{"id":713,"date":"2009-11-04T17:07:24","date_gmt":"2009-11-04T17:07:24","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=713"},"modified":"2026-02-02T12:31:21","modified_gmt":"2026-02-02T11:31:21","slug":"lavorare-sui-genitori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=713","title":{"rendered":"9. Lavorare sui genitori"},"content":{"rendered":"<p>di Romana Negri, Professoressa\u00a0 Associata, Istituto di Neuropsichiatria infantile dell\u2019universit\u00e0 degli Studi, Milano<\/p>\n<p>Esitono anche esperienze attente a quello che accade alla sfera psicologica dei genitori. Come si interviene sui genitori del neonato gravemente prematuro all\u2019interno del reparto di terapia intensiva di Bergamo.<br \/>\n<!--break-->L\u2019intervento riguarda i genitori di Simona. La piccola nasce secondo genita dopo una sorellina di 4 anni alla 26\u00b0 settimana. Peso alla nascita 700 gr. Placenta peso 250 gr. APGAR 4-6. \u00c8 presente grave insufficienza respiratoria. La piccola alla nascita appare vitale, \u00e8 presente gasp sono presenti movimenti incoordinati degli arti. Il tono muscolare \u00e8 discreto. Viene intubata orotrachealmente in sala parto. \u00c8 presente qualche atto respiratorio spontaneo. L\u2019ossigenazione \u00e8 buona. A due giorni di vita ella si oppone al respiratore e si verificano manifestazioni di tremore per cui \u00e8 necessario sedarla. Viene sedata e bene si adatta al respiratore. A quattro giorni la bimba si dimostra sedata, sono assenti atti<br \/>\nrespiratori spontanei, l\u2019espansione del torace \u00e8 simmetrica, il respiro \u00e8 spastico. In questo giorno effettuo la mia prima seduta di osservazione e le infermiere mi riferiscono di aver visto i genitori una sola volta. Il padre sembrava il pi\u00f9 sconvolto dall\u2019incontro con la bambina, continuava a chiedere se soffriva, mentre la mamma sembrava mostrare pi\u00f9 ottimismo. Quando Simona ha una settimana convoco i genitori, ma in questa data si presentano i nonni piuttosto preoccupati, dicono che i figlioli si scusano, non hanno<br \/>\npotuto venire e chiedono al pediatra notizie sulla bambina. Quando faccio la nuova osservazione della piccola, a undici giorni, vengo a<br \/>\nsapere che i genitori non si sono ancora fatti vedere. Simona ha 14 giorni. Ho convocato i genitori per l\u2019incontro. &#8220;Quando giungo in reparto sono gi\u00e0 presenti accanto all\u2019incubatrice, sono entrambi persone molto giovani, dai modi appropriati e gentili. Oggi \u00e8 stato cambiato il tubo orotracheale alla piccola. Esso le trascina un po\u2019 in su le pinne nasali ed il profilo cos\u00ec regolare e delicato ne \u00e8 un po\u2019 deformato. Ella dorme supina, le braccine semiflesse accanto al capo, i guantini azzurri di tela sulle mani. La boccuccia \u00e8 semiaperta, il capo \u00e8 rivolto verso destra, il piedino destro attraverso l\u2019estensione della gamba va a toccare il lenzuolino, la gamba sinistra \u00e8 alzata e flessa, perpendicolarmente sul piano d\u2019appoggio, il piede \u00e8 appoggiato sul lenzuolo in tutta la sua pianta. Ella muove la gambina destra, poi torna quieta, indi muove i quattro arti, poi torna immobile. Presento ai genitori la piccola sottolineando la grande vitalit\u00e0 dimostrata sino ad ora e l\u2019importanza per questi bimbi della<br \/>\npresenza dei genitori accanto a loro. La madre interviene: &#8220;Non so cosa vuol dire, ma quando siamo arrivati noi accanto all\u2019incubatrice,<br \/>\nsi muoveva tutta&#8221;. Il pap\u00e0 mi parla della loro esperienza&#8221;paurosa&#8221;; ben presto viene interrotto dalla mamma, il 25 dicembre ha avuto<br \/>\ndelle perdite marroni e le \u00e8 stata consigliata una visita urgente; le \u00e8 stata proposta la somministrazione di Miolene, ma le contrazioni<br \/>\nsono persistite e dopo una settimana \u00e8 stato necessario il ricovero. Durante il ricovero in ospedale, nonostante la terapia, le contrazioni<br \/>\nperduravano e quando fu scoperta un\u2019infezione a livello placentare i