{"id":723,"date":"2009-11-04T17:07:27","date_gmt":"2009-11-04T17:07:27","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=723"},"modified":"2026-01-23T10:22:08","modified_gmt":"2026-01-23T09:22:08","slug":"le-forme-della-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=723","title":{"rendered":"7. Le forme della bellezza"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Il brutto \u00e8 un concetto estetico che \u00e8 entrato a pieno titolo nella riflessione filosofica solo a met\u00e0 del &#8216;700 con Edmund Burke. Nell&#8217;antichit\u00e0 il brutto viene considerato la negazione del bello-vero-buono e come tale mero non-essere. Non vale la pena occuparsene: il brutto non ha dignit\u00e0, \u00e8 pronto per la rupe Tarpeia.<br \/>\nMa Burke scopre che esistono molteplici valori estetici che non \u00e8 possibile racchiudere in una categoria estetica onnicomprensiva, il Bello appunto, e cos\u00ec teorizza il Sublime come categoria e a se stante (nell&#8217;antichit\u00e0 il sublime era invece un grado del bello, il grado pi\u00f9 alto).<!--break--><\/p>\n<p>Burke connota in questo modo le due categorie:<br \/>\n&#8211; il bello: caratteristica di oggetti che ispirano amore (ad esempio i bambini, le cose piccole e graziose, la donna: ricordarsi che il nostro scrive nel 1756!)<br \/>\n&#8211; il sublime: caratteristico di oggetti che ispirano terrore (ecco che il Brutto per la prima volta fa la sua comparsa nella riflessione estetica) e timore, rispetto ed ammirazione (Dio, ma anche Satana, un deserto, il mare in tempesta, eccetera).<br \/>\nGli oggetti belli sono anche deboli, fragili come ad esempio i fiori; gli oggetti sublimi sono paurosi, connotati da una forza sovrumana che pu\u00f2 porci in pericolo, che pu\u00f2 disporre della nostra vita. E&#8217; una distinzione per noi interessante: un disabile \u00e8 un essere debole e come tale pu\u00f2 facilmente ispirare sentimenti di amore, di protezione. Acutamente Burke nota che l&#8217;amoresi avvicina al disprezzo pi\u00f9 di quanto non si creda. Ad esempio il cane \u00e8 il migliore amico dell&#8217;uomo, il pi\u00f9 amato degli animali ma nello stesso tempo per bestemmiare si usa la parola cane e non ad esempio la parola leone. Del leone invece si ha una paura che incute rispetto, ammirazione, non certo amore. La debolezza, immediata conseguenza del deficit, porta il disabile a rientrare nella classe degli oggetti belli (non a caso bambino ed handicappato sono termini spesso associati per caratteristiche ritenute comuni: la tenerezza, la sensibilit\u00e0, l&#8217;aver bisogno d&#8217;aiuto, l&#8217;innocenza). Nello stesso tempo, e salta fuori di nuovo l&#8217;aspetto paradossale e contraddittorio dell&#8217;essere handicappato(ne abbiamo parlato a lungo in HP 63), una persona con deficit per la sua diversit\u00e0 incute paura. La condizione dell&#8217;handicappato richiama ai pi\u00f9 idee quali morte, sofferenza, limite, realt\u00e0 che non vorremmo vedere e che continuamente rimuoviamo dalla nostra coscienza. Da un lato i sorrisi, le strette di mano, i palloncini e i fiori, le torte delle feste (immagini tipiche di molte riviste che si occupano di handicap); dall&#8217;altro la diversit\u00e0 come tragicit\u00e0, il dolore del mostro, la tempesta delle difficolt\u00e0 di un disabile. Da un lato i colori tenui dell&#8217;amicizia,<br \/>\ndall&#8217;altro i colori foschi della non integrazione. Da un lato il bello, dall&#8217;altro il sublime. Ovvero il perturbante.