{"id":751,"date":"2009-11-04T17:07:33","date_gmt":"2009-11-04T17:07:33","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=751"},"modified":"2026-02-20T12:17:59","modified_gmt":"2026-02-20T11:17:59","slug":"la-fine-della-diversit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=751","title":{"rendered":"La fine della diversit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Milena Bernanrdi<\/p>\n<p>Mentre sugli schermi cinematografici decolla il Gobbo di Notre Dame (The Hunchback of Notre Dame) &#8211; di Gary Trousdale e Kirk Wise &#8211; nuovo evento della Disney, arriva in libreria &#8220;Il gobbo<!--break--> misterioso&#8221; di Antonio Faeti, storia appassionata e vibrante che ricongiunge la figura del Gobbo ai tanti destini letterari ed immaginari, alti e bassi, cui appartiene di diritto. Il romanzo va ad annoverarsi fra altri titoli preziosi della collana di narrativa per bambini e ragazzi, I Delfini, che Antonio Faeti dirige per la casa editrice Bompiani. Il gobbo misterioso, seguito di La vera storia di Pocahontas, e quindi movimentato dalle curiosit\u00e0 degli allievi di una terza media &#8211; gli stessi, cresciuti, che avevano gi\u00e0 incrociato i segreti di Pocahontas &#8211; dialoga sapientemente con il Quasimodo di Hugo e ci invita a rituffarci nelle vie di una Bologna contemporanea che ci piace immaginare simile alla Bologna inedita raccontata nel libro di Faeti. Ed \u00e8 l&#8217;autore, professore ordinario di Letteratura per l\u2019infanzia all&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, che, curando il catalogo della collana Bompiani, dice del Gobbo: &#8220;Il famoso gobbo letterario \u00e8 l\u00ec a rammentare che la vita \u00e8 varia, complessa, ben riferita a differenze di ogni tipo.&#8221; Differenze, appunto. Di questo abbiamo parlato con Antonio Faeti, cultore della simbolica dei gobbi.<\/p>\n<p><strong>La lettura del Gobbo Misterioso mi ha immediatamente indotto ad una riflessione a carattere pedagogico: sar\u00e0 questa, l\u2019ennesima occasione che la scuola perder\u00e0?<\/strong><br \/>\nIl modo in cui, nel libro, si mette il dito sulla diversit\u00e0 e sulla connotazione della differenza, anche attraverso la fascinazione di una spazialit\u00e0 assai particolare &#8211; il sotto, il dentro, l\u2019interno, il nascosto &#8211; mi sta molto a cuore. Ripenso a quanto sentii &#8211; tempo fa, ad un convegno sull&#8217;integrazione- a proposito delle scuole speciali in Germania: eleganti ed attrezzatissimi edifici, rigorosamente situati fuori citt\u00e0 e circondati da alti filari di pioppi.<\/p>\n<p><strong>Questa distanza nel romanzo davvero non compare: c&#8217;\u00e8 invece la dimensione dell&#8217;interno, della profondit\u00e0 del rapporto: allora cosa possiamo dire intorno allo spazio della differenza come distanza interna ed esterna, rapportata a tutto ci\u00f2 che ci circonda?<\/strong><br \/>\nCredo che il libro debba essere ricondotto continuamente a Bologna come citt\u00e0 che aiuta a capire la bellezza della differenza, la scommessa infatti \u00e8 quella: i diversi di ogni tipo, i diversi estremi, non sanno, e non sappiamo noi, che favore ci fanno esistendo. Non lo sanno, perch\u00e9 certo non sono vissuti cos\u00ec nella nostra societ\u00e0, mentre altre societ\u00e0, per altro, li hanno vissuti invece come ornamento, come elemento di rarit\u00e0, come momento in cui il meglio del visivo si \u00e8 prodotto attraverso la complessit\u00e0, mentre altrove era omologazione, era fissit\u00e0, ripetitivit\u00e0. Il gobbo \u00e8 cos\u00ec come creatura: quando illustri artisti l&#8217;hanno disegnato era sempre per impreziosire quella zona con tutto ci\u00f2 che deborda da una certa fissit\u00e0 ed omologazione. Ad esempio le case sovietiche negli anni trenta si chiamavano &#8220;case standard&#8221; o case tipo: viviamo tutti un po&#8217; in una situazione tipo, o una situazione standard. In questo senso temo che la tua domanda iniziale &#8220;la scuola se la perder\u00e0 questa occasione?