medici decisero di occuparsi solo della signora lasciando perdere il<br \/>\nbambino. Ma lei sperava sempre, sperava che fosse viva. Lei il giorno prima l\u2019ha sentita scendere, ha allargato le gambe e ha<br \/>\nchiesto al marito: &#8220;Guarda cosa c\u2019\u00e8&#8221;. Ma lui interviene &#8220;Io non ho visto nulla&#8221;. La bimba accanto a noi \u00e8 sempre quieta poi assumendo<br \/>\nun\u2019espressione seria e corrucciata si muove globalmente raccogliendo gli arti che poi rilascia di nuovo in fuori. Commento che<br \/>\nSimona \u00e8 un bel nome. La signora interviene dicendo con compiacimento che la maggiore si chiama Cristina facendo intendere implicitamente che anche questo \u00e8 un bel nome. I genitori mi dicono che sono preoccupati anche per lei, la bimba ha quattro anni e ha gi\u00e0 chiesto loro se vorranno bene anche a lei. Entrambi hanno voluto e desiderato molto questa gravidanza perch\u00e9 volevano un fratellino per la maggiore, per avere una famiglia pi\u00f9 completa. Non sono stati delusi che fosse un\u2019altra femminuccia, forse lafamiglia del padre, che \u00e8 di Benevento: si i due figli maschi hanno femminucce. Io faccio notare la bellezza della bambina, la delicatezza dei lineamenti, la signora mi dice che lo nota solo ora.<br \/>\nDopo il parto era ancora molto sconvolta dall\u2019esperienza e quando \u00e8 entrata in reparto l\u2019ha cercata fra i bambini pi\u00f9 grossi. Ha notato solo<br \/>\nla bellezza dei suoi piedini. Io intervengo e faccio notare i piedini, le manine anche se ora sono avvolte nei guantini e i lineamenti anche se, aggiungo, il sondino solleva troppo le narici del naso. Poi mostro anche la delicatezza delle orecchie. La mamma in particolare si dimostra d\u2019accordo con me ed \u00e8 anche compiaciuta per la mia descrizione anche se, ancora una volta interviene per farmi intendere che anche la sua bambina pi\u00f9 grande, che \u00e8 a casa, \u00e8 molto bella. Lei agita la pancina, sposta gli arti, torna flessa. I genitori, la madre in particolare, me ne chiedono ragione. Si tratta di movimenti propri dell\u2019et\u00e0 gestazionale. I genitori mi chiedono se ci sono rischi. Rispondo che la piccola sino ad ora si \u00e8 dimostrata molto vitale, il rischio si riferisce soprattutto ai polmoni e ci\u00f2 si potr\u00e0 vedere solo col tempo. Osservo di nuovo la bambina, noto che con il suo piedino destro tocca il lenzuolino, la madre nota che con il piedino sinistro afferra il tubicino, dico che evidentemente cerca<br \/>\ncontatto e che l\u2019ho notato gi\u00e0 in un\u2019osservazione precedente; la madre dice che sar\u00e0 perch\u00e9 la toccava molto attraverso l\u2019addome, &#8220;la facevo toccare anche a mio marito, siamo stati felici che fosse viva&#8221;. Io aggiungo che \u00e8 importante anche preparare per lei una cassetta registrata con suoni, messaggi verbali o ci\u00f2 che pi\u00f9 desiderano farle pervenire: ci\u00f2 verr\u00e0 messo dentro l\u2019incubatrice quando la bimba dimostrasse inquietudine e mostrasse desiderio di compagnia. La madre chiede quando potr\u00e0 toccarla, le dico che il momento le verr\u00e0 segnalato dalle infermiere che nelle loro pratiche quotidiane si rendono conto di quando il piccolo desidera essere carezzato. In questo momento, aggiungo, sembra pi\u00f9 desiderosa di essere lasciata in pace, aggiungo che abbiamo notato che dopo i primi due, tre giorni in cui sembrava pi\u00f9 agitata ha dimostrato di tranquillizzarsi, dormendo anche molto; le infermiere hanno anche interpretato positivamente il suo star bene nello sporco quando fa la cacca o la pipi, come se &#8220;se ne fregasse&#8221; per star bene, rilassandosi il pi\u00f9 possibile. Il padre mi chiede se la piccola ha<br \/>\nsofferto, secondo me, rispondo, che per quanto si riferisce a Simona non ho notato sofferenza. Si parla dei momenti pi\u00f9 opportuni per la<br \/>\nsignora per venire qui tenendo conto anche delle sue attuali condizioni di salute. Il padre infatti per ora sembra opporre mille