{"id":706,"date":"2009-11-04T17:07:23","date_gmt":"2009-11-04T17:07:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=706"},"modified":"2026-01-26T10:11:18","modified_gmt":"2026-01-26T09:11:18","slug":"una-comunicazione-in-equilibrio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=706","title":{"rendered":"10. Una comunicazione in equilibrio"},"content":{"rendered":"<p>di Paolo Vergnani, psicologo della comuncazione<\/p>\n<p>Che tecnica comunicativa utilizzare nella gestione di informazioni riguardanti il disagio psichico?<br \/>\nDa un lato la necessit\u00e0 di utilizzare tecniche pi\u00f9 vicine a quelle dei messaggi pubblicitari, per essere pi\u00f9 visibili, dall&#8217;altro la pericolosit\u00e0 di queste stesse tecniche<br \/>\n<!--break-->Uno dei primi problemi che si pone chi deve utilizzare un mezzo di comunicazione di massa \u00e8 &#8220;A chi mi rivolgo?&#8221;.<br \/>\nSpesso nella comunicazione inerente le problematiche di tipo psichico, questa domanda \u00e8 stata posta in modo parziale, cadendo a volte in una trappola assai insidiosa: comunicare agli altri come comunichiamo per noi stessi.<br \/>\nIn altri termini, costruendo i messaggi sulla base delle conoscenze, dei valorie del gusto estetico dell&#8217;emittente.<br \/>\nConsiderando che spesso l&#8217;emittente \u00e8 un addetto ai lavori o comunque una persona che, per preparare il messaggio, ha ricevuto una mole notevole di informazioni, si corre il rischio di dare per scontato che il ricevente condivida gi\u00e0 quei dati e quei valori che gli permetterebbero di apprezzare il messaggio (cosa che, peraltro, renderebbe il messaggio pleonastico).<br \/>\nIn questo modo si finisce per non utilizzare i mezzi di comunicazione di massasecondo le loro vere caratteristiche, ma di fare una comunicazione per addetti ai lavori utilizzando mezzi di risonanza fin eccessiva, creando nella fetta maggiore della popolazione confusione, se non addirittura fastidio.<br \/>\nQuesto tipo di errore \u00e8 particolarmente insidioso in quanto l&#8217;emittente non riesce a capire per quale motivo un messaggio costruito con tanta precisione non abbia efficacia, arrivando, nella peggiore delle ipotesi a non porsi neppure il problema dell&#8217;efficacia del messaggio.<br \/>\nQuesto tema, dell&#8217;attenzione agli effetti del messaggio e quindi degli strumenti per monitorare gli stessi, esula comunque dai limiti dell&#8217;articolo.<br \/>\nNaturalmente non ci si pone come obiettivo di trasferire alla comunicazione sociale gli stessi strumenti e le stesse modalit\u00e0 di altri settori come ad esempio la pubblicit\u00e0; ma di accettare il fatto che la gran parte della popolazione riceve un forte condizionamento da questo stile comunicativo e che ignorarne a priori le peculiarit\u00e0 pu\u00f2 voler dire ridurre, in termini quantitativi e qualitativi, la propria possibilit\u00e0 di entrare in contatto con molte persone. Questo vorrebbe dire rinunciare al proprio ruolo e lasciare che i problemi legati al disagio psichico vengano semplicemente rimossi oppure acquistino significati e valenze emotive completamente distorte, in modo pi\u00f9 omeno strumentale.<br \/>\nOccorre comunque ricordare che una cosa \u00e8 costruire un messaggio che produca un bisogno, o porti il soggetto a pensare che un determinato prodotto possa soddisfare un bisogno di altro tipo in lui presente, un&#8217;altra \u00e8 far comprendere alle persone problematiche molto sottili legate a temi scottanti e decisamente scomodi.<br \/>\nDa un lato si ha l&#8217;esigenza di richiamare l&#8217;attenzione: questo appare oggi come un problema tutt&#8217;altro che banale.<br \/>\nSiamo infatti bombardati da una quantit\u00e0 di informazioni che non ha conosciuto uguali nella storia; il modo pi\u00f9 rapido che la nostra mente ha elaborato per difenderci da questo assalto \u00e8 stato ridurre la nostra sensibilit\u00e0 e la nostra capacit\u00e0 di attenzione.<br \/>\nSono necessari stimoli sempre pi\u00f9 violenti per farci uscire da questa sorta diguscio autistico e portarci a dirigere la nostra attenzione verso un&#8217;informazione; oltre a questo, tutti abbiamo assorbito la mentalit\u00e0 da &#8220;telecomando&#8221;, lo spettacolo non mi piace, non mi diverte, allora cambio programma.<br \/>\nQuesta nuova struttura, ha degli effetti drammatici nella comunicazione interpersonale, e si riflette anche nella dimensione della comunicazione di massa da cui il fenomeno ha probabilmente origine.<br \/>\nL&#8217;unico vantaggio, che potrebbe permettere di evitare di assumere modalit\u00e0 non necessariamente condivisibili e facilmente inadeguate agli obiettivi e ai ruoli della comunicazione correlata al disagio, potrebbe essere il fatto che in unasituazione in cui tutti urlano, qualcuno che parla sottovoce ha pi\u00f9 probabilit\u00e0 di essere notato.