&#8221; richieda una risposta affermativa. Si, se la perder\u00e0: non \u00e8 attrezzata per andare fino in fondo in questa direzione e per fare il salto dal compassionevole all&#8217;estetico, e questo perch\u00e9 in senso percettivo noi o abbiamo la possibilit\u00e0 di interrompere il rituale, il monodico, il seriale, o siamo finiti: siamo finiti comunque perch\u00e9 allora ci abituiamo, e quindi diciamo tutti le stesse cose e finisce che ci diamo anche una identit\u00e0 socio-politica adeguata a questa terrificante abitudine. Per quello che risulta a me bambino &#8211; perch\u00e9 io sono un coprotagonista della storia, avevo davvero un Quasimodo in via Orfeo, ed era davvero un gobbo &#8211; riguardo al sentimento nei confronti di quel signore, debbo dire che si trattava di una profonda ammirazione. Come bimbi noi eravamo attratti come da una splendida creatura, che aveva delle risorse che la normalit\u00e0 non aveva purtroppo concesso ad altri. Queste sono delle scaturigini che mi sono venute subito alla mente quando ho visto questa bella impresa disneyana (\u00e8 e resta una bella impresa): tuttavia la messa a frutto di una impresa di questo genere presuppone un contesto capace di farlo, e non mi pare che sia cos\u00ec: tutto si va sempre pi\u00f9 allineando ed azzerando. Leggo un giornale di discotecari che si chiama Trad Discotheque e propone tutta gente uguale, le stesse calze, le stesse minigonne, le tesse facce spiritate, poi osa anche dire: adesso vi diamo trecento immagini di ragazzi fuori dal coro! Mentre sta proponendo il coro! Sono molto pi\u00f9 in divisa questi, perch\u00e9 curano la divisa, che non i fanti del Piave del 1918, che invece non potevano curarla. Un&#8217;immagine di omogeneizzazione in divisa la danno questi ragazzi, quelli del Piave invece sembrano tutti fuori dal coro: a uno manca una scarpa, a uno si \u00e8 sbragato il cappotto, uno non ha la mantellina d&#8217;ordinanza! Queste sono le scaturigini, di primo acchito visuali, poich\u00e9 non ho mai nascosto il mio profondo innamoramento del gobbo: il gobbo mi ha trovato preparato, io avevo una serie di libri, una serie di gobbi, una serie di immagini.<\/p>\n<p><strong>Una &#8220;gobbologia&#8221;?<\/strong><br \/>\nSi, una gobbologia gi\u00e0 bene alimentata&#8230;<\/p>\n<p><strong>Si pu\u00f2 vedere il gobbo come qualcuno che ha qualcosa in pi\u00f9 nella deformit\u00e0? Il gobbo evoca immagini legate ad altre deformit\u00e0 &#8220;letterarie&#8221;: Il ragazzo a due teste della fiaba di Emma Perodi, il quale ha due teste e non una, o i ragazzini con le stampelle di certe storie dickensiane, che accanto alle gambe infantili hanno le stampelle. Come se questa particolare deformit\u00e0 che porta qualcosa in pi\u00f9, aiutasse il gobbo misterioso ed altri gobbi, &#8211; in primo luogo il Quasimodo di Hugo -, ad essere dei personaggi empatici. Mi ha infatti colpito, straordinariamente, la parte del racconto relativa all&#8217;incontro fra il gobbo ed i ragazzi tristi. E&#8217; un gobbo terapeuta, capace di regredire a stadi di comunicazione non usuali: l\u2019anomalia conduce all\u2019avvicinamento di altre differenze?<\/strong><br \/>\nUna cosa che colpisce \u00e8 che le avanguardie artistiche hanno sempre dovuto intervenire sui corpi. Non si sono mai potute limitare &#8211; questo vale per la Pop Art come per i Futuristi &#8211; a qualche cosa che uscisse dal corpo: l\u2019idea che ci sia tutto da ridefinire in relazione a come \u00e8 il corpo, permeava le avanguardie. In questo senso il gobbo ha una sua specifica funzione: noi Leopardi lo pensiamo come lo definiva Rodari, lo pensiamo il &#8220;contino gobbo&#8221;, per\u00f2 finiamo anche col ritenere che ci siano delle cose in Leopardi che, a partire