difficolt\u00e0, l\u2019altra bimba e poi anche questa mattina che \u00e8 domenica gli \u00e8 stato difficile venire qui perch\u00e9 \u00e8 responsabile di una comunit\u00e0 evangelica al suo paese. Poi mi dice che all\u2019ospedale di Monza praticano un certo tipo di alimentazione direttamente attraverso il cordone ombelicale. Io rispondo che le attuali condizioni di Simona permettono l\u2019alimentazione naso-digiunale e illustro le modalit\u00e0 proprie di questo tipo di alimentazione. L\u2019osservazione ci fa vedere la difficolt\u00e0 dei genitori ad avvicinarsi alla piccola: la persona pi\u00f9 impedita, come gi\u00e0 osservato dalle infermiere, sembra il padre. La madre infatti, aiutata dal mio commento in relazione alla vitalit\u00e0 della bambina, si dimostra subito in grado di entrare in contatto con la piccola &#8220;Non so cosa vuol dire, ma quando siamo arrivati noi accanto all\u2019incubatrice, si muoveva tutta&#8221;. Il pap\u00e0 invece non \u00e8<br \/>\nancora capace e ricorda l\u2019esperienza paurosa recentemente provata; \u00e8 stato un avvenimento estremamente traumatico; anche la<br \/>\nmamma a questo punto sente il bisogno di rievocarlo facendo per\u00f2 comprendere che non si \u00e8 lasciata travolgere completamente dalla<br \/>\ndisperazione, ha sempre sperato che la piccola fosse viva. Ella dimostra di nuovo un buon contatto con lei quando viene commentata la bellezza del nome anche se esprime la sua preoccupazione di legarsi troppo, di lasciarsi coinvolgere eccessivamente da questa nuova piccola quando introduce il problema della bimba pi\u00f9 grandicella a casa (anche lei ha un bel nome e anche lei ha molto bisogno). Sembra che la signora tema di legarsi troppo a questa bambina che si trova ancora in pericolo per la sopravvivenza e, se il legame diviene troppo stretto, ha paura di dover affrontare un dolore troppo intenso. Ritengo importante, nel mio intervento, quando \u00e8 possibile, soffermarmi a descrivere ai<br \/>\ngenitori la bellezza, la delicatezza delle forme dei bimbo degente.<br \/>\nHo gi\u00e0 accennato a come sia significativo per queste madri vivere il pi\u00f9 precocemente possibile l\u2019esperienza estetica in rapporto al loro<br \/>\nneonato e di come ne siano gravemente impedite. \u00c8 difficile la realizzazione di questa esperienza anche da parte della mamma di<br \/>\nSimona che, appena entrata in reparto, l\u2019ha cercata tra i bimbi pi\u00f9 grossi e poi ha notato solo la bellezza dei piedi. Anche qui traspare<br \/>\nancora il timore di legarsi troppo a lei&#8230; anche Cristina a casa \u00e8 molto bella&#8230; Simona \u00e8 ancora in una situazione di rischio: cosa<br \/>\ndovr\u00f2 affrontare se mi affeziono troppo, e se lei soccombe?<br \/>\nRiaffiora il problema cruciale gi\u00e0 espresso quale commento relativo alle primissime osservazioni del grave pretermine dalle infermiere.<br \/>\n&#8220;Dapprima puntiamo i nostri sforzi a far s\u00ec che sopravvivano perch\u00e9 se li guardiamo con un altro occhio poi ci affezioniamo e se<br \/>\nmuoiono&#8230;&#8221;. Ma l\u2019osservazione della piccola permette di nuovo alla mamma un contatto vivo con lei. Nota il piedino che afferra il tubicino<br \/>\ne associa il desiderio di contatto della bambina alle carezze che lei e il marito le hanno prodigato attraverso l\u2019addome. Il mio chiedere ai<br \/>\ngenitori di preparare una cassetta registrata da immettere nell\u2019incubatrice della bimba \u00e8 un modo, come gi\u00e0 accennato precedentemente, per permettere loro di sentirsi vicini direttamente alla loro bambina anche quando \u00e8 in ospedale, in una condizione di forzato isolamento, totalmente dipendente dalle macchine e da persone estranee all\u2019ambiente familiare. \u00c8 un modo per aiutarli a sentire che anche in queste condizioni c\u2019\u00e8 da parte loro la possibilit\u00e0 di stabilire un legame con la piccola che \u00e8 unico, intimo, diretto, in nessun modo mediato da altri. Ci\u00f2 e il metterli al pi\u00f9 presto a conoscenza del