{"id":725,"date":"2009-11-04T17:07:27","date_gmt":"2009-11-04T17:07:27","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=725"},"modified":"2026-02-04T10:48:33","modified_gmt":"2026-02-04T09:48:33","slug":"la-relazione-di-aiuto-il-caso-dell-albania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=725","title":{"rendered":"3. La relazione di aiuto: il caso dell&#8217;Albania"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Canevaro<\/p>\n<p>Negli ultimi giorni del mese di marzo 1997, la crisi dell&#8217;Albania haraggiunto dei livelli tragici. Pochi giorni prima della Pasqua Cristiana Occidentale, vi sono stati esodi massicci e uno di questi<!--break--> ha causato un incidente in mare. Sono morte decine e decine di persone: la stampa e la televisione italiana hanno parlato molto di questo evento, mostrando scene di disperazione, accompagnate da diversi discorsi di uomini con responsabilit\u00e0 politiche.<br \/>\nDa pi\u00f9 parti una tale tragedia \u00e8 stata commentata da una valutazione chespostava l&#8217;attenzione dall&#8217;Albania all&#8217;Italia e riprendeva, utilizzando l&#8217;Albania come un pretesto, un dibattito conflittuale fra le parti politiche italiane. Anche la tragedia del mare, che \u00e8 costata la vita a bambini e donne soprattutto, \u00e8 diventata l&#8217;occasione di rimproveri reciproci fra i rappresentanti delle diverse opinioni politiche.<br \/>\nVi \u00e8 stato poco spazio per un tentativo di comprendere come la tragedia di un popolo si sia sviluppata in un contesto pi\u00f9 ampio, internazionale, che non solo l&#8217;aveva alimentata, ma non aveva neanche previsto la necessit\u00e0 di preparare un&#8217;azione che consentisse alla tragedia di avere delle proporzioni meno ampie e meno profonde.<\/p>\n<p><strong>La relazione di aiuto verso un popolo intero<br \/>\n<\/strong>Nel caso dell&#8217;Albania dovrebbe essere molto chiaro che una relazione d&#8217;aiuto molto ampia, come quella richiesta da un intero popolo, sia pur piccolo, ha bisogno di una preparazione e che l&#8217;assenza di essa non pu\u00f2 essere imputata ai singoli, che si trovano ad avere delle assunzioni di responsabilit\u00e0 nel momento in cui si verifica l&#8217;esplosione della tragedia. Casomai, ai singoli pu\u00f2 essere chiesta la necessit\u00e0 di farsi carico di una riflessione operativa, che consideri anche il passato e le sue colpe. Anche nell&#8217;occasione di un incidente pi\u00f9 piccolo, che colpisca un individuo, si pu\u00f2 verificare la stessa dinamica. Molte voci che si levano a difesa ed anche ad attacco sono una possibilit\u00e0 chel&#8217;incidente stesso diventi il pretesto per agire drammaticamente, per creare una serie di tensioni che, di per s\u00e9, non hanno quasi nulla da vedere con l&#8217;incidente.<br \/>\nLe relazioni d&#8217;aiuto possono nascere da situazioni individuali come da situazioni collettive, possono avere origine da fatti imprevisti e realmente imprevedibili come da lunghe preparazioni fatte di trascuratezza o di miscele esplosive che hanno certamente delle responsabilit\u00e0. Nel momento in cui siproducono delle tragedie e quindi scatta la necessit\u00e0 di un aiuto, sembra quasievasivo perdere tempo nella ricerca delle responsabilit\u00e0. E&#8217; pur vero che molte volte l&#8217;assenza di preparazione e la responsabilit\u00e0 dei disastri sono collegabili.<\/p>\n<p><strong>Il coraggio di Gino Cervi<br \/>\n<\/strong>Pu\u00f2 sembrare poco rispettoso nei confronti di una tragedia come quella del popolo albanese ricorrere alla trama di un film che ebbe come protagonista Tot\u00f2. Si tratta del film di Domenico Paolella &#8220;Il coraggio&#8221;. E&#8217; la storia tragicomica di un personaggio, interpretato da Tot\u00f2 che si presenta a casa di colui che gli ha salvato la vita da quello che riteneva essere un tentativo di suicidio; il salvatore \u00e8 interpretato da Gino Cervi.