{"id":7031,"date":"2026-04-20T11:59:20","date_gmt":"2026-04-20T09:59:20","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=7031"},"modified":"2026-04-20T11:59:20","modified_gmt":"2026-04-20T09:59:20","slug":"4-dagli-atzechi-ai-sioux-una-storia-dei-servizi-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=7031","title":{"rendered":"4. Dagli Atzechi ai Sioux: una storia dei servizi sociali"},"content":{"rendered":"<p>di Daniele Chitti<\/p>\n<p>Non so quanta gente possa affermare di conoscere qualcosa dell&#8217;antico popolo degli Aztechi. Qualcuno, immagino, ricorder\u00e0 che il loro Impero, che si estendeva nel Messico centrale, fu distrutto con incredibile rapidit\u00e0 da un gruppo di disperati Conquistadores spagnoli nel 1520. Altri ancora avranno sentito il loro nome associato alla perturbante pratica dei sacrifici umani. Pochi saranno edotti del fatto che praticavano un gioco simile al nostro calcio, e pochissimi, credo, sapranno quello che sto per dire. In realt\u00e0 questo popolo non cessa di stupire; la loro capitale era, all&#8217;epoca, una delle citt\u00e0 pi\u00f9 grandi e monumentali del mondo.<br \/>\nTra le tante attrazioni che poteva vantare c&#8217;era anche un vasto, pulito e ben organizzato Giardino Zoologico, dove si potevano ammirare svariate specie di animali, molte delle quali provenienti da paesi lontani. Questo zoo era propriet\u00e0 del sovrano, ma tutti potevano visitarlo e goderne. Se qualche re straniero voleva far colpo sull&#8217;imperatore azteco il modo sicuro era di presentarsi a lui portando in dono qualche raro animale esotico: con un po&#8217; di fortuna poteva anche scongiurare una guerra.<br \/>\nMa la particolarit\u00e0 che questo zoo vantava rispetto a quelli attuali era di possedere un padiglione dedicato a contenere e ostentare ci\u00f2 che gli Aztechi definivano &#8220;scherzi di natura&#8221;; qualcuno ha gi\u00e0 immaginato con raccapriccio che si trattava di persone che noi oggi definiremmo handicappate: focomelici, grandi ustionati, fratelli siamesi, albini, dismorfici, e quant&#8217;altro si possa immaginare di adatto a quell&#8217;ambiente. \u00c8 vero, non erano rappresentate molte delle categorie di handicap che oggi conosciamo, ma questo semplicemente perch\u00e9, anche volendolo, non si riusciva a Tane sopravvivere. Una cosa interessante \u00e8 che a queste persone veniva affibbiato un nome di animale che in qualche modo ne sintetizzasse l&#8217;aspetto: cos\u00ec c&#8217;era la donna-tapiro, l&#8217;uomo-coyote, il bambino-serpente e cos\u00ec via; ma sarebbe ingiusto indignarci per questo, perch\u00e9 anche nella nostra civilissima nosografia neuropsichiatrica esiste una &#8220;sindrome dell&#8217;urlo del gatto&#8221; e altre metafore del genere. Ma la cosa di gran lunga p\u00f9 singolare del serraglio azteco erano i modi con i quali queste persone venivano reclutate; qualora la loro diversit\u00e0 si fosse palesata fin dall&#8217;infanzia erano, in genere, i genitori stessi che li cedevano al sovrano in cambio di un lauto compenso, una specie di assegno di accompagnamento ante litteram: e molte famiglie in ristrettezze economiche si auguravano che gli dei volessero concedere loro una cos\u00ec preziosa fonte di reddito. Chi invece acquisiva i caratteri necessari in et\u00e0 adulta (ad es. in seguito ad un&#8217;ustione o ad un combattimento) si autovendeva allo zoo dietro versamente di una piccola fortuna alla propria famiglia. Infine, altri esemplari provenivano come forma di tributo da parte dei popoli sottomessi alla potenza militare azteca: ma questi rappresentavano una categoria a parte essendo caratterizzati da un&#8217;altra spettacolarit\u00e0. Lo so, tutto questo \u00e8 raccappricciante; ma il raccappriccio nasce perch\u00e9 ci immaginiamo il serraglio azteco trasferito tout-court in una nostra citt\u00e0 ai nostri giorni. Proviamo, invece, per un momento a metterci nei panni di questo popolo la cui attivit\u00e0 preferita era la guerra e la cui religione prevedeva l&#8217;uso regolare di sacrifici umani allo scopo di tenere, a bada un pantheon di divinit\u00e0 tra i pi\u00f9 terribili che si ricordi; cerchiamo per un attimo di immaginarci la vita di questa gente che non possedeva praticamente nessuna cognizione medica e il cui benessere economico dipendeva da una non sempre puntuale stagione delle piogge, il cui ritardo provocava spesso conseguenze drammatiche; pensiamo ad un popolo sempre in bilico tra ricchezza e povert\u00e0, tra espansione e distruzione, tra stato e organizzazione tribale.