{"id":707,"date":"2009-11-04T17:07:23","date_gmt":"2009-11-04T17:07:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=707"},"modified":"2026-01-23T11:55:20","modified_gmt":"2026-01-23T10:55:20","slug":"l-informazione-di-base","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=707","title":{"rendered":"4. L&#8217;informazione di base"},"content":{"rendered":"<p>di Mariangela Bastico, presidente della Commissione Consiliare Sicurezza Sociale e Sanit\u00e0, regione Emilia Romagna<\/p>\n<p>\u201cVanno sostenute quelle forme di comunicazione di base, come pubblicazioni che nascono da associazioni e gruppi, periodici del volontariato, i canali di informazione degli Enti locali che, pur operando in ambito molto pi\u00f9 limitato rispetto ai grandi mezzi di comunicazione di massa, riescono a promuovere informazione positiva\u201d<br \/>\n<!--break-->La Regione Emilia-Romagna s&#8217;\u00e8 fortemente impegnata nel percorso di superamento degli ospedali psichiatrici, riuscendo a rispettare nella sostanzala scadenza e l&#8217;obiettivo proposti dalla legge nazionale: \u00e8 in grado di affermare nella concretezza delle politiche, della destinazione delle risorse,dei servizi attivati che &#8220;si pu\u00f2&#8221; chiudere definitivamente i manicomi.<br \/>\nQuesto rappresenta un fatto importante di civilt\u00e0, di libert\u00e0 e di democrazia, oltre che un momento alto di progettualit\u00e0 di servizi e una scelta di destinazione di risorse: si tratta, necessariamente, di un percorso lungo, complesso, che non consente facili scorciatoie.<br \/>\nSuperare il manicomio significa, infatti, attuare un percorso di deistituzionalizzazione: non si tratta di abbellire e rendere pi\u00f9 vivibili le vecchie strutture, di cambiare nome ad un luogo o alle persone che vi sono ospitate, non \u00e8 sufficiente definire dimessi gli ammalati; \u00e8 necessario cancellare l&#8217;istituzione, con la sua forza e le sue regole che prevalgono e dominano la vita dei singoli, con la sua capacit\u00e0 di isolare, di escludere dalla societ\u00e0, per immettere i singoli in un&#8217;organizzazione ben strutturata e funzionante, ma senza relazioni e segregante.<br \/>\nSe questa valutazione \u00e8 vera, come io credo, ne possiamo trarre un preciso orientamento per definire le caratteristiche e le modalit\u00e0 di funzionamento dei servizi alternativi agli ospedali psichiatrici, al fine di evitare il nascere di tanti piccoli luoghi di isolamento e per creare una rete di risposte e di servizi a diversa intensit\u00e0 di tutela a seconda dei bisogni delle persone, flessibili e mai &#8220;eccedenti&#8221; rispetto al livello di non autosufficienza, in modo da stimolare le capacit\u00e0 delle persone e di non sostituirsi ad esse nelle azioni della vita quotidiana.<br \/>\nIn tal senso il superamento degli ospedali psichiatrici \u00e8 un&#8217;occasione importante per sviluppare le esperienze gi\u00e0 attivate e per progettare in modo innovativo il sistema dei servizi, in una stretta interazione tra personale sociale e sanitario e in una forte collaborazione tra istituzioni pubbliche, volontariato e cooperazione sociali.<br \/>\nSe l&#8217;obiettivo \u00e8 quello di non sostituire un tipo di esclusione con un altro, paradigma fondamentale di valutazione dei servizi attivati deve essere quello della relazione con il contesto sociale, della capacit\u00e0 di riabilitazione e dire inserimento delle persone, oltre a quello di un modello di funzionamento che abbia a riferimento la quotidianit\u00e0 e la normale organizzazione della vita delle persone.<br \/>\nQuesta azione ha necessariamente due fronti di svolgimento: uno rivolto all&#8217;interno dei servizi, relativo alle figure professionali prescelte, alla loro formazione specifica, alle modalit\u00e0 organizzative e di funzionamento del servizio; l&#8217;altro rivolto al contesto sociale, alla comunit\u00e0 nella quale il servizio \u00e8 inserito, che deve svolgere un&#8217;interlocuzione attenta e attiva.