dalla sua gradevolezza di gobbo, ci convengano pi\u00f9 di altre: in fondo la gradevolezza del gobbo nasce proprio dal fatto che deve fare i conti con un corpo anomalo, con un corpo artistico, perch\u00e9 l&#8217;arzigogolo necessario a costruirlo \u00e8 continuamente presente ed \u00e8 appunto un arzigogolo elegante. Tutta la dimensione della devianza corporea tende a raggiungere un&#8217;altra simmetria, un&#8217;altra proposta. In questo senso c&#8217;era davvero consapevolezza, e forse c&#8217;era anche il senso di una &#8220;estetica del diverso&#8221;, che \u00e8 stata formulata mille volte, ma che non funziona ancora: si potrebbe pensare che non pu\u00f2 esserci una estetica dell&#8217;uguale, ma questa si sa che non funziona, perch\u00e9 l&#8217;assoluta serialit\u00e0, dovunque si \u00e8 mostrata in atto, ha sempre negato se stessa: la serialit\u00e0 culinaria, come la serialit\u00e0 mobiliera, sono serialit\u00e0 che ad un certo punto, per prima cosa, uccidono il prodotto. Il prodotto \u00e8 salvifico solo quando ritrova un meccanismo di differenza e di originalit\u00e0. Poi c&#8217;\u00e8 il problema enorme dello sguardo: come si sar\u00e0 riusciti, e quando, a rendere il gobbo mostruoso, mentre invece nella tradizione artistica, nella tradizione delle incisioni, nella tradizione dell&#8217;accezione del visivo pi\u00f9 noto e pi\u00f9 amato, non aveva questa connotazione? Finiva l&#8217;800, il positivismo alimentava grandi discorsi di massa, di omogenei il pi\u00f9 possibile riconoscibili in una certa fissit\u00e0, ed \u00e8 stato allora che si \u00e8 cominciato a pensare di tagliare fuori quelli che non sono uguali; da ci\u00f2 la collocazione extra che si ripercuote anche nel viario bolognese. Allora il discorso era di una precisione estrema: manicomi, caserme, case di tolleranza, tutti nelle mura. Al posto delle mura in realt\u00e0, perch\u00e9 quando costruirono quei luoghi particolari, le mura non c&#8217;erano pi\u00f9, anche se da pochissimi anni: infatti le abbiamo avute intatte fino alla fine dell&#8217;800. &#8220;Quelli&#8221; restavano collocati fuori dalla citt\u00e0, sul limite, in una zona nevralgica dove non se n\u00e9 di qua n\u00e9 di l\u00e0; e l&#8217;esempio tedesco cui si accennava prima riconduce al ritorno del nascondimento. Ho sempre pensato, anche quando facevo il maestro, che chi occultava la differenza avesse paura della complicazione con cui bisognava fare i conti: in effetti se si accetta il gobbo, se si scherza con lui, se si va a braccetto con lui, immediatamente sorgono tanti altri problemi che ineriscono alla ricchezza, alle divisioni dei redditi, alle propensioni sessuali, agli atteggiamenti in relazione all&#8217;abitare o al lavorare&#8230; Un gobbo \u00e8 capace di mettere in crisi un assetto di pensiero, su questo non c&#8217;\u00e8 niente da fare. E&#8217; per questo che non possiamo, a ben vedere, n\u00e9 ipotizzare un Leopardi atletico n\u00e9 un Pavese che non morisse suicida, son cose che si tengono ben strette le une con le altre.<\/p>\n<p><strong>Tutto questo \u00e8 allora inerente alla funzione della &#8220;porticina che ruota su stessa&#8221;, che scopriamo nel libro, che sa condurre in veri e propri altrove? La porticina pu\u00f2 essere letta come metafora della complessit\u00e0 di alcuni personaggi? del gobbo innanzitutto, ma anche di Alessia, ragazzina anoressica, vista come il doppio di zia Chiara, che anoressica \u00e8 stata in adolescenza, tramite quell&#8217;antica sofferenza ha potuto configurarsi un&#8217;altra vita ed un&#8217;altra sensibilit\u00e0?