{"id":730,"date":"2009-11-04T17:07:28","date_gmt":"2009-11-04T17:07:28","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=730"},"modified":"2026-02-25T11:20:45","modified_gmt":"2026-02-25T10:20:45","slug":"conoscere-e-accompagnare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=730","title":{"rendered":"5. Conoscere e accompagnare"},"content":{"rendered":"<p>a cura do Giovanna Di Pasquale<\/p>\n<p>&#8220;Pedagogia speciale dell&#8217;integrazione, handicap: conoscere eaccompagnare&#8221; (La Nuova Italia, FI, 1996) \u00e8 un libro che propone una riflessione che percorre un arco di tempo, dalla nascita all&#8217;et\u00e0<!--break--> adulta, e interessa gli handicappati, bambine e bambini, donne e uomini. La riflessione riguarda l&#8217;educazione ed \u00e8 costituita da elementi teorici, da riferimenti storici e da piste operative che si intrecciano. Intervistiamo Andrea Canevaro, che insieme a Cristina Balzaretti e Giancarlo Rigon, \u00e8 coautore del libro sul senso dell&#8217;operazione.<\/p>\n<p><strong>Pedagogia speciale dell&#8217;integrazione: che significato dare a questa definizione anche in rapporto all&#8217;impianto che \u00e8 stato dato al libro che prevede, fra gli altri elementi, una pluralit\u00e0 di voci (pedagogica, educativa, psicologica)?<br \/>\n<\/strong>Il libro ha un&#8217;impostazione pedagogica con alcuni contributi che in qualche modo delineano la dimensione dialogica. E questa, si vorrebbe fosse tanto della pedagogia speciale che di altre discipline. La pedagogia speciale dell&#8217;integrazione deve, o vorrebbe, avere una coerenza complessiva. Il libro affronta proprio questi aspetti dell&#8217;integrazione, che non pu\u00f2 essere esaminata unicamente in situazioni che riguardano un soggetto handicappato, bambino o bambina, uomo o donna, ma \u00e8 bene esamini l&#8217;integrazione delle competenze, quindi la capacit\u00e0 dei saperi di collaborare. Per arrivare a qualche risultato, bisogna lasciare spazio; evitare di occupare tutto, implicitamente collocandogli altri ai margini. Una pedagogia speciale dell&#8217;integrazione dovrebbe lasciare spazi invitanti.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 un altro problema, rispetto al quale chi vorr\u00e0 leggere il libro potr\u00e0 giudicare. L&#8217;integrazione di diverse discipline pu\u00f2 assumere un carattere di potenza. Potrebbe dare l&#8217;idea che il tema dell&#8217;handicap e del deficit debba essere affrontato dotandosi di grandi mezzi, di forze e risorse. E pu\u00f2 essere giusto. Ma si pu\u00f2 anche cadere nell&#8217;equivoco che esprimo attraverso l&#8217;immagine della spedizione militare di conquista: sembra che si debba avanzare in un territorio per definizione ostile, e che per questo si debbano organizzare arm idi ogni tipo.<br \/>\nSpero che il libro non dia questa impressione. Al contrario, inviti a farsi compagnia, e quindi a lasciare spazio ad altri, per incontri che possono essere con persone handicappate, con altre competenze, scientifiche e nate dall&#8217;esperienza.<\/p>\n<p><strong>Incontrare, conoscere, accompagnare. Come si collocano queste treazioni, questi tre processi nella quotidianit\u00e0 dello stare accanto ad una persona handicappata?<br \/>\n<\/strong>Il libro propone queste tre dimensioni in una successione che \u00e8 inevitabile nella logica della carta stampata. Questa logica per\u00f2 chiede la collaborazioneattiva di chi legge. Perch\u00e9 la loro successione dovrebbe avere un effetto di intreccio, o di sedimentazione, e non un passaggio di consegne, come viene passato il testimone in una staffetta.