{"id":734,"date":"2009-11-04T17:07:29","date_gmt":"2009-11-04T17:07:29","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=734"},"modified":"2026-03-04T11:14:22","modified_gmt":"2026-03-04T10:14:22","slug":"l-eldorado-degli-albanesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=734","title":{"rendered":"2. L&#8217;eldorado degli albanesi"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Nicola Rabbi<\/p>\n<p>Milena Magnani, 31 anni, vive a Bologna, citt\u00e0 dove \u00e8 nata e lavora comeeducatrice in una comunit\u00e0-alloggio per disabili mentali. Dopo aver esorditocon un romanzo-saggio sul tema della tossicodipendenza,<!--break--> sta per pubblicare oraper la casa editrice Vallecchi il romanzo Delle volte il vento ambientato nel Salento.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e8 questa ambientazione cos\u00ec lontana? Non era pi\u00f9 facile scriveredella propria realt\u00e0 quotidiana?<br \/>\n<\/strong>Ho scelto di ambientare il romanzo nel Salento per due ragioni ben precise.<br \/>\nLa prima \u00e8 perch\u00e8, rispetto ad altre realt\u00e0 italiane, nel Salento sono pi\u00f9evidenti le contraddizioni del nostro sistema capitalistico. Il Salento \u00e8 una terra del sud, una terra in cui l&#8217;illusione del benessere garantito rompe pi\u00f9 grossolanamente le sue maglie, evidenzia sacche macroscopiche di sfruttamento epovert\u00e0.<br \/>\nLa seconda ragione per cui ho scelto il Salento \u00e8 perch\u00e8 \u00e8 il territorio italiano pi\u00f9 esposto ad oriente, \u00e8 una terra di confine, una terra anfibia circondata da due mari, testa di ponte verso l&#8217;alterit\u00e0.<br \/>\nAlterit\u00e0 che nei secoli \u00e8 stata quella degli invasori, Turchi e Saraceni,Borboni, Piemontesi, ma anche quella che io ho rappresentato nel romanzo con il vento, quello secco di levante, che viene dai Balcani. Un vento che, fino a sei anni fa, ha portato con s\u00e8, insieme all&#8217;odore d&#8217;oriente, anche tante fantasie su quel mondo comunista dirimpettaio. Quelle misteriose montagne d&#8217;Albania, dall&#8217;altra parte del mare, che in certe condizioni di luce si scorgono dal Capo d&#8217;Otranto e stavano a rappresentare l&#8217;incognita di una societ\u00e0 diversa, distante solo quaranta minuti di mare, un&#8217;incognita davvero prossima eppur inavvicinabile per via della cortina di ferro che separava i due mondi.<br \/>\nIn questo senso l&#8217;ambientazione salentina riveste, per me, anche il significato di un luogo dello spirito, luogo in cui io colloco tutti coloro che essendosi misurati con i vizi di fondo del nostro sistema hanno fantasticato uno scenario pi\u00f9 giusto dall&#8217;altra parte del mondo.<\/p>\n<p><strong>In che modo ti sei accostata al tema della recente immigrazione in Italia? Come emerge dal tuo libro?<br \/>\n<\/strong>Rimasi molto colpita, nel &#8217;91, dal primo esodo in massa dei profughi albanesi.<br \/>\nDall&#8217;entusiasmo acritico con cui quel popolo si tuffava nelle bracciadell&#8217;Occidente.<br \/>\nPur comprendendo la legittima urgenza di fuggire da condizioni di miseria e arretratezza, mi inquiet\u00f2 l&#8217;ubriacatura che li aveva colti, l&#8217;esaltazione che mostravano per i simboli pi\u00f9 effimeri del nostro benessere.<br \/>\nIn particolare mi colp\u00ec il fatto che muovessero i loro primi passi nei paesi del Salento con l&#8217;eccitazione di chi cammina in un Eldorado. E che non si accorgessero di muovere i passi della loro sconfitta storica dentro un&#8217;altra sconfitta, altrettanto macroscopica, che \u00e8 quella del nostro capitalismo, incapace di sanare le proprie miserie e le proprie iniquit\u00e0.<br \/>\nDi questo ho cercato di parlare nel romanzo: del contrasto tra l&#8217;entusiasmo dei profughi e le problematiche della terra del Salento.<br \/>\nUna terra in cui, a tutt&#8217;oggi, nonostante il generale innalzamento del benessere, si paga un prezzo ancora troppo alto per vivere.<\/p>\n<p><strong>Protagoniste del romanzo sono due donne, Lume, immigrata albanese incarcerata nel suo paese per via del suo modo radicale di intendere ilcomunismo e Carmelina che vive in condizioni di disagio la propria realt\u00e0. Perch\u00e8 due donne come protagoniste e due donne cos\u00ec caratterizzate?<br \/>\n<\/strong>Ho scelto due donne perch\u00e8 in entrambe le tradizioni, quella albanese e quella salentina, le donne hanno ricoperto e continuano a ricoprire un ruolo subordinato e marginale.<br \/>\nIn Salento, ad esempio, fino agli anni sessanta era ancora fortemente vivo ilfenomeno delle &#8220;tarantate&#8221;.