{"id":740,"date":"2009-11-04T17:07:30","date_gmt":"2009-11-04T17:07:30","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=740"},"modified":"2026-03-04T11:07:41","modified_gmt":"2026-03-04T10:07:41","slug":"editoriale-1-1-1-1-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=740","title":{"rendered":"1. Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>di Viviana Bussadori<\/p>\n<p>Inutile meravigliarsi dei toni da bar (senza offesa per i bar e i loro frequentatori) che i politici nostrani hanno ormai adottato per portare voti al proprio schieramento. Si era gi\u00e0 capito due anni<!--break--> fa e puntuale arriva la conferma: il linguaggio della politica non conosce mezze misure e, allontanatosi dalle iperboliche costruzioni sintattiche dell&#8217;altro ieri, \u00e8 piombato nella rissa verbale o, quando va bene, nelle frasi fatte, preferibilmente di area sportiva.<br \/>\nL&#8217;interpretazione buona \u00e8 che essendosi accorti che il livello culturale degli italiani \u00e8 ancora bassino (per i due terzi della popolazione la licenza media inferiore \u00e8 il massimo livello di studio!) abbiano deciso di utilizzare unlinguaggio pi\u00f9 vicino alla gente. (Per l&#8217;interpretazione cattiva invece ognuno \u00e8 libero di sbizzarrirsi come vuole).<br \/>\nMa torniamo al rapporto degli italiani con la lingua che, lo apprendiamo da una fonte autorevole quale pu\u00f2 essere Tullio De Mauro, registra aspetti abbastanza sconcertanti. Quasi il 14% della popolazione, tanto per cominciare, utilizza il dialetto non solo all&#8217;interno delle mura domestiche ma anche al di fuori. E un italiano su 10 ha serie difficolt\u00e0 a capire la lingua nazionale.<br \/>\nMeravigliati? Depressi? Consolatevi pensando che, fino a tempi neanche troppo remoti, l&#8217;italiano veniva utilizzato solo in Toscana e a Roma e che solo 40 anni fa sei persone su dieci non erano in grado di esprimersi e di comprendere questa nostra bistrattatissima lingua.<br \/>\nCosa ha contribuito al miglioramento? Ma la televisione naturalmente alla quale, per essere onesti, occorre affiancare anche la radio, almeno fino a quando non\u00e8 stata soffocata, nelle usanze, dalla tv. Oggi per\u00f2 anche su questo fronte il panorama \u00e8 in desolante calo qualitativo anzi, pi\u00f9 che un calo una vera e propria picchiata. Della tv di servizio non rimangono che poche briciole e gli spazi con qualche velleit\u00e0 culturale sono il pi\u00f9 delle volte relegati ad orari impossibili. E consoliamoci per la seconda volta ricordando che il calcio, almeno per i prossimi tre anni, non ce lo lever\u00e0 nessuno. Cos\u00ec potremo arricchire ancora un po&#8217; il nostro vocabolario di derivazione calcistica, gi\u00e0 zeppo di &#8220;discese in campo&#8221; e &#8220;salvataggi in corner&#8221;.<br \/>\nVabb\u00e8, ma allora? Allora rimane la carta stampata, i periodici, i quotidiani, i libri.<br \/>\nCome lettori di quotidiani, tanto per cominciare, ce la caviamo maluccio visto che in Europa (dati Fieg e Istat dell&#8217;88) l&#8217;Italia si colloca solo al 17\u00b0 posto con una media nazionale di 117 copie ogni 1.000 abitanti; davanti a noi anche la Grecia. Il tutto con buona pace di Hegel che definiva la lettura del quotidiano a inizio giornata come la preghiera laica del mattino.<br \/>\nDal fronte librario si levano invece le grida di dolore degli editori. Le scarse vendite lamentate trovano una immediata conferma: quasi il 60% delle famiglie italiane ha sugli scaffali di casa meno di 25 libri; il 23% poi risolve il problema ancora pi\u00f9 drasticamente visto che non ne possiede affatto.<br \/>\nChe gli italiani non siano dediti alla lettura non rappresenta certo una novit\u00e0. Che a questa disabitudine corrispondano veri e propri guasti nella propriet\u00e0 di linguaggio invece, si pensa un po&#8217; meno.<br \/>\nAlessandro Manzoni aveva ben presente il problema della lingua e non solo perquestioni legate alla sua poetica. L&#8217;obiettivo era quello di trovare &#8220;non una bella lingua&#8221; ma &#8220;un mrzzo di comunicazione d&#8217;ogni sorta di concetti tra tuttig\u00f2li italiani&#8221;. Cos\u00ec scrisse il suo romanzo popolare, i Promessi Sposi, utilizzando un vocabolario di 8.949 parole. Ben poche se si pensa che lo Zingarelli (e non \u00e8 l&#8217;opera pi\u00f9 completa attualmente in commercio) contiene 127 mila voci. Tantissime se si considera che i Promessi Sposi furono scritti oltre un secolo e mezzo fa. Si pu\u00f2 dire che il tempo \u00e8 passato invano visto che ancora oggi il &#8220;vocabolario di base della lingua italiana&#8221;, quello che secondo DeMauro \u00e8 posseduto con certezza da chi ha fatto almeno la terza media, \u00e8 composto da 6.700 parole. Ma per essere proprio certi di venire capiti da qualcosa come il 66% degli italiani, ci suggerisce il linguista, occorre scendere ancora: 2.000 parole, quelle del &#8220;vocabolario fondamentale&#8221;.<br \/>\nIl dubbio \u00e8 inevitabile: tra queste 2.000 parole ci saranno anche gli improperiche l&#8217;attuale classe politica si lancia con sempre maggiore frequenza?<br \/>\nAnzi, il dubbio \u00e8 atroce. Che questa politica del vituperio sia l&#8217;unica strada rimasta per farsi capire in Italia? Per vincere le elezioni?<br \/>\nNon scherziamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inutile meravigliarsi dei toni da bar (senza offesa per i bar e i lorofrequentatori) che i politici nostrani hanno ormai adottato per portare voti alproprio schieramento. 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