<br \/>\nQuando il libro era in cantiere, avevo in mente una scansione secondo unipotetico percorso esistenziale, grosso modo pensato con un periodo che va dalla nascita alla scuola, e un terzo tempo proprio dell&#8217;et\u00e0 adulta. Nell&#8217;elaborazione del libro mi \u00e8 sembrato di capire che questa scansione avrebbe potuto suscitare malintesi, il primo dei quali sarebbe stato impegnativo e certamente deludente per gli autori e gli eventuali lettori: si sarebbe potuto credere che il libro potesse e dovesse davvero coprire una competenza cos\u00ec vasta e con pretesa totale come \u00e8 un arco esistenziale. Ci sarebbe stato inoltre il possibile equivoco di poter credere che ognuna delle tre parti potesse avere suoi lettori o lettrici eventuali, come se fossero tre libri. Per questo, il ripensamento ha portato al percorso dell&#8217;incontrare, conoscere e accompagnare. Avrei desiderato che queste tre parole fossero il titolo o nel titolo. L&#8217;editore aveva delle perplessit\u00e0, probabilmente giuste. Rimane il fatto che quelle tre parole sono il senso del libro.<\/p>\n<p><strong>Nel testo si afferma: &#8220;Non si ha una diagnosi per confermare o dimostrare la scientificit\u00e0 di un percorso e di chi lo effettua, ma per contribuire a risolvere i problemi concreti di un individuo reale&#8221;. Come pu\u00f2 la diagnosi rivelarsi uno strumento che aiuta le conoscenze senza rischiare l&#8217;abuso di specialismo?<br \/>\n<\/strong>Una diagnosi \u00e8 un pezzo di conoscenza, e non \u00e8 n\u00e8 pu\u00f2 essere&#8221;la&#8221; conoscenza. Ogni accertamento diagnostico deve occuparsi di non cancellare o svalutare la conoscenza &#8220;grezza&#8221;, frutto dell&#8217;esperienza diretta di chi vive la situazione, della stessa persona che viene diagnosticata e dei suoi famigliari, o coetanei, o amici. Con questo non vorrei essere frainteso, perch\u00e9 non sto sostenendo che possiamo tranquillamente fare a meno della diagnosi.\u00a0<span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> uno strumento importante, e pu\u00f2 aiutare in manierafondamentale. Ma non pu\u00f2 essere considerato in solitudine. Chi dice di non sapere nulla di un certo bambino, perch\u00e9, dopo molti mesi che gli \u00e8 accanto non ha ancora avuto modo di conoscerne la diagnosi, sostiene qualcosa di paradossale. <span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> come se, bevendo tutti i giorni una certa acqua, sostenessi che non ne so nulla perch\u00e9 mi mancano i risultati dell&#8217;analisi chimica. Ma il mio corpo, il mio gusto, ha gi\u00e0 una grande conoscenza. <span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> la conoscenza empirica. Se l&#8217;acqua ha un cattivo sapore, un odore particolare, un colore che si pu\u00f2 dire incerto, allora posso pensare che sia opportuno informarmi prima da chi gi\u00e0 la conosce. Eccetera. L&#8217;abuso di specialismo avviene quando le diverse modalit\u00e0 di conoscenza sono ritenute nulle, per considerare unicamente una modalit\u00e0, quella appunto diagnostica. E all&#8217;interno della diagnosi, possiamo ritenere &#8211; sbagliando &#8211; che l&#8217;unica vera sia quella medica.<br \/>\nIl termine &#8220;diagnosi&#8221;, nella sua etimologia, significa &#8220;perconoscere&#8221;. Il rischio paradossale \u00e8 che diventi un mezzo per annullare le conoscenze, e non per valorizzare le diverse forme di conoscenza.<\/p>\n<p><strong>Allo stesso modo come si concilia la prospettiva dell&#8217;integrazione con la ricerca, spesso ossessiva e dettagliata, di una categorizzazione dei deficit?<\/strong> <strong>Le classificazioni aiutano a conoscere e a comprendere le storie?<\/strong><br \/>\nPer la categorizzazione, in un certo qual modo, vale quanto detto per ladiagnosi. L&#8217;utilit\u00e0 della categorizzazione \u00e8 relativa ad aspetti organizzativi generali. Dovendo prevedere risorse, \u00e8 bene sapere se devono servire a dieci persone o a mille. Il guaio pu\u00f2 verificarsi se invece il singolo, per accedere a risorse, deve essere categorizzato; e se, una volta categorizzato in un certo modo, vengono cancellate le caratteristiche originali individuali per considerare unicamente quelle della categorizzazione. Ogni riduzione della realt\u00e0, che \u00e8 sempre molteplicit\u00e0, \u00e8 una violenza.<br \/>\nIl libro non tratta il tema dei falsi invalidi. Ma la domanda pu\u00f2 portare a riflettere su una categorizzazione &#8211; il riconoscimento di invalidit\u00e0 &#8211; che \u00e8 indubbiamente un imbroglio; ma che pu\u00f2 essere stato indotto, in molti casi, dal fatto che miseria e disoccupazione non bastavano ad assicurare risorse minime, mentre l&#8217;attribuzione di invalidit\u00e0 dava questa possibilit\u00e0. Questo non giustifica, sia chiaro, l&#8217;imbroglio.