significato e del funzionamento delle macchine che alimentano e controllano la salute dei loro bambino, come gi\u00e0 detto precedentemente, li aiuta a non farli sentire presenze inutili nel reparto. \u00c8 interessante come due sedute successive a questa, il padre tornando sull\u2019argomento della cassetta da registrare mi chieder\u00e0 che cosa dovranno registrare. Alla mia risposta che<br \/>\ndovranno mettere ci\u00f2 che pi\u00f9 desiderano la madre interverr\u00e0, come riflettendo ad alta voce, &#8220;Non so, perch\u00e9 \u00e8 diverso: se considero<br \/>\nSimona dentro mi sento di pensare e di dire delle cose, ma lei \u00e8 fuori&#8230;&#8221;. L\u2019annotazione \u00e8 molto interessante e, anche se qui non \u00e8<br \/>\npossibile sviluppare adeguatamente l\u2019argomento, ci fa vedere come l\u2019intervento si presta ad aiutare la madre ad elaborare la nascita<br \/>\nprematura. Tornando alla seduta vediamo come la signora sia gi\u00e0 desiderosa di accarezzare la piccola, si dimostri compiaciuta nel<br \/>\nsentirla descrivere come una bambina che pur di sentirsi bene &#8220;se ne freghi di stare nello sporco&#8221;. Non \u00e8 cos\u00ec per il pap\u00e0 che preferisce<br \/>\nancora tenersi lontano dalla relazione, ha tanti impegni fuori, non pu\u00f2 venire a trovarla spesso, egli d\u2019altro canto pensa che la bimba soffra<br \/>\ntroppo, sia troppo fragile, non ce la faccia stando fuori. Lui la preferirebbe dentro l\u2019utero materno: &#8220;all\u2019Ospedale di Monza praticano un certo tipo di alimentazione direttamente attraverso il cordone ombelicale&#8221;. Come si pu\u00f2 vedere dal materiale presentato,<br \/>\nsembra molto importante, nell\u2019ambito di questo intervento, non solo far vedere ai genitori la mia capacit\u00e0 di considerare le caratteristiche somatiche, le attitudini emotive, neuromotorie e comportamentali del bambino, ma anche dimostrare loro di essere al corrente di tutti gli altri aspetti che riguardano le sue condizioni di salute, compreso il tipo di intervento che viene praticato. Si tratta di un modo per far sentire ai genitori durante l\u2019incontro, che il piccolo non \u00e8 solo presente fisicamente, ma che egli \u00e8 anche presente, nella sua totalit\u00e0, nella mia mente. Naturalmente l\u2019introduzione di questo nuovo tipo di approccio non sostituisce, ma integra i colloqui proposti ai genitori cos\u00ec come precedentemente descritto. In questi casi dove la nascita gravemente pretermine costituisce un\u2019esperienza altamente traumatica si vede la necessit\u00e0 di offrire entrambi gli interventi.<\/p>\n<p><b>Il processo di separazione-individuazione<br \/>\n<\/b>Ci\u00f2 che a questo punto sembra per\u00f2 significativo \u00e8 che sono i genitori stessi a richiedere l\u2019incontro allo scopo di parlare della loro personale situazione emotiva: l\u2019essere primariamente avvicinati attraverso l\u2019osservazione del bimbo sembra dunque permettere la distinzione tra il neonato, la sua sofferenza e se stessi, la loro personale difficolt\u00e0 emotiva legata al vissuto angoscioso della nascita prematura. Questa migliorata presa di coscienza da parte dei genitori di quanto li riguarda distinguendoli dal bambino, si pone come aspetto molto significativo per l\u2019attuazione del processo di separazione e individuazione cos\u00ec difficile da ottenere in tutti i neonati che vivono questa esperienza e in particolare in quelli che svilupperanno un quadro di paralisi cerebrale. Tutte le madri e anche due padri dei quattro bambini nati di peso inferiore ai 900 gr. con i quali ho adottato questa modalit\u00e0 di approccio hanno chiesto incontri anche per se stessi. Ecco quello relativo alla mamma di Simona: oggi la piccola ha 27 giorni. &#8220;Quando entro in reparto alle 10 trovo la signora in piedi in corridoio; mi dice che \u00e8 l\u00ec perch\u00e9 alla piccola devono cambiare il tubo orotracheale. \u00c8 apparentemente tranquilla e serena; la faccio accomodare nella cucinetta. In effetti nel<br \/>\nbox