{"id":748,"date":"2009-11-04T17:07:32","date_gmt":"2009-11-04T17:07:32","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=748"},"modified":"2026-01-26T10:23:15","modified_gmt":"2026-01-26T09:23:15","slug":"il-padre-e-lo-straniero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=748","title":{"rendered":"3. Il padre e lo straniero"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">di Gianluca Cataldo<\/p>\n<p>Seduto sul lato assolato di una panchina del cortile, Diego fumava una sigaretta dopo l&#8217;altra in attesa di riprendersi il bambino. Mancavano dieci minuti alla fine della seduta.<!--break--> Tirava un fresco venticello autunnale, e, al centro dello spiazzo sterrato che separava il reparto dei convulsivi da quello dei cerebrolesi, alcuni ragazzi epilettici giocavano a rincorrersi sotto lo sguardo distratto di un&#8217;anziana signora intenta a sferruzzare. Due terapiste stavano tentando di mettere in posizione eretta un bimbetto dalla testa microscopica. Diego aveva gi\u00e0 notato quella creaturina disarticolata, che sembrava uno scherzo della natura. Tra s\u00e9 lo chiamava &#8220;il mostrino&#8221;.<br \/>\nNon vide l&#8217;uomo sinch\u00e9 non gli si sedette accanto, dal lato della panchina immerso nell&#8217;ombra. Un quarantenne alto e olivastro, profondi occhi neri, un&#8217;eleganza che rasentava la ricercatezza. Diego si mise a fissare con ostinazione la punta delle proprie scarpe.<br \/>\nDi solito, i genitori si scambiavano un cenno di saluto o qualche commento sul tempo e sui figli. Diego non si era mai concesso il conforto di una chiacchiera. Che aiuto gli avrebbero potuto dare le lamentazioni o i consigli degli altri? C&#8217;era stato un tempo in cui aveva provato vergogna per la disgrazia che gli era capitata. Infine, s&#8217;era persuaso che nel dolore, cos\u00ec come nella rabbia, si \u00e8 sempre soli e impotenti.<br \/>\nL&#8217;uomo aveva preso a picchiettare col piede per terra, ossessivamente. All&#8217;improvviso gli sfugg\u00ec un profondo sospiro. Diego si sorprese suo malgrado a fissarlo. L&#8217;altro intercett\u00f2 il suo sguardo e gli rivolse un sorriso mite.<br \/>\n&#8220;Anche lei \u00e8 qui per un figlio?&#8221;<br \/>\nAveva detto queste parole con calma, staccando nettamente sugli accenti. L&#8217;inflessione era incerta, ma sicuramente straniera, forse mediorientale, a giudicare dalla carnagione olivastra e dall&#8217;ombra di una barba che pareva sfidare anche la pi\u00f9 accurata rasatura. Diego sospir\u00f2 a sua volta, annuendo.<br \/>\n&#8220;Di questa stagione, nel mio Paese, nei villaggi sotto le alture si fa grande festa. Danziamo per tenere lontano la paura dell&#8217;inverno. Mi chiamo Walid.&#8221;<br \/>\nStrinse la mano che l&#8217;altro gli tendeva e farfugli\u00f2 un &#8220;Marini Diego&#8221; che lo fece sentire ridicolo e lo infuri\u00f2 al tempo stesso.<br \/>\n&#8220;Qual \u00e8 il suo Paese?&#8221; aggiunse subito.<br \/>\n&#8220;Oh, \u00e8 un Paese molto lontano. Ma non \u00e8 molto diverso dall&#8217;Italia. Anche l\u00ec ci sono le montagne e il mare, e ogni tipo di gente. Noi della costa diciamo che quelli della montagna si lavano poco, perch\u00e9 fa freddo. Quelli della montagna dicono che noi della costa puzziamo di pesce. Quello \u00e8 mio figlio Yusuf.