{"id":710,"date":"2009-11-04T17:07:23","date_gmt":"2009-11-04T17:07:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=710"},"modified":"2026-01-23T12:25:19","modified_gmt":"2026-01-23T11:25:19","slug":"i-pregiudizi-della-scienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=710","title":{"rendered":"7. I pregiudizi della Scienza"},"content":{"rendered":"<p>di Giuseppe Dell&#8217;Acqua, psichiatra, dipartimento salute Mentale di Trieste<\/p>\n<p>Le prime risposte che i famigliari di un malato mentale ricevono sono in genere discordanti, ricche di contraddizioni, disorientanti tanto che alla fine non fanno altro che confermare una condizione di confusione, di allarme e una visione pessimistica del futuro. Salute mentale, pregiudizi e comunicazione sociale.<br \/>\n<!--break-->Nel campo della comunicazione sociale dobbiamo scontare non solo un ritardo ma soprattutto una pesante pregiudiziale (pregiudizi) che ha stravolto fino ai giorni nostri qualsiasi comunicazione relativa alla follia.<br \/>\nLa comunicazione \u00e8 sempre stata talmente priva di significati operativi al fine di un avvicinamento al problema della follia in quanto sovrabbondante, ridondante di immagini assolutamente distorte, esagerate e improntate a pregiudizi che la stessa psichiatria ha sempre costruito e alimentato.<br \/>\nNon solo i cittadini hanno sempre percepito la follia, il folle, la malattia mentale attraverso le lenti distorcenti del pregiudizio, ma anche dolorosamente questi pregiudizi hanno improntato le conoscenze degli stessi familiari, delle madri, dei padri determinando colpevolezza e vergogna. Gli stessi pregiudizi intorno al disturbo mentale sono vissuti alla stessa maniera dalle stesse persone che del disturbo mentale soffrono.<br \/>\nAccettare di avere una malattia mentale significa accettare di collocarsi infondo alla scala sociale. Di qui il rifiuto della malattia e la scelta piuttosto del ritiro, dell&#8217;isolamento, del rifiuto strenuo e tragico.<br \/>\nComunicare non pu\u00f2 essere altro che affrontare questo problema e perseguire finalit\u00e0 di cambiamento che alla fine sono definibili come terapeutiche per tutti.<br \/>\nE&#8217; evidente quanto oggi sia possibile, attraverso la potenza del sistema mediale, affrontare con maggiore speranza di successo ma consapevoli delle permanenti contraddizioni, il tema dell&#8217;informazione.<br \/>\nSappiamo quanto ancora oggi proprio la potenza distorcente dei mezzi rappresenta un elemento di ulteriore rafforzamento dei processi di stigmatizzazione, di vissuti pessimistici, di alimentazione dei pregiudizi.<br \/>\nChi non \u00e8 coinvolto personalmente in un problema di disturbo mentale come familiare, come paziente o come cittadino vicino non sa nulla se non i pregiudizi che ha acquisito nel corso della vita. Questa \u00e8 la condizione di chiunque si trovi a dover affrontare all&#8217;improvviso il problema.<br \/>\nIl cambiamento che abbiamo registrato in Italia in questi ultimi 20 anni se da un lato ha prodotto nuove prospettive, un diverso diritto per le persone affette da disturbo mentale e ha reso evidente l&#8217;assenza di conoscenza, dall&#8217;altro le polemiche, che sul cambiamento si sono attivate, hanno paradossalmente favorito forme di informazione superficiali attente alla polemica, allo scandalo, alla contrapposizione, alla fine schiacciando e disattendendo il bisogno vitale di conoscenze e riconfermando la tragicit\u00e0 della malattia mentale, il pessimismo, la pericolosit\u00e0 delle persone &#8220;malate di mente&#8221;.