<\/strong><br \/>\nSi, quello volevo farlo deliberatamente: dovevo trova re una situazione di minimo ingorgo nel passaggio fra qua e l\u00e0&#8221;. Ed essa si ripercuote, infatti, tutte le volte che vi \u00e8 bisogno di sancirlo: si passa nel sottofondo attraverso il minimo spazio possibile, la cantina e anche la cucina del pittore. L&#8217;altrove temuto, il libro lo enuncia, \u00e8 architettonico: il gobbo vive in una casa che gli somiglia. Ed \u00e8 pure un fatto ispirativo: la casa esisteva e l&#8217;ho disegnata io, era a Fano. L&#8217;hanno demolita. La strana cosa, da cui anche viene il libro, e che mi sono accanito &#8211; quasi sospettassi, ma in realt\u00e0. non lo sospettavo affatto, anzi pensavo la si dovesse restaurare &#8211; a riprodurla quasi pietra dopo pietra, in un disegno che dimostra un accanimento iperrealistico, poi non l&#8217;ho pi\u00f9 trovata. Si celebra cos\u00ec un senso di scoramento che mi riprende sempre &#8211; anche qui c&#8217;\u00e8 una cosa che richiama Leopardi; la noia mi fa una paura tremenda. Per fortuna di solito non mi annoio, per\u00f2 ne ho sempre paura: per me la noia ha prima di tutto un sedimento percettivo, gli uguali mi annoiano Tendenzialmente cercherei di fare amicizia con gli altri: infatti accadde anche con il vero Quasimodo, (si chiamava proprio cosi), del mio quartiere. Ma era un persona sfuggente poich\u00e9 aveva due caratteristiche: era un gobbo maera anche un signore, si sente infatti anche nel libro: ci rifiutava in due modi, e la gobba era secondaria. Noi bimbi venivamo respinti perch\u00e9 quello non era un vero gobbo di quartiere, era un signore che passava sempre di li, e questo venimmo poi a capire. Infatti per mio padre, che era una persona propensa a pensare con la propria testa, la definizione di gobbo era stomachevole: quello era un signore, ricco e con quella villa, e che noi aggiungessimo anche &#8220;gobbo&#8221;, faceva si che venissimo guardati con aria esterrefatta: la considerava una annotazione perfettamente indifferente, rispetto a quella legata, e ben pi\u00f9 significativa, dei lucidi abiti neri e dell&#8217;aria estremamente seria da persona studiosa e ricca. Aveva l&#8217;aria di dirci, beh! adesso che avete detto che \u00e8 gobbo che cosa avete detto? Ci son tante cose pi\u00f9 interessanti da sapere! E di questa lezione io mi sono ricordato.<\/p>\n<p><strong>Il libro rimanda al tema affascinante e perduto dei ritrovamenti nella citt\u00e0. I bambini di oggi non hanno molte occasioni di fare incontri con persone altre, che vivano vite diverse: le opportunit\u00e0 di conoscenza umana e di verit\u00e0 sulla vita vanno sgretolandosi, \u00e8 rarissimo incrociare qualcuno che porti 0 s\u00e9 un racconto, come invece fa il gobbo, personaggio narrante di biografe e storie: di libro si pu\u00f2 leggere anche dal punto di vista del bisogno di ritrovare racconti?<\/strong><br \/>\nAh! questo \u00e8 tristissimo, c&#8217;era anche in Pocahontas, \u00e8 un lamento! E&#8217; un lamento perch\u00e9 non vedo speranze, e mentre non vedo speranze l&#8217;ansia mi pervade: mi pare che ci si possa salvare solo fino a che la coesistenza della dimensione proteiforme con l&#8217;occhio guardante funziona: per\u00f2 non funziona!nNon funziona al punto tale che adesso \u00e8 lo stradario ad essere semplicemente limitativo. Qualche Natale fa, sentii con molto disperato dolore, quell\u2019invito rivolto ai barboni ad una certa fine d&#8217;anno&#8230; sembrava che nemmeno loro ce la facessero pi\u00f9 a stare dove volevano stare, cio\u00e8 fuori; e questi rientri, pi\u00f9 o meno forzosi o forzati, li vediamo in continuazione. C&#8217;\u00e8 questo grigiume, questo non aver storia, non aver spessore, e c&#8217;\u00e8 la non sopportazione del diverso sulla base di una cultura che non ha radici, in fondo le prostitute c&#8217;erano in tutte le nostre povere strade, e come venivano presentate? Molto bene! A noi bimbi degli anni &#8217;40, ad esempio, veniva imposto di essere rispettosi verso le numerose prostitute di via Orfeo. E perch\u00e9&#8230; il ragionamento era complicato: si pensava che in fondo fosse un modo di esistere carico di coraggio, di eