{"id":72,"date":"2009-11-04T17:04:31","date_gmt":"2009-11-04T17:04:31","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=72"},"modified":"2025-11-21T11:54:14","modified_gmt":"2025-11-21T10:54:14","slug":"joe-black-e-la-fiaba-nel-calamaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=72","title":{"rendered":"Joe Black e la fiaba nel Calamaio"},"content":{"rendered":"<p>A cura del Progetto Calamaio<\/p>\n<p>Italo Calvino ha scritto: \u201cLe fiabe sono vere\u201d. Questo concetto esprime molto bene il senso di tutto quello che costituisce il nostro interesse per questa forma d\u2019arte. Perch\u00e9 in effetti bisogna<!--break--> subito dire che la fiaba \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte e analizzare la sua importanza a livello educativo non pu\u00f2 prescindere da questo fondamentale aspetto. Da anni il Progetto Calamaio con l\u2019aiuto della fiaba parla ai pi\u00f9 piccoli di diversit\u00e0 e di handicap. Soprattutto, l\u2019uso della fiaba ci permette di fare e creare qualcosa assieme ai bambini, di drammatizzare assieme un\u2019avventura che si interseca con l\u2019avventura del nostro incontro con loro. La fiaba \u00e8 costituzionalmente un racconto che parla di diversit\u00e0 con un linguaggio comprensibile, ma con una forza che coinvolge nel profondo ognuno di noi.<br \/>\nLa fiaba esprime una molteplicit\u00e0 di significati e situazioni che sono aperte all\u2019interpretazione, e ogni bambino crea un proprio rapporto personale con la fiaba. Potr\u00e0 apparire scontato ma val la pena notare che esistono fiabe belle e fiabe brutte, fiabe che coinvolgono molto e altre, invece, poco. Ogni bambino si affeziona a una fiaba in particolare, manifesta la sua predilezione per una fiaba e non per un\u2019altra. Rodari sottolinea l\u2019importanza di raccontare molte fiabe ai bambini perch\u00e9 bisogna dar loro l\u2019opportunit\u00e0 di scegliere e purtroppo questo, nella pratica, non \u00e8 una cosa scontata.<br \/>\nLa fiaba esprime un mondo interiore, permette al bambino di proiettare e visualizzare le proprie contraddizioni, e se da un lato conferma la sua fantasia, guidandolo per mano nei territori dell\u2019immaginazione, dall\u2019altro offre alcuni strumenti per poi porre il bambino in grado di \u201critornare\u201d alla realt\u00e0 per affrontarla. La fiaba permette al bambino di compiere un esperimento con le proprie emozioni, sotto la protezione e con la complicit\u00e0 dell\u2019adulto, del narratore, e gli permette di familiarizzarsi con le proprie paure. E inoltre la fiaba si rivela un importante mezzo di arricchimento linguistico e concettuale.<\/p>\n<p><strong>La fiaba come medicina<br \/>\n<\/strong>Ma non basta. In altre culture la funzione terapeutica della fiaba \u00e8 un dato acquisito da secoli. Per esempio in India il medico prescrive al paziente la lettura di un particolare racconto che dovrebbe calmarlo e aiutarlo a fare chiarezza nel proprio intimo. Nella pratica del buddhismo zen il maestro affida alla meditazione dell\u2019allievo un koan, un breve racconto il cui contenuto \u00e8 paradossale e contraddittorio. Recentemente anche in occidente la fiaba viene usata nella psicoterapia, soprattutto con i bambini, perch\u00e9 \u00e8 scientificamente accertato che aiuta i piccoli pazienti a risolvere i loro problemi mettendoli in grado di attingere a nuove forze e di combattere cos\u00ec la patologia psichica.<br \/>\nLa fiaba \u00e8 uno strumento educativo potente purch\u00e9 il suo essere forma d\u2019arte originale venga rispettato ed essa non venga snaturata. Mi sembra che in ambito educativo il pericolo di trasformare la fiaba in favola sia molto presente, a scapito come ho detto della \u201cverit\u00e0\u201d della fiaba. La favola \u00e8 un racconto con un intento morale (la famosa morale della favola) ben marcato, insegnamento morale che nella fiaba o non \u00e8 esplicitato o \u00e8 presente ma in secondo piano rispetto alla trama e alla vita autonoma dei personaggi. Per intenderci, tutti hanno presente l\u2019intento morale di una favola come <em>La formica e la cicala<\/em> (anche se, a ben vedere, se c\u2019\u00e8 un personaggio della letteratura che \u00e8 senza piet\u00e0 \u00e8 proprio la buona formica, buona perch\u00e9 non si gode la vita e sgobba tutto il giorno, mentre la cicala invece \u00e8 cattiva perch\u00e8 il suo canto non \u00e8 considerato un bene).