{"id":733,"date":"2009-11-04T17:07:29","date_gmt":"2009-11-04T17:07:29","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=733"},"modified":"2026-03-02T12:45:23","modified_gmt":"2026-03-02T11:45:23","slug":"a-spasso-con-elena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=733","title":{"rendered":"1. A spasso con Elena"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Sandro Bastia<\/p>\n<p>Federico Starnone, 28 anni, vive a Roma dove sta concludendo un dottorato diricerca in geometria algebrica e collabora alla rivista della sezione locale della Uildm. Recentemente ha pubblicato per la<!--break--> casa editrice Feltrinelli il libro Pi\u00f9 leggero non basta &#8211; educazione alla diversit\u00e0 dove racconta la sua esperienza di obiettore di coscienza presso un&#8217;associazione che si occupa di disabili.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e8 hai scelto di fare l&#8217;obiettore e perch\u00e8 proprio in quel posto?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>La scelta di fare il servizio civile l&#8217;ho fatta appena ho saputo che esisteva la possibilit\u00e0 di farla, intorno ai sedici anni. All&#8217;epoca durava due anni, ma mi sembrava che comunque non ci potessero essere dubbi. Poi, per\u00f2, i dubbi mi sono venuti. Mi sono trovato appena laureato, a ventitr\u00e8 anni, con la prospettiva di estinguere i miei obblighi nei confronti della patria nel giro di un anno e mezzo se avessi scelto il militare (sei mesi di attesa al massimo prima della chiamata) o di due anni e mezzo se avessi scelto il servizio civile (per l&#8217;arrivo della cartolina agli obiettori serve un anno in pi\u00f9).<br \/>\nPer chi deve cercare lavoro e ha bisogno di scrivere &#8220;militesente&#8221; sul curriculum un anno non \u00e8 poco. Alla fine per\u00f2 mi sono reso conto che in realt\u00e0 non avevo scelta: non avrei saputo fare diversamente. E ho consegnato la domanda.<br \/>\nSei mesi dopo mi \u00e8 arrivato il riconoscimento. \u00c8 il foglio con cui lo Statoacconsente alla tua richiesta di svolgere il servizio civile. Con quello in una mano e la lista degli enti convenzionati nell&#8217;altra ho cominciato a girare per tutta Roma. Ho concordato la chiamata con l&#8217;opera universitaria, dove avreiassistito studenti disabili, ma ho contattato quasi tutti gli enti. Ne ho trascurati solo quattro o cinque, quelli pi\u00f9 lontani da casa. Un anno dopo mi \u00e8 arrivata la cartolina che mi destinava a uno di questi.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Educazione alla diversit\u00e0&#8221;: nel libro inizialmente ti descrivi in modo ironico, con valori, motivazioni. Poi, lungo il percorso, hai cominciato ad incontrare il diverso, che era diverso anche da quanto ti aspettavi.<br \/>\n<\/strong>Anzitutto l&#8217;educazione alla diversit\u00e0 non \u00e8 patrimonio di una minoranza: \u00e8 una cosa che hanno tutti. Infatti tutti hanno rapporti con la diversit\u00e0 (ci\u00f2 che \u00e8 altro da noi) e vi si confrontano secondo le linee proposte da un proprio modello (ostilit\u00e0, curiosit\u00e0, paura, attrazione&#8230;). Queste linee vengono maturate elaborando le proprie esperienze, ovvero educando s\u00e8 stessi. Teniamo presente per\u00f2 che l&#8217;educazione alla diversit\u00e0, come tutte le educazioni del resto, non si completa mai. Il nostro modello di riferimento nel rapporto con l&#8217;altro pu\u00f2 &#8211; e deve &#8211; essere variato in continuazione. Questo perch\u00e8 vivere \u00e8 sinonimo di divenire: se restiamo identici a noi stessi, se i nostri modellinon cambiano, noi restiamo immobili. E l&#8217;immobilit\u00e0 \u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano dalla vita. Quindi siamo oggetto di una continua educazione alla diversit\u00e0 per il semplice atto di campare.<br \/>\nOvviamente vi sono educazioni pi\u00f9 o meno proficue.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Pi\u00f9 leggero non basta&#8221;; mi sembra si riferisca, oltre che alle parole di Elena nel libro, a quella condizione, tipica dell&#8217;obiezione, in cui si \u00e8 comandati a &#8220;prestare aiuto&#8221;, essere disponibili. Nel tuo libro racconti di un percorso che ti ha portato da un primo momento in cui vivevi questo paradosso fino ad una situazione di grande coinvolgimento.