{"id":722,"date":"2009-11-04T17:07:27","date_gmt":"2009-11-04T17:07:27","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=722"},"modified":"2026-01-23T10:32:12","modified_gmt":"2026-01-23T09:32:12","slug":"il-dono-dell-artista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=722","title":{"rendered":"8. Il dono dell&#8217;artista"},"content":{"rendered":"<p>di Silvia Presti<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8, cosa ci spinge ad essere creativi. Nella vita quotidiana, nel luogo di lavoro, per ogni persona. Una questione di libert\u00e0 e di autorelizzazione. La creativit\u00e0 come luogo dell&#8217;identit\u00e0.<br \/>\n<!--break-->Il concetto che si intende sviluppare in queste pagine riguarda la possibilit\u00e0 che il processo creativo dell&#8217;arte offre all&#8217;uomo di indagare la propria identit\u00e0, rendendolo consapevole della propria possibilit\u00e0 di espansione intesa come la manifestazione della propria presenza nel mondo. Questo tipo di processo porta alla scoperta delle capacit\u00e0 personali di porsi in relazione con gli oggetti circostanti e proprio attraverso questo tipo di relazione l&#8217;uomo esprime i propri sentimenti ed i propri pensieri, recando in tal modo il proprio apporto personale al mondo.<br \/>\nL&#8217;individuo si sente quindi &#8220;parte di un ingranaggio&#8221; piuttosto che un alienato; il processo creativo lo porta a sentirsi una persona significativa, a sentire che pu\u00f2 &#8220;fare perch\u00e9 \u00e8&#8221;, a sentirsi creatore e modificatore della realt\u00e0, e per ci\u00f2 che fa dimostra di esistere. Questa manifestazione delle proprie capacit\u00e0 accresce la valutazione di se stessi, producendo cos\u00ec l&#8217;autostima: chi si stima (ovviamente non solo in senso narcisistico) si considera una persona significativa. Un processo di questo tipo appare inmaniera inequivocabile in quella esperienza che chiamiamo arte. Non ritenendola una disciplina da relegare ai soli addetti ai lavori, si cercher\u00e0 qui dimostrare quali benefici possa procurare l&#8217;attivit\u00e0 artistica a tutti noi. Analizzando le caratteristiche che realizzano l&#8217;esperienza artistica possiamo individuare tre aspetti: la condizione di isolamento, la comunicazione inconscia e il piacere.<br \/>\nIn questi tre momenti, si evidenziano le possibilit\u00e0 che l&#8217;esperienza artistica offre all&#8217;uomo per indagare e strutturare la propria identit\u00e0. L&#8217;invito \u00e8 di utilizzare la creativit\u00e0, anzi scoprire la creativit\u00e0 che \u00e8 in ognuno di noi, per sentirci sempre pi\u00f9 persone capaci di lasciare un segno tangibile delle nostre idee nel mondo. Essere capaci di creare il mondo in cui viviamo, crearela nostra vita, anzi una vita con l&#8217;accento: creati vit\u00e0!<\/p>\n<p><b>Se non ritornerete come bambini&#8230;<br \/>\n<\/b>Le opinioni su ci\u00f2 che si intende per creativit\u00e0 e processo creativo sono innumerevoli. Trarremo spunto dalle teorie di alcuni psicologi che, attraverso il loro lavoro, hanno esaminato il problema della strutturazione dell&#8217;identit\u00e0 nel processo creativo.<br \/>\nDonald W. Winnicott, figura di primo piano del movimento psicoanalitico della generazione successiva a Freud, ritiene che la creativit\u00e0 consista nel mantenere nel corso della vita qualcosa che appartiene all&#8217;esperienza infantile, intesa come capacit\u00e0 di creare il mondo. Questa capacit\u00e0 di creare e di espandere la propria personalit\u00e0 attraverso ci\u00f2 che si crea riguarda la relazione dell&#8217;uomo con ci\u00f2 che lo circonda: proprio in questa relazione con gli oggetti l&#8217;uomo acquista la consapevolezza di esistere e di essere, nella capacit\u00e0 che ha di modificare e trasformare la realt\u00e0.