<\/p>\n<p><b>Casa dolce (?) casa<br \/>\n<\/b>In un saggio del 1919 (&#8220;Das Unheimlich&#8221;), Freud analizza il concetto di perturbante e scopre una cosa apparentemente molto strana: la parola tedesca unheimlich (perturbante, inquietante) ha moltissimi significati, alcuni dei quali la portano a coincidere con i significati della parola heimlich (nascosto, familiare, intimo, segreto). La radice delle parole \u00e8 Heim, casa, e Freud nota che solo ci\u00f2 che in qualche modo ha a che fare con la nostra casa \u00e8 perturbante. In altri termini non tutte le diversit\u00e0 ci fanno paura e sono perturbanti, ma solo la diversit\u00e0 che ci riguarda da vicino, che riguarda profondamente il nostro essere al mondo. Nel disabile sono compresenti questi due aspetti: l&#8217;essere debole, l&#8217;essere sotto il nostro controllo, l&#8217;essere meno potente dei normodotati, da una parte; dall&#8217;altra l&#8217;essere manifestazione di un destino di morte, sofferenza e limite che sfugge al nostro potere e che subiamo in quanto uomini. La diversit\u00e0 del disabile \u00e8 perturbante perch\u00e9 ha a che fare con la nostra casa, con il nostro abitare il mondo.<br \/>\nPer uscire da questa dicotomia che rischia di stritolare un rapporto autentico con un disabile, suggerisco (e mi ripeto) di avviare un incontro che possa andare oltre la constatazione della disabilit\u00e0 e ci faccia assaporare la persona che sta davanti a noi. La conoscenza diretta di una persona disabile pu\u00f2 aiutarci ad andare oltre la stereotipia esplicitata dalla coppia bello-sublime. Se ho la possibilit\u00e0 di vedere un disabile che gioca a calcio in carrozzina scopro molto cose. Innanzitutto che la sua debolezza non significa disabilit\u00e0, nel senso di non abilit\u00e0, ma determina un fare sport che \u00e8 speciale, particolare. In questo caso la persona disabile \u00e8 un atleta: la sua debolezza non necessariamente richiama idee di protezione ed amore (nello sport del calcio in carrozzina l&#8217;agonismo \u00e8 presente quanto in altri sport e vi sfido a provare simpatia per un atleta della squadra avversaria che vi elimina con un suo gol da una competizione importante: a me \u00e8 successo).<br \/>\nD&#8217;altra parte la disabilit\u00e0 di un atleta non necessariamente lo inquadra nel sublime (nel significato cui Burke d\u00e0 a questa parola). Bisogna come gi\u00e0 ho detto pi\u00f9 volte, collegare la parola handicap a parole vitali, significative, come ad esempio lo sport. Anche gli aspetti pi\u00f9 perturbanti e inquietanti espressi dal deficit, in un contesto di gioco, di sport, sono messi in secondo piano dalla bellezza del gesto atletico.<br \/>\nSolo in questo modo il disabile non sar\u00e0 per definizione bello come un bambino o sublime come un eroe tragico.<\/p>\n<p><b>Originale o Imitazione?<br \/>\n<\/b>Forse potr\u00e0 apparire una cosa scontata ricordare che esistono molti tipi di bellezza accanto ai quali la diversit\u00e0 d\u00ec un disabile pu\u00f2 inserirsi brillantemente. Tanto per fare un esempio la bellezza di una ventenne come Claudia Schiffer non fa sfigurare affatto la bellezza di una cinquantenne come la Deneuve. Ma anche i visi delle persone pi\u00f9 anziane esprimono esteticamente di pi\u00f9 o meglio altre cose rispetto al bel viso di un bambino. Ogni et\u00e0 ha la sua bellezza, ogni razza umana ha la sua peculiarit\u00e0 in fatto estetico e non c&#8217;\u00e8 una ragione teorica per lasciare fuori le persone con deficit da questa variet\u00e0 e ricchezza di forme. Caso mai \u00e8 brutto perch\u00e9 ridicolo un anziano che pretende di avere la bellezza di un ventenne o un ventenne che si atteggia comequalcuno pi\u00f9 anziano di lui. Si determina un effetto di bruttezza quando in generale una bellezza cerca di snaturarsi ed omologarsi in favore di un altra, di una bellezza ritenuta pi\u00f9 vincente. Questo \u00e8 un pericolo molto presente anche per un disabile: l&#8217;essere identificati come una