<br \/>\n<\/strong>La voglia di vivere, direi. Ma mi spiego meglio. Essere oggetto di un obbligo, di un comando, non \u00e8 che una delle situazioni di necessit\u00e0 della vita. Questesi susseguono, e in realt\u00e0 sono la condizione pi\u00f9 diffusa: spesso si odia il proprio lavoro, bisogna fare la spesa, pulire la casa, eccetera. Necessit\u00e0, obblighi. Possiamo decidere di assolverli abdicando a noi stessi, annullandocicome persone, cercando di non viverli. Oppure possiamo viverli intensamente, fino in fondo, come le cose che invece abbiamo scelto, sperando che quel poco di buono che ne pu\u00f2 saltar fuori compensi quanto di cattivo c&#8217;\u00e8 nella necessit\u00e0. Io sono stato fortunato.<\/p>\n<p><strong>Essere raccontati da un occhio esterno \u00e8 uno degli arricchimenti data dalla presenza di un obiettore. Quali impressioni hai ricavato del mondo dei servizi per gli handicappati?<br \/>\n<\/strong>La stessa che si ricava dall&#8217;incontro con tutto ci\u00f2 che risponde alla dicitura&#8221;mondo del&#8230;&#8221;; un universo tendenzialmente chiuso, che come tale tende a vivere all&#8217;interno di se stesso autoalimentandosi: talvolta chi ci sta dentro dimentica che sta lavorando per chi sta fuori (gli handicappati stessi) e comincia a lavorare per raggiungere questa o quella posizione. Il che porta spesso a un grande spreco di risorse. Eppure c&#8217;\u00e8 tanta gente in gamba&#8230;<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il tuo rapporto con gli educatori?<br \/>\n<\/strong>Educatori, ne ho frequentati pochi. E quelli che ho conosciuto mi hanno datol&#8217;impressione di lavorare nei pompieri, non per qualche ente. Gente costretta a fronteggiare solo emergenze, lavorando in condizioni di difficolt\u00e0 inverosimili. La routine? Mai sentita nominare.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le differenze tra gli ambiti e le competenze degli obiettori e quelle degli educatori, ovvero, quale pu\u00f2 essere l&#8217;impiego di un obiettore,quali le cose che \u00e8 giusto che venga chiamato a fare e quali invece gli ambiti per cui \u00e8 richiesta l&#8217;opera di un professionista come l&#8217;educatore?<br \/>\n<\/strong>La legge, saprai meglio di me, impone che l&#8217;obiettore non sostituisca nessunoche potrebbe essere pagato per il lavoro che fa. Per quello che ne so, questa \u00e8l&#8217;unica regola. Sistematicamente ignorata.<\/p>\n<p><strong>Quali sono state le motivazioni che ti hanno portato a scrivere di questa esperienza?<br \/>\n<\/strong>La gran voglia di raccontare quello che vivevo, le conquiste quotidiane. Solo che la realt\u00e0, raccontata allo stato puro, non ha senso quasi mai. Per scrivere il mio processo di crescita durante il servizio civile ho spesso dovuto reinventare ci\u00f2 che mi succedeva, in modo che il &#8220;senso&#8221; che ne avevo spremuto risultasse in maniera evidente da quello che raccontavo. Il libro, infatti, come tutto ci\u00f2 che non \u00e8 puramente giornalistico, \u00e8 in gran parte una rielaborazione della realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La ritieni un&#8217;esigenza nata da una esperienza che &#8220;doveva&#8221; essere raccontata oppure \u00e8 stata l&#8217;occasione per scoprirti scrittore?<br \/>\n<\/strong>Mi piacerebbe molto poter rispondere &#8220;s\u00ec, mi sono scoperto scrittore&#8221;. In realt\u00e0 gli scrittori sono bravi, molto pi\u00f9 bravi di me. Io faccio matematica, nella vita, e forse sono uno di quelli che non amano il lavoro che fanno. Pazienza. E quindi, per necessit\u00e0, ripiego sulla prima ipotesi: un&#8217;esperienza che doveva essere scritta. Forse da un vero e proprio scrittore. Giudica tu.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Federico Starnone, 28 anni, vive a Roma dove sta concludendo un dottorato diricerca in geometria algebrica e collabora alla rivista della sezione localedella Uildm. 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