:07:20","date_gmt":"2009-11-04T17:07:20","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=699"},"modified":"2026-01-19T12:27:02","modified_gmt":"2026-01-19T11:27:02","slug":"disabili-ad-hebron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=699","title":{"rendered":"3. Disabili ad Hebron"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Tino Bilara<\/p>\n<p>Un&#8217;esperienza di cooperazione ad Hebron, in Palestina, due centri diurni e uno residenziale rivolto ai bambini disabili. Le difficolt\u00e0 dovute alla mentalit\u00e0 e alla situazione politica. Intervista a Monica Mazzotti, coordinatrice GVC-Palestina<!--break--><\/p>\n<p><strong>In cosa consiste il progetto per cui stai lavorando in Palestina? Lo pu\u00f2 descrivere?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>\u00c8 un progetto di sviluppo della durata di 3 anni a favore dei disabili psico-fisici del Distretto di Hebron. Il programma coinvolge 3 centri che appartengono a due ONG Palestinesi e il G.V.C. (Gruppo di Volontariato Civile)Bologna. La Palestinian Red Crescent Society con il Centro di Fisioterapia el&#8217;Istituto Al-Raj\u00e0. Il primo \u00e8 un centro diurno che fornisce servizi di fisioterapia e di protesi a tutta la popolazione del Distretto di Hebron. Il secondo centro \u00e8 un istituto che ospita 60 bambini dai 5 ai 17 anni conhandicap psichici lievi e medi. Si tratta di un centro diurno per 40 di loro e residenziale per gli altri che risiedendo in villaggi lontani tornano a casa una volta alla settimana. Il centro sviluppa attivit\u00e0 educative e di formazione lavoro attraverso alcuni laboratori (tessile, ricamo, bamboo) e lavori agricoli.<br \/>\nIl terzo centro \u00e8 l&#8217;Istituto Al-Ihsan della Al-Ihsan Charitable Society ed \u00e8 un centro residenziale per 70 bambini dai 3 ai 12 anni con handicap psico-fisici gravi.<br \/>\nIl progetto prevede, nell&#8217;arco di 3 anni, attivit\u00e0 di ristrutturazione dei centri, corsi di formazione e specializzazione per il personale locale, inserimento, attraverso borse di studio e borse-lavoro di nuove figure professionali (terapisti occupazionali e logopedisti), fornitura di materiale didattico e ricreativo, allestimento presso l&#8217;istituto Al-Raj\u00e0 e Al-Ihsan di un dipartimento di terapia occupazionale e di una ludoteca, potenziamento dei laboratori e ampliamento delle attivit\u00e0 agricole con la costruzione di una serra per le attivit\u00e0 di formazione professionale e avviamento al lavoro, attivit\u00e0 di sensibilizzazione a livello comunitario sui temi della disabilit\u00e0 per il loro inserimento sociale e nel mondo del lavoro e attivit\u00e0 di formazione per le famiglie dei disabili.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nata l&#8217;idea?<br \/>\n<\/strong>Nel febbraio del 1994 Hebron fu teatro di una terribile strage da parte di un fanatico ebreo che entr\u00f2 all&#8217;interno della Tomba dei Patriarchi e ammazz\u00f2 29 persone. A seguito di questo fatto alcuni paesi europei, fra cui l&#8217;Italia decisero di essere presenti con una Forza Temporanea di Interposizione Pacifica(TIPH) con lo scopo di monitorare la situazione e individuare possibili interventi di sviluppo. Il G.V.C., che opera in Palestina dal 1990 stavarealizzando un progetto di Riabilitazione su Base Comunitaria (CBR) nel nord del paese, fu contattato dai responsabili della TIPH che sollecitarono un suo intervento a favore dei disabili psico-fisici a Hebron. Il personale in loco delGVC e la rappresentante del COCIS (federazione delle ONG italiane) individuarono i tre centri coinvolti nel progetto, realizzarono lo studio di fattibilit\u00e0 e presentarono il progetto all&#8217;Unione Europea per il finanziamento. Il progetto prevede anche la presenza di Enterpueblos, una ONG spagnola che interviene con attivit\u00e0 di informazione e sensibilizzazione in Spagna.