<\/p>\n<p><b>Informazione per affrontare la malattia mentale<br \/>\n<\/b>Pensiamo che soltanto ai familiari, ai genitori che si trovano ad affrontare l&#8217;esordio di un disturbo mentale in un proprio figlio. Le prime risposte che ricevono sono in genere discordanti, ricche di contraddizioni, disorientanti tanto che alla fine non fanno altro che confermare una condizione di confusione, di allarme e una visione pessimistica del futuro. Oggi i familiari, le loro associazioni hanno ben compreso quanto sia necessario conoscere il problema, essere informati per poter affrontare con tutte le proprie risorse integre una prova di per s\u00e9 drammatica e una battaglia che spesso si rivela cruciale per il futuro.<br \/>\nRicerche recenti e lavori ormai decennali di sostegno ai familiari rendono evidente quali e quanti informazioni devono essere messe in campo:<br \/>\n-sulla natura del disturbo mentale, sulle cause, sugli esiti possibili;<br \/>\n-sull&#8217;impiego delle terapie farmacologiche;<br \/>\n-sulla molteplicit\u00e0 dei percorsi terapeutici e sulla loro integrazione;<br \/>\n-sui servizi, le modalit\u00e0 di accesso e di funzionamento;<br \/>\n-sulle possibilit\u00e0 di aiuto per i familiari che riducono il carico e il coinvolgimento soggettivo;<br \/>\n-sui sintomi;<br \/>\n-sulla possibilit\u00e0 di costruire relazioni utili di convivenza malgrado la malattia.<br \/>\nI problemi da superare per poter soddisfare queste richieste non sono n\u00e9 pochi, n\u00e9 di semplice soluzione.<br \/>\nLe &#8220;scuole di pensiero&#8221;, gli interessi, un passato istituzionale non ancora superato rendono necessaria un&#8217;intenzione e strategie ad hoc per costruire analisi condivise e accordi strategici sulle modalit\u00e0 di offrire informazioni.<br \/>\nAttraverso un processo di progressive sottrazioni, le persone che soffrono di disturbo mentale finiscono per perdere la loro soggettivit\u00e0, la loro individualit\u00e0 per diventare oggetti, malati da collocare in appositi contenitori.<br \/>\nChi soffre di un disturbo mentale diventa, come abbiamo gi\u00e0 detto, per s\u00e9 stesso e per gli altri, un malato di mente, il che sembra logico e naturale. Viene, in realt\u00e0, omologato , incluso, in una categoria inesistente &#8211; malato di mente &#8211; che assumendo come dominante la &#8220;parte malata&#8221;, tutto sovradetermina.<br \/>\nDa questi processi traggono sostanza gli stereotipi che fissano la figura e il ruolo del folle (del malato di mente) nell&#8217;immaginario collettivo.<br \/>\nUn processi circolare di riverberazione tra istituzioni sociali, sistema giuridico, istituzioni sanitarie, immaginario collettivo, luoghi comuni, sistemi di comunicazione di massa alimentano il permanere nel nostro sistema sociale di massicci fenomeni di etichettamento.<br \/>\nCon sconcertante reciprocit\u00e0 stigma e pregiudizi si alimentano e si rafforzano.<br \/>\nPregiudizi che trovano origine in epoche lontanissime, radicati nell&#8217;immaginario popolare, contagiosi proiettano ancora ombre dense di disperazione, di pessimismo, di vergogna.<br \/>\nPericolosit\u00e0, inguaribilit\u00e0, incomprensibilit\u00e0, improduttivit\u00e0 e irresponsabilit\u00e0 sono i pregiudizi che l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha individuato come condizione diffusa che impediscono in tutti i paesi l&#8217;accesso ottimale ai processi terapeutici ed emancipativi per le persone affette dal disturbo mentale ed ha invitato i governi a fare tutto quanto in loro potere per fronteggiare la condizione di stigmatizzazione e di fatto di debolezza del diritto delle persone affette da disturbo mentale e delle loro famiglie.<br \/>\nI pregiudizi contribuiscono ad impedire l&#8217;accettazione della sofferenza mentale e l&#8217;accesso consapevole alle cure.<br \/>\nRiconoscere di avere qualcosa che non va, di essere fuori di testa, di avere un disturbo mentale, significa accettare di essere malato di mente. Essere malato di mente significa riconoscersi agli ultimi gradini della scala sociale.