<\/p>\n<p><strong>Ci sono eroi ed eroi<br \/>\n<\/strong>\u00c8 importante tener presente la distinzione tra i concetti di eroe buono ed eroe attraente. Un bambino si immedesimer\u00e0 in un certo eroe non tanto perch\u00e9 questi \u00e8 buono, perch\u00e9 esprime pi\u00f9 o meno un principio morale astratto, ma perch\u00e9 l\u2019eroe \u00e8 attraente, si fa beffe di giganti, \u00e8 astuto, sfida mille pericoli, \u00e8 invidiato. Per un bambino la domanda prima non \u00e8: \u201cVoglio essere buono?\u201d ma: \u201cSar\u00f2 trattato con giustizia?\u201d, oppure \u201cCosa \u00e8 giusto, per me?\u201d. Spesso come educatori siamo tentati di intraprendere la strada del riconoscimento, della gratificazione, del risultato visibile e concreto. Siamo contenti se il bambino ci ripete a voce alta il particolare insegnamento morale che volevamo inculcargli. Ma la vera sfida \u00e8 rendere un comportamento significativo in s\u00e9 e non tanto legittimato da una giustizia astratta. La sfida che il Progetto Calamaio cerca di portare avanti, e mi rendo conto con risultati che sono al di sotto della nostra ambizione, \u00e8 quella di rendere la diversit\u00e0 attraente, di toglierla dalla stereotipia di considerarla come qualcosa connotata in modo negativo. In breve si pu\u00f2 dire che lo scopo non \u00e8 tanto quello di far sentire il bambino pi\u00f9 buono perch\u00e9 \u201caiuta\u201d le persone disabili, ma far in modo che il bambino senta dell\u2019interesse verso queste persone, capisca che \u00e8 possibile con esse uno scambio reciproco e una amicizia. Le tecniche e metodologie del Progetto, fra cui anche la fiaba, non garantiscono e non possono garantire il risultato, e anzi la stessa ansia del risultato \u00e8 esiziale e rischia di vanificare un lavoro che si propone di essere non direttivo e soprattutto volto a porre in essere le condizioni affinch\u00e9 un certo comportamento nasca \u201cspontaneo\u201d. Bisogna del resto guardarsi dal pericolo di effettuare paradossi di pragmatica della comunicazione nei termini di espressioni quali \u201csii spontaneo\u201d o \u201cio voglio che tu voglia far questo\u201d. Una educazione non direttiva e non violenta dovrebbe rispettare i tempi individuali e non obbligare nessuno a una risposta. Nel nostro caso le tematiche proposte dal Progetto Calamaio sono talmente basilari che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a una presa di posizione che, non essendo maturata e consapevole, rischierebbe di banalizzare e svuotare di significato persino le fiabe.<\/p>\n<p><strong>Fiaba, mito, sogno<br \/>\n<\/strong>Un\u2019altra particolarit\u00e0 della fiaba \u00e8 di essere popolata da personaggi che nonostante lo scenario fantastico sono profondamente familiari e credibili, appartengono in fondo alla vita quotidiana. In questo senso la fiaba e i miti sono profondamente diversi. Nel mito colpisce la grandiosit\u00e0 sia dei personaggi che dell\u2019ambientazione e inoltre il mito si connota spesso come tragedia mentre la fiaba \u00e8 di regola a lieto fine. Gli eroi della fiaba sono eroi che dietro l\u2019umilt\u00e0 delle loro origini nascondono una grandezza che poi si manifester\u00e0 durante la storia e trionfer\u00e0 nel finale. Ma restano personaggi con i quali il bambino trova facile immedesimarsi perch\u00e9 quello che li anima sono forze comprensibili e, anche da un punto di vista emotivo, trasparenti.<br \/>\nUna questione fondamentale \u00e8 la componente magica presente nelle fiabe che il pensiero positivista ha da sempre criticato. Ci\u00f2 ha portato a un atto di accusa nei confronti della fiaba stessa vista come opera d\u2019arte degenerata, frutto di una cultura primitiva e rozza. Sfugge a questo modo di pensare la \u201cragionevolezza della fiaba\u201d (Chesterton), il suo essere trasparente al pensiero animistico del bambino, pensiero che \u00e8 dotato di una sua struttura interna e di una sua \u201crazionalit\u00e0\u201d.