<\/p>\n<p><b>Il messaggio digitale o tutto o niente<br \/>\n<\/b>Il problema dell&#8217;attenzione si collega ad uno dei dibattiti che hanno maggiormente segnato l&#8217;evoluzione recente delle tecniche di comunicazione pubblicitaria.<br \/>\nUno dei pi\u00f9 netti cambiamenti che la comunicazione pubblicitaria ha registrato negli ultimi 20 anni \u00e8 stato il passaggio da una dominanza di messaggi digitali ad una di messaggi analogici.<br \/>\nPer digitale si intende una struttura di comunicazione basata sul principio del tutto o niente (lo zero &#8211; uno binario), limitata dal punto di vista semantico maestremamente precisa sul piano della sintassi: non solo consente quindi valutazioni di tipo analitico ma anche la possibilit\u00e0 di confrontare pi\u00f9 proposizioni in modo relativamente inequivocabile secondo i criteri della logica.<br \/>\nPer esempio la frase &#8220;Questo olio ha solo 600 calorie&#8221; rappresenta,per chi condivide le convenzione in essa implicite, un concetto piuttosto preciso. E&#8217; interessante notare come la frase non sia unta, in altre parole cometra la parola &#8220;olio&#8221; e l&#8217;olio non ci sia alcun riferimento salvo l&#8217;associazione arbitraria che li collega.<br \/>\nIn aggiunta il messaggio potrebbe specificare che l&#8217;olio non solo \u00e8 leggero, maanche saporito, da tono alla tavola, \u00e8 indice di buon gusto e di una elevata cultura.<br \/>\nNaturalmente in questo caso il messaggio rischierebbe di cadere nella pedanteria, ma il rischio di fraintendimento sarebbe estremamente scarso.<br \/>\nLo stesso messaggio potrebbe essere trasmesso con un modello analogico semplicemente mostrando una allegra famiglia, caratterizzata da indicatori di livello sociale e di cultura, con aspetto sano e gradevole, che mangia facendo uso dell&#8217;olio suddetto. Risulta abbastanza evidente, come in termini di economia temporale e di impatto emotivo il messaggio analogico possa risultare decisamente superiore. Nel messaggio analogico il rapporto tra l&#8217;immagine dell&#8217;olio e l&#8217;olio stesso \u00e8 molto pi\u00f9 forte e entro certi limiti questo potrebbe permettere anche a chi non conosce la lingua (ma ha esperienza di olioe di tavole imbandite) di comprendere il messaggio.<br \/>\nInoltre il messaggio analogico per la sua caratteristica di globalit\u00e0 permette estensioni del tipo olio = benessere o addirittura felicit\u00e0.<br \/>\nIl messaggio analogico trova la sua rappresentazione primaria attraverso le immagini, ma pu\u00f2 ugualmente passare attraverso l&#8217;uso delle parole, da un latoper il potere evocativo delle stesse, dall&#8217;altro per particolari strutture dilinguaggio che possono rendere il nostro messaggio particolarmente incisivo sulpiano emotivo.<br \/>\nUna interessante chiave di lettura di questo fenomeno sono le ricerche condotteda Sperry dal 1968 sulla cosiddetta lateralizzazione emisferica; appare evidentecome il modo digitale richiami le caratteristiche funzionali tipiche dell&#8217;emisfero sinistro mentre quello analogico si adatti a quelle del destro.<br \/>\nQuanto esposto finora ci rende chiaro il perch\u00e9 il mondo della pubblicit\u00e0 si \u00e8 orientato sempre pi\u00f9 verso messaggi di tipo analogico.<br \/>\nEsiste per\u00f2 un rovescio della medaglia.<br \/>\nImmaginiamo di voler trasmettere in termini analogici il messaggio:&#8221;Quest&#8217;olio non fa ingrassare&#8221;, potrebbe essere un utile esercitazione immaginare di voler realizzare uno spot muto che veicoli questo messaggio.<br \/>\nSe vi siete cimentati nell&#8217;esperimento dovreste aver realizzato un fatto singolare: non \u00e8 possibile trasferire un messaggio in forma negativa, in modo inequivocabile, usando modalit\u00e0 analogiche.<br \/>\nLa negazione e la condizione sono strutture logiche rispetto alle quali il livello di controllo sintattico del modello analogico appare assolutamente inadeguato.<br \/>\nQualunque messaggio dato in forma negativa con il modello analogico pu\u00f2 essere interpretato anche in altri modi.<br \/>\nQuesto potenziale effetto indesiderato pu\u00f2 capovolgere il significato del messaggio oppure evidenziare aspetti collaterali che avevano nelle intenzioni dell&#8217;emittente una funzione secondaria, quando questo accade si parla di messaggio parassita.<br \/>\nUtilizzando la comunicazione analogica il messaggio parassita \u00e8 inevitabile, aquesto si pone rimedio inserendo elementi digitali o cercando di minimizzare lepossibilit\u00e0 di spostamento dell&#8217;attenzione.<br \/>\nUn po&#8217; come nel linguaggio onirico, una cosa pu\u00f2 rappresentare s\u00e9 stessa oppure il suo esatto contrario.<\/p>\n<p><b>Gli spot sull&#8217;Aids<br \/>\n<\/b>Un esempio di come agisce il messaggio parassita applicato ad una campagna sociale, lo abbiamo in una delle prime campagne contro l&#8217;Aids.<br \/>\nParliamo dello spot con la banda color fucsia.