{"id":728,"date":"2009-11-04T17:07:28","date_gmt":"2009-11-04T17:07:28","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=728"},"modified":"2026-02-23T11:27:46","modified_gmt":"2026-02-23T10:27:46","slug":"l-abbandono-educativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=728","title":{"rendered":"4. L&#8217;abbandono educativo"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanni Cocchi<\/p>\n<p>La mancanza di istruzione, o la sua inadeguatezza, \u00e8 allo stesso tempo causa ed effetto di esclusione sociale: le statistiche confermano il senso comune e cio\u00e8 dimostrano che chi proviene da &#8220;ambienti&#8221;<!--break--> pi\u00f9 deboli ha pi\u00f9 probabilit\u00e0 di abbandonare la scuola e che chi ha abbandonato la scuola o haraggiunto basse competenze ha pi\u00f9 difficolt\u00e0 ad inserirsi nel mercato dellavoro e a rimanerci. Ne consegue che le politiche educative dovrebbero costituire una delle parti fondamentali delle politiche indirizzate a recuperarelo svantaggio e contrastare l&#8217;esclusione sociale.<br \/>\nQuanto di questa consapevolezza, che fu finalmente acquisita ormai pi\u00f9 di duedecenni fa &#8211; e che ispir\u00f2 una stagione di passioni e grandi cambiamenti &#8211; \u00e8 ancora oggi presente nel dibattito politico, sociale ed educativo? Quanto le politiche nel campo dell&#8217;istruzione tendono oggi ad incoraggiare e sostenere l&#8217;accesso e la permanenza efficace nel sistema scolastico dei gruppi pi\u00f9 svantaggiati?<\/p>\n<p><b>C&#8217;era una volta<br \/>\n<\/b>&#8220;La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde&#8221;. E pi\u00f9 avanti: &#8220;Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 ingiusto che far le parti uguali tradisuguali&#8221; (cio\u00e8: non potenziare l&#8217;offerta e gli strumenti per chi ha pi\u00f9 bisogno o per chi non pu\u00f2 pagarsi il di pi\u00f9, significa registrare le differenze sociali e di censo e non riequilibrarle). Sono due delle affermazioni fatte dai ragazzi di Don Milani in &#8220;Lettera ad una professoressa&#8221;, nel 1967: una netta denuncia di una scuola democratica nella forma e&#8221;classista&#8221; cos\u00ec si diceva allora- nei fatti. Denuncia che, tanto percitare solo un altro dei classici di allora, trovava sociologica conferma in una ricerca (Barbagli-Dei, 1971) che definiva gli insegnanti come &#8220;Le vestali della classe media&#8221;, cio\u00e8 come coloro che assolvevano, pi\u00f9 o meno inconsapevolmente, il ruolo di selezionare i giovani in base al loro ceto di appartenenza.<br \/>\nSegu\u00ec ampio dibattito.<br \/>\nLa scuola divent\u00f2 il centro di interesse non solo degli addetti ai lavori, ma di tutta la societ\u00e0 che chiese di entrarci, cambiarla e controllarla: sono degli anni &#8217;70 i decreti delegati (cio\u00e8 la partecipazione delle famiglie alla gestione scolastica) e numerose iniziative di sperimentazione, sostegno e recupero (integrazione degli handicappati, 150 ore, scuola a tempo pieno, elaborazione di nuovi programmi&#8230; solo per citarne alcune).<\/p>\n<p><b>Oggi: progressi, regressi, persistenze<br \/>\n<\/b>La frequenza alla scuola dell&#8217;infanzia, concepita proprio in quegli anni come &#8220;statale&#8221;, cio\u00e8 come percorso formativo e socializzante chepermettesse di ridurre le disuguaglianze prima dell&#8217;ingresso nella scuola dell&#8217;obbligo, \u00e9 passata dal 60% degli anni &#8217;60 ad oltre il 90% degli anni &#8217;90; i tassi di scolarizzazione nella fascia dell&#8217;obbligo raggiungono ormai (&#8220;ormai&#8221;?) l&#8217;universo della fascia 6-14 anni (anche se continuano a permanere sacche di disagio e ritardi: uno studente su dieci ripete almeno una classe nella scuola dell&#8217;obbligo).