<\/p>\n<p><strong>Che tipo di intervento effettuate?<br \/>\n<\/strong>Le attivit\u00e0 del progetto sono diverse e cambiano da centro a centro. Per quanto riguarda il Centro di Fisioterapia forniamo equipaggiamenti fisioterapici e realizziamo interventi di ristrutturazione della struttura. Inoltre, sono previste borse di studio per la specializzazione del personale e borse lavoro per giovani assistenti fisioterapisti (copriamo l&#8217;ultimo anno di studi e i primisei mesi di lavoro dopo di che vengono assunti dal centro).<br \/>\nPer quanto riguarda il Centro Al-Raj\u00e0 interveniamo con corsi di formazione per la riqualificazione professionale del personale, interventi di potenziamento dei laboratori e delle attivit\u00e0 agricole, attivit\u00e0 di formazione rivolte alle famiglie e alla comunit\u00e0, allestimento di un dipartimento di terapia occupazionale e di una ludoteca e inserimento, grazie a borse di studio, di logopedisti e terapisti occupazionali.<br \/>\nAd Al-Ihsan per lo pi\u00f9 il nostro intervento si concentra sulla riqualificazione professionale del personale, l&#8217;introduzione di logopedisti e terapisti occupazionali e la riorganizzazione degli spazi e della metodologia del lavoro. Inoltre, svilupperemo attivit\u00e0 di informazione e formazione per le famiglie in modo da facilitare il reinserimento del disabile all&#8217;interno della comunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la vostra filosofia di lavoro nel campo di progetti come questo?<br \/>\n<\/strong>La filosofia di base \u00e9 quella della Riabilitazione su Base Comunitaria (CBR) promossa dall&#8217;OMS per i Pvs (Paesi in via di sviluppo). Si tratta di un approccio che sviluppa la partecipazione comunitaria. Si promuove la nascita di comitati all&#8217;interno dei villaggi che realizzando attivit\u00e0 di supporto e ricreative, favoriscono l&#8217;inserimento del disabile all&#8217;interno del tessuto sociale (visite domiciliari, training alle famiglie, abbattimento delle barriere architettoniche, attivit\u00e0 ricreative, inserimento scolastico&#8230;). Visto che l&#8217;inserimento sociale \u00e8 lo scopo principale del nostro intervento, abbiamo creato una rete di collaborazione con tutte le Ong, le universit\u00e0 e i comitatidi villaggio che operano nel settore in modo di favorire, al temine del percorso formativo ed educativo del disabile, il suo reinserimento ed integrazione sociale.<br \/>\nInoltre, abbiamo creato una forte collaborazione con le 3 universit\u00e0 del distretto sud in modo da utilizzare al meglio le competenze locali e le possibilit\u00e0 tecniche che il territorio ci offre.<\/p>\n<p><strong>In che contesto politico e sociale operate?<br \/>\n<\/strong>La situazione politico e sociale in Palestina \u00e8 molto difficile e destremamente complicata. Il popolo palestinese sta subendo da 50 anni una terribile occupazione militare da parte israeliana. In Europa si pensa che congli accordi Oslo sia nato lo Stato palestinese. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. L&#8217;Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese a tutt&#8217;oggi, a 5 anni dalla firma degli Accordi Oslo, esercita un potere amministrativo su parte della Striscia di Gazae su sette citt\u00e0 della Cisgiordania. In totale, il territorio sotto amministrazione civile palestinese rappresenta solo il 6% del totale dei territori Occupati. Con l&#8217;avvento del governo Nethanyau il processo di pace si \u00e8 arrestato e questo ha determinato una forte crisi economica e sociale fra la popolazione araba. Hebron poi \u00e8 una realt\u00e0 del tutto particolare in quanto \u00e8l&#8217;unica delle sette aree autonome nella quale vi \u00e8 ancora una presenza militareisraeliana in difesa dei coloni che vivono all&#8217;interno della citt\u00e0 vecchia. Per questo motivo, la tensione \u00e8 molto alta e la citt\u00e0 \u00e8 teatro di scontri violenti quasi quotidiani. Per quanto riguarda il contesto culturale, il Distretto di Hebron \u00e8 sicuramente quello pi\u00f9 tradizionale, dove le politiche di integrazione rivolte ai disabili sono meno sviluppate. Si tratta di una societ\u00e0 molto chiusa dove i rapporti famigliari, a livelli di clan, sono quelli principali. A causa della difficile situazione economica che la Palestina sta attraversando si stanno rafforzando tradizioni e pratiche di tipo tradizionale che erano state abbandonate, come il matrimonio fra consanguinei. Questo tipo di alleanze matrimoniali sono funzionali al rafforzamento della famiglia e evitanolo spezzettamento dei patrimoni famigliari. Lavorare a Hebron \u00e8 quindi molto pi\u00f9 difficile che farlo nelle altre zone palestinesi, soprattutto quando siopera nel sociale dove ci si scontra quotidianamente con la mentalit\u00e0 tradizionale che rende pi\u00f9 difficile l&#8217;affermarsi di nuovi approcci e metodologie di sviluppo.<\/p>\n<p><strong>Che<\/strong><strong> cosa manca in Palestina, quali sono le maggiori difficolt\u00e0 che avete incontrato?<br \/>\n<\/strong>Il maggior ostacolo \u00e8 dettato sicuramente dalla situazione politica chelimita e condiziona ogni aspetto della vita delle persone. Il popolo palestinese non ha uno Stato e la PNA (Palestinian National Authority) gestisce un&#8217;autorit\u00e0limitata a cinque aree funzionali sul 6% del territorio (educazione, cultura eturismo, sanit\u00e0, tributi e servizi Sociali). Inoltre, la striscia di Gaza e le sette aree autonome della Cisgiordania non hanno nessun tipo di collegamento fra di loro (gli abitanti di Gaza non possono uscire e quelli della Cisgiordania non possono entrare) sono dei Bantusan (isole territoriali). Si sono creati dei doppi Ministeri (uno a Gaza e uno in Cisgiordania) e questa situazione rende impossibile attuare delle politiche uniformi e coordinate. Il settore sanitario \u00e8 senza dubbio quello pi\u00f9 complesso che sta attraversando un periodo di generale riorganizzazione. Le Ong sanitarie palestinesi hanno fornito l&#8217;assistenza sanitaria alla popolazione durante tutto il periodo dell&#8217;occupazione sviluppando una rete di centri di cura in tutti i territori occupati. Ora il Ministero della Sanit\u00e0 sta cercando di creare un sistema nazionale che presuppone, in molti casi, l&#8217;assorbimento di queste precedenti strutture. Ovviamente si tratta di un processo delicato e lungo. Per quanto riguarda il settore della riabilitazione, \u00e8 l&#8217;unico che la PNA continua adelegare completamente alle Ong in quanto non ci sono fondi pubblici . Si sono create delle reti regionali e un Comitato Nazionale composte da Ong palestinesie rappresentanti dei Ministeri della PNA con lo scopo di elaborare le linee diintervento e la pianificazione del settore ma, come si pu\u00f2 ben immaginare, \u00e8 estremamente difficile che non si creino sovrapposizioni e duplicazioni di interventi.<br \/>\nL&#8217;occupazione militare poi limita enormemente I diritti della popolazione palestinese che non pu\u00f2 muoversi liberamente e a causa delle frequenti chiusure dei territori occupati per motivi di sicurezza, \u00e8 difficile pianificare le attivit\u00e0 e spesso si \u00e8 completamente bloccati. Questo \u00e8 molto difficile dal punto di vista psicologico in quanto non si pu\u00f2 mai sapere quello che succede e spesso lunghi periodi di lavoro e preparazione sono vanificati da questo tipo di eventi. Per quanto riguarda il progetto, la difficolt\u00e0 maggiore che abbiamo \u00e8 trovare centri per la formazione professionale per logopedisti. In tutta la Palestina non esistono corsi di laurea o scuole per questo e le uniche presenti sono in Giordania e in Egitto. Inoltre, come conseguenza del particolare clima politico e situazione politica che si vive, \u00e8 molto difficile pianificare le attivit\u00e0. Bisogna imparare a convivere con l&#8217;esigenza di riorganizzare e modificare tutto continuamente.