imitazione venuta male di un originale, di un modello naturale e normale. Una imitazione, ricorda Rosenkranz \u00e8 sempre brutta perch\u00e9 denota mancanza di creativit\u00e0, di originalit\u00e0, \u00e8 povera di vita. E&#8217; la sensazione che provano due persone vestite nello stesso modo che si incontrano ad una festa. Oppure quando guardiamo un quadro e lo troviamo molto bello, e poi ci dicono che in realt\u00e0 quel quadro \u00e8 una imitazione di un altro, o magari \u00e8 un falso. Si capisce facilmente il perch\u00e8 non c&#8217;\u00e8 peggiore offesa per un pittore dire di un suo quadro &#8220;sembra una fotografia!&#8221; come non c&#8217;\u00e8 peggiore offesa per un fotografo dire di una sua foto &#8220;sembra un quadro!&#8221;.<br \/>\nSe guardiamo agli handicappati come persone che rincorrono faticosamente e, ancor peggio, senza speranza una condizione normale a loro preclusa \u00e8 inevitabile il considerarli brutti. Quanto volte sentiamo dire di un disabile &#8220;guarda, adesso (o in questa foto) non sembra neanche disabile!&#8221;.<br \/>\nSe consideriamo la diversit\u00e0 di una persona con deficit per come \u00e8, slegata da una associazione mentale che del resto \u00e8 scontato fare con la normalit\u00e0, la sua originalit\u00e0 acquista aspetti positivi. Anche da un punto di vista estetico. Quando \u00e8 morto il mio amico e collega disabile Alberto ho sentito questa frase:&#8221;Sono convinto che Alberto \u00e8 rinato bellissimo da qualche altra parte di questo pianeta&#8221;. Mi sono chiesto fra me e me: perch\u00e9, non era gi\u00e0 bello prima? Come sarebbe stato Alberto senza i suoi movimenti spastici, le sue sudate, il suo modo di ridere, le sue parole borbottate che adesso ci mancano tanto? Come possiamo sentire la mancanza di una persona che non sia anche bella, nonostante le indubbie difficolt\u00e0 che la sua condizione di disabile comportava? Provate a pensare ad un vostro amico, ai suoi difetti: un carattere un po&#8217; troppo apprensivo oppure troppo collerico, un naso storto o troppo lungo, eccetera. Come sarebbe questo amico senza questi difetti. Sarebbe preferibile, \u00e8 la risposta pi\u00f9 spontanea. Ma proviamo a immaginarlo veramente senza questi difetti, a immaginare di viverci insieme, finalmente in pace, senza problemi, perfettamente d&#8217;accordo su tutto, simili in aspetto e uguali nella sostanza, sani-belli-forti come nelle migliori pubblicit\u00e0 &#8230;<\/p>\n<p><b>Il cerchio alla testa<br \/>\n<\/b>Per spiegare meglio: osservate questo cerchio: \u00e8 il pi\u00f9 perfetto che siamo riusciti a disegnare. Eppure guardando al microscopio scopriremmo che non \u00e8 poi cos\u00ec perfetto come lo vediamo.Scopriremmo delle increspature sulla carta, la linea curva d&#8217;inchiostro della circonferenza tutt&#8217;altro che definita, per cui la definizione matematica di cerchio (come insieme dei punti di un piano la cui distanza da un punto dato \u00e8 uguale o minore ad un numero assegnato) non sarebbe soddisfatta dal nostro disegno. In realt\u00e0 tutte le figure geometriche che possiamo disegnare (perfino quelle al computer) non sono perfette se non nella nostra testa.Questo induceva Platone a sostenere che tutte le cose del mondo non sono altro che imitazioni imperfette delle idee e come tale il mondo, con tutto il suo ammasso di cose imperfette, soggette al tempo, alla rovina, alla morte, \u00e8 un mondo brutto. Con la stessa logica rigorosa Platone ne deduce che l&#8217;arte, essendo a sua volta copia del mondo terreno, si discosta due volte dalla vera realt\u00e0, si allontana due volte dal vero essendo una imitazione di una imitazione.