<br \/>\nLe &#8220;tarantate&#8221; erano donne che, supponendo di essere state pizzicate dalla taranta, inscenavano per la comunit\u00e0 una danza di liberazione dalla possessione del ragno, che poi era liberazione dal loro essere numeri anonimi nella societ\u00e0.<br \/>\n\u00c8 rifacendomi a questo fenomeno e all&#8217;istanza di liberazione che vi sottendeva, che ho creato i personaggi di Lume e Carmela. Due donne che fanno del loro corpo il teatro di una coraggiosa ribellione. Due donne che cercano di liberarsi dal morso di uno scenario sociale senza prospettive.<br \/>\nLume lo fa scegliendo l&#8217;isolamento e l&#8217;immobilit\u00e0, Carmela lo fa ricorrendo all&#8217;antico linguaggio del ritmo e della danza.<br \/>\nIn entrambi i casi si tratta di comportamenti che non trovano alcuna comprensione da parte degli ipocriti abitanti del paese. Quei paesani che nel romanzo stanno a rappresentare un&#8217;umanit\u00e0 che sbadiglia il suo asservimento ad un&#8217;unica e piatta logica del mondo.<\/p>\n<p><strong>Due termini ricorrono spesso nel romanzo, scritti oppure solo accennati, ma sempre presenti tra le righe: la memoria e l&#8217;utopia.<\/strong><br \/>\n<strong>Che cosa intendi con questi termini e perch\u00e8 li associ cos\u00ec spesso con l&#8217;idea di perdita?<br \/>\n<\/strong>Per memoria intendo la capacit\u00e0 di conservare la coscienza storica di ci\u00f2 che siamo stati, di ci\u00f2 in cui si era creduto e per cui si era lottato. Una memoria che si sta perdendo sempre di pi\u00f9 nelle maglie di un mondo rumoroso e sfavillante da televisore. Un mondo catodico a servizio del capitale, che porta ad un continuo inquinamento delle forme, che induce a trasferire sui beni diconsumo ogni spinta vitale di cambiamento e di ribellione.<br \/>\nPare quasi che lo sguardo delle persone si sia progressivamente atrofizzato, siacortocircuitato nel rapporto privato con lo schermo. \u00c8 subentrato un passivoadattamento al presente, un atteggiamento di ripiegamento sul proprio cortile privato che legittima il non farsi carico delle problematiche esistenziali di unaltro.<br \/>\nQuesto fenomeno, contestualizzato alla terra del Salento, trova conferma in una realt\u00e0 paradossale.<br \/>\nIl Salento \u00e8 infatti una terra in cui fino a pochi decenni fa, erano preponderanti il latifondo, lo sfruttamento dei braccianti e delle donne, lo strapotere mafioso della politica corrotta e della Chiesa. \u00c8 una terra da cui, durante il boom economico degli anni &#8217;60, partirono migliaia di lavoratori a ingrossare le fila degli emigranti verso gli altoforni della Germania e della Svizzera.<br \/>\nEppure proprio questo popolo, che ha vissuto sulla pelle il perpetrarsi diiniquit\u00e0 feroci, sembra diventato incapace di solidarizzare con chi a tutt&#8217;oggivede i propri diritti negati.<br \/>\n\u00c8 in questa cecit\u00e0, in questa incapacit\u00e0 a riconoscersi nell&#8217;altro che iovedo insita l&#8217;idea di perdita. Perdita di memoria e al tempo stesso perdita della capacit\u00e0 di abitare utopie, di pensarsi artefici di altri possibili scenari.<br \/>\nNel romanzo cerco di mettere a fuoco questo fenomeno anche rispetto all&#8217;atteggiamento dei profughi albanesi. Poich\u00e8 mi \u00e8 parso che abbiano buttato nella spazzatura insieme alla loro dolorosa storia anche quella cultura dell&#8217;essenzialit\u00e0 e della modestia da cui, a mio parere, noi occidentali avremmo avuto tanto da imparare.<\/p>\n<p><strong>In che modo la tua professione incide nel tuo lavoro di scrittrice?<br \/>\n<\/strong>Lavorare a fianco di persone in difficolt\u00e0, persone la cui vita \u00e8 in equilibrio su un filo, ha portato indubbiamente la mia scrittura a corteggiarela marginalit\u00e0.<br \/>\nDietro i problemi psichici delle persone con cui lavoro, ci sono storie davvero dure, storie che si consumano nel tentativo eterno di riprendere un equilibrio.<br \/>\nGuardando la realt\u00e0 dalla loro angolazione appaiono inevitabilmente pi\u00f9 chiarele ipocrisie della nostra societ\u00e0, si \u00e8 costretti ad ammetterle, a provare rabbia.<br \/>\nNon so quanto questo influisca sullo stile e sui contenuti della mia scrittura, so per\u00f2 che spesso \u00e8 la rabbia che mi fa prendere in mano la penna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milena Magnani, 31 anni, vive a Bologna, citt\u00e0 dove \u00e8 nata e lavora comeeducatrice in una comunit\u00e0-alloggio per disabili mentali. 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