<br \/>\nIn questo senso Winnicott definisce la creativit\u00e0 come il mantenimento di alcune caratteristiche dell&#8217;attivit\u00e0 infantile, in quanto il bambino, conoscendo per la prima volta gli oggetti e la realt\u00e0, struttura e crea una visione personale del mondo. Per vita creativa Winnicott intende &#8220;la possibilit\u00e0 di non essere continuamente uccisi o annientati dalla compiacenza verso, o dalla reazione a un mondo che fa violenza all&#8217;individuo&#8221;; si tratta quindi di riuscire a vedere ogni cosa sempre in maniera diversa.<br \/>\nFreud, invece, ritiene che l&#8217;atto creativo risponda alla necessit\u00e0 dell&#8217;espressione di un desiderio e tutta l&#8217;energia che viene riposta nel creare \u00e8 espressione di un desiderio insoddisfatto. Anch&#8217;egli prende in considerazione il rapporto bambino-artista, intendendo l&#8217;artista come il creatore che si costruisce il proprio mondo, dando un nuovo assetto alle cose che lo circondano. Freud sostiene che l&#8217;uomo, diventando adulto, perde la capacit\u00e0 di fantasticare, o, quando invece la mantiene, solitamente degenera rischiando di diventare un malato mentale, in quanto degenerando perde il contatto con la realt\u00e0. La sua teoria prevede comunque un possibile equilibrio tra lo stato del bambino e quello dell&#8217;adulto nell&#8217;attivit\u00e0 poetica ed artistica, che costituiscono, insieme alla fantasticheria, una continuazione ed una sostituzione del primo gioco infantile.<\/p>\n<p><b>Artista normale e artista psicotico<br \/>\n<\/b>Ernst Kris, storico d&#8217;arte e psicoanalista, pone una distinzione tra artista psicotico ed artista normale, partendo dalla concezione che nei processi creativi si verifica un processo di regressione dell&#8217;io. Tale fenomeno consiste nel portare la persona ad una maggiore libert\u00e0 creativa, attraverso la liberazione delle limitazioni imposte dall&#8217;io. Nell&#8217;artista normale la regressione dell&#8217;io risulta parziale e temporanea, in quanto l&#8217;io non perde mai completamente il controllo; per quel che riguarda invece l&#8217;artista psicotico tale regressione non \u00e8 n\u00e9 parziale n\u00e9 temporanea, ma soprattutto non \u00e8 controllata dall&#8217;io, perch\u00e9 l&#8217;artista psicotico perde totalmente il contatto con la realt\u00e0. A proposito di questa distinzione tra artista psicotico e artista normale, anche un altro psicoanalista, Silvano Arieti, pone l&#8217;accento sul concetto di perdita del principio di realt\u00e0 negli psicotici.<br \/>\nNei processi creativi spesso accade che gli oggetti o le persone vengano riproposte in maniera metaforica. Questa intercambiabilit\u00e0 e questo spostamento, sono parziali per l&#8217;artista normale, mentre per lo psicotico sono completi: il contatto con la realt\u00e0 che viene mantenuto dall&#8217;artista normale, non viene invece conservato dallo psicotico. In questo senso l&#8217;esperienza schizofrenica \u00e8 considerata restrittiva, in quanto ad un oggetto viene legato un solo significato. L&#8217;esperienza creativa viene invece definita estensiva perch\u00e9 gli oggetti possono essere espressi in svariati modi.