<br \/>\nTutti i cerchi che possiamo fare sono cerchi imperfetti, con qualche difetto,con qualche deficit. Sono cerchi disabili. C&#8217;\u00e8 una definizione di creativit\u00e0 abbastanza strana data da una persona di cui ci possiamo fidare: Picasso. La definizione \u00e8 questa:&#8221;Creativit\u00e0 \u00e8 la capacit\u00e0 di osservare bene le cose&#8221;.<br \/>\nPicasso richiama l&#8217;attenzione sulle cose in se stesse, non sull&#8217;idea che abbiamo di queste cose. Questo \u00e8 un pensiero estremamente ricco perch\u00e9 ha moltissime applicazioni. Prendiamo ad esempio una classe di bambini. Il termine classe viene utilizzato in matematica per definire un insieme di oggetti con caratteristiche comuni. Essere creativi per Picasso significa tener sempre presente che non hai a che fare con idee astratte ma con situazioni e oggetti unici, singolari, che non sono riducibili ad idee chiare e definite, che come il nostro cerchio hanno dei deficit &#8220;ideali&#8221;. Naturalmente noi possiamo e dobbiamo ragionare per idee perch\u00e9 ci\u00f2 pu\u00f2 essere molto funzionale per gli scopi che ci prefiggiamo. Raggruppando per classi i bambini, classi d&#8217;et\u00e0, \u00e8 evidente che si vuole ottenere l&#8217;effetto di permettere all&#8217;insegnante di relazionarsi con soggetti che abbiano lo stesso grado di comprensione di ci\u00f2 che loro viene insegnato. Ogni insegnante che si rispetti sa per\u00f2 che la classe di bambini non contiene soggetti uguali tra loro, e la sua bravura sta tutta nella capacit\u00e0 di adattarsi ad ogni bambino perch\u00e9 ogni bambino \u00e8 diverso dall&#8217;altro. Non esiste il Bambino ma esistono i bambini. E&#8217; molto utile conoscere il Bambino perch\u00e9 ci permette di programmare, di stabilire degli obiettivi, di darci degli strumenti (questo \u00e8 il sapere scientifico che si pu\u00f2 anche apprendere sul libri); poi per\u00f2 abbiamo a che fare con bambini che hanno dei nomi, delle storie uniche e irripetibili (e questo \u00e8 il momento propriamente artistico della attivit\u00e0 educativo, il momento della scelta degli strumenti, delle continue verifiche, eccetera &#8230;). Creativit\u00e0 \u00e8 imparare a guardare le cose per quello che sono. Educare \u00e8 imparare a guardare quel bambino per quello che \u00e8: ci\u00f2 risulta pi\u00f9 facile se guardiamo noi stessi per quello che siamo.<\/p>\n<p><b>Scegliere la nostra originalit\u00e0<br \/>\n<\/b>Il nostro modo di guardare alle cose \u00e8 frutto di una cultura, ha una storia. E&#8217; molto importante familiarizzarsi con una abitudine a mettere in discussione le cose troppo evidenti. Facciamo un esempio. Il nostro modo di guardare allo spazio risente molto della concezione cartesiana per cui il valore di un punto \u00e8 dato dal sistema di riferimento nel quale \u00e8 inserito. Dal punto di vista della qualit\u00e0 un punto \u00e8 uguale all&#8217;altro, cambia solo il valore a livello quantitativo. Mi spiego meglio: non esistono luoghi nel mondo che sono qualitativamente diversi dagli altri, cio\u00e8 che ad esempio sono sacri. Un luogo \u00e8 una entit\u00e0 misurabile. Punto e basta. Se entro in una chiesa o in un qualsiasi altro spazio che abbia in s\u00e8 qualcosa di sacro, questo qualcosa non \u00e8 misurabile, non \u00e8 oggetto di scienza. Da qui a dire con i positivisti chequesto qualcosa non esiste, il passo \u00e8 breve. Nel nostro mondo occidentale l&#8217;approccio scientifico di questo tipo ha allontanato il sacro dalla nostra dimensione. Questo tipo di visione \u00e8 molto diversa da quella che propone Donjuan, lo stregone yaqui, a Carlos Castaneda, l&#8217;autore di vari libri di antropologia. In &#8220;A scuola dallo stregone&#8221; Castaneda racconta un episodio molto significativo. Avvicinandosi a Don Juan per diventare suo discepolo e