{"id":745,"date":"2009-11-04T17:07:31","date_gmt":"2009-11-04T17:07:31","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=745"},"modified":"2026-02-23T10:56:22","modified_gmt":"2026-02-23T09:56:22","slug":"meno-stato-pi-solidariet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=745","title":{"rendered":"1. Meno stato pi\u00f9 solidariet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Fabio Casadei<\/p>\n<p>La riforma dello Stato sociale \u00e8, di questi tempi, al centro di un intenso dibattito che coinvolge politici, imprenditori e sindacati. Ecco come il prof. Stefano Zamagni, preside della Facolt\u00e0 di Economia<!--break--> dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, pensa che dovr\u00e0 essere ridisegnato il modello italiano di Wefare State.<\/p>\n<p><strong>Professor Zamagni, quale concezione di Stato sociale ha in mente e chisono i pi\u00f9 deboli nella societ\u00e0 di oggi?<\/strong><br \/>\nI pi\u00f9 deboli sono i nuovi poveri. La nuova povert\u00e0 non \u00e8 dovuta a una povert\u00e0 di risorse, ma a una povert\u00e0 di diritti. I nuovi poveri sono coloro aiquali non viene riconosciuto accesso ai diritti di cittadinanza. Da ci\u00f2 si ricava che lo Stato sociale non pu\u00f2 pi\u00f9 essere quello di un tempo, cio\u00e8 uno Stato che si limitava alla ridistribuzione delle risorse, ma deve tendere ad allargare le sfere di inclusione. In altre parole lo Stato deve farsi carico dell&#8217;attribuzione di diritti quali, in particolare, quello di cittadinanza, quello alla salute, quello all&#8217;istruzione, quello, soprattutto, alla copertura dal rischi (tema della previdenza). A differenza del passato, la concessione di questi diritti non passa pi\u00f9 attraverso la semplice ridistribuzione di genere odi reddito, ma attraverso un&#8217;azione tendente alla liberazione. Non basta che ilsistema di previdenza dia pi\u00f9 soldi: bisogna mettere le persone in condizione di pensare ai propri bisogni durante l&#8217;intero corso di vita, agendo con un tipo di educazione permanente. Si tratta, cio\u00e8, di garantire quell&#8217;accesso allenuove tecnologie senza il quale l&#8217;elargizione di pi\u00f9 soldi non potr\u00e0 maiconsentire, a chi continua a essere tenuto nell&#8217;ignoranza, di uscire dalla propria condizione di emarginazione.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;attuale modello di Welfare State italiano instaura un collegamento trabenessere e lavoro perch\u00e9\u201a si preoccupa di tutelare, principalmente, coloro che sviluppano diritti in virt\u00f9 del loro nesso col salario e della loropartecipazione alla vita lavorativa. Crede sia giunto il momento, quindi, dipassare ad un&#8217;allocazione delle risorse ai cittadini fatta sulla base di criteri universalistici e non legati alla posizione sul mercato del lavoro?<\/strong><br \/>\nIl vecchio modello di Wefare \u00e8 strutturato sulle esigenze di una societ\u00e0fordista, dove il cittadino \u00e8 automaticamente un lavoratore. La novit\u00e0 della societ\u00e0 post-fordista \u00e8 che si \u00e8 rotto il legame tra il posto di lavoro e l&#8217;attivit\u00e0 lavorativa: il lavoratore, cio\u00e8, non \u00e8 pi\u00f9 identificato dal posto di lavoro che occupa. Continuare con la vecchia impostazione fordista, pertanto, rischia di lasciare ai margini intere fasce di cittadini che, non avendo un posto fisso di lavoro pur svolgendo attivit\u00e0 di lavoro, non vedono garantito loro un trattamento adeguato a fini previdenziali. Il risultato \u00e8 l&#8217;attuale drammatica bipartizione tra gente supertutelata da un lato e gente non tutelata dall&#8217;altro.<\/p>\n<p><strong>Pensa, quindi, che possa divenire attuabile la previsione di specifiche indennit\u00e0 a favore, per esempio, di giovani in cerca di prima occupazione, figli naturali e persone in stato di disagio? In questo caso la via per reperirele risorse necessarie passerebbe pi\u00f9 per il riequilibramento del sistema previdenziale o per l&#8217;aumento del grado di flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>La flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro \u00e8 indispensabile: il problema, per\u00f2, \u00e8 come realizzarla. Pur essendo il mercato del lavoro italiano tra i pi\u00f9 flessibili d&#8217;Europa, tale flessibilit\u00e0 si dimostra inadeguata. La vera flessibilit\u00e0 ha altri scopi rispetto a quelli del licenziamento odell&#8217;assunzione: rendere possibile un&#8217;alternanza tra periodi lavorativi e periodi di formazione. Una flessibilit\u00e0 intertemporale, insomma, che consenta atutti di formarsi in maniera continuativa. L&#8217;ipotesi del reddito minimo di cittadinanza consiste nell&#8217;abbandonare la situazione attuale, a cominciare dal contratti di formazione-lavoro, per dare a tutti i cittadini un reddito minimoche sostituisca ogni altra forma di indennizzo. \u00c8 sicuramente il punto d&#8217;arrivo, ma ci vorr\u00e0 ancora un po&#8217; di tempo prima che si arrivi a riconoscere a ogni soggetto, nel momento in cui arriva alla maggior et\u00e0, la titolarit\u00e0 di un reddito minimo che serva al suo sostegno. Penso a una cifra base, peresempio, di 600.000 lire mensili esentasse, la cui erogazione verrebbe sospesa nel momento in cui il soggetto trovasse lavoro e riassegnata nel momento del suo eventuale licenziamento, in luogo dell&#8217;attuale ricorso alla cassa integrazione. In questo modo lo stesso ruolo della famiglia si rafforzerebbe, dal momento che tutti i fruitori di un reddito minimo verrebbero incentivati ad aggregarsi dalla convenienza a dividere le spese.<\/p>\n<p><strong>Quale ruolo potr\u00e0 assumere il non profit nel ridisegnare il nuovo modello di Stato sociale?<\/strong><br \/>\nIl non profit avr\u00e0 un ruolo fondamentale nella misura in cui rappresenter\u00e0 l&#8217;elemento portante del modello di economia civile. \u00c8 indispensabile, infatti, creare una forte economia civile in grado di complementizzare, affiancandola, l&#8217;economia privata. Il non profit rappresenta l&#8217;espressione, sul fronte economico, della capacit\u00e0 di organizzazione della societ\u00e0 civile. Esso costituisce, quindi, quella sfera che dovr\u00e0 ereditare e occupare gli spazi rimasti vuoti in seguito al ridimensionamento dell&#8217;intervento dello Stato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riforma dello Stato sociale \u00e8, di questi tempi, al centro di un intensodibattito che coinvolge politici, imprenditori e sindacati. 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