{"id":741,"date":"2009-11-04T17:07:31","date_gmt":"2009-11-04T17:07:31","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=741"},"modified":"2026-02-25T11:59:33","modified_gmt":"2026-02-25T10:59:33","slug":"clima-di-classe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=741","title":{"rendered":"12. Clima di classe"},"content":{"rendered":"<p>di Maria Grazia Berlini,<\/p>\n<p>La comunicazione implicita o esplicita che sia, verbale o non verbaleriguarda la capacit\u00e0 del singolo o di un gruppo di mettersi in relazione,imparando a gestirsi nella<!--break--> comunicazione privata per accedere progressivamente al circuito della comunicazione sociale e pubblica. E, rovesciandone il contenuto, ogni forma di comunicazione di s\u00e9 agli altri \u00e8 opportunit\u00e0 diespressione personale. Dal momento che si decide di incontrarsi \u00e8 naturalemettersi in dialogo. Se il dialogo risulta significativo, diventa necessario far uscire l&#8217;autenticit\u00e0 di s\u00e9 stessi per incontrarsi.<br \/>\nLa comunicazione implica un feed-back di ritorno, in quanto la possibilit\u00e0 di conoscere progressivamente gli altri e, approfondendo la relazione, capire meglio la personalit\u00e0 di chi ci sta di fronte, permette parallelamente diacquistare fiducia in s\u00e9 stessi. Trasferisco la mia riflessione al mondo della scuola, attraverso alcuni concetti mutuati da Celestin Freinet, &#8220;&#8230;una concezione pedagogica che vada incontro alle effettive esigenze dei ragazzi, si pone come obiettivo fondamentale quello di realizzare negli alunni la conoscenza di s\u00e9 stessi e del mondo attraverso un controllo dello stesso processo educativo; questo controllo si basa sul ruolo centrale che assumono: la comunicazione e la cooperazione sia fra gli alunni che fra gli insegnanti; la soddisfazione dei bisogni primari di motivazione, di esplorazione e di organizzazione dell&#8217;informazione, attraverso la pratica continua della ricerca; la manifestazione continua delle potenzialit\u00e0 creative ed intellettuali di ciascun alunno; infine il rapporto immediato tra scuola e vita come riappropriazione continua del processo educativo.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Un clima di classe cooperativo<br \/>\n<\/strong>La ricerca della comunicazione e l&#8217;acquisizione di competenze prende vita dalla creazione di un clima di classe cooperativo; tale clima pu\u00f2 essere rafforzato dalla pratica conversazionale. All&#8217;interno della classe, ciascuno dei presenti \u00e8 contemporaneamente osservatore e osservato, la mediazione iniziale pu\u00f2 essere definita dall&#8217;osservare le situazioni che si creano, prendersi tempo per tranquillizzarsi nella relazione e riflettere su s\u00e9 stessi. Ogni ragazzo riferisce, parla, si analizza esprimendo il proprio punto di vista; l&#8217;insegnante viene a conoscenza di come i ragazzi procedono mentalmente ed emotivamente e questi ultimi conoscono l&#8217;insegnante. Ecco il significato che alcune insegnanti attribuiscono all&#8217;importanza del creare relazioni e del comunicare all&#8217;interno della classe: la possibilit\u00e0 di avvicinarsi vicendevolmente rendendo proficui e&#8221;profondi&#8221; gli apprendimenti. Alcune tra queste, Lella Giornelli e Marisa Brighi della scuola media &#8220;Gianni Rodari&#8221; di Cesenatico (Fo), hanno pensatoal percorso didattico come ricerca-azione ed alla necessit\u00e0, per rendere possibile la comunicazione, di utilizzare le conversazioni tra ragazzi e ragazzee quelle tra insegnanti e ragazzi come mediatori emotivi e degli apprendimenti, affinch\u00e9 la classe cresca.<\/p>\n<p><strong>Con-versazioni<br \/>\n<\/strong>Le conversazioni sono forme di relazione, possono essere utilizzate cometecniche per insegnare e apprendere. A quali obiettivi sottendono? Socializzare le forme di conoscenza di ciascuno, ma anche controllare la comprensione (ci\u00f2 che l&#8217;altro ha compreso pu\u00f2 essere uno stimolo alla mia originale comprensione); possono favorire un apprendimento armonizzato e anche permettere di ricercare assieme degli accordi. Le conversazioni che riguardano le attivit\u00e0 scolastiche sono molto gratificanti per i ragazzi. <span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc pOOWX\">\u00c8<\/span><\/span> importante individuarel&#8217;atteggiamento da adottare durante le conversazioni, dello studente e dell&#8217;insegnante. Lo studente ascolta, comunica, e pu\u00f2 apprendere dagli altri; l&#8217;insegnante pu\u00f2 riflettere sull&#8217;attivit\u00e0, rilanciare l&#8217;apprendimento, e certo ha un insegnamento di ritorno. Risulta fondamentale fissare regole scritte per la comunicazione, affinch\u00e9 siano gli adulti i primi a rispettarle (in quanto adulti fatichiamo ad attribuire valore a tutto quanto i ragazzi decidono di comunicarci, o riteniamo di avere gi\u00e0 risposte sufficientemente strutturate da permettere di risparmiare tempo nella ricerca e conquista da parte dei ragazzi; ancora, fatichiamo a dedicare tempo alla decodificazione dei linguaggi utilizzati dai ragazzi per comunicare tra loro e con noi). Quanto detto sino qui non presenta caratteristiche valide in assoluto e in qualsiasi situazione, perci\u00f2 le prime conversazioni possono essere caratterizzate dai silenzi e dall&#8217;imbarazzo, proprio perch\u00e8 non si \u00e8 ancora pronti e sereni nell&#8217;affrontarle. Obiettivo principale deve rimanere quello di ascoltare e parlare. La conversazione pu\u00f2 essere facilitante ed assumere una valenza pedagogica sostanziale: per incontrarsi e conoscersi; per chiarire idee propriee ordinare manifestazioni proprie (conoscere s\u00e9 stessi); per portare con rispetto, anche se in disaccordo, alla cooperazione.