<br \/>\nLe associazioni di persone affette da disturbo mentale e quelle di cittadini e familiari per la salute mentale riconoscono come problemi principali da affrontare anche attraverso una corretta comunicazione i pregiudizi, l&#8217;ignoranza, la paura della gente e lo stigma che colpisce il paziente e la sua famiglia.<\/p>\n<p><b>Anche il mondo scientifico condiziona negativamente la percezione comune<br \/>\n<\/b>Stigma e pregiudizio che dominano l&#8217;immaginario collettivo sono nati e hanno trovato sostegno nel mondo scientifico.<br \/>\nLo sforzo di catalogazione della medicina positivista, ma anche della attuale psichiatria, costruisce una classificazione delle malattie e dei loro sintomi tanto puntuale quanto fragile nei suoi presupposti fondamenti scientifici.<br \/>\nLa costruzione della diagnosi in psichiatria si legittima scientificamente come ricerca ed estrapolazione di segni di malattia nel comportamento del malato; ma essa in realt\u00e0 finisce per esprimere un valore totalizzante sul complesso dell&#8217;esistenza individuale e sociale della persona. L&#8217;intervento psichiatrico, fondato sul modello medico risalendo a ritroso nella storia, finisce per rappresentare un potente condizionamento nella stessa analisi dello sviluppo storico della sofferenza della malattia. La vita concreta viene sottoposta ad un lavoro di ricodifica a posteriori. Il comportamento viene progressivamente, nel corso della storia, oggettivato e incanalato nei canoni previsti dalla diagnosi posta.<br \/>\nLa storia, in termini clinici, &#8220;l&#8217;anamnesi&#8221;, altro non \u00e8 che la ricerca dei segni della malattia.<br \/>\nI fatti della vita vi appaiono solo in quanto fattori scatenanti, semplici situazioni di stimolo che accelerano il &#8220;processo&#8221; patologico che comunque viene dato come esistente.<br \/>\nQuesta priorit\u00e0 del patologico, spinta all&#8217;estremo arriva ad invalidare i gesti pratici, le scelte, la vita concreta delle persone perch\u00e9 tra esse e la malattia resta un salto, in senso logico ed analitico.<br \/>\nNella diagnosi psichiatrica i fatti, i gesti vengono accostati secondo un senso ad essi esterno in un meccanismo che li sovradeterminano.<br \/>\nil significato totalizzante della diagnosi apre necessariamente il terreno all&#8217;incapacit\u00e0, all&#8217;incomprensibilit\u00e0, all&#8217;inguaribilit\u00e0, alla pericolosit\u00e0, se, come accade la malattia si sovrappone alla scelta, al libero arbitrio della persona.<br \/>\nQuesto approccio che ancora affonda il sapere e l&#8217;agire psichiatrico ha contagiato molte delle scelte organizzative e la ricerca nel campo della psichiatria in questo secolo.<br \/>\nUna sorta di &#8220;pessimismo terapeutico&#8221; nei confronti dei disturbi mentali pi\u00f9 severi ha improntato le azioni e le aspettative degli psichiatri e della psichiatria.<br \/>\nSe un tanto ha prodotto il riferimento al determinismo naturalistico, ai modelli biologici non meno hanno confuso il quadro riferimenti monoculari ed ideologicia modelli psicologici, ermeneutici, sociologici.<br \/>\nLa contrapposizione di modelli conoscitivi diversi (biologico-psicologico; psicologico-sociale ecc.) ha mostrato il suo limite anche se sono ancora intensi (e dannosi sicuramente) i tentativi di far prevalere questa o quella&#8221;scuola di pensiero&#8221;. Ragioni molteplici, che travalicano il campo della dialettica scientifica e che sono alimentate pi\u00f9 dagli interessi dimercato delle industrie farmaceutiche o dalle innumerevoli scuole di formazione in psicoterapia, ancora producono rigide estremizzazioni. L&#8217;informazione condizionata da questi conflitti alimenta confusione e pregiudizi.<br \/>\nTuttavia gli ambienti pi\u00f9 attenti cominciano a proporre e a studiare modelli conoscitivi e interpretativi polimorfi, complessi, molto pi\u00f9 articolati che in passato e ad avvalorare, ad esempio, l&#8217;ipotesi multifattoriale nell&#8217;approccio allo studio delle cause della malattia mentale.