{"id":747,"date":"2009-11-04T17:07:32","date_gmt":"2009-11-04T17:07:32","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=747"},"modified":"2026-02-20T10:44:47","modified_gmt":"2026-02-20T09:44:47","slug":"dalla-parte-dei-ragazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=747","title":{"rendered":"3. Dalla parte dei ragazzi"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Milena Bernardi<\/p>\n<p>Paolo Fallai \u00e8 nato a Velletri (Roma) il 19 luglio 1959 e fino a dieci anni voleva fare il medico. Lo sbarco sulla luna, nel 1969, lo convinse ad abbandonare malati e sale operatorie in vista<!--break--> di una luminosa carriera come astronauta. A 12 anni, folgorato dalle costruzioni Lego, aveva deciso di fare l&#8217;architetto. A 17 anni, dopo aver valutato la possibilit\u00e0 di fare l&#8217;ingegnere, l&#8217;assicuratore navale, il postino e il barista (con una breve ma intensa esperienza nel bar della zia), decise che ogni progetto era inutile e cominci\u00f2, per puro caso, a fare il giornalista. Da allora non ha mai smesso, collaborando per quotidiani come Il Messaggero e Il Corriere della Sera e sopratutto per l&#8217;agenzia ANSA dove \u00e8 stato assunto nel 1984 e dove tuttora lavora. Appassionato di teatro, ha scritto alcune commedie e fondato con amici come Athina Cenci e Marco Mattolini l&#8217;associazione Palcoscenico Firenze e la compagnia teatrale Magnifico. Nel 1993 ha collaborato ai testi della trasmissione televisiva Cielito Lindo andata in onda su RAITRE. Nello stesso anno ha collaborato alla stesura del testo dell&#8217;opera per bambini &#8220;Il gatto che scopr\u00ec l&#8217;america&#8221;.<br \/>\nIl romanzo &#8220;Le tre chiavi&#8221; \u00e8 la sua prima opera di narrativa per ragazzi ed ha vinto nel 1996 il premio letterario &#8220;Laura Orvieto&#8221;.<br \/>\nDopo aver vissuto e lavorato a Firenze, nel 1995 si \u00e8 trasferito a Roma. Alla domanda su quali siano i suoi progetti per il futuro ha risposto deciso: &#8220;Ci sto pensando&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 scrive narrativa pensando a lettori giovanissimi? <\/strong><strong>Quale \u00e8, per lei, il senso della scrittura rivolta ai ragazzi?<\/strong><br \/>\nMi verrebbe voglia di rispondere per &#8220;urgenza&#8221; e &#8220;senso di colpa&#8221;.<br \/>\nUrgenza, perch\u00e9 considero fondamentale il ruolo della letteratura per l&#8217;infanzia come chiave interpretativa, aiuto, vocabolario delle emozioni, insomma come &#8220;compagna di crescita&#8221;. &#8220;Senso di colpa&#8221; perch\u00e9, da giornalista, faccio parte di quel meccanismo dell&#8217;informazione che ossessiona e bombarda tutti noi &#8211; bambini e ragazzi compresi &#8211; senza che vengano forniti strumenti di comprensione.<br \/>\nIn questo senso non mi pare che la letteratura per l&#8217;infanzia svolga un ruolo diverso dalla letteratura per gli adulti. Se vogliamo conoscere il dramma della borghesia italiana che si affaccia sul Novecento, con la testa in un futuro dove tutto \u00e8 creduto possibile e i piedi nei campi, certo possiamo leggere saggi importanti. Ma alla fine \u00e8 il Pirandello di &#8220;Uno, nessuno e centomila&#8221; che ci aiuta a capire.<br \/>\nScrivere per ragazzi vuol dire fare uno sforzo in pi\u00f9, dovendo mettere nel conto strumenti di comprensione che sono in formazione. Credo che un senso della scrittura rivolta ai ragazzi possa essere una scelta di servizio: la volont\u00e0 di offrire &#8211; attraverso una storia &#8211; una sintesi dei fenomeni che i ragazzi conoscono e devono fronteggiare ogni giorno, e proporre loro qualche chiave perch\u00e9 possano costruirsi da soli l&#8217;interpretazione che pi\u00f9 li convince.