{"id":6998,"date":"2026-04-17T10:56:40","date_gmt":"2026-04-17T08:56:40","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6998"},"modified":"2026-04-17T10:56:40","modified_gmt":"2026-04-17T08:56:40","slug":"oggi-arrivano-i-mongoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6998","title":{"rendered":"&#8220;Oggi arrivano i mongoli!&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di Claudio Imprudente e Elio De Nigris<\/p>\n<p>&#8220;Questa mattina ci siamo incontrati con due giovani handicappati fisici. Prima di entrare nalla sala dove si trovavano avevo timore che essi mi impressionassero. Infatti appena li ho visti questo \u00e8 accaduto, ma dopo un po&#8217; l&#8217;impressione non l&#8217;avevo pi\u00f9. I due handicappati si chiamavano Claudio e Alberto e i due uomini che li assistevano erano Elio e Andre&#8221;.<\/p>\n<p><i><\/i> Questo stralcio del tema di Antonella, della IV classe della scuola elementare Bottego (Bologna), \u00e8 il frutto di uno degli incontri del &#8220;Progetto calamaio -incontro con l&#8217;handicap a scuola&#8221; durante i quali, dopo aver trascorso un po&#8217; di tempo con i ragazzi (delle elementari, medie o superiori a seconda dei casi), abbiamo chiesto loro di dare un seguito all&#8217;esperienza iniziata con temi, poesie, riflessioni inerenti agli argomenti sviluppati. Cos\u00ec, partendo da questo scritto d\u00ec Antonella, vorrei invitarvi a qualche riflessione.<br \/>\nProviamo a metterci nei panni di questa ragazzina tenendo presente che ei rappresenta il &#8220;ragazzo tipo&#8221; a cui 3 rivolto il &#8220;Progetto calamaio&#8221;, seguiamola a casa:<br \/>\n&#8220;&#8230; \u00c8 gi\u00e0 suonata la sveglia, devo andare a scuola. Ma ancora due minuti, dai mamma, stamattina ho proprio sonno! Ma, un momento: oggi non devono arrivare gli handicappati? Handicappati?! Cavolo, mi ricordo la faccia del direttore quando ci ha detto: -Sono impressionanti &#8211; era tutta conciata quasi sudata. Ma forse \u00e8 meglio stare tranquilli, saranno persone come noi&#8230; Ma se sono persone come noi perch\u00e9 li chiamano handicappati? Ci sar\u00e0 un motivo. Persone? In fondo non si possono chiamare persone, sono handicappati. Chiss\u00e0 come hanno la bocca, forse alla King Kong; ma ho paura di quel mostro, era cos\u00ec brutto. Stamattina non ho proprio voglia di andare a vedere gli handicappati e poi chi me lo fa fare? La maestra mi ha detto di essere carina con gli handicappati e quando ho tentato di domandarle il perch\u00e9 lei mi ha subito scodellato queste parole: &#8211; Con loro devi sempre essere carina&#8230; Buona questa bricche col capuccino, avevo una fame; a proposito! Chiss\u00e0 se mangiano gli handicappati e che cosa mangeranno. Distingueranno il dolce dal salato? Secondo me gli preparano uno zuppone con bricche, bistecca, cioccolata, budino, maionese e poi gi\u00f9 nella bocca da King Kong. Brrrr. Che schifo! La maionese con la cioccolata! Sono proprio curiosa di sapere come fanno a mandare gi\u00f9. Ciao mamma, io vado&#8221;.<br \/>\nPer un attimo usciamo da questa drammatizzazione cercando di individuare due aspetti fondamentali che sono gi\u00e0 presenti. Prima di tutto la non conoscenza e quindi la paura del diverso e secondariamente la curiosit\u00e0 suscitata dalla diversit\u00e0. Prendiamo in esame un tema scritto da un alunno di una scuola media: &#8220;In un recente incontro svolto nell&#8217;ambito scolastico si \u00e8 tenuto un lungo colloquio tra un ragazzo handicappato e noi. Un nostro primo giudizio su di lui fu negativo perch\u00e9 lo vedevamo come una &#8220;cosa&#8221; e non come la persona che effettivamente era. Probabilmente in un primo momento ci siamo lasciati condizionare dalla sua diversit\u00e0 e dalla forma fisica contorta e non dalle sue capacit\u00e0 di esprimersi e di comunicare con noi anche se non in maniera normale. Finito l&#8217;incontro per\u00f2 siamo riusciti ad apprezzarlo per quello che era interamente e lo dimostra il fatto che all&#8217;uscita tutti lo abbiamo salutato con un semplice ciao&#8221;. (Giacomo, scuola media S. Venanzio &#8211; Bologna).