<br \/>\nTot\u00f2\u00a0 si presenta dunque a casa di Gino Cervi e dice: &#8220;Siccome mi hai salvato, eccomi: adesso fai in modo che la mia vita abbia un senso, mantienimi. La mia vita \u00e8 nelle tue mani&#8221;. Lo sviluppo tragicomico successivo della commedia interessa fino ad un certo punto, ma vi \u00e8 un&#8217;analogia con tante situazioni che si sviluppano, avendo mostrato ad altri quali poteva essere una vita che in qualche modo era stata salvata dal degrado, ma che improvvisamentesi ripresenta a bussare alla porta e dice: &#8220;Eccomi qui: mi avete mostrato quale dovrebbe essere la vita, ed io adesso vorrei entrare in quella vita che mi avete mostrato. &#8221;<br \/>\nIn questa riflessione, \u00e8 trasparente collocare l&#8217;uso della televisione, cio\u00e8 dei grandi mezzi di informazione non solo sui fatti, ma anche sul modo di interpretarli e di viverli su modelli di vita; per di pi\u00f9 la televisione da un&#8217;informazione che usa l&#8217; immagine, quindi \u00e8 tanto pi\u00f9 seduttiva e capace, apparentemente, di aprire degli orizzonti.<br \/>\nLa miscela esplosiva di una situazione che ha avuto uno sviluppo tragico \u00e8 fatta anche di questi elementi: una grande costruzione di tragedia che nello stesso momento rivela una totale incapacit\u00e0 di assumere il ruolo che la relazione d&#8217;aiuto vorrebbe.<br \/>\nQuesto permette di comprendere che, anche oltre la tragedia che si \u00e8 sviluppata, c&#8217;\u00e8 una tragica contraddizione che gran parte della popolazione vive: questa pu\u00f2 essere riassunta in termini forse, anzi certamente schematici,\u00a0 come ritenere che l&#8217;unico modello di sviluppo possibile sia quello martellante, ossessivo, dello sviluppo di mercato e nello stesso tempo di chiedere azioni di freno e di argine a coloro che di questo mercato sentono l&#8217;attrattiva e vorrebbero entrarvi, in una logica tale da non portare solo la loro presenza di produttori acquirenti, ma anche i loro bisogni. E allora nascono i risentimenti nei confronti di una collettivit\u00e0 che dovrebbe nello stesso tempo rinforzare il modello di mercato e proteggere coloro che del mercato sarebbero gli unici protagonisti legittimi da coloro che ne diventano gli intrusi e quindi inevitabili disturbatori.<br \/>\nIn questa situazione, chi opera nel rapporto di aiuto rischia molto di essere nello stesso tempo colui che improvvisa e colui che viene utilizzato o anche strumentalizzato, con consapevolezza o no, da coloro che ritengono necessario creare il freno o la barriera. Bisogna aiutare qualcuno perch\u00e9 sia tenuto lontano e perch\u00e9 non diventi l&#8217;ospite indesiderato.<br \/>\nLa confusione che si pu\u00f2 creare attorno ad un tragico incidente permette di non avere pi\u00f9 le energie o lo spazio per fare quello che \u00e8 necessario fare, ossia una riflessione operativa che permetta di avere una maggiore preparazione alla relazione da aiuto. Ma c&#8217;\u00e8 da domandarsi se vogliamo veramente fare questo passo necessario affinch\u00e9, nella prossima occasione, non ci ritrovi nella stessa situazione.<\/p>\n<p><strong>La necessit\u00e0 di confermare il proprio benessere<br \/>\n<\/strong>Volendolo fare realmente, bisogna mettere in seria discussione un modo di vivere e cercare di capire se \u00e8 possibile mantenere tutto ci\u00f2 che gi\u00e0 si ha, pur entrando in rapporto con chi presenta dei bisogni immensi, ai quali \u00e8 necessario dedicare energie e risorse. Sembra che questa sia l&#8217;ultima richiesta che molte persone fanno e sia anche un motivo di preoccupazione per quei governiche mostrano un minimo di attitudine a ripensare, in termini di solidariet\u00e0, lo sviluppo economico e sociale.