farsi spiegare i misteri della magia yaqui, Castaneda scopre che quello che si \u00e8 proposto non \u00e8 cos\u00ec semplice da attuare. Innanzitutto Don Juan dice che acconsentir\u00e0 a diventare maestro solo se l&#8217;aspirante superer\u00e0 una prova che consiste nel cercare sulla veranda della sua casa il proprio punto dove stare. Il rettangolo della veranda non \u00e8 un insieme di punti uguali fra loro (come potrebbe apparire a chi ha un modo di pensare cartesiano). Castaneda deve scoprire il proprio punto, deve capire da solo dove poter stare, anzi dove deve stare se vuole imparare. Ad una prima analisi della veranda a Castaneda sembra invece che ogni punto sia uguale all&#8217;altro. Sfinito dopo un giorno di ricerche, quando gli pareva ormai giusto desistere dallo scopo, si accorge che un punto della veranda gli sembra diverso dagli altri e sedendosi l\u00ec si sente bene. Quando Don Juan torna e lo vede seduto l\u00ec gli dice: &#8220;Bene, ha itrovato il tuo posto. Ora posso insegnarti&#8221;. Il sapere di Don Juan non \u00e8 un sapere trasmissibile come quello scientifico, che si pu\u00f2 scrivere sui libri e che tutti possono imparare. Essere discepoli implica l&#8217;aver scelto il proprio posto, e cos\u00ec essere maestri si pu\u00f2 solo a certe condizioni. Ogni uomo \u00e8 un essere originale, un origine che, come racconta l&#8217;etimologia della parola, significa essere una sorgente. Questo \u00e8 pi\u00f9 evidente con una persona disabile, ed essendo pi\u00f9 evidente (come abbiamo detto in HP61) \u00e8 anche pi\u00f9 nascosto. Scegliere la nostra originalit\u00e0 significa ritornare alla sorgente, fare come il discepolo che su invito del maestro cerca il proprio posto, il posto che solo lui pu\u00f2 occupare.<\/p>\n<p><b>Conoscere come storia<br \/>\n<\/b>Torniamo al cerchio. Abbiamo detto che ogni cerchio disegnabile su carta, rispetto a quello mentale, ideale, \u00e8 una imitazione. A questo punto qualsiasi cerchio diventa sostituibile da un altro, con il criterio di preferenza di scegliere cerchi il pi\u00f9 possibile perfetti (se il nostro obiettivo \u00e8 quello di utilizzare il cerchio ad esempio per delle operazioni geometriche, o per costruire una casa). Da un punto di vista estetico invece la valutazione cambia.<br \/>\nPotremmo disegnare un cerchio rosso o uno blu e a livello geometrico non ci sarebbero variazioni particolari. Non cambierebbe nulla. Ma se dovessimo utilizzare questi cerchi come motivi decorativi di un vestito il criterio di scelta cambierebbe molto.<br \/>\nMa che dire di una figura come questa: un cerchio deforme. La parte bassa di questo cerchio che \u00e8 la pi\u00f9 perfetta pu\u00f2 aiutarci a costruire qualche regola geometrica. Invece nella parte superiore questa operazione \u00e8 impossibile. Prima valutazione immediata: questo \u00e8 un cerchio brutto, venuto male, inservibile. Non \u00e8 cos\u00ec semplice trovare una regola per l&#8217;insieme dei punti di questo cerchio, (ma si pu\u00f2 ancora chiamarlo cos\u00ec?). Non \u00e8 cos\u00ec semplice calcolarne l&#8217;area. Qui i punti della sua circonferenza non sono equidistanti da un centro, anzi guardando bene, dov&#8217;\u00e8 il centro? La definizione di cerchio, abbiamo visto, \u00e8 una descrizione perfetta del cerchio e come tale \u00e8 un contenuto conoscitivo che \u00e8 perfettamente trasferibile da una testa ad un&#8217;altra. Se io dicessi ad una persona che non ha mai visto in vita sua un cerchio: &#8220;Disegnami l&#8217;insieme dei punti di pianola cui distanza eccetera, ovvero la definizione di cerchio)&#8221;, questapersona mi disegnerebbe proprio un cerchio. Ma se dovessi descrivere il cerchio deforme ad una persona che non lo sta guardando, non ce