di Simona c\u2019\u00e8 molto movimento e molta gente accanto a lei. C\u2019\u00e8 nervosismo, anche perch\u00e9 noto che il rianimatore che deve cambiare il tubicino non \u00e8 tra i pi\u00f9 esperti per questa manovra su un bimbo cos\u00ec piccolo. Chiudo la porla della cucinetta e una volta che la signora \u00e8 seduta le chiedo se vuole leggere una rivista. Risponde che preferisce parlare, mi siedo di fronte e lei inizia subito il suo racconto. Mi dice che \u00e8 preoccupata perch\u00e9 in questo periodo si sente come &#8220;leggera di testa&#8221;, ha difficolt\u00e0 di concentrazione, gli occhi pesanti. &#8220;Sono tranquilla ma non mi concentro sui mestieri.<br \/>\nQuesta sensazione mi \u00e8 venuta dopo il ricovero in ospedale, ci sono stata 12 giorni prima del parto e quattro dopo la nascita della<br \/>\npiccola. Dopo due giorni che ero a casa ho cominciato ad avvertire questa sensazione. Io credo sia in relazione prima ai dolori provati, poi ai calmanti assunti. Ho detto al medico ove sono andata per spiegare questi disturbi che mi sentivo drogata&#8230; sto<br \/>\nrimbambendo&#8230; Le faccio un esempio: sotto il mio appartamento viene sempre una donna che fa le pulizie delle scale e la conosco benissimo. Una mattina vado dal panettiere e questi si rivolge a me come la madre della bimba nata cos\u00ec piccola (tutto il paese lo sa e ne parlano); dietro di me una signora dice che anche lei \u00e8 al corrente, mi volgo e le chiedo come fa a saperlo e lei risponde che mi conosce, &#8220;impossibile non mi riconosca anche lei, sono la donna che fa le pulizie sulle scale di casa sua&#8230;&#8221; Di solito sbrigo io tutte le pratiche di casa anche per mio marito, ma sono preoccupata, ho paura di fare guai. Ieri in banca il Direttore mi ha spiegato una cosa, ma non ho capito niente. Io qui intervengo dicendo che \u00e8 comprensibile questo suo disturbo e che \u00e8 in rapporto all\u2019esperienza cos\u00ec traumatica di una nascita cos\u00ec prematura. &#8220;Mio marito soffre perch\u00e9 la bambina \u00e8 senza espressione&#8230; Io penso che mi sono liberata dal dolore trasferendolo nella bambina che soffre&#8221;. Io le rispondo che invece, facendola nascere cos\u00ec presto, le ha permesso di vivere, cosa che, nella situazione cos\u00ec come si \u00e8 presentata, se fosse rimasta dentro oltre, non sarebbe stato pi\u00f9 possibile. La signora ascolta con interesse, ma riprende &#8220;Quando la vedo con i tubi&#8230; ma lei non si ricorder\u00e0&#8230; capisce quello che le fanno?&#8221;.<br \/>\nRispondo che comprendo questa sua preoccupazione, si tratta di esperienze dolorose che il bambino per\u00f2, con l\u2019aiuto dei genitori e anche degli operatori qui dentro, molto attenti anche a questi aspetti, \u00e8 in grado poi di recuperare. La signora continua parlando dei suoi problemi di &#8220;leggerezza di testa&#8221;, &#8220;sono come sospesa, mi \u00e8 difficile fare i mestieri di casa. Guardi, lei sa che mio marito \u00e8 responsabile<br \/>\ndi una comunit\u00e0, ebbene spesso a pranzo ha tantissime persone e mi occupo personalmente di tutto, non mi pesa. Ieri c\u2019erano a pranzo<br \/>\nmia suocera e mia sorella che sono venute a trovare la bambina; eravamo in cinque, ma ho detto a mia sorella, fai tu, io non sapevo cosa ci voleva&#8230; Io sono una che quando vede gli altri soffrire sta male&#8230; so che i dottori hanno esperienza e che Simona \u00e8 a posto, i primi giorni non ero tranquilla, ma ora s\u00ec. Le infermiere mi hanno invitato a parlare coi pediatri ma per me \u00e8 lo stesso, io mi fido. Due giorni fa sono rimasta male per quello che mi ha detto un\u2019infermiera, \u00e8 quella che ha il naso come il mio, gli occhiali e i ricciolini (io la individuo subito, la descrizione \u00e8 molto precisa). Mi trovavo vicino a Simona quando ho notato che la bimba accanto, che i giorni scorsi era cos\u00ec sofferente, sorrideva e le ho detto &#8220;sorride&#8221;. Lei mi ha risposto &#8220;Non si possono guardare i bambini degli altri&#8221;. Sono rimasta molto male, anch\u2019io sono dentro, non guardo solo la mia bambina, mi sono accorta che quella piccola nei giorni scorsi stava malissimo, \u00e8 bella, ma si vedeva che era gialla&#8230; non avrei mai fatto questo lavoro&#8221;. Io intervengo dicendo che l\u2019infermiera le ha risposto cos\u00ec perch\u00e9 probabilmente era molto preoccupata per le pratiche<br \/>\nche stava eseguendo sulla bambina e ci\u00f2 l\u2019ha indotta ad una risposta cos\u00ec poco comprensiva. Lei mi dice a questo punto che l\u2019infermiera G. la incoraggia molto, la Caposala le ha mostrato il reparto facendole vedere anche gli altri bambini&#8230; Due mesi fa sono stati qui in rianimazione i miei genitori perch\u00e9 avevano mangiato dei funghi velenosi, l\u2019Ammannita Phalloides (dice phalloides storpiando la parola) che aveva raccolto il pap\u00e0. Gi\u00f9 non ci volevano credere perch\u00e9 il fungo \u00e8 velenosissimo, mortale. Al pronto soccorso dell\u2019ospedale di Zingonia hanno telefonato a Milano, poi a Bergamo ove hanno detto di venire qui, che erano in contatto con questi centri.<br \/>\nSono molto bravi. I genitori si sono trovati bene, la mamma \u00e8 uscita dopo 5 giorni, il pap\u00e0 dopo 8 perch\u00e9 sofferente di fegato&#8230; Io fiducia ce l\u2019ho, a me piace leggere e verifico quanto mi dice, ritrovo tutto&#8230;<br \/>\nLe infermiere mi hanno fatto toccare ancora due volte Simona, stamattina no perch\u00e9 era agitata. Io ho chiesto alle infermiere cosa voleva dire questo e loro hanno risposto che tenta anche lei di respirare&#8230;&#8221;. Io confermo e dico che si \u00e8 notato sin dai primi giorni.<br \/>\n&#8220;Io non chiedo, mi fido, questo \u00e8 un lavoro importante&#8221;. Ho preso contatto con la mamma di Jacopo, spero di incontrarla e di scambiare le nostre esperienze. Io non so guidare la macchina ed ho difficolt\u00e0 a trovare il mezzo per venire qui; una sera s\u00ec ed una sera no mi accompagna mio marito, poi tutti quelli del mio paese che vengono a Treviglio e lo sanno, mi offrono un passaggio&#8230; non mi fido del turno del pullman. Si pu\u00f2 stare anche di pomeriggio?&#8221;<br \/>\nAnnuisco&#8230; lei continua &#8220;Simona \u00e8 cambiata, ieri mi sembrava pi\u00f9 rosea, pi\u00f9 bella&#8230; sembrava abbronzata, veramente. Ieri era tranquilla, ha fatto cacca e pip\u00ec, poi ha alzato il culetto, si \u00e8 spostata, bisogna cambiarla pi\u00f9 spesso, lei pensa che mi insegneranno e<br \/>\npotr\u00f2 cambiarla io?&#8221; Annuisco e lei riprende &#8220;Ora pesa 770 gr., cresce e si allunga. In pancia \u00e8 tutto diverso&#8230; non \u00e8 mai successo<br \/>\nnella mia famiglia un parto prematuro, non sapevo nemmeno ci fossero bambini di 700 gr. &#8230; alla mia seconda entrata anche la bambina accanto mi sembrava piccola. Quando l\u2019ho vista non sono rimasta neanche troppo male&#8230; certo&#8230; dispiace. Sono rimasta li 5\u2019, non riuscivo neanche a stare in piedi, a rendermi conto com\u2019era&#8230;C\u2019era con me mio marito e fuori dai vetri la mamma&#8230;&#8221;.<\/p>\n<p><b>Il sentimento di colpa<br \/>\n<\/b>Tuttavia c\u2019\u00e8 qualche cosa in questo stato d\u2019animo che la preoccupa e me ne vuole parlare. Va tutto bene, \u00e8 serena, ma sente la testa leggera: lei attribuisce questo stato di malessere che non le permette di concentrarsi, la confonde e teme le faccia sbagliare le cose, ai forti dolori, ai calmanti assunti prima della nascita della bambina. Ci\u00f2 la fa sentire &#8220;una drogata&#8221;. Quando io collego questo suo malessere all\u2019esperienza dolorosa della nascita pretermine che ella ha scisso e negato, pu\u00f2 avvicinarsi e parlare pi\u00f9 direttamente del problema: il marito soffre e lei \u00e8 in preda ad un terribile sentimento di colpa che le fa credere di essersi liberata dal dolore cos\u00ec intenso sperimentato per tanti giorni prima della nascita della bambina trasferendolo nella piccola che ora soffre indicibilmente. A questo punto facendo