<br \/>\nUn altro teorico della creativit\u00e0, esponente della psicoanalisi contemporanea, \u00e8 M. Grotjahn. Sulla scia della distinzione tra artista normale ed artista psicotico, Grotjahn sostiene che il primo tende a riversare l&#8217;energia che gli \u00e8 propria in una trasformazione in simboli o in creazioni artistiche, a differenza del secondo che invece la blocca per reprimerla. Questa tendenza alla repressione presente nello psicotico viene intesa da Grotjahn come difesa ereazione all&#8217;ansia. Anche l&#8217;artista prova ansia ma non ne ha paura, anzi si serve della sua reazione per interpretarla in maniera intelligente ed artistica. Diversamente dallo psicotico, egli non sviluppa un sintomo, ma una espressione interpretativa che pu\u00f2 essere compresa da altre persone. Per Grotjahn il concetto di ansia creativa \u00e8 centrale. Egli ritiene che tale ansia si sviluppi come reazione ad una tendenza distruttiva nata durante la prima infanzia, quando il bambino avverte di non essere pi\u00f9 nel paradiso del grembo materno e reagisce in maniera aggressiva. Tutti passiamo attraverso questo momento, ma la persona creativa vi reagisce in un modo particolare, ricreando il mondo attraverso una sua personale interpretazione.<br \/>\nVi sono poi alcuni psicologi umanistici, come Maslow e Rogers, che considerano anche l&#8217;importanza della societ\u00e0 come luogo di sviluppo dell&#8217;uomo, e quindi come ambiente favorevole ad una realizzazione creativa della vita dell&#8217;uomo. Maslow ritiene necessario distinguere in due categorie la creativit\u00e0: quella derivante da speciale talento e quella derivante dall&#8217;autorealizzazione. Quest&#8217;ultima scaturisce dalla personalit\u00e0 e si manifesta nella vita quotidiana.<br \/>\nIl secondo aspetto della creativit\u00e0 sar\u00e0 il pi\u00f9 indagato da Maslow, e lo porter\u00e0 a definire la creativit\u00e0 una capacit\u00e0 della persona di integrare ci\u00f2 che gli accade intorno con quella che \u00e8 la sua condizione interna. Se l&#8217;integrazione interiore della persona \u00e8 capace di sintetizzare, costruire, unificare ed interpretare, allora nella misura in cui riesce a fare tutto ci\u00f2la persona \u00e8 creativa. Questo tipo di creativit\u00e0 chiamata &#8220;self-actualizing&#8221; mette in evidenza la personalit\u00e0 del creatore anzich\u00e9 l&#8217;oggetto creativo di per s\u00e8.<br \/>\nAnche Rogers punta l&#8217;attenzione sul fatto che la creativit\u00e0 porta sempre un contrassegno dell&#8217;individuo sul suo prodotto, e tutta la sua teoria volge a dimostrare che &#8220;il processo creativo \u00e8 la manifestazione attiva di un nuovo prodotto della relazione tra l&#8217;uomo e il mondo, la cui comparsa \u00e8 determinata dall&#8217;irripetibilit\u00e0 dell&#8217;individuo da un lato, e dai materiali, dagli avvenimenti, dagli esseri umani o dalle circostanze inclusi nella sua vita, dall&#8217;altro&#8221;.<br \/>\nIl suo \u00e8 un invito alla fiducia negli altri ed in se stessi, e soprattutto all&#8217;essere soddisfatti per prima cosa del proprio prodotto creativo, anche quando questo non incontra l&#8217;approvazione generale. Se la persona \u00e8 soddisfatta di ci\u00f2 che ha creato, sente questo prodotto come la realizzazione delle potenzialit\u00e0 insite in lei.<br \/>\nChi crea, infatti, solitamente non lo fa allo scopo di comunicare, per\u00f2 dopo aver creato, desidera condividere con altri questo nuovo aspetto di se stesso in rapporto con l&#8217;ambiente che lo circonda.