<br \/>\nI rischi dell&#8217;uso improprio della categorizzazione aumentano quando l&#8217;integrazione &#8211; dei servizi fra loro, delle conoscenze &#8211; \u00e8 debole. Ho utilizzato altre volte l&#8217;immagine di una stazione ferroviaria. Pu\u00f2 organizzarsi per dare a chi \u00e8 nella categoria dei disabili percorsi speciali; oppure pu\u00f2 organizzarsi, nel tempo, per poter essere accessibile a tutti coloro che possono avere esigenze particolari. Queste esigenze possono essere permanenti, o dovute ad una condizione transitoria, o per il percorso esistenziale. Una stazione ferroviaria che si organizza nella seconda prospettiva, pu\u00f2 servirsi anche delle indicazioni della categorizzazione delle disabilit\u00e0, aprendole per\u00f2 ad una realt\u00e0 integrata, e non imprigionando in stereotipi.<br \/>\nLe storie non sono gli stereotipi.<\/p>\n<p><strong>Nel testo si parla anche di approccio positivo. Cos&#8217;\u00e8 e perch\u00e9 pu\u00f2 diventare un aiuto possibile per la crescita di una persona handicappata.<br \/>\n<\/strong>All&#8217;approccio positivo \u00e8 dedicato un capitolo del libro, e non vorrei riassumerlo. Per\u00f2 posso dire che queste parole non dovrebbero essere intese unicamente attraverso la categoria del buon senso, che rischia di ridurle avirt\u00f9 personali e innate, come pu\u00f2 essere un certo ottimismo, un carattere aperto, eccetera.<br \/>\nL&#8217;approccio positivo si conquista, ed \u00e8 proponibile soprattutto come componente metodologica di certi profili professionali. Non pu\u00f2 essere scambiato con la banalizzazione. Se incontro genitori che hanno appreso da poco che la loro bimba ha la sindrome di down, non posso credere che un atteggiamento che non prenda in seria considerazione il loro stato d&#8217;animo portato a sentire il fatto come drammatico sia di per s\u00e9 sdrammatizzare. Pu\u00f2 essere solo irritante. Dire che un fatto non \u00e8 per nulla preoccupante, che tutto va bene, che \u00e8 anzi una bellissima cosa, non \u00e8 praticare l&#8217;approccio positivo.<br \/>\nL&#8217;approccio positivo va costruito a partire da una condivisione: devo, con la mia professionalit\u00e0, raggiungere l&#8217;altro nella sua condizione; devo\u00a0 rassicurarlo, e quindi non dimenticare tutte le conoscenze che mi permettono di considerare un fatto nei suoi possibili sviluppi positivi; ma questi devono essere raggiungibili dall&#8217;altro, a partire da ci\u00f2 che \u00e8 e sente in quella condizione.<br \/>\nLe parole &#8220;approccio positivo&#8221; possono essere un trabocchetto. Sono semplici, e possono sembrare facilmente comprensibili. Esigono una riflessione, un lavoro su s\u00e9 stessi, e questo non \u00e8 sempre facile. Ma \u00e8 possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;Pedagogia speciale dell&#8217;integrazione, handicap: conoscere eaccompagnare&quot; (La Nuova Italia, FI, 1996) \u00e8 un libro che propone unariflessione che percorre un arco di tempo, dalla nascita all&#8217;et\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3595],"edizioni":[67],"autori":[2824],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/730"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=730"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/730\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6705,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/730\/revisions\/6705"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=730"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=730"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=730"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=730"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=730"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=730"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=730"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=730"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=730"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}