<br \/>\nDiversi fattori che possono essere identificati come biologici, ecologici, culturali contribuiscono insieme, interagendo e completandosi, a costruire e mantenere la salute mentale ovvero a determinare particolari ed individuali condizioni di vulnerabilit\u00e0.<br \/>\nQuesti elementi sono presenti nella vita di ciascuno. Alcuni ci sostengono, ci offrono possibilit\u00e0 di recupero, di vantaggio. Sono questi fattori protettivi. Altri elementi (fattori di rischio) quali una malattia fisica o pi\u00f9 invalidante, la fragilit\u00e0 emotiva, particolari attitudini o disabilit\u00e0 di tipo neuropsicologico, una predisposizione di origine ereditaria, la problematicit\u00e0 dei rapporti familiari, il particolare impatto nelle prime esperienze di socializzazione, la miseria materiale, l&#8217;isolamento relazionale nel proprio gruppo di appartenenza, esperienze di vita istituzionali (orfanotrofi, collegi, carcere, ospedali) strutturano singolari condizioni di vulnerabilit\u00e0 che incontrando eventi drammatici o comunque significativi e diversamente intrecciandosi e interagendo tra loro possono determinare nelle persone (e nella loro vita) condizioni di disagio fino al disturbo mentale grave e al bisogno di attenzioni e cure specifiche.<\/p>\n<p><b>Al di l\u00e0 della diagnosi e dei pregiudizi<br \/>\n<\/b>In questo quadro la condizione di benessere psichico si identifica meglio come una condizione di &#8220;fragilissimo equilibrio instabile&#8221; che proprio in quanto tale permette di produrre una gamma pressoch\u00e9 infinita dicomportamenti nelle situazioni pi\u00f9 disparate; la capacit\u00e0 di stabilire relazioni adeguate (e differenti) e di saper rispondere con comportamenti pertinenti ai cambiamenti ambientali, cronologici, istituzionali che naturalmente accadono nel corso della vita.<br \/>\nQueste ipotesi, soltanto tratteggiate, offrono intanto, possibilit\u00e0 di uscire dalla &#8220;piattezza cognitiva&#8221; che si \u00e8 determinata intorno al disturbo mentale e rende molto meno predefinibile il decorso e l&#8217;esito dei disturbimentali stessi. Rende evidente l&#8217;essenza dei pregiudizi, offre strumenti nuovi e pi\u00f9 utili all&#8217;informazione. Come dire se \u00e8 vero che particolari eventi e fattori determinano e costituiscono il disturbo mentale \u00e8 altrettanto vero che altri eventi e altre condizioni possono determinare il benessere psichico.<br \/>\nLe esistenze delle persone sono sempre diverse e diverse le loro esperienze se non intervengono ad omologarle tutte le forme di istituzionalizzazione e di appiattimento proprie dei saperi e delle pratiche psichiatriche e psicoterapeutiche.<br \/>\nRisulta evidente da questa esposizione che il problema dell&#8217;informazione intorno al disturbo mentale pu\u00f2 essere affrontato solo riconoscendo la contagiosit\u00e0 del pregiudizio che la psichiatria ha alimentato.<br \/>\nLa procedura, le pratiche cliniche e le istituzioni che operano il &#8220;riconoscimento&#8221; del disturbo mentale sono state investite dal lavoro di smontamento dei saperi (deistituzionalizzazione) che le fondano. Non \u00e8 pi\u00f9possibile oggi informare riferendosi alle &#8220;contagiose&#8221; oggettivazioni della psichiatria.<br \/>\nSembra ormai evidente ampiamente condivisa, nel nostro paese, la scelta al promuovere la crescita e il rafforzamento dei soggetti (e dei loro diritti) e costruire strategie di &#8220;riconoscimento&#8221; capaci di salvaguardare egarantire insieme molteplicit\u00e0 di percorsi e di identit\u00e0 alle persone: percorsi di normalit\u00e0, strategie per la normalit\u00e0 in grado di contagiare le relazioni sociali, i luoghi di lavoro, la famiglia. Queste strategie assumono tanta pi\u00f9 forza quanto pi\u00f9 il problema dell&#8217;informazione e delle conoscenze viene intenzionalmente e responsabilmente affrontato.