<br \/>\nUn&#8217;altra cosa che manca e che limita l&#8217;efficacia degli interventi in questosettore \u00e8 una legge sui portatori di handicap che riconosca loro i diritti di accesso all&#8217;educazione, al lavoro e all&#8217;inserimento sociale. In questi anni sono nate molte organizzazioni di disabili con lo scopo di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica e realizzare una lobby politica al fine di ottenere un buon strumento legislativo. La legge, elaborata in cooperazione con queste organizzazioni, purtroppo non \u00e8 ancora pronta e questo ritardo limita molti interventi. Il Ministero dell&#8217;Educazione ha iniziato dei progetti pilota per l&#8217;inserimento di bambini disabili all&#8217;interno delle scuole che per\u00f2, in mancanza di una legge, rimangano delle iniziative sporadiche.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l&#8217;atteggiamento culturale predominante in Palestina verso le persone disabili?<\/strong><br \/>\n<i><\/i>Qui \u00e8 necessario fare una precisazione. Nella mentalit\u00e0 tradizionale araba la disabilit\u00e0 \u00e8 vissuta come una stigmate, un segno del castigo divino. Per questo la presenza di un disabile in famiglia \u00e8 una disgrazia per tutti i componenti: i fratelli e le sorelle faranno fatica a sposarsi e questo, in una cultura tradizionale, significa essere emarginati. Quindi in genere i disabili vivono chiusi all&#8217;interno della famiglia senza nessuna possibilit\u00e0 di integrazione. Questo \u00e8 valido soprattutto per i portatori di handicap psichici. L&#8217;Intifada, con il suo alto numero di feriti, ha modificato in parte l&#8217;atteggiamento dei disabili fisici che si sono trasformati, in molti casi, in eroi nazionali. Questo tipo di mentalit\u00e0 nelle regioni del nord e del centro del paese si \u00e8 parzialmente modificata a favore di un approccio a favore dell&#8217;integrazione e della partecipazione del disabile alla comunit\u00e0. Un grosso lavoro a questo proposito \u00e8 stato fatto dalle tante ONG palestinesi e dinternazionali che hanno lavorato a livello comunitario. La regione di Hebron,rappresenta l&#8217;area pi\u00f9 arretrata da questo punto di vista a causa del pi\u00f9 forte radicamento della mentalit\u00e0 tradizionale.<\/p>\n<p><strong>Quali altri progetti per disabili esistono in Palestina?<br \/>\n<\/strong>I progetti nel settore della riabilitazione sono tantissimi in quanto questo settore, a causa anche dell&#8217;emergenza creata dall&#8217;Intifada, \u00e8 ancora una priorit\u00e0 per la popolazione palestinese. Inoltre non bisogna dimenticare che i disabili rappresentano il 3% della popolazione. Purtroppo, la mancanza di uno stato e la frammentazione territoriale spesso rende difficile venire a conoscenza di tutti gli interventi, scambiarsi le informazioni ed evitare inutili duplicazioni. Per evitare tutto questo le ONG palestinesi, in coordinamento con i responsabili governativi del settore, hanno creato 3 Comitati Regionali sull&#8217;Handicap che a loro volta danno vita ad un Comitato Regionale che si occupa di rilevare i bisogni ed elaborare le strategie di intervento. Per quanto riguarda le ONG internazionali, c&#8217;\u00e9 da sottolineare untentativo recente molto interessante di coordinamento pi\u00f9 organizzato epuntuale. Infatti da circa 4 mesi si \u00e9 creato un Comitato delle ONG Internazionali che lavorano nel settore della riabilitazione con lo scopo di scambiarci le informazioni, le esperienze, discutere di strategie di sviluppo e quando possibile, elaborare un approccio e delle strategie comuni.<\/p>\n<p><strong>Vi ponete il problema di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica italiana sull&#8217;argomento? Se si in che modo?