mio il suggerimento dell\u2019infermiera L. quando commentando la registrazione del colloquio della mamma di Giacomo dice: &#8220;Tutte le mamme dimostrano sensi di colpa&#8230; noi le rassicuriamo, la cosa doveva succedere, se il bambino stava dentro moriva&#8221;, io rispondo che anzi, spingendola fuori in quel momento ella ha permesso alla sua bimba di vivere. Il problema di sollevare queste madri dal peso derivante da questo sentimento, che in misura maggiore o minore \u00e8 sempre presente costituisce un aspetto molto significativo dell\u2019intervento. La signora a questo punto \u00e8 capace di collegare la sofferenza della bimba alla sua &#8220;leggerezza di testa&#8221;: lei non \u00e8 in grado di affrontare il dolore, di questo se ne occupano gli altri&#8230; i dottori hanno esperienza&#8230; e la sua parte che pu\u00f2 affrontare questa esperienza \u00e8 fragile, facilmente frustrabile: questa sua parte rappresentata dalla bambina sofferente, molto malata, quando comincia a stare meglio, sorridere, esprimersi, viene rimproverata. I mici interventi volti a fare vedere la possibilit\u00e0 del recupero dell\u2019esperienza del dolore da parte della sua bambina anche sulla base dell\u2019aiuto delle persone vicino a lei, le permette di entrare in contatto con la sua parte che ha bisogno di aiuto. Cos\u00ec parla di quanto si \u00e8 sentita aiutata dall\u2019infermiera G. e dalla Caposala. Riferendo poi l\u2019esperienza dei genitori in rianimazione perch\u00e9 in pericolo di morte a causa dell\u2019ingestione del fungo velenosissimo, la signora ci fa vedere in termini altamente drammatici come loro genitori sentono l\u2019esperienza di una nascita cos\u00ec prematura; si tratta di avvertire la morte dentro di s\u00e9 e la possibilit\u00e0 di sopravvivere \u00e8 totalmente dipendente dall\u2019istituzione.<br \/>\nLei mostra sulla base di quanto ha sperimentato qui la sua fiducia per le persone che si occupano del problema e non trova ancora dentro di s\u00e9 risorse orientate verso la vita: ascolta con attenzione e verifica quanto le dico intorno alla bambina, si trova d\u2019accordo ma solo attraverso il riscontro sui libri. \u00c8 contenta che la si aiuti a toccare la bambina perch\u00e9 da sola non ce la fa ancora a realizzare stabilmente un contatto vivificante. Per lei la piccola non \u00e8 ancora nata, ma sa anche che non \u00e8 dentro di s\u00e9. &#8220;Mi hanno detto che in queste condizioni cresce, si allunga, ma dentro sarebbe stata una cosa diversa&#8221;, Nel frattempo la riconosce pi\u00f9 rosea, pi\u00f9 vitale, pi\u00f9 bambina, meno propensa a confondersi con il suo sporco. Ma lei non si sente ancora in grado di riconoscere la sua funzione materna, l\u2019esperienza velenosa della nascita prematura \u00e8 ancora troppo incombente, per questo dovr\u00e0 farsi aiutare dalle infermiere per cambiarla. Loro sono madri migliori&#8230; Lei non avrebbe mai fatto<br \/>\nquesto lavoro&#8230; lei si fida, lei non chiede notizie attorno alla salute della piccola. \u00c8 terribilmente spaventata dall\u2019esperienza vissuta come mortifera, per ora pu\u00f2 solo essere rianimata &#8220;Non mi fido dei servizi pubblici per venire all\u2019ospedale, accetto solo passaggi di chi conosce la mia situazione e si offre di accompagnarmi a Treviglio&#8221;.<br \/>\nDue giorni dopo l\u2019incontro la signora constater\u00e0 l\u2019affievolirsi del disturbo descritto come &#8220;leggerezza di testa&#8221;, per cui, &#8220;in casa, temevano diventassi pazza&#8221;.