l&#8217;ha di fronte, sarebbe abbastanza difficile. Forse inizierei col dire: &#8220;sotto \u00e8 come un cerchio normale (normodotato), poi invece nella parte superiore da sinistra va prima su poi scende un poco, poi torna su&#8230;&#8230;Potremmo descriverlo come un semicerchio con sopra una linea strana. Potremmo, con l&#8217;aiuto del calcolo infinitesimale, calcolarne l&#8217;area (con l&#8217;attenzione di ricordarsi per\u00f2 che dall&#8217;area non se ne pu\u00f2 ricavare la forma perch\u00e9 esistono infiniti cerchi deformi con la setssa area del nostro). Sicuramente esiste una formula matematica che definsce e descrive il cerchio deforme ma non \u00e8 cos\u00ec evidente-immediata, sarebbe impossibile partendo da essa farci una immagine mentale del nostro cerchio.<br \/>\nForse se fosse un logo di qualcosa dovremmo dargli un nome. Non sarebbe pi\u00f9 il Cerchio ma avrebbe un altro nome, un nome particolare, unico. Per evitarci cerchi alla testa potremmo appallottolare questo foglio di carta e buttarlo gi\u00f9 nel cestino Tarpeio.<br \/>\nSe per descrivere la f\u00ecgura del cerchio deformato utilizzassimo una griglia tratteggiata, magari degli assi cartesiani, potremmo descrivere meglio il deficit del cerchio in questione. Quello che per\u00f2 siamo comunque costretti a fare \u00e8 di andare oltre la definizione di cerchio perch\u00e9 non descrive anche il cerchio deforme che abbiamo disegnato. Questo cerchio ci obbliga ad una descrizione pi\u00f9 particolareggiata, non si accontenta di uno sguardo veloce ma richiede tempo e ricerca. Si potrebbe scoprire che quel cerchio inutilizzabileper gli scopi ordinari, si pu\u00f2 utilizzare in altri modi. Strumenti diversi servono anche per risolvere problemi diversi. Il deficit di perfezione del cerchio pu\u00f2 diventare una risorsa.<\/p>\n<p><b>Il Bel Niente<br \/>\n<\/b>Parlare di deficit come risorsa pu\u00f2 apparire una contraddizione in termini.Generalmente si pensa ad una risorsa come qualcosa che c&#8217;\u00e8, che esiste, non come qualcosa che manca, non come un&#8217;assenza, un deficit. Eppure, sar\u00e0 che la realt\u00e0 ama essere contraddittoria, una mancanza-deficit pu\u00f2 diventare significativa, almeno quanto il silenzio, quanto una pausa all&#8217;interno di unbrano musicale. Il silenzio non \u00e8 assenza di musica ma assenza di suono: la musica infatti \u00e8 armonia di suoni e silenzio. Un deficit non \u00e8 assenza di umanit\u00e0, di significato, di valore, ma assenza potremmo dire di normalit\u00e0 (parola che si porta dietro una accezione positiva e una negativa), abbassamento o innalzamento, a seconda del punto di vista, della soglia dei nostri limiti in quanto esseri umani. Il Progetto Calamaio nelle scuole elementari propone questo gioco: promettiamo ai bambini un bellissimo regalo se riusciranno a batterci in una delle scommesse che spesso facciamo con loro. Ma quando mettiamo le mani in tasca per tirar fuori il regalo, tiriamo fuori un Bel Niente. In effetti in manonon abbiamo che un Bel Niente. Qualcuno pu\u00f2 essere deluso, qualcun&#8217;altro pu\u00f2 anche ritenersi preso in giro, eppure si scopre che questo Bel Niente, inaspettatamente, \u00e8 pesante, molto pesante, e anche voluminoso. E&#8217; divertente mimare di avere fra le braccia questa cosa cos\u00ec ingombrante e ancora pi\u00f9 divertente \u00e8 passarla al compagno che sta vicino. Il Bel Niente passa di mano in mano fino a ritornare all&#8217;educatore che l&#8217;aveva tirato fuori dalla tasca. Il vantaggio del Bel Niente \u00e8 che pu\u00f2 diventare quello che vogliamo, pu\u00f2 anche diventare molto piccolo e leggero come una bolla di sapone. Un altro enorme vantaggio \u00e8 che si pu\u00f2 portare dovunque ed \u00e8 