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il suo &#8220;progetto&#8221; di scrittura?<\/strong><br \/>\nIl massimo rispetto nei confronti della storia che stavo raccontando ed un controllo molto rigido nei confronti delle tentazioni moraleggianti, anche inconsce. Ma innanzitutto una storia, che deve essere &#8211; almeno nel caso dei romanzi per i ragazzi dai dieci anni in su &#8211; credibile e coerente.<br \/>\nE la ricerca di uno stile &#8211; non so proprio se ci sono riuscito, questo devono dirlo i ragazzi &#8211; che fosse capace di restituire la complessit\u00e0 delle emozioni del mio giovane protagonista.<\/p>\n<p><strong>La storia da lei narrata affronta una vera &#8220;avventura esistenziale&#8221;. Si addentra nei sobborghi di una preadolescenza sbattuta subitaneamente verso il conflitto con le figure dei genitori. Quali percorsi formativi, quali contrasti, quali dolori&#8230; Quali drastici cambiamenti vi sono rappresentati?<\/strong><br \/>\nC&#8217;\u00e8 un momento nel romanzo, in cui il ragazzo percepisce, ed afferma esplicitamente, una frattura tra l&#8217;immagine del padre che aveva prima e dopo lo svolgimento che \u00e8 alla base della storia (l&#8217;arresto dell&#8217;uomo).<br \/>\n<span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8 <\/span>senz&#8217;altro la pi\u00f9 evidente, ma ho lavorato per disseminare il romanzo di queste fratture, alcune delle quali appena avvertite. Sono partito da una situazione di calma (insomma, andava tutto bene, \u00e8 l&#8217;incipit), che viene bruscamente interrotta e che porta il protagonista a dover fare i conti con tutto il suo universo: i rapporti con i genitori, con l&#8217;amico, con la scuola e infine gli estranei. Personaggi con i quali il protagonista non vorrebbe avere a che fare ma con i quali &#8220;deve&#8221; confrontarsi, trovare una misura, prendere decisioni, spesso rischiose.<br \/>\n<span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> dal complesso di queste &#8220;fratture&#8221; da una realt\u00e0 consolidata ad una in movimento, che nasce l&#8217;esigenza per il protagonista, di &#8220;aggiornare&#8221; continuamente il suo modo di vedere il mondo che lo circonda. Anche per questo insistevo sull&#8217;attenzione alle tentazioni di facili moralismi. Di fronte ad un padre accusato di essere un truffatore, il ragazzo cerca di capire, tentando con fatica e con dolore di far convivere l&#8217;affetto &#8211; indiscutibile &#8211; con la ricerca di risposte che qualche volta non sono proprio quelle che ci farebbe piacere trovare.<br \/>\nL&#8217;estrema delicatezza di alcuni equilibri, per esempio il rapporto con la madre, impone grande attenzione. Il ragazzo che a undici anni cerca il contatto fisico, la &#8220;annusa&#8221; per calmarsi, \u00e8 lo stesso che la giudica, anche in modo spietato quando lei si irrigidisce nei confronti del padre. Non c&#8217;\u00e8 spazio per fare la morale, o per salire su una cattedra e trasmettere al ragazzo del romanzo (e quindi al lettore) la lezioncina su come ci si comporta in questi casi. Da parte mia ho tentato di metterci attenzione, rispetto, perfino pudore nei confronti dei sentimenti, delle passioni, delle delusioni. Con un paradosso potrei dire che non ho il diritto di sindacare i sentimenti del protagonista del romanzo, anche se ne sono l&#8217;autore.<br \/>\nPosso cercare di raccontarli, di descriverli, di seguirli passo passo. Perch\u00e9 \u00e8 in questo percorso, negli accidenti di questo percorso, nelle cadute, nelle riprese, nell&#8217;allegria che segue la disperazione, perfino nello stupore del protagonista quando riesce ad addormentarsi nonostante la tensione, \u00e8 in tutto questo la formazione. Ed \u00e8 questa la materia prima della mia storia.