<br \/>\nE la fiaba non \u00e8 nemmeno un sogno sottoforma di racconto, perch\u00e9 mentre il sogno \u00e8 espressione di desideri e tensioni, \u00e8 incoerente e soprattutto non offre soluzioni, la fiaba invece ha una struttura interna e partorisce soluzioni al problema che all\u2019inizio mette in movimento il racconto. La fiaba offre soluzioni che il pensiero magico del bambino \u00e8 in grado di accettare e ha successo dove il pensiero scientifico-razionale degli adulti fallirebbe. Potr\u00e0 apparire paradossale ma rispettare la logica della fiaba significa non asservirla nemmeno ai contenuti educativi che noi vogliamo vederci. Rispettare la sua verit\u00e0 \u00e8 un modo per rispettare il bambino.<br \/>\nLa fiaba \u00e8 bella se noi educatori stessi ce ne lasciamo coinvolgere, non solo raccontandola ma vivendola in prima persona, dando voce a ci\u00f2 che ci suggerisce anche se ci portasse al di l\u00e0 e oltre ci\u00f2 che volevamo e sapevamo di dover dire. Il ruolo di chi racconta \u00e8 determinante. A differenza della letteratura degli adulti, fatta per essere letta, la fiaba trova la pi\u00f9 completa espressione nella parola parlata, nella parola che si colora dei significati e della emotivit\u00e0 di chi la pronuncia.<br \/>\nL\u2019improvvisazione e la variazione sul testo, impossibili per la parola scritta, divengono quasi necessarie per la parola parlata. Raccontare una fiaba tiene conto della personalit\u00e0 del narratore ma anche l\u2019ascoltatore, il bambino, con le sue domande o semplicemente con l\u2019espressione del viso influisce sui parametri della narrazione. Mentre la televisione abitua a un atteggiamento passivo perch\u00e9 non consente al bambino di influenzare il corso dello spettacolo, la fiaba raccontata dall\u2019adulto permette un vero e proprio rapporto comunicativo, consentendo inoltre una complicit\u00e0 emozionale tra bambino e adulto che aiuta un processo, educativo per entrambi, di comprensione reciproca.<\/p>\n<p><strong>Diversit\u00e0 e handicap<br \/>\n<\/strong>La fiaba riesce a parlare ai bambini di cose difficili e dure da accettare. Parla delle loro paure e dei loro desideri pi\u00f9 profondi: la paura di essere abbandonati e di dover affrontare il bosco da soli, la speranza di superare le prove della vita, la necessit\u00e0 di dover a tutti i costi emanciparsi dalle famiglie e la speranza un giorno di diventare grandi. La fiaba offre per\u00f2 anche delle soluzioni a questi problemi difficili non fosse altro che per la sua struttura a lieto fine e per l\u2019ottimismo che rincuora i personaggi. Le fiabe sembrano suggerire che una vita positiva \u00e8 alla portata di tutti e che con un po\u2019 di aiuto, un po\u2019 di fortuna e di coraggio si pu\u00f2 forzare la vittoria. La fiaba mostra i pericoli cui ognuno di noi pu\u00f2 andare incontro, pericoli spesso determinati da nostri errori di valutazione. La fiaba per esempio ci mette in guardia da un amore troppo egoistico, da un amore che spinge una madre a tenere in casa prigioniera la propria figlia (vedi Raperonzolo); oppure il guaio di avere un genitore troppo narcisista e geloso come in Biancaneve. E ancora: un desiderio troppo forte, non mediato dalla razionalit\u00e0, rischia di fare molti guai, come nella fiaba di Pierino Porcospino, nato con il corpo di bambino e la testa di porcospino, perch\u00e9 il padre disse \u201cVorrei un figlio anche se mi nascesse un porcospino\u201d.<br \/>\nIn tutte le fiabe si affrontano quelli che Freud chiama principio di piacere e principio di realt\u00e0, e sta all\u2019eroe (e al bambino nella vita) trovare una strada in equilibrio tra questi due princ\u00edpi. Sappiamo che \u00e8 fondamentale per il bambino, ma anche per noi, capire fino a che punto arriva un giusto e legittimo desiderio di piacere e fino a che punto invece non occorra fare i conti con la realt\u00e0, a volte dura e difficile.