<br \/>\nSe in un primo momento la diversit\u00e0 \u00e8 oggetto di curiosit\u00e0, vediamo come in seguito essa diviene stupore. Sappiamo bene che la curiosit\u00e0 nasce motivata da un desiderio di conoscenza, di sapere, di attenzione per una cosa insolita, mentre lo stupore \u00e8 la conseguenza di una certa situazione che sviluppa in noi quel senso di grande meraviglia che ci colpisce lasciandoci attoniti.<br \/>\nPer concludere il nostro cammino attraverso gli atteggiamenti riscontrati nei vari incontri del &#8220;Progetto calamaio&#8221; con le diverse fasce d&#8217;et\u00e0 dei ragazzi, ecco un brano tratto da uno tema di una studentessa di una classe media superiore.<br \/>\n&#8220;Solo parlandoti ci siamo rese conto che il tuo modo di vedere la vita mette in crisi tutti i nostri pregiudizi e ci obbliga ad andare in fondo alla ricerca della verit\u00e0&#8230; Sicuramente la tua esperienza ci \u00e8 stata d&#8217;esempio per capire che bisogna accel tarsi sempre e comunque indipedentemente da quello che ci riserva la vita&#8230; Grazie quindi per avere dato l&#8217;opportunit\u00e0 di fare i primi passi verso questa nuova concenzione della nostra vita&#8221;.<br \/>\nOra, con quest&#8217;ultimo scritto, si aggiunge ai precedenti tre termini pre; in esame, paura, curiosit\u00e0 e stupore un quarto: la realt\u00e0 obiettiva dell&#8217;handicap e quindi la verit\u00e0. Dalla mia esperienza mi sono accorto che ogi persona quando si rapporta con l&#8217;handicap si trova di fronte a quattro fasi.<br \/>\nLa paura dell&#8217;handicap ed il conseguente rigetto della diversit\u00e0, rifiuto che viene in parte alleviato dalla fase successiva che si presenta con la dominante della curiosit\u00e0; \u00e8 proprio quest&#8217;ultima che catalizza il rapporto tra la persona handicappata e quella normale. Segue a questo punto la tappa in cui chi si rapporta con gli handicappati tende a considerare questi ultimi come super-persone, stupendosi delle loro capacit\u00e0. Infine a mio avviso ci si imbatte nella tappa pi\u00f9 delicata che chiamerei la fase della verit\u00e0 che consiste nel saper calibrare gli atteggiamenti di rifiuto a quelli supervalutanti, insomma nell&#8217;accettare la persona handicappata in quanto persona e non per la sua particolare condizione handicappata. Ovviamente queste considerazioni sono un&#8217;interpretazione dettata sia dalla mia personale esperienza che dalla mia sensibilit\u00e0 e quindi tali riflessioni devono essere intese come possibile percorso a cui rifarsi per poter meglio sviluppare con proprie conoscenze e mezzi una nuova cultura dell&#8217;handicap.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudio Imprudente e Elio De Nigris &#8220;Questa mattina ci siamo incontrati con due giovani handicappati fisici. Prima di entrare nalla sala dove si trovavano avevo timore che essi mi impressionassero. Infatti appena li ho visti questo \u00e8 accaduto, ma dopo un po&#8217; l&#8217;impressione non l&#8217;avevo pi\u00f9. 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