{"id":738,"date":"2009-11-04T17:07:30","date_gmt":"2009-11-04T17:07:30","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=738"},"modified":"2026-03-02T11:57:49","modified_gmt":"2026-03-02T10:57:49","slug":"l-extracomunitario-di-carta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=738","title":{"rendered":"6. L&#8217;extracomunitario di carta"},"content":{"rendered":"<p>di Francesca Gerolla<\/p>\n<p>Giornali e nuova immigrazione, cinque anni di arrivi dal resto del mondo raccontati negli articoli di alcuni quotidiani italiani. Risultato: notizie urlate e parziali, specchio dei timori degli<!--break--> italiani brava gente, spesso prive di approfondimenti, tutt&#8217;al pi\u00f9 votate ad un pietismo fastidioso, con qualche eccezione privilegiata. A tracciare i contorni della figura dell&#8217;immigrato emergenti dalla lettura dei quotidiani ci ha provato Marcello Maneri, ricercatore sociale, autore di una ricerca condotta tra il 1993 ed il 1995.<br \/>\nOggetto di studio della ricerca sono stati 824 articoli apparsi su sette quotidiani nazionali: Corriere della Sera, la Repubblica, la Stampa, il Giornale, l&#8217;Indipendente, l&#8217;Unit\u00e0, il Manifesto su immigrazione, razzismo, xenofobia. La ricerca parte anzitutto da un primo assunto chiaro: numerose caratteristiche del discorso mediale sull&#8217;immigrazione derivano direttamente dal senso comune, condiviso circa il fenomeno, derivante dalle cerchie sociali in cui il giornalista-cittadino si trova immerso.<br \/>\nDi conseguenza la figura in esame, l&#8217;extracomunitario, diventa un importante indicatore della cognizione sociale sull&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;etichetta evitabile<br \/>\n<\/strong>I dati raccolti dall&#8217;analisi degli articoli hanno dimostrato, secondo Maneri, un aspetto gi\u00e0 analizzato da molti osservatori: la mancata coincidenza del referente formale dell&#8217;extracomunitario (chi non \u00e8 cittadino dell&#8217;Unione Europea) con il suo referente reale (le persone nominate con questa parola).<br \/>\nL&#8217;autore ha operato una sovrapposizione tra categorie semantiche (violenza, deprivazione, sporcizia, devianza, clandestinit\u00e0), determinate provenienze e realt\u00e0 etniche, ed alcune etichette classificatorie (extracomunitario &#8211; parola che compare nel 26,6% dei casi esaminati &#8211; immigrato, clandestino, abusivo, zingaro, nomade).<br \/>\nI dati elaborati, per una leggibilit\u00e0 immediata, sono stati inseriti dall&#8217;autore in uno spazio figurato a cerchi concentrici con al centro i magrebini, gli altri africani e, man mano che ci si sposta verso l&#8217;esterno, asiatici, sudamericani, albanesi e persone dell&#8217;Est europeo (questi ultimi, nel corso degli anni, in costante avvicinamento verso il centro di gravit\u00e0 della rappresentazione).<br \/>\nL&#8217;etichetta extracomunitario coincide con il centro della figura, mentre l&#8217;attribuzione dei termini &#8220;clandestino&#8221;, &#8220;abusivo&#8221;, &#8220;immigrato&#8221;, segue un ordine tendente verso l&#8217;esterno.<br \/>\nL&#8217;immagine dell&#8217;extracomunitario \u00e8 strettamente collegata alla dimensione della regolarit\u00e0-irregolarit\u00e0 e a quella dell&#8217;abusivismo; un altro aspetto caratterizzante \u00e8 quello della visibilit\u00e0: elemosina, lavori di strada, microcriminalit\u00e0 sono le attivit\u00e0 pi\u00f9 spesso associate a questa figura.<br \/>\nI termini &#8220;arrogante&#8221; e &#8220;bellicoso&#8221; sono pi\u00f9 di frequente presenti nei racconti delle mobilitazioni di quartiere, degli sgomberi degli accampamenti abusivi e delle perquisizioni nei centri di accoglienza e nei campi nomadi. &#8220;Disperato e poveretto &#8211; afferma Maneri &#8211; testimoniano l&#8217;attualit\u00e0 di quella inferiorizzazione che era sembrato vedere nei primi usi della parola extracomunitario&#8221;.<br \/>\nInteressante \u00e8 notare come estranei alla categoria sembrano essere invece i termini legati a persone diverse da quelle che ne costituiscono il nucleo centrale, e quelli che identificano con precisione una professione specifica, come ad esempio &#8220;prostituta&#8221; e &#8220;trafficante&#8221; (lo spacciatore fa eccezione).