<\/p>\n<p><strong>Il protagonista del suo romanzo va, via via, verso la presa di coscienza (saperi esperienziali?) di sue nuove forme di differenza: la precedente vita si smonta, si frantuma, si lacera; il ragazzo \u00e8 un altro o no, alla fine del romanzo? In cosa il ragazzo sar\u00e0 testimone di una sua &#8220;differenza&#8221;<\/strong><em>?<br \/>\n<\/em>Credo che &#8220;presa di coscienza&#8221; sia la definizione che mi piace di pi\u00f9. Qualcosa come la messa a frutto delle capacit\u00e0 deduttive, che sono fortissime, molto prima di essere messe a vantaggio di un ragionamento. Certo, alla fine del romanzo, il protagonista \u00e8 senza dubbio un&#8217;altra persona. Testimone consapevole della propria crescita \u00e8 pronto per mettere a frutto le ferite, le delusioni e le vittorie.<br \/>\nUna riflessione a parte merita proprio il concetto di &#8220;differenza&#8221;. Perch\u00e9 in molte occasioni, Andrea, il protagonista deve fare i conti con una situazione che lo mette al di fuori di un &#8220;ordine&#8221;. Quando torna a scuola, dopo l&#8217;arresto del padre, per esempio. &#8220;Bombardato&#8221; dalle domande dei compagni e comunque al centro di una attenzione non sempre e non tutta affettuosa, perfino morbosa in qualche momento. E quando pochi capitoli dopo si accorge che quella &#8220;vena&#8221; di curiosit\u00e0 dei propri compagni si \u00e8 esaurita, rimane solo. Non \u00e8 un rientro nel ruolo consueto, per lui, piuttosto la conoscenza di una nuova forma di diversit\u00e0, quella strisciante del silenzio, provocato dall&#8217;indifferenza. Perfino al suo migliore amico Andrea sar\u00e0 costretto a ricordare che suo padre \u00e8 stato arrestato.<br \/>\nPerch\u00e9 se un fatto non si rinnova invecchia immediatamente e viene dimenticato dagli &#8220;altri&#8221;. Eppure \u00e8 ancora l\u00ec e fa male per chi lo vive tutti i giorni. Ed \u00e8 un meccanismo infernale di esclusione, di finto interesse, di necessit\u00e0 quasi patologica di avere nuovi oggetti da consumare in fretta. Ma non \u00e8 anche la nostra informazione fatta proprio cosi? Non siamo forse capaci di commuovere una nazione intera su casi pietosi, salvo poi dimenticarli il giorno dopo, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una nuova immagine, pi\u00f9 fresca, e nuovo dolore da consumare? E perch\u00e9 i nostri ragazzi dovrebbero essere diversi, se \u00e8 questo maledetto meccanismo di consumo veloce che viene offerto loro quotidianamente?<br \/>\nLe notizie passano, come se non lasciassero traccia. Come se il dolore o la gioia o la rabbia che portano con s\u00e9, non esistessero. Andrea lo impara a sue spese.<br \/>\nMa vorrei parlare anche di un&#8217;altra &#8220;diversit\u00e0&#8221; che il piccolo protagonista deve vivere. Quella dell&#8217;innamoramento. Nel romanzo Andrea finge di innamorarsi di una compagna di classe. E&#8217; una scusa che gli serve per essere invitato a casa di lei e continuare le sue indagini. Eppure \u00e8 un sentimento delicato che deve fare i conti con mille condizionamenti, innanzitutto lui stesso che &#8220;recita una parte&#8221;, poi l&#8217;attenzione dei compagni e infine le reazioni della ragazza. E deve fare i conti con le pulsioni sacrosante di un ragazzo di undici anni, che studia la propria sessualit\u00e0, cercando soprattutto di capirla.<\/p>\n<p><strong>Ci parli del rapporto realt\u00e0-narrativa dal punto di vista della sua esperienza giornalistica. Quali strumenti hanno i bambini, i ragazzi, per decifrare, capire, ricostruire un quadro conoscitivo, i dati drammatici della realt\u00e0 &#8220;orchestra&#8221; in cui tutti viviamo?