<br \/>\nI guai seri iniziano dopo. \u00c8 nei primi due anni della scuola media superiore che si concentrano le percentuali pi\u00f9 alte di abbandoni, ripetenze e cambiamenti di indirizzo scolastico.<br \/>\nL&#8217;effettiva attuazione dell&#8217;obbligo scolastico sembra cio\u00e8 essere stata ottenuta pi\u00f9 grazie alla responsabilit\u00e0 delle famiglie e alla rinuncia alle bocciature, che grazie alla capacit\u00e0 della scuola di condurre efficacemente alla licenza media i propri allievi. Infatti, come i dati dimostrano, \u00e8 oggi la scuola media superiore che si fa carico di selezionare all&#8217;ingresso chi non sia stato adeguatamente selezionato in uscita dall&#8217;obbligo: sebbene il 90% si iscriva alle superiori, pi\u00f9 del 20% abbandona nei primi due anni (si va dal 10%del classico al 40% del professionale). La scuola superiore, poi, costituisce ancora un sistema fortemente stratificato in termini di classe sociale: \u00e9 altamente improbabile che un ragazzo di classe medio-alta si iscriva ad un istituto tecnico-professionale, mentre a questo tipo di scuola accedono la maggior parte di quanti provengono dai ceti sociali pi\u00f9 svantaggiati e che hanno avuto difficolt\u00e0 nella scuola dell&#8217;obbligo.<br \/>\nPi\u00f9 che un reale recupero dello svantaggio nella scuola obbligatoria, sembra dunque prefigurarsi una pi\u00f9 ritardata certificazione sociale dello stesso, una sorta di &#8220;selezione differita&#8221; nei primi anni delle superiori.<br \/>\nPerci\u00f2, se \u00e8 vero che negli ultimi decenni si \u00e8 assistito ad una&#8221;scolarizzazione&#8221; di massa, non si pu\u00f2 certo ancora parlare direale e riuscita &#8220;istruzione&#8221; di massa. Il fatto che i ragazzi stiano oggi sui banchi pi\u00f9 che nel passato ci pu\u00f2 confortare, ma il fatto che ancora troppi si alzino da quel banco prima del tempo (e senza aver avuto la formazione necessaria per inserirsi a pieno titolo in una societ\u00e0 cos\u00ec complessa) ci segnala che per quanto attiene al contenimento e all&#8217;inversione dei fenomeni diabbandono e di esclusione sociale molto ci sia ancora da fare, anche se pare unpo&#8217; fuori moda parlarne.<br \/>\nNonostante le ricche elaborazioni pedagogiche e le sperimentazioni, le politiche istituzionali riguardo al disagio, all&#8217;abbandono ed all&#8217;esclusione sono rimaste sostanzialmente carenti. La storia della scuola italiana, riguardo questi aspetti (ma non solo), \u00e9 costellata di una lunga serie di riforme mancate,parziali o insufficienti, come i risultati spesso si curano di dimostrare.<br \/>\nAccenneremo soltanto ad alcuni aspetti, tra i tanti, che sembrano incidere nel determinare quello che \u00e8 oggi lo scarso risultato della nostra scuola rispetto ai molti e troppi &#8220;ultimi&#8221;.<br \/>\nCerchiamo un ordine, cominciando dalle elementari.<\/p>\n<p><b>Alla ricerca del tempo pieno<br \/>\n<\/b>L&#8217;unica sperimentazione tentata a livello nazionale con l&#8217;esplicita finalit\u00e0 di fornire uno spazio organizzato e ricco ai bambini provenienti da ambienti deprivati &#8211; la scuola elementare a tempo pieno &#8211; dopo un periodo &#8220;di prova&#8221; durato due decenni, \u00e8 stata &#8220;congelata&#8221;. Con l&#8217;avvento del &#8220;modulo&#8221; (che al di l\u00e0 dei giudizi di merito e della sensibilit\u00e0 degli insegnanti, non sembra avere tra le sue priorit\u00e0 quello di contrastare i processi di esclusione scolastica) non \u00e8 oggi pi\u00f9 possibile aumentare il numero delle sezioni di tempo pieno (nonostante la forte richiesta sociale). Questo appare piuttosto grave soprattutto in considerazione del fatto che il tempo pieno \u00e9 meno presente proprio nelle zone in cui pi\u00f9 potrebbe acquisire una valenza preventiva rispetto agli abbandoni, tenendo i ragazzi lontano dalla strada: al Sud \u00e8 limitato all&#8217;8% delle sezioni contro il 20% del Nord.<br \/>\nL&#8217;unica misura che coniuga esplicitamente la questione di come sostenere concretamente, tramite azioni positive, i diritti di una categoria svantaggiata, riguarda l&#8217;inserimento dei bambini disabili (leggi 517\/77 e 104\/92). Tuttavia anche questo intervento sembra aver progressivamente subito un rallentamento se non un&#8217;involuzione: da un lato sono notevolmente diminuiti gli insegnanti di sostegno e le deroghe dal rapporto 1\/4, dall&#8217;altro sembrano essere sempre pi\u00f9 frequenti i casi in cui l&#8217;inserimento si riduce ad un&#8217;iscrizione formale, mentre in realt\u00e0 il bambino passa la maggior parte del tempo impegnato in attivit\u00e0 con il &#8220;suo&#8221; maestro ed in locali separati da quello della &#8220;sua classe.<\/p>\n<p><b>I nuovi disagi<br \/>\n<\/b>La scuola non si trova neppure attrezzata di fronte ai nuovi bisogni, cio\u00e8 ai nuovi problemi di integrazione e di sostegno posti dai bambini extracomunitari. Se da un lato \u00e8 pronta ad accoglierli in nome del diritto universalistico di cittadinanza, dall&#8217;altro &#8211; al di l\u00e0 di iniziative di singole scuole od insegnanti &#8211; non li fornisce degli strumenti necessari ad un&#8217;adeguata fruizione dell&#8217;esperienza scolastica (sostegno nell&#8217;apprendimento linguistico, forme di accompagnamento e mediazione interculturale, ecc.) .<br \/>\nUn&#8217;altra forma di disagio e potenziale rischio di esclusione sociale, che \u00e8 stata riconosciuta dalla scuola negli anni pi\u00f9 recenti, \u00e8 legata all&#8217;uso della droga e della tossicodipendenza. All&#8217;inizio degli anni &#8217;90 sono stati lanciati i &#8220;progetti ragazzi&#8221; e i &#8220;progetti giovani&#8221; (che godono peraltro di scarsi finanziamenti); tuttavia appare paradossale che questa attenzione sia giustificata in termini di prevenzione dell&#8217;uso della droga,mentre l&#8217;esistenza della dispersione scolastica e del disagio nella scuola non riescono a mobilitare altrettanta attenzione e riflessione critica. La mancanza di attenzione istituzionale per tali problemi \u00e8 segnalata anche dal fatto che il surplus di docenti creatosi a motivo del calo demografico non \u00e8 stato quasi mai utilizzato per attivit\u00e0 in questo campo, anzi, di finanziaria in finanziaria, si procede a tagliare gli organici e ad aumentare il numero degli studenti per classe.<br \/>\nTra le riforme mancate che hanno un particolare peso per il fenomeno di esclusione dall&#8217;istruzione, possiamo annoverare anche la mancata riforma della scuola superiore e l&#8217;innalzamento dell&#8217;obbligo a sedici anni (riforma di cui si parla da trent&#8217;anni ed approdata per ben tre volte ad uno dei rami del Parlamento, per poi ripartire da zero al momento di nuove elezioni). Anche la mancanza di un autentico e serio canale di formazione professionale contribuiscea lasciare senza alcuna formazione coloro che abbandonano la scuola prima di conseguire un diploma.<br \/>\nMa, analizzando la situazione della scuola superiore, il discorso diviene pi\u00f9 complesso. Alla persistenza di un disagio &#8220;di classe&#8221; (che i dati confermano), sembrano oggi sommarsi altri fattori come la mancanza di interesse per contenuti avvertiti come troppo &#8220;lontani&#8221;, la percezione della caduta di centralit\u00e0 della scuola come valida agenzia formativa, il desiderio di entrare rapidamente nella vita attiva nella consapevolezza che gli anni passati a scuola siano &#8220;buttati&#8221;; ci\u00f2 spiegherebbe come gli abbandoni nell&#8217;ultimo decennio, riguardino anche quote, pi\u00f9 alte che nel passato, di giovani provenienti da condizioni sociali medio-alte. Per questi ragazzi, tuttavia, la famiglia \u00e8 spesso in grado di allestire percorsi formativi privatistici e opportunit\u00e0 formative ritenute pi\u00f9 idonee della stessa scuola pubblica. Il pericolo \u00e8 che la scuola penalizzi due volte &#8211; non riuscendo adare n\u00e9 sostegno, n\u00e9 motivazioni &#8211; proprio coloro che usufruiscono meno del necessario sostegno familiare nel loro percorso formativo.