<br \/>\nLa fiaba offre una soluzione e gi\u00e0 solo questo \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 permette al bambino di capire e sentire che una soluzione c\u2019\u00e8, \u00e8 possibile. Nella pratica psicoterapeutica che fa uso delle fiabe e delle metafore \u00e8 stata messa a punto questa tecnica: a una bambina che soffriva di dolori di fegato \u00e8 stato chiesto di disegnare il proprio dolore. Successivamente la bambina doveva disegnare il \u201cdolore che va meglio\u201d. Ci\u00f2 ha prodotto nella bambina la sensazione che il dolore diminuisse. Possiamo spiegare il fenomeno in questo modo: la sensazione del dolore dipende anche dal fatto che il dolore attira interamente la nostra attenzione e inoltre possiamo essere sfiduciati perch\u00e9 non riusciamo a \u201cimmaginare una soluzione\u201d. Disegnare il dolore ha permesso alla bambina di proiettarlo fuori di lei, di visualizzarlo e in un certo senso di tenerlo sotto controllo. Disegnare \u201cil dolore che va meglio\u201d ha contribuito all\u2019immaginare una soluzione che \u00e8 il primo gradino verso la soluzione di un problema.<br \/>\nOgni fiaba, presentando problemi e soluzioni, mostrando avventure e difficolt\u00e0 superate, stimola ogni bambino ad affrontare se stesso e il mondo e gli fa sentire di non essere solo in questo arduo compito. Infatti l\u2019apprendere di avere fantasie simili alle fantasie dei personaggi (il diventare re spodestando il vecchio re-padre, ad esempio) pu\u00f2 aiutare a indebolire il senso di colpa togliendo il bambino dal suo solipsismo, dalla paura di essere solo lui ad avere certe fantasie.<br \/>\nSuperare problemi e difficolt\u00e0, superare gli handicap dunque. Potremmo dire che tutti i protagonisti delle fiabe sono un po\u2019 handicappati e partono svantaggiati e ci\u00f2 che \u00e8 estremamente interessante agli occhi del bambino \u00e8 il vedere come questi personaggi deboli e piccoli siano poi in grado con l\u2019astuzia, la fortuna e un aiuto di beffare anche i giganti. La fiaba trasforma la difficolt\u00e0 in sfida e soddisfando la sete di curiosit\u00e0 e di avventure del bambino gli permette di compiere un percorso conoscitivo di s\u00e9 e del mondo.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<br \/>\n<\/strong>Bettelheim Bruno, Il mondo incantato, Milano, Feltrinelli, 1991.<br \/>\nCanevaro Andrea, I bambini che si perdono nel bosco, Firenze, La Nuova Italia, 1976.<br \/>\nDallari Marco, La fata intenzionale, Firenze, La Nuova Italia, 1980.<br \/>\nGrimm Jacob e Wilhelm, Fiabe, Torino, Einaudi, 1992.<br \/>\nMills J. C., Crowley R. J., Metafore terapeutiche per i bambini, Roma, Astrolabio, 1986.<br \/>\nRodari Gianni, La grammatica della fantasia, Torino, Einaudi, 1973.<\/p>\n<p><strong>L\u2019avventura di Joe Black<\/strong><br \/>\ndi Ermanno Morico, animatore del Progetto Calamaio<\/p>\n<p>In Venezuela viveva un avventuriero di nome Joe Black.<br \/>\nUna mattina and\u00f2 in edicola e compr\u00f2 un giornale, La gazzetta dei tesori nascosti. Arrivato a casa, seduto in poltrona si mise a leggere, quando vide nel necrologio che era morto un lontano parente, il Barone Oliviero De Michelis, che gli aveva lasciato quindi una grossa eredit\u00e0. \u201cCaspita!\u201d \u2013 esclam\u00f2 Joe Black \u2013 \u201cVado immediatamente a informarmi dal notaio se ho diritto all\u2019eredit\u00e0\u201d. Allora prese i vestiti e i bagagli e si incammin\u00f2 alla stazione del treno per Caracas. Prima compr\u00f2 il biglietto e poi prese il treno numero 19 diretto a Caracas.<br \/>\nArrivati alla fermata successiva sal\u00ec sul treno un signore, era il controllore. Joe Black gli chiese: \u201cScusi signore, quanto manca per Caracas?