<\/p>\n<p><b>La percezione sociale della malattia<br \/>\n<\/b>Si pone qui, con grande evidenza, il tema della percezione sociale della malattia mentale, del disagio psico-sociale, della persona che porta difficolt\u00e0 e problemi: il pregiudizio verso la persona &#8220;diversa&#8221;, la paura che nasce dalla non conoscenza delle persone e dei loro comportamenti ingenerano processi di rimozione, di indifferenza, se non di aperta ostilit\u00e0 e desclusione, da cui derivano isolamento ed emarginazione delle persone ammalate. Credo che queste dinamiche sociali siano state esperienza di molti che operano nel campo della salute mentale e pi\u00f9 complessivamente delle politiche sociali. Il rifiuto di accogliere strutture residenziali o diurne per persone che portano disagio sociale o malattie o &#8220;diversit\u00e0&#8221; (pensiamo agli immigrati, aidisabili, agli ammalati di Aids, ai tossicodipendenti) in un determinato quartiere, in una localit\u00e0 o in un territorio comunale \u00e8 fenomeno molto diffuso: la paura e la diffidenza prevalgono sul senso di solidariet\u00e0 e di comprensione. Questi atteggiamenti sono superati, nella quasi totalit\u00e0 dei casi, quando si realizzano concretamente le comunit\u00e0 e la gente vi vive, quando lo sconosciuto diventa noto, quando il &#8220;diverso&#8221; \u00e8 comunque il vicino di casa, \u00e8 una persona con problemi e risorse, con aspetti positivi e negativi, come tutti.<br \/>\nCito queste situazioni, che ho personalmente molte volte vissuto durante la mia esperienza di assessore e di sindaco del comune di Modena, per evidenziare il ruolo centrale dell&#8217;informazione nei processi d&#8217;integrazione sociale. Informazione, conoscenza, consapevolezza sono i presupposti indispensabili per la comunicazione, lo scambio, la condivisione, la relazione sociale, la solidariet\u00e0 attiva.<br \/>\nL&#8217;informazione prodotta dai mass-media, \u00e8 a tutti noto, tende ad evidenziare in modo strettamente prevalente i fatti negativi, ci\u00f2 che produce danno, gli elementi di conflitto, i reati commessi, stigmatizza le diversit\u00e0.<br \/>\nVarie ricerche sono state condotte sull&#8217;immagine che i mezzi di comunicazione offrono del malato di mente, del tossicodipendente, dell&#8217;immigrato. Innanzitutto non sono identificati come persone ma come categoria sociale, che porta sudi s\u00e9 la somma delle negativit\u00e0, dei reati commessi, dei danni arrecati. Il matto non \u00e8 una persona che va curata per una malattia che porta, ma \u00e8 un&#8217;immagine sociale che \u00e8 collegata alla violenza, al danno, al pericolo, alla paura. Questo tipo di informazione ricade, oggi, su un cittadino meno forte, non pi\u00f9 dotato delle grandi certezze che derivavano dalle ideologie, dalla loro capacit\u00e0 di costruire progetto e aggregazione; l&#8217;uomo di oggi tende a chiudersi in un ambito sempre pi\u00f9 ristretto, fatto di interessi settorializzati, personalizzati, a volte corporativi, dove l&#8217;ambito del proprio agire, in un mondo che si globalizza e che quindi diventa troppo vasto, \u00e8 il &#8220;proprio giardino&#8221;.<br \/>\n&#8220;Il giardino&#8221;, il &#8220;luogo della reale vicinanza&#8221; deve avere una forte identificazione personale e simbolica e non pu\u00f2 accogliere ci\u00f2 che non \u00e8 omogeneo, di immediata riconoscibilit\u00e0; esclude ci\u00f2 che \u00e8 diverso.<br \/>\nA fronte di queste tendenze sociali, rafforzate dai mezzi di comunicazione di massa, occorre lavorare con forza e determinazione per produrre formazione e informazione, per promuovere una cultura dell&#8217;accoglienza, una capacit\u00e0 di confronto, un&#8217;apertura al dialogo, per fare sentire che le diversit\u00e0 sono un valore.<br \/>\nLe istituzioni, le forze politiche, le organizzazioni sociali, il volontariato, il mondo della cultura e dell&#8217;informazione debbono muoversi in questa direzione, sapendo informare, dialogare, contrastare irrazionalit\u00e0, paure e fenomeni d&#8217;esclusione diffusi.<br \/>\nCome sempre, a fronte di processi di tale complessit\u00e0, si tratta di un percorso lungo, arduo, il cui fine non pu\u00f2 mai considerarsi definitivamente raggiunto, che deve essere perseguito con tappe e progetti intermedi, con coerenza etenacia.