<br \/>\nIn questo quadro (e solo in questo!) il serraglio azteco sembra un elemento di integrazione sociale da non sottovalutare per la sua ingegnosit\u00e0 ed efficacia, anche se devo ammettere che siamo troppo emotivamente coinvolti nel problema per giudicare serenamente. In realt\u00e0 \u00e8 un vero peccato che presso il grande pubblico l&#8217;unica pratica sociale che si ricordi di una civilt\u00e0 diversa dalla nostra nei confronti degli handicappati sia quella che vigeva presso gli Spartani, i quali si sbrazzavano degli inabili gettangoli dalla Rupe Tarpea: questo fatto ha spianato la strada al mito che solo la nostra cultura si \u00e8 posta il problema etico dell&#8217;integrazione degli handiccapati, mentre le altre lo avrebbero risolto nel pi\u00f9 spiccio e definitivo dei modi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;integrazione non \u00e8 una novit\u00e0<\/strong><br \/>\nInvece, da un lato si pu\u00f2 dimostrare che quasi tutte le societ\u00e0 avevano o hanno modelli di integrazione; dall&#8217;altro non credo che sia corretto dire che una societ\u00e0 si \u00e8 posta un problema etico: gli individui si pongono problemi etici, mentre le societ\u00e0 si pongono solo problemi strutturali e funzionali che nella loro sostanza sono uguali per noi come per gli Aztechi. Qualcuno dir\u00e0 che scegliere questi ultimi come paragone sia stata una mossa infelice: perch\u00e9 paragonarci proprio ad un popolo con una fama tanto sanguinaria e con dei valori cos\u00ec poco usuali per noi? D&#8217;accordo, riferir\u00f2 allora un altro esempio che venga maggiormente incontro alla nostra sensibilit\u00e0. Chi non conosce il fiero popolo dei Sioux, i nemici, giurati del famigerato generale Custer e delle sue spietate giacche azzurre? Ebbene, presso i Sioux le professioni possibili erano sostanzialmente soltanto due: per gli uomini quella di cacciatore-guerriero; per le donne quella di squaw, la schiva, sottomessa, instancabile faticatrice domestica.<br \/>\nOra, non era raro che alcuni adolescenti manifestassero problemi che da noi si chiamerebbero &#8220;omosessualit\u00e0&#8221; e &#8220;nevrosi isterica&#8221;; che c&#8217;entrano costoro con gli handicappati? Da noi forse niente. Ma provate ad immaginarvi un giovane omosessuale costretto a passare quotidianamente il suo tempo in attivit\u00e0 decisamente mascoline; oppure una giovane omosessuale avviarsi ad uria onorata carriera di custode del focolare e masticatrice infaticabile di pelli di bisonte; o, infine, un giovane isterico rimanere appollaiato su una collina, immobile come una statua sotto il sole, scrutando per ore e ore l&#8217;orizzonte per tenere d&#8217;occhio una mandria di bisonti o una banda rivale. In verit\u00e0 nel mondo dei Sioux queste persone erano invalidi civili al 100%! Che farne allora? Ucciderli? Abbandonarli agli sciacalli? Neanche per sogno! Con una complessa cerimonia esoterica, essi venivano avviati a svolgere alcuni ruoli particolari che avevano in qualche modo a che fare con la religione (come ad es. stornare, attirandole su di s\u00e9, le influenze dei cattivi spiriti). Addirittura, alcuni di essi che si mostravano particolarmente dotati potevano anche aspirare a diventare capi o a formare una sorta di famiglia propria.<br \/>\nSo gi\u00e0 che qualcuno trover\u00e0 attraente e commovente tutto questo in un popolo cos\u00ec primitivo, ma aspettare il finale: i Sioux non potevano permettersi che questi personaggi destassero troppa simpatia e con essa il desiderio di imitarli; essi erano integrati, ma non amati; gli altri, i normali, erano tenuti a disprezzarli, a farne oggetto di pettegolezzo e di biasimo, a indicarli ai giovani come esempio al negativo; precisi tab\u00f9 difendevano la parte sana da una pericolosa contaminazione. Cos\u00ec, la loro diversit\u00e0 serviva a rinforzare la normalit\u00e0 degli altri.<br \/>\nMi astengo a questo punto dal fare qualsiasi commento: ognuno potr\u00e0 utilmente esercitarsi a trovare le similitudini e le differenze strutturali tra i servizi sociali nostrani e quelli in vigore presso gli Aztechi o i Sioux in materia di portatori di handicap.<br \/>\nDesidero solo fare un ultima osservazione: c&#8217;\u00e8 un altro aspetto che ci accomuna agli Aztechi o ai Sioux e cio\u00e8 l&#8217;indifferenza nei confronti della sofferenza individuale. Oggi come allora il problema \u00e8 quello di far quadrare il cerchio della diversit\u00e0, non di capirla nel suo aspetto esistenziale. Da questo punto di vista il Welfare State \u00e8 un&#8217;abile campagna pubblicitaria dove ci \u00e8 stata, insegnato a diffidare delle imitazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Daniele Chitti Non so quanta gente possa affermare di conoscere qualcosa dell&#8217;antico popolo degli Aztechi. Qualcuno, immagino, ricorder\u00e0 che il loro Impero, che si estendeva nel Messico centrale, fu distrutto con incredibile rapidit\u00e0 da un gruppo di disperati Conquistadores spagnoli nel 1520. 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