\u201d. Il controllore rispose: \u201cUn giorno di viaggio\u201d. Cos\u00ec tranquillizzandosi Joe si mise il pigiama, sal\u00ec su una cuccetta e si addorment\u00f2. La mattina dopo appena si svegli\u00f2 si ritrov\u00f2 nella citt\u00e0 di Caracas. Scese dal treno e domand\u00f2 a un ragazzo dove era lo studio notarile. Il ragazzo rispose che era poco distante, vicino a una Banca. Arrivato chiese del notaio e si present\u00f2 subito un signore basso e pelato con un paio di occhiali scuri. Joe Black si present\u00f2 dicendo che era il lontano nipote del barone Oliviero e che era l\u2019unico erede. Il notaio lo fece accomodare e discussero della pratica. Quando usc\u00ec dallo studio, Joe Black era soddisfatto ma doveva aspettare ancora un po\u2019 prima di ricevere in dono l\u2019eredit\u00e0. Quindi visto che era l\u00ec decise di girare un po\u2019.<br \/>\nCon lo zaino in spalla e una tenda si incammin\u00f2. Arriv\u00f2 la sera, e stanco del viaggio si ferm\u00f2, mont\u00f2 la tenda e dorm\u00ec per la tutta la notte. La mattina dopo si svegli\u00f2, smont\u00f2 la tenda e si rimise di nuovo in cammino. Dopo un paio di miglia, davanti a s\u00e9 su una collina, vide un castello. Curioso com\u2019era lo raggiunse, arriv\u00f2 davanti al portone, buss\u00f2 e apr\u00ec un signore. Era il maggiordomo del Barone Oliviero, e quella era proprio la sua dimora. \u201cCaspita!\u201d \u2013 esclam\u00f2 di nuovo.\u00a0 \u201cQuesta potrebbe essere in futuro la mia casa\u201d. Chiese al maggiordomo se poteva visitare il castello: era enorme! Il maggiordomo lo condusse nella visita di tutto il castello. L\u2019avventuriero Joe Black smise di seguire il maggiordomo dirigendosi in un\u2019altra direzione e fin\u00ec per trovarsi nella torre del castello, di fronte a un labirinto da percorrere. Improvvisamente si imbatt\u00e8 in una signora, era la moglie del maggiordomo, che si spavent\u00f2 nel vederlo. Ma Joe Black sicuro di s\u00e9 si present\u00f2 come il nipote del barone e allora gentilmente la signora gli diede le indicazioni giuste per arrivare all\u2019uscita della torre. Uscito dalla torre, come per magia si trov\u00f2 in un fitto bosco che circondava tutto il castello. Era meraviglioso!<br \/>\nJoe Black pens\u00f2 alla sua eredit\u00e0 e alla vita che lo aspettava in quel magnifico castello. Lui per\u00f2 non si sentiva adatto a fare la vita da nababbo perch\u00e9 il suo spirito era libero e gli piaceva l\u2019avventura.<br \/>\nA questo punto era passato ormai un mese e aveva girato tutta la zona di Caracas e dintorni. Era arrivato il momento tanto atteso! Torn\u00f2 in citt\u00e0 dal notaio, per avere notizie ma ne ebbe una brutta! Il barone aveva intestato tutta la sua eredit\u00e0 al maggiordomo.<br \/>\nJoe Black rimase allibito! Per un attimo tutti i suoi sogni svanirono&#8230; ma&#8230; in fondo al suo cuore era contento lo stesso perch\u00e9 avrebbe potuto continuare la sua vita da avventuriero e scoprire tante cose in giro per il mondo. Mentre pensava a questo, si accorse di un sentiero inesplorato e, incuriosito, lo imbocc\u00f2\u2026 ma questa \u00e8 un\u2019altra storia\u2026 Joe Black due.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Italo  Calvino ha scritto: \u201cLe fiabe sono vere\u201d. Questo concetto esprime molto bene il  senso di tutto quello che costituisce il nostro interesse per questa forma d\u2019arte.  Perch\u00e9 in effetti bisogna<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3591,3605,3607],"edizioni":[46],"autori":[283],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=72"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5434,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72\/revisions\/5434"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=72"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=72"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=72"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=72"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=72"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=72"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=72"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=72"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=72"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}