<br \/>\nQueste analisi portano a due considerazioni: il referente geografico dell'&#8221;extracomunitario&#8221; \u00e8 chiaro nella testa di chi usa il vocabolo e, in secondo luogo, l&#8217; universo di connotazioni che emergere sta tra la criminalit\u00e0 e la marginalit\u00e0, ed esclude il crimine organizzato, o comunque slegato da uno stato di emarginazione.<\/p>\n<p><strong>Il processo di razzializzazione<br \/>\n<\/strong>Un&#8217;altra delle ipotesi di partenza della ricerca di Maneri presupponeva l&#8217;esistenza in Italia di un processo di razzializzazione ossia di &#8220;costruzione sociale di una categoria di individui, gli extracomunitari, definiti sulla base di caratteristiche somatiche ereditabili cui viene attribuita rilevanza sociale&#8221;.<br \/>\nSe \u00e8 vero che dai dati dell&#8217;analisi spuntano due conferme (la creazione di confini di gruppo che costruiscono una certa categoria di persone, definendola, e l&#8217;attribuzione a questa di caratteristiche dense di rilevanza sociale), \u00e8 anche vero che \u00e8 necessaria una certa prudenza prima di dare per acquisito questo processo di categorizzazione razziale. In primo luogo perch\u00e9 i contorni di una categoria sembrano ancora troppo sfumati per poter parlare di razzializzazione in piena regola; questo pu\u00f2 essere dovuto in parte anche dalla novit\u00e0 del fenomeno in Italia, per via dell&#8217;esiguit\u00e0 numerica rispetto ad altri paesi ed alla difficolt\u00e0 di creare rigide sedentarizzazioni tra le etnie esistenti.<br \/>\nA questo va aggiunto un fattore di sconvenienza nell&#8217;usare certe terminologie, in un periodo in cui forte \u00e8 la condanna, anche se spesso solo verbale, di episodi di razzismo.<br \/>\nL&#8217;Italia non ha conosciuto un passato coloniale paragonabile per entit\u00e0 a quello di altri paesi europei per cui diventa pi\u00f9 probabile che in termini di ricaduta culturale i processi di costruzione sociale possano essere originati da dimensioni di carattere socio-economico. Per il momento sono dunque le differenze materiali quelle che hanno pi\u00f9 presa sui giornalisti, che catturano pi\u00f9 l&#8217;attenzione.<\/p>\n<p><strong>La classe pericolosa<br \/>\n<\/strong>Alcuni giornali, soprattutto L&#8217;Indipendente, Il Giornale ed in certi casi il Corriere della Sera, hanno spesso attribuito con chiarezza il degrado o la criminalit\u00e0 all&#8217;arrivo degli extracomunitari.<br \/>\nNegli altri casi, pi\u00f9 numerosi, si \u00e8 accentuato soprattutto dal &#8217;94 in poi, il nesso esplicito tra presenza di immigrati e criminalit\u00e0.<br \/>\nAnche se non si ricorre ai luoghi comuni del razzismo classico, si nota, ad esempio negli articoli sulle tensioni nei quartieri che la provenienza o il colore della pelle, che pur fanno &#8220;poca differenza&#8221; sono con insistenza, pericolosamente specificate. &#8220;La ragione di ci\u00f2 &#8211; ha detto Maneri &#8211; sembrerebbe stare in un diffuso desiderio di dare un nome ed una faccia a un&#8217;insicurezza le cui complesse cause sociali \u00e8 difficile comprendere. Al di l\u00e0 di questo c&#8217;\u00e8 per\u00f2 il risultato di un processo sociale che pi\u00f9 che l&#8217;immigrato-criminale sembra aver prodotto un&#8217;intera nuova classe pericolosa&#8221;.<br \/>\nManeri nota due aspetti di rilievo nel passaggio dal discorso impersonale sull&#8217;illegalit\u00e0 a quello etnicamente connotato. Il primo constata la provenienza straniera degli spacciatori nel tentativo di allontanare non chi spaccia e commette atti illeciti in toto, ma gli extracomunitari, meglio i &#8220;clandestini&#8221;. Le proteste di comitati e di cittadini spesso vengono fatte proprie negli articoli senza che la riflessione possa risentire di contributi pi\u00f9 illuminati (tranne il riconoscimento da parte degli stessi autori del fatto che dietro le fila delle attivit\u00e0 illecite ci sono di frequente trafficanti autoctoni).