<\/p>\n<p><b>Considerazioni conclusive<br \/>\n<\/b>La validit\u00e0 di questo approccio che prevede due modalit\u00e0 di intervento: colloqui con i genitori effettuati attraverso l\u2019osservazione del bambino insieme ad incontri dedicati all\u2019ascolto della loro esperienza, sembra confermata dall\u2019evoluzione dei casi ove \u00e8 stato applicato. Nel caso di Simona si pu\u00f2 vedere come, dopo l\u2019incontro, i genitori verranno a trovare la piccola pi\u00f9 frequentemente, il padre a giorni alterni e la madre quotidianamente, anche pi\u00f9 volte nella giornata. Il padre nella seduta successiva a quella presentata mi dir\u00e0, non appena lo incontro, con molta partecipazione di avere visto Simona aprire gli occhi: &#8220;Doveva vedere come li muoveva&#8221;, dimostrandosi cos\u00ec in grado di riconoscere aspetti vitali di lei. Anche la mamma, come si pu\u00f2 vedere dal materiale presentato, \u00e8 stata aiutata a vedere queste caratteristiche nella bimba e sembra in grado di mantenere il contatto con questi aspetti nonostante l\u2019esperienza recente della nascita prematura sia ancora molto viva e lacerante e tale da non permetterle ancora di riconoscere dentro di s\u00e9 i suoi attributi materni, le sue parti pi\u00f9 vitali. Come ho gi\u00e0 detto, ci\u00f2 che pare molto significativo, in questo tipo di intervento \u00e8 che, avvicinati primariamente attraverso l\u2019osservazione del loro piccolissimo figliolo, questi genitori sono aiutati a distinguere assai precocemente aspetti che riguardano il bimbo, da aspetti loro propri, dominati dalla dirompente situazione di angoscia che l\u2019evento di una simile nascita sollecita. Ci\u00f2 \u00e8 dimostrato dal fatto che tutte le madri e anche due padri che ho avvicinato con questa modalit\u00e0, hanno richiesto un colloquio per s\u00e9 stessi. Io credo che questo approccio costituisca dunque un modo per aiutare i genitori dei neonati gravemente pretermine a non lasciarsi travolgere completamente dall\u2019angoscia e dalla disperazione e a distinguere molto precocemente aspetti che riguardano il bambino da vissuti che sono loro propri. Ci\u00f2, come riferito prima, pare molto utile ai fini dello stabilirsi di quel processo di separazione e individuazione cos\u00ec difficile da attuarsi nei neonati che vivono l\u2019esperienza del ricovero in<br \/>\nterapia intensiva e in particolare in quelli che svilupperanno una paralisi cerebrale infantile. In questo senso sono sembrati molto utili<br \/>\nl\u2019approfondimento e l\u2019allargamento del significato di concetti quali &#8220;la ferita narcisistica&#8221; e &#8220;il conflitto estetico&#8221; come il lavorocondotto in<br \/>\nquesto modo ha permesso: una migliorata comprensione di aspetti cos\u00ec violenti e distruttivi quali le angosce di morte, facilita i processi<br \/>\ndi integrazione riducendo, nei genitori, la spinta a fare uso di meccanismi proiettivi. Ma non solo, sembra un intervento che pur<br \/>\nmettendo i genitori in contatto con la loro parte sofferente e quella del bambino \u00e8 in grado di aiutarli a ritrovare, attraverso gli aspetti<br \/>\npi\u00f9 vitali che il bimbo mostra durante l\u2019osservazione, ci\u00f2 che di pi\u00f9 vivificante \u00e8 dentro di loro. L\u2019approccio cos\u00ec proposto, atto a favorire i processi di integrazione e di individuazione, non si pone solamente come aiuto ai genitori ma, in accordo con la letteratura e sulla base<br \/>\ndella personale esperienza, sembra produrre di riflesso, risvolti molto positivi nel bambino. Infatti il riconoscimento precoce da parte di questi genitori delle qualit\u00e0 intrinseche al bambino \u00e8 di aiuto perch\u00e9 egli possa dare libera espressione alle sue capacit\u00e0 innate che lo guidano nel suo rapportarsi al mondo, nel crescere, nell\u2019imparare.Da parte di questi genitori in particolare vi \u00e8 la tendenza a sviluppare la fantasia che quanto pu\u00f2 sentire ed apprendere il figlio dipende totalmente dalle loro attitudini, dal loro comportamento. Di qui deriva il rischio di sottoporre il bambino ad un training cos\u00ec rigido e soffocante da spingerlo inconsapevolmente verso una identificazione di tipo adesivo.<\/p>\n<p>Articolo tratto da il Giornale di Neuropsichiatria dell\u2019Et\u00e0 Evolutiva, n. 3, pp. 225-239, 1988<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esitono anche esperienze attente a quello che accade alla sfera psicologica dei                      genitori. 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