<br \/>\nNello spot peraltro di ottima qualit\u00e0 estetica e di notevole efficacia complessiva, dove partendo dallo scambio di siringhe si arriva in una catena di scambi a vedere la coppietta che gira con il doppio alone, il messaggio primario \u00e8: &#8220;Attenzione, perch\u00e9 potreste contagiare le persone pi\u00f9 care e chiunque pu\u00f2 essere portatore&#8221;; esiste per\u00f2 un messaggio parassita chesuona pi\u00f9 o meno cos\u00ec: &#8220;Mogliettine, state pure in casa a fare le brave, tanto l&#8217;Aids lo prendete lo stesso\u2026&#8221;.<br \/>\nConsiderando che il fenomeno \u00e8 in s\u00e9 inevitabile, si tratta solo (come \u00e8a vvenuto nello spot cui ci siamo riferiti) di prendere adeguati provvedimentiper evitare che il messaggio parassita superi il messaggio primario.<br \/>\nCome si \u00e8 detto in precedenza, la comunicazione sociale ha delle peculiarit\u00e0 estremamente pi\u00f9 complesse di quella legata ad un prodotto: non si trattasemplicemente di creare l&#8217;associazione tra una emozione positiva e un prodotto, ma ci sono resistenze e preconcetti da rimettere in gioco, atteggiamenti da costruire e, naturalmente, informazioni da dare. Spesso si tratta di messaggi collegati alla sfera emotiva ma in modo non sempre gradevole, in alcuni casi addirittura si rischia di andare a far scattare meccanismi di controllo che proteggono dai sensi di colpa (errore spesso commesso in passato) o semplicemente dalle emozioni sgradevoli.<br \/>\nLa situazione si complica ulteriormente quando si tratta di utilizzare i mezzidi comunicazione per contrastare effetti creati da messaggi creati dagli stessi.<br \/>\nSpesso infatti vengono filtrate notizie e quindi attribuiti significati, in modo sensazionalistico, senza preoccuparsi degli effetti sociali della notizia, ma soltanto della sua presa emotiva.<br \/>\nA questo punto il compito sarebbe di correggere il tiro, ma per fare questo occorrerebbe da un lato obbligare le persone a rivedere i giudizi e oltretutto, per fare questo, non si disporrebbe di altri strumenti che quelli della logica.<br \/>\nPi\u00f9 o meno si tratta di fermare un treno in corsa a mani nude.<br \/>\nPoniamo che un giornale riporti una notizia del tipo: &#8220;Pazzo uccide una commessa&#8221;, una notizia del genere ha sicuramente un forte impatto emotivo: intanto non \u00e8 troppo frequente, poi tocca da vicino una serie di timori ancestrali.<br \/>\nNaturalmente gli effetti secondari sono quelli di aumentare il timore nei confronti della diversit\u00e0 oltre al tacitare le coscienze.<br \/>\nSe poi la cronaca riferisse che in realt\u00e0 si trattava di un tentativo di rapina, di un soggetto afflitto semplicemente da un brutto carattere ed un codice etico piuttosto elastico, la notizia avrebbe ben altra rilevanza, sia sul piano emotivo che in termini di visibilit\u00e0.<br \/>\nValgono ancora i principi dettati da Gustav Le Bon alla fine del secolo scorso: se ci si rivolge ad un piccolo gruppo contano gli argomenti, ma se ci si rivolgead una massa sono pi\u00f9 importanti la suggestione e l&#8217;enfasi.<br \/>\nE&#8217; ancora aperta la sfida di riuscire a fare una comunicazione sociale rivolta ad un vasto numero di persone, adattando il proprio stile comunicativo al target, mettendo da parte l&#8217;orgoglioso e sterile attaccamento ai propristrumenti consueti, ma anche evitando di scimmiottare strumenti e tecniche di un universo comunicativo cos\u00ec diverso come quello dell&#8217;intrattenimento o della pubblicit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che tecnica comunicativa utilizzare nella gestione di informazioni riguardanti il disagio psichico?<br \/>\nDa un lato la necessit\u00e0 di utilizzare tecniche pi\u00f9 vicine a quelle dei messaggi pubblicitari, per essere pi\u00f9 visibili, dall&#8217;altro la pericolosit\u00e0 di queste stesse tecniche<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,3603,3584],"edizioni":[100],"autori":[2808],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3635],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/706"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=706"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/706\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6397,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/706\/revisions\/6397"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=706"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=706"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=706"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=706"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=706"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=706"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=706"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=706"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=706"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}