<\/p>\n<p><strong>Conversare sugli errori<br \/>\n<\/strong>Sandra di Leva e Bruna Paolucci, insegnanti di Villa Verucchio (Rn) hanno cominciato cos\u00ec: ; da questo punto di vista potevano permetterci di entrare nella storia dei bambini, aiutarli a porre e porsi delle domande. Nella pratica didattica ci siamo lasciate guidare dall&#8217;inatteso che per noi non ha mai significato spontaneismo n\u00e9 casualit\u00e0. Se un bambino ci chiede perch\u00e8 il redi Francia si chiamava Franco I e il re di Spagna (nella stessa epoca) Carlo III, prendiamo in considerazione quella domanda, non fornendo un risposta risolutiva, ma attivando una ricerca nella classe. Questo non significa perturbare continuamente il programma previsto, bens\u00ec ricollocare questo all&#8217;interno di un gruppo-classe composto da originalit\u00e0. L&#8217;apprendimento rimane una cosa privata e interna, l&#8217;insegnante in questo senso \u00e8 un facilitatore. L&#8217;errore o la domanda imprevista divengono incidente di percorso, recuperabile e non solo: aiutano a rispettare le teorie e le ipotesi di tutti, permettono di lavorarea ssieme per rovesciarle e individuare quelle corrette. Questa riflessione ha portato prima di tutto alla nostra crescita come insegnanti: eravamo noi a farefatica nel raffrontarci con gli insuccessi dei bambini della nostra classe.Assieme a loro, conversando, ci siamo avvicinati agli stili di apprendimento di ciascuno e alla pluralit\u00e0 delle intelligenze.&#8221;<br \/>\nLe riflessioni di Sandra e Bruna mi permettono di fare un passo successivo verso uno degli aspetti sottolineati anche all&#8217;interno dei programmi della scuola elementare: separare il momento della produzione da quello della correzione. Altrettanto importante \u00e8 evitare di interrompere durante la ricerca di un proprio modo di esprimersi, di comunicare, di codificare e decodificare i significati. Si pu\u00f2 rimandare la discussione e la correzione ad un secondo momento, quando il bambino si \u00e8 &#8216;fatto capire&#8217; e &#8216;ha capito&#8217;. Le conversazioni, come tecniche comunicative, hanno un valore in quanto possibili elementi organizzatori di un progetto di ricerca nella classe, a partire dalla costruzione di regole e consegne, dalla definizione di responsabilit\u00e0, dall&#8217;autocontrollo dei comportamenti e degli apprendimenti. Regole e istituzioni che scaturiscono dall&#8217;uso delle tecniche, hanno il compito di sviluppare, e nello stesso tempo, di mediare le relazioni tra i sistemi individuali, attraverso la costruzione di un terreno comune di incontro, confronto e anche conflitto. Come gi\u00e0 sottolineato precedentemente \u00e8 fondamentale la definizione di regole concordate per i procedimenti conversazionali: non dare niente per scontato; valorizzare e non penalizzare gli errori; chiedere il&#8221;come?&#8221; e il &#8220;perch\u00e8?&#8221;, i procedimenti, ed individuare tempi e ritmi. Una comunicazione significativa e voluta presuppone un atteggiamento attento da parte dell&#8217;adulto; un atteggiamento che renda possibilile parole di Don Lorenzo Milani: &#8220;L&#8217;opera di un educatore consiste soprattutto nell&#8217;avere tanta autorevolezza da scoprire l&#8217;educatore che \u00e8 nell&#8217;altro e da farsi educare dall&#8217;altro&#8221;.<\/p>\n<p>Si presenta qui rielaborata, la postfazione di Maria Grazia Berlini al libro &#8220;Attesi Imprevisti&#8221; di Paolo Perticari, Bollati Boringhieri, Torino, 1996<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CLIMA DI CLASSELa comunicazione implicita o esplicita che sia, verbale o non verbaleriguarda la capacit\u00e0 del singolo o di un gruppo di mettersi in relazione,imparando a gestirsi nella<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587],"edizioni":[67],"autori":[1632],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/741"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=741"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/741\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6719,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/741\/revisions\/6719"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=741"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=741"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=741"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=741"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=741"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=741"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=741"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=741"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=741"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}