<br \/>\nImmediatamente nasce una voce di protesta nei confronti di quei governi: perch\u00e9 su certi standard non si deve mettere le mani, si chiamino organizzazione del mercato e del lavoro, si chiamino anche organizzazioni del proprio benessere sociale, quindi anche relativamente a strutture di servizi che devono essere disponibili unicamente ad accogliere e ad aiutare i cittadini di un certo paese e non sono disponibili a riequilibrarsi in funzione dei bisogni di altri. Ospiti o lontani. La condivisione sembra uno dei problemi pi\u00f9 complicati da affrontare perch\u00e9 trova immediatamente una seria opposizione nei confronti di coloro che hanno necessit\u00e0, apparentemente \u00e8 proprio questa, di difendere livelli occupazionali, organizzazione sociale, benessere. Anzi, di solito, anche incoloro che sembrano pi\u00f9 ragionevoli, il modo di pensare si sviluppa attraversola necessit\u00e0, prima di tutto, di confermare il proprio benessere perch\u00e9 solo cos\u00ec sembra, che ci sia la possibilit\u00e0 di sviluppare una relazione d&#8217;aiuto. Ma questo pu\u00f2 essere un modo di pensare molto contraddittorio.<br \/>\nE&#8217; necessario riflettere per prepararsi-preparare le professioni sociali chevanno dai medici agli educatori, uomini e donne, e preparare una riflessione che tocchi anche gli argomenti importanti quali sono le strutture economiche, le organizzazioni del lavoro, le rappresentanze delle istanze sindacali e organizzativi.<br \/>\nMicro-realt\u00e0 e macro-realt\u00e0 hanno una connessione che non pu\u00f2 essere elusa: se ad esempio parliamo di formazioni professionali non possiamo pensarle come casi individuali ed eccezionali, ma dobbiamo rivolgere l&#8217;attenzione alle strutture di formazione; gi\u00e0 con questo entriamo in una connessione tra micro-realt\u00e0 e macro sistemi. E le connessioni non si fermano, quindi bisogna fare uno sforzo perch\u00e9 questa continua necessit\u00e0 di collegare non diventi anche uno smarrimento, un modo elusivo di affrontare la realt\u00e0.<br \/>\nCrediamo necessario non rivolgerci ad un criterio univoco, ma pensare sempre in termini di pluralit\u00e0, anche di pluralit\u00e0 concettuale.<\/p>\n<p><strong>Come un viandante<br \/>\n<\/strong>\u00c8 un&#8217;immagine forse retorica che pu\u00f2 aiutare il senso di una procedura normativa e di riflessione, \u00e8 l&#8217;immagine di chi cammina, del viandante, che deve poter capire, nello stesso tempo, com&#8217;\u00e8 il terreno su cui posa i piedi e come \u00e8 la prospettiva. Non deve guardare solo la linea dell&#8217;orizzonte, ma deve ogni tanto guardare dove mette i piedi.<br \/>\nIl suo sguardo si sposta in relazione alle difficolt\u00e0 del terreno. Questo \u00e8 in parte ci\u00f2 che si deve fare, o pensiamo si debba fare, in un percorso di formazione quale \u00e8 quello che impegna la relazione d&#8217;aiuto. Vi sono momenti in cui \u00e8 necessario concentrare tutte le proprie energie sul terreno in cui si \u00e8 e vi sono altri tempi in cui \u00e8 altrettanto necessario guardare in che orizzonte siamo collocati, in che direzione stiamo camminando e se stiamo camminando. Questo modo di operare \u00e8 anche necessario quando vi sono tragedie che sembrano mobilitare tutti, senza lasciare spazio ad una riflessione pi\u00f9 ampia e capace anche di ricostruire un minimo di storia. E questo porta a considerare alcuni punti problematici non facili da risolvere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi giorni del mese di marzo 1997, la crisi dell&#8217;Albania haraggiunto dei livelli tragici. 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