<\/p>\n<p><b>Informare rispettando alcune regole<br \/>\n<\/b>Nella pratica e col rischio consapevole di semplificazione pu\u00f2 essere possibile oggi lavorare nel produrre conoscenze e informazioni condividendo o cercando di rispettare i seguenti assunti:<br \/>\n-Le dinamiche psicologiche del &#8220;sano&#8221; si ritrovano sia pure quantitativamente alterate nel &#8220;matto&#8221;.<br \/>\n-La malattia mentale (il disturbo mentale) non pu\u00f2 pi\u00f9 essere definita dall&#8217;attributo dell&#8217;incomprensibilit\u00e0.<br \/>\n-Si pu\u00f2 comprendere soggettivando,(singolarizzando) quella particolare persona, quella particolare vita, quel particolare contenuto.<br \/>\n-La valorizzazione della storia dona senso alle esperienze pi\u00f9 estreme.<br \/>\n-La ricerca di senso negli accadimenti pi\u00f9&#8221;incomprensibili&#8221; costruisce il valore della storia.<br \/>\n-La comunicazione (la relazione) compromessa (alterata) con le persone, con il contesto costituisce un fattore non pi\u00f9 trascurabile nella produzione di comportamenti disorganizzati, incongrui, inadeguati, rischiosi.<br \/>\n-I fattori sociali e contestuali assumono valore non solo nel concorrere alla produzione del disturbo ma anche nel condizionare il decorso e l&#8217;esito.<br \/>\n-La persona che soffre di un disturbo mentale conserva sempre una propria dimensione umana.<br \/>\n-Il &#8220;pazzo&#8221; non pu\u00f2 essere definito radicalmente diverso, alieno.<br \/>\n-La malattia mentale non definisce pi\u00f9 &#8220;alienazione&#8221;globale.<br \/>\n-Le persone affette da disturbo mentale possono essere curate, possono guarire.<br \/>\n-In ogni caso \u00e8 possibile attenuare (ridurre) gli effetti dei comportamenti disturbanti e favorire il mantenimento delle relazioni.<br \/>\n-La reclusione manicomiale come l&#8217;isolamento e l&#8217;emarginazione sociale \u00e8 sempre dannosa.<br \/>\n-Istituzionalizzazione, isolamento ed emarginazione possono essere definiti &#8220;fattori di rischio&#8221; anzi costituiscono la disabilit\u00e0 connessa alla malattia mentale.<br \/>\n&#8211; Il lavoro della &#8220;psichiatria comunitaria&#8221; deve sapere ricollocare in un campo di tensione nuovo il mandato di controllo sociale e la necessaria aspettativa terapeutica. Il binomio &#8220;controllo-cura&#8221; pu\u00f2 definire un ordine di discorso nuovo e produttivo.<br \/>\nLa contaminazione della normalit\u00e0 rappresenta oggi la pi\u00f9 importante viad&#8217;uscita dalla spirale disturbo mentale-etichettamento-emarginazione se \u00e8 vero che il &#8220;contagio&#8221;, l&#8217;alimentazione dei pregiudizi passa attraverso le opinioni, il valore e le attese che le persone e la collettivit\u00e0 costruiscono intorno alla questione del disturbo mentale.<br \/>\nNel nostro paese le leggi di riforma dell&#8217;assistenza psichiatrica e la conseguente chiusura del manicomio hanno rappresentato la prima misura (nel mondo) che si \u00e8 rivelata capace di avviare processi efficaci di fronteggiamento della stigmatizzazione, del pregiudizio, dell&#8217;esclusione sociale.<br \/>\nL&#8217;informazione sociale nel campo della salute mentale deve poter partire daqueste premesse per accrescere le competenze della comunit\u00e0. La comunit\u00e0 soltanto riconoscendosi come insieme di soggetti, di storie, di esperienze singolari, pu\u00f2 trovare la capacit\u00e0 per rimontare pregiudizi secolari,contagiosi e penalizzanti per le persone affette da disturbo mentale che per tutti i cittadini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime risposte che i famigliari di un malato mentale ricevono sono in genere discordanti, ricche di contraddizioni, disorientanti tanto che alla fine non fanno altro che confermare una condizione di confusione, di allarme e una visione pessimistica del futuro. 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