cos\u00ec comodo che spesso non sisa di averlo in tasca. Infatti, invitando i bambini a controllare nelle proprie tasche si scopre proprio che alla fine, tirando fuori tutto quello che c&#8217;\u00e8 in tasca, in mano resta un Bel Niente. Se un bambino tira fuori dalla tasca una gomma o un fazzoletto o tutte e due le cose insieme, alla fine in tasca rimarr\u00e0 sempre un Bel Niente. In fondo questa \u00e8 l&#8217;unica certezza che abbiamo (nelle proprie tasche infatti ognuno pu\u00f2 pescare cose molto diverse prima di arrivare immancabilmente al Bel Niente), \u00e8 l&#8217;unica cosa che ci accomuna tutti. Con la gomma si possono fare molti giochi (anche cancellare gli errori) ma non \u00e8 facile immaginare, ad esempio, di avere in mano qualcosa di ingombrante: con il Bel Niente s\u00ec. Forse pu\u00f2 sembrare che questo regalo abbia un deficit di realt\u00e0: ad esempio non si pu\u00f2 barattare o vendere, anche se si pu\u00f2 per\u00f2 condividere, non si deteriora anche se lo si pu\u00f2 utilizzare quasi sempre. L&#8217;unica cosa da temere \u00e8 che ci si dimentichi di giocarci. Il deficit ha senso se riusciamo a giocarci, se riusciamo cio\u00e8 a fare il gioco di essere handicappato.<br \/>\nIl Bel Niente diventa un Brutto Niente quando non riusciamo a connetterlo al tutto: Ma anche il Tutto pu\u00f2 essere brutto, dittatoriale, senza il Niente. E se nelle nostre tasche fossimo condannati a trovare sempre qualcosa? Senza il vuoto ci sarebbe solo il pieno (anzi il Pienone, la calca, la folla che schiaccia ogni individualit\u00e0), un ordine prestabilito necessario nel quale noi non abbiamo possibilit\u00e0 di vero movimento, perch\u00e9 tutto gi\u00e0 c&#8217;\u00e8, tutto \u00e8 gi\u00e0 stato immaginato e creato. Dal niente invece possono nascere le idee pi\u00f9 diverse. Il Bel Niente sta al Tutto come il silenzio sta ai suoni, ed \u00e8 in questo gioco armonioso, musicale, misterioso, che ogni essere umano, disabile e non, si avventura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il brutto \u00e8 un concetto estetico che \u00e8 entrato a pieno titolo nella riflessione filosofica solo a met\u00e0 del &#8216;700 con Edmund Burke. Nell&#8217;antichit\u00e0 il brutto viene considerato la negazione del bello-vero-buono e come tale mero non-essere. Non vale la pena occuparsene: il brutto non ha dignit\u00e0, \u00e8 pronto per la rupe Tarpeia.<br \/>\nMa Burke scopre che esistono molteplici valori estetici che non \u00e8 possibile racchiudere in una categoria estetica onnicomprensiva, il Bello appunto, e cos\u00ec teorizza il Sublime come categoria e a se stante (nell&#8217;antichit\u00e0 il sublime era invece un grado del bello, il grado pi\u00f9 alto).<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3586],"edizioni":[99],"autori":[296],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3633],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/723"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=723"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/723\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6365,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/723\/revisions\/6365"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=723"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=723"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=723"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=723"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=723"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=723"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=723"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=723"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=723"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}