<\/p>\n<p><b>Abbandono scolastico o abbandono educativo?<br \/>\n<\/b>Il fenomeno della dispersione scolastica \u00e8 l&#8217;indice di una inquietante carenza del sistema scolastico italiano. \u00c8 la testimonianza che, malgrado l&#8217;enorme espansione degli accessi alle istituzioni scolastiche, il principio dell&#8217;uguaglianza delle opportunit\u00e0 di fronte all&#8217;istruzione non si \u00e8 ancora tradotto in realt\u00e0.<br \/>\nLe denunce degli anni &#8217;60-&#8217;70 di una scuola di classe ed emarginante gli alunni pi\u00f9 svantaggiati, hanno avuto pi\u00f9 successo nella direzione di un rifiuto a selezionare e bocciare che non nel far crescere e mantenere una reale e mirata attenzione (da cui far discendere incentivi e sostegni efficaci e sufficienti) per i bisogni e le difficolt\u00e0 dei ragazzi pi\u00f9 fragili.<br \/>\nOggi siamo ben lontani dai tempi in cui, pur con tutte le faziosit\u00e0 e gli ideologismi di quel periodo, la scuola era al centro delle preoccupazioni della societ\u00e0 e aperta al mondo esterno. Eppure, oggi, la nostra \u00e8 ancora unasociet\u00e0 che non riesce ad educare ed istruire una gran fetta della sua generazione pi\u00f9 vitale, a fornirle le competenze necessarie ad un mondo sempre pi\u00f9 complesso.<br \/>\nIn assenza di una comprensione adeguata dei processi di esclusione tollerati dalla scuola e di risposte adeguate, coerenti e definitive da parte della societ\u00e0, non c&#8217;\u00e8 da sorprendersi se le politiche, gli interventi e le azioni istituzionali risultino insufficienti e risentano oltremodo delle &#8220;scelte di bilancio&#8221;.<br \/>\nSe l&#8217;obiettivo della scuola pubblica \u00e8 attrarre, trattenere e condurre efficacemente al termine del corso di studi intrapresi il maggior numero dei giovani iscritti, l&#8217;abbandono &#8211; in assenza o in carenza di reali politiche di sostegno, adeguamento, riforma &#8211; non \u00e8 solo dei giovani verso la scuola, ma anche &#8211; e soprattutto &#8211; della societ\u00e0 verso i giovani; pi\u00f9 che di abbandono scolastico \u00e8 forse pi\u00f9 onesto parlare di abbandono educativo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mancanza di istruzione, o la sua inadeguatezza, \u00e9 allo stesso tempo causaed effetto di esclusione sociale: le statistiche confermano il senso comune ecio\u00e8 dimostrano che chi proviene da &quot;ambienti&quot;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3605],"edizioni":[88],"autori":[2716],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3632],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/728"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=728"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/728\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6670,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/728\/revisions\/6670"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=728"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=728"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=728"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=728"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=728"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=728"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=728"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=728"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=728"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}