<br \/>\n<\/strong>Informare l&#8217;opinione pubblica italiana della situazione politico e sociale dei paesi in cui interveniamo \u00e8 essenziale per far conoscere la realt\u00e0 dei PVS e creare un legame di solidariet\u00e0 e scambio. Uno strumento importante \u00e8 rappresentato dalle attivit\u00e0 di Educazione allo Sviluppo che Il GVC realizza in Italia con le scuole e con altre organizzazioni di base.<br \/>\nAnche per il nostro progetto si sta sviluppando un&#8217;ampia attivit\u00e0 diinformazione e supporto. Innanzitutto all&#8217;interno del GVC si \u00e8 reato un comitato scientifico di supporto al progetto composto da esperti del settore cheseguono le attivit\u00e0 e realizzano missioni di valutazione. Le esperienzeitaliane spesso possono darci degli spunti per la soluzione di alcuni problemi ol&#8217;adozione di alcune strategie (ovviamente sempre riadattate e riformulate allarealt\u00e0 specifica palestinese).<br \/>\nQuesto gruppo, insieme al CDM (Centro di Documentazione Multimediale) del GVC dar\u00e0 vita ad una campagna di sensibilizzazione sul progetto attraverso la realizzazione di attivit\u00e0 di diverso tipo (produzione di materiale informativo, cene, attivit\u00e0 culturali, dibattiti\u2026.).<br \/>\nUn&#8217;altra cosa interessante \u00e9 che durante il mese di agosto il GVC, in cooperazione con il Gruppo YODA di Bologna, realizzer\u00e0 un intercampo per un gruppo di 20 persone che per 2 settimane verranno coinvolte attivamente nelle attivit\u00e0 del progetto. Questo sar\u00e0 un momento molto importante di solidariet\u00e0 internazionale che dar\u00e0 la possibilit\u00e0 a queste persone di avere un contattodiretto con il mondo della cooperazione e con la situazione politica e sociale del paese.<\/p>\n<p><strong>Operare nel sociale in Italia e in paesi in via di sviluppo: quali nessi, quali discordanze.<\/strong><i><br \/>\n<\/i>Io trovo &#8220;naturale&#8221; che le strategie, le sperimentazioni, le politiche sociali dei vari paesi trovino dei punti di contatto e di scambio reciproco. \u00c8 molto importante, avere la possibilit\u00e0 di mettere in contattoesperienze diverse che spesso hanno radici e percorsi comuni. Questo \u00e8 particolarmente vero per il settore dell&#8217;handicap. Al di l\u00e0 delle differenze culturali di ogni paese, che bisogna sempre tenere in considerazione, il rifiuto della diversit\u00e0 \u00e8 un elemento culturale che accomuna quasi tutte le culture. Cercare di capire quali strumenti si possono utilizzare e quali strategie adottare al fine di contribuire a modificare questo atteggiamento, penso possa essere estremamente utile. Scambiandosi le informazioni e le esperienze sipossono individuare dei punti di contatto e di forza che possono aiutarci nel lungo e difficile processo verso societ\u00e0 che riconoscono pari dignit\u00e0, dirittied opportunit\u00e0 ai soggetti che in genere vengono e marginati. Ovviamente le esperienze esterne devono essere rielaborate nel rispetto della cultura locale in cui si opera. Un altro aspetto importante \u00e8 che gli scambi con l&#8217;esterno per la popolazione palestinese sono estremamente importanti, in quanto \u00e8 uno strumento per rompere l&#8217;isolamento a cui sono sottoposti e sentire vicini altri popoli in una fase cos\u00ec difficile della loro esistenza. Per i miei colleghi avere contatti con l&#8217;esterno \u00e8 rompere, almeno dal punto di vista psicologico, l&#8217;isolamento creato da 50 anni di occupazione militare e di negazione dell&#8217;esistenza di un popolo intero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cooperazione internazionale e disabilit\u00e0\/ Un&#8217;esperienza di cooperazione ad Hebron, in Palestina, due centri diurni e uno residenziale rivolto ai bambini disabili. Le difficolt\u00e0 dovute alla mentalit\u00e0 e alla situazione politica. 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