<br \/>\nLa scuola, le istituzioni culturali, il mondo della formazione hanno un ruolo essenziale; nei punti di aggregazione dei giovani, degli anziani possono essere svolti interventi di grande importanza, per imparare ad ascoltare, a leggere con l&#8217;occhio dell&#8217;altro, a capire&#8230; Mostre, quali &#8220;Vite da pazzi&#8221; promosse dall&#8217;Istituzione Minguzzi, con la collaborazione della Regione, di associazioni ed istituzioni locali, la lettura di testi di straordinaria efficacia, quali ad esempio &#8220;Si pu\u00f2&#8221; ed &#8220;Eppure&#8221; di Clara Sereni, &#8220;L&#8217;altra verit\u00e0 &#8211; Diario di una diversa&#8221; di Alda Merini, delle lettere delle persone chiuse nei manicomi (egregio \u00e8 il lavoro fatto nel testo &#8220;La citt\u00e0 proibita&#8221; &#8211; Nascita e fine dell&#8217;ospedale psichiatrico di Imola (1844-1994) e di tanti altri, rappresentano momenti di riflessione essenziali.<\/p>\n<p><b>Sostenere l&#8217;informazione di base<br \/>\n<\/b>La Regione pu\u00f2 svolgere un ruolo importante insieme con gli Enti locali econ le associazioni in questo ambito, promuovendo, finanziando, collaborando ad iniziative di ricerca, quali quelle promosse dall&#8217;Istituzione Minguzzi sulla pensione sociale di fronte alla malattia mentale, di formazione e di comunicazione sociale.<br \/>\nRitengo, inoltre, che vadano sostenute forme di comunicazione, quali pubblicazioni che nascono da associazioni e gruppi, periodici del volontariato, i canali di informazione degli Enti locali che, pur operando in ambito molto pi\u00f9 limitato rispetto ai grandi mezzi di comunicazione di massa, riescono a promuovere informazione positiva, valorizzazione di esperienze rivendicative epositive nell&#8217;ambito di un certo territorio.<br \/>\nE&#8217; una comunicazione che ha toni meno urlati, forse meno capace di condizionare immediatamente un pubblico vasto, ma \u00e8 una informazione importante che pu\u00f2 produrre riflessione, approfondimento, spirito critico.<br \/>\nHo gi\u00e0 detto dell&#8217;effetto profondamente negativo svolto dalla comunicazione di massa nel categorizzare le persone: i matti, i tossicodipendenti, gli extracomunitari. Questa modalit\u00e0 fa scattare in chi riceve l&#8217;informazione un senso di estraneit\u00e0 (io sono diverso da loro), di separatezza e preclude ogni comprensione e umana solidariet\u00e0.<br \/>\nMa ci sono altri messaggi negativi, segreganti che vengono trasmessi, con uno dei quali &#8211; a titolo d&#8217;esempio &#8211; vorrei concludere questo mio intervento; penso al pregiudizio dell&#8217;inguaribilit\u00e0 che accompagna la persona ammalata di mente:chi non pu\u00f2 guarire \u00e8 definitivamente escluso, \u00e8 per sempre diverso, la sua malattia prevale sulla sua vita di uomo, non vale forse neppure la pena di prestargli cure, serve solo un luogo dove &#8220;metterlo&#8221;&#8230; E&#8217; nel superamento di questo pregiudizio che si fonda una parte importante del percorso di reale soppressione dei manicomi e delle istituzioni emarginanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cVanno sostenute quelle forme di comunicazione di base, come pubblicazioni che nascono da associazioni e gruppi, periodici del volontariato, i canali di informazione degli Enti locali che, pur operando in ambito molto pi\u00f9 limitato rispetto ai grandi mezzi di comunicazione di massa, riescono a promuovere informazione positiva\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3603,3584],"edizioni":[100],"autori":[2809],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3635],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/707"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=707"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/707\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6378,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/707\/revisions\/6378"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=707"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=707"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=707"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=707"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=707"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=707"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=707"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=707"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=707"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}