<\/p>\n<p><b>Identit\u00e0 e creativit\u00e0<br \/>\n<\/b>Confrontando le teorie di questi autori si pu\u00f2 arrivare a conclusioni talvolta contrastanti. Tutti comunque attribuiscono molta importanza al processo creativo in quanto processo di strutturazione dell&#8217;identit\u00e0. Ma cosa significa scoprire la propria identit\u00e0? Marco Dallari in &#8220;Antropomorfo&#8221; la definisce come &#8220;scoprire di essere, di poter influenzare, modificare l&#8217;aspetto del mondo esterno&#8221;. Questo tipo di processo combacia con il processo che l&#8217;artista compie quando crea.<br \/>\nSi \u00e8 parlato precedentemente della &#8220;capacit\u00e0 di ricreare il mondo&#8221;, attraverso la quale si acquisisce la &#8220;consapevolezza di esistere&#8221; (Winnicott). Si \u00e8 parlato di &#8220;creatore&#8221; (Freud) e si \u00e8 parlato di &#8220;regressione dell&#8217;io&#8221; (Kris). Si \u00e8 parlato di &#8220;metafora&#8221;(Arieti), e di &#8220;ansia creativa&#8221; (Grotjahn). Si \u00e8 parlato di &#8220;autorealizzazione&#8221;(Maslow), di &#8220;segno individuale&#8221; e di &#8220;realizzazione delle potenzialit\u00e0 insite nella persona&#8221; (Rogers).<br \/>\nSe proviamo ad ordinare queste categorie in una scaletta, ci risulta un processo molto simile a quello dell&#8217;artista quando opera:<br \/>\n1) &#8220;l&#8217;ansia creativa&#8221; dovuta secondo Grotjahn ad un&#8217;esigenza di ricostruzione del paradiso perduto al momento della nascita, porta il<br \/>\n2) &#8220;creatore&#8221; alla necessit\u00e0 di<br \/>\n3) &#8220;ricreare il mondo in una visione personale&#8221;. Tale capacit\u00e0 creativa si attua attraverso una<br \/>\n4) &#8220;regressione dell&#8217;io parziale e temporanea&#8221; che porta l&#8217;artista ad una comunicazione inconscia con se stesso e con i propri sensi. Questa regressione, permette all&#8217;artista di presentare una sua nuova visione del mondo attraverso delle<br \/>\n5) &#8220;metafore&#8221; da lui elaborate, le quali non sono altro che<br \/>\n6) &#8220;contrassegni individuali&#8221; che vengono lasciati nel mondo. Essendo individuali, e quindi strettamente legati alla persona che li ha prodotti, l&#8217;artista si rende conto di lasciare una traccia di s\u00e8 nel mondo, ed acquisisc ecos\u00ec la<br \/>\n7) &#8220;consapevolezza di esistere&#8221;, in quanto \u00e8 riuscito a<br \/>\n8) &#8220;realizzare le potenzialit\u00e0 insite in lui&#8221;, e cos\u00ec, dimostrando ase stesso di essere capace di &#8220;fare&#8221;, in questo modo si<br \/>\n9) &#8220;autorealizza&#8221;.<br \/>\nVa sottolineato il fatto che tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato descritto \u00e8 un processo che si ripete e che non deve mai avere fine. Anche la strutturazione dell&#8217;identit\u00e0 avviene attraverso un processo che, in quanto tale, non si conclude mai.<br \/>\nSia il processo artistico, che quello della strutturazione dell&#8217;identit\u00e0, possono essere definiti delle &#8220;condizioni di tensione verso&#8221;, delle ricerche che sono sempre in corso e che non avranno mai una fine. Per quanto \u00e8 stato esposto precedentemente, e per la definizione che \u00e8 appena stata formulata, mi pare si possa dire che il processo creativo dell&#8217;artista sia un processo di strutturazione dell&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8, cosa ci spinge ad essere creativi. Nella vita quotidiana, nel luogo di lavoro, per ogni persona. Una questione di libert\u00e0 e di autorelizzazione. 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