<br \/>\nIl secondo aspetto, che spiega in parte il primo, mostra come la presenza degli extracomunitari diventi di per se stessa, motivo di degrado e oggetto della domanda di intervento rivolta alla polizia. Oltre alla criminalit\u00e0 si invocano le forze dell&#8217;ordine per &#8220;l&#8217;immigrazione selvaggia&#8221; e oltre all&#8217;eroina ed ai viados sono &#8220;i letti ad ore per i nuovi arrivati&#8221; a causare &#8220;il malcontento dei cittadini&#8221; (Indipendente 6-2-&#8217;93) e di conseguenza la frequenza di frasi come &#8220;tempi duri per l&#8217;eterogenea fauna di spacciatori, tossicodipendenti, extracomunitari senza fissa dimora che da mesi si erano impossessati della zona&#8221; (il Giornale, 4-3-&#8217;93).<br \/>\nL&#8217;essere extracomunitario diventa quindi motivo di pericolosit\u00e0 sociale, che richiede un necessario ed urgente intervento di controllo.<\/p>\n<p><strong>I nuovi Miserabili<br \/>\n<\/strong>Uno spunto interessante della ricerca di Maneri, che si rif\u00e0 a questo proposito ad una indagine di Chevalier del 1976, mostra una certa affinit\u00e0 tra l&#8217;opinione degli osservatori della prima met\u00e0 del secolo scorso sulle classi lavoratrici, etichettate come classi pericolose, e l&#8217;attuale condizione di clandestinit\u00e0, la mancanza di una &#8220;fissa dimora&#8221;, l&#8217;essere &#8220;extracomunitario&#8221; che diventa sempre pi\u00f9 sinonimo di pericolosit\u00e0 sociale. Illuminanti accostamenti tra il comune sentire delle due opinioni pubbliche separate da un secolo e mezzo di storia.<br \/>\n&#8220;Negli articoli esaminati infatti &#8211; sottolinea Maneri &#8211; i &#8220;disperati&#8221;, talvolta &#8220;disgraziati&#8217; e &#8220;poveretti&#8221; sono s\u00ec i pi\u00f9 &#8220;malconci&#8221;, quelli che dormono all&#8217;aperto, quelli che si &#8216;trascinano da uno sgombero all&#8217;altro&#8217;, ma sono allo stesso tempo i protagonisti della discesa in una serie di &#8220;gironi infernali&#8221; che portano inevitabilmente alla criminalit\u00e0&#8221;.<br \/>\nVistosi sono anche, per la somiglianza con quelli attuali, gli elementi che pi- colpiscono l&#8217;osservatore borghese dell&#8217;epoca (situazione igienica, sovraffollamento, odori, immondizia, scoppi di violenza, mancanza di documenti di identit\u00e0).<br \/>\nDel tutto particolare risulta poi sotto questa luce l&#8217;analisi degli articoli apparsi sul Corriere della Sera, che appaiono troppo schierati su posizioni di netta distinzione tra buoni e cattivi, proprio come nel romanzo di Hugo. Alcuni esempi: &#8220;Molti gli immigrati per bene e costretti a vivere di stenti e tanti quelli che, invece, popolano il mondo della microcriminalit\u00e0&#8221; oppure &#8220;Molti impegnati nel difficile mestiere di sopravvivere e tanti, purtroppo, desiderosi di guadagni facili e poco puliti&#8221; (Corriere della Sera).<br \/>\nIn definitiva, per Maneri, &#8220;Ci\u00f2 che definisce il luogo simbolico dell&#8217;extracomunitario \u00e8 il suo rappresentare il punto di incontro tra classi lavoratrici e classi pericolose. Se, come \u00e8 emerso finora, l&#8217;extracomunitario \u00e8, senz&#8217;altro considerato una fonte di degrado di per s\u00e9, due sono i significati teoricamente possibili del suo rifiuto: il degrado criminale che lo circonda ed il potenziale criminale attribuitogli&#8221;.<br \/>\nLa discriminazione che emerge dai romanzi di Hugo tra i &#8220;veri parigini&#8221; ed i &#8220;barbari invasori&#8221; non si allontana molto da quella emersa a Milano, in occasione della polemica su quella che era stata chiamata emergenza freddo tra &#8216;barboni nostrani&#8217; ed extracomunitari&#8217;.<br \/>\nSe sono queste categorie sociali e morali a fondare lo statuto dell&#8217;extracomunitario, ci\u00f2 non significa affermare l&#8217;estraneit\u00e0 di questo tipo di discorso da ogni dimensione razzista.<br \/>\nSe gli extracomunitari non sono ancora, con ogni probabilit\u00e0, un gruppo razzializzato, i discorsi che li riguardano sono declinati in termini alieni da solidariet\u00e0 e rispetto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giornali e nuova immigrazione, cinque anni di arrivi dal resto del mondo raccontati   negli articoli di alcuni quotidiani italiani. 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