<\/strong><br \/>\nVolendo scomporre il romanzo che ho scritto, per grandi temi che affollano la cronaca di tutti i giorni, potremmo elencare: usura, violenza, crisi della famiglia, affidamento dei figli, giustizia. Sono parole che ogni giorno entrano nella vita dei ragazzi, attraverso i telegiornali, le parole dei &#8220;grandi&#8221;, le letture. E non sono le sole: mettiamoci insieme gli stupri, la pedofilia, Maastricht, la Finanziaria, la pressione fiscale, la crisi economica, la disoccupazione e il Milan che non vince pi\u00f9. Sono milioni, miliardi di informazioni che attraverso i media raggiungono noi e i ragazzi. Senza filtri e senza strumenti per usare questa massa informe possiamo rimanere schiacciati. Rischiamo di interpretare le parole come rumore, non come simboli che corrispondono a fatti, situazioni, emozioni. Per i ragazzi il pericolo \u00e8 ancora pi\u00f9 grande, perch\u00e9 a undici anni rischiano di sapere perfettamente cos&#8217;\u00e8 un missile Cruise, riconoscere il sistema elettronico che lo guida sul bersaglio, e di non avere la minima idea che quel missile quando arriva rade al suolo tutto quello che trova nel raggio di centinaia di metri. Persone comprese. E che tutto questo non \u00e8 un gioco che si vede solo alla televisione.<br \/>\nLo stesso meccanismo vale per la realt\u00e0 che ogni giorno ci viene offerta e che \u00e8 parcellizzata in mille singole notizie che sembrano non avere alcun rapporto tra loro. E che pochi mezzi di informazione si fanno carico di spiegare. Non c&#8217;\u00e8 situazione paradossale o violenta che si possa immaginare in letteratura, che non sia stata ampiamente superata per efferatezza da un episodio realmente accaduto.<br \/>\nDi fronte a tutto questo ragazzi (e adulti, spessissimo gli adulti) sono disarmati e con pochi strumenti di comprensione. La letteratura \u00e8 uno di questi. La letteratura per l&#8217;infanzia dovrebbe essere uno di questi: capace di affrontare anche i temi pi\u00f9 difficili ed offrirli nella cornice di una storia, alla comprensione e alla capacit\u00e0 di analisi dei lettori. Alla loro straordinaria voglia di farsi un&#8217;idea propria di quello che accade, senza che per forza debbano subire la superficialit\u00e0 del quotidiano o i pacchetti precotti di una morale a ore.<br \/>\nLei parla di realt\u00e0 &#8220;orchestra&#8221; e ha ragione. Perch\u00e9 il grande mondo che offriamo agli occhi di chi vorrebbe capire come \u00e8 fatto \u00e8 intriso di paure. Ma invece di parlarne, di giocare con queste, ci limitiamo ad offrirle nella loro veste pi\u00f9 cruda. E come se non bastasse, qualcuno ha pure il coraggio di prendersela con i libri horror per l&#8217;infanzia, che di fatto sono gli unici a svolgere una funzione liberatoria. Ma questo \u00e8 un discorso che ci porterebbe lontano.<br \/>\nCredo che la letteratura per l&#8217;infanzia abbia questo grande potere di offrire ai ragazzi una sintesi ragionata della realt\u00e0. Uno strumento perch\u00e9 il loro pensiero si formi e si sviluppi in libert\u00e0. Un confronto per condividere i dubbi e imparare un metodo di ricerca delle risposte. E un luogo delle emozioni. Perch\u00e9 la velocit\u00e0 (delle notizie, degli impegni, della nostra vita) rischia di farcele perdere e insinua il sospetto che alla fine non ci siano pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo Fallai \u00e8 nato a Velletri (Roma) il    19 luglio 1959 e fino a dieci anni voleva fare il medico. 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