&#8221;<br \/>\nEra quindi il padre del &#8220;mostrino&#8221;. Strano, per\u00f2, lui cos\u00ec scuro e quel bambino con un ciuffetto di capelli biondi in cima alla testina&#8230;<br \/>\nPoi ripenso al tono con cui aveva pronunciato il nome del bambino: con orgoglio e dolore. Di questo l&#8217;aveva rimproverato tante volte sua moglie, di non aver mai saputo dire il nome del figlio con altrettanto orgoglio e altrettanto dolore.<br \/>\n&#8220;Il mio \u00e8 ancora dentro&#8221; borbott\u00f2, e alzandosi di scatto aggiunse, a mo&#8217; di scusa, &#8221; \u00e8 ora che vada a riprenderlo&#8221;.<br \/>\nQuando raggiunse la sala della terapia, le ragazze avevano gi\u00e0 rivestito Giacomo e una madre attendeva impaziente il suo turno stringendosi al petto una ragazzina dalle guance arrossate, che esplorava senza sosta con la lingua 1\u2019interno del palato.<br \/>\nDiego si chin\u00f2 a sussurrare qualcosa all&#8217;orecchio del figlio. Il volto del piccolo s&#8217;illumin\u00f2 d&#8217;un sorriso radioso, e lo sent\u00ec lanciare il suo grido di felicit\u00e0, un &#8220;eeeh-eeeh!&#8221; al contempo monocorde e modulato con cui lo ringraziava per averlo ripreso con s\u00e9, liberandolo dalle terapiste.<br \/>\nPer lui ogni seduta era una tortura: ma si trattava, secondo i medici, di una tortura necessaria allo sviluppo del suo cervello malformato. In capo a due anni di assidue cure, Giacomo aveva imparato a sorridere ai genitori e a reggersi il ciuccio con il dorso di una mano. Riusciva a restare in piedi, se sorretto, per una trentina di secondi. Diego era ormai convinto di essersi rassegnato alla malattia di Giacomo: ma quando, certi giorni, in casa, si respirava un vago ottimismo per i &#8220;progressi&#8221; del piccolo, veniva colto da violenti accessi di rabbia. Tutta quella fatica gli sembrava inutile, o, peggio, un&#8217;assurda violenza. Fosse stato qualcosa di pi\u00f9 di un semplice impiegato del Ministero di Grazia e Giustizia, avrebbe potuto dire di s\u00e9 stesso che, dopo la nascita del figlio, era morto dentro.<br \/>\nNel cortile ritrov\u00f2 Walid: era al centro dello spiazzo, e ballava abbracciato al mostrino. La testa del piccolo pendeva da un lato, i suoi occhi erano vuoti, ma sulle labbra gli aleggiava lo stesso sorriso del padre.<br \/>\nSi ritrovarono accanto, ciascuno alla guida del proprio passeggino, e percorsero affiancati il tratto di strada che li separava dall&#8217;uscita dell&#8217;Istituto. Sulla soglia della porta a vetri che immetteva in un lungo vialone trafficato si fermarono per dare un&#8217;aggiustatina ai bambini. Giacomo continuava a sorridere, un filo di bava all&#8217;angolo della bocca screpolata. Yusuf si era addormentato.<br \/>\nSi scambiarono un cenno di saluto, sul volto di Walid riaffior\u00f2 un sorriso mite, poi si avvi\u00f2 in direzione di una lunga berlina nera parcheggiata di fronte all&#8217;Istituto. Dal posto di guida scese un mediorientale, in divisa da autista, s&#8217;inchin\u00f2 a Walid e lo aiut\u00f2 a sollevare il piccolo.<br \/>\nMentre si avviava verso la sua &#8220;Panda&#8221; scassata, Diego pens\u00f2 che gli sarebbe piaciuto rivedere quel padre tanto sereno. E prov\u00f2 una profonda vergogna per aver pensato a Yusuf come al &#8220;mostrino&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seduto sul lato assolato di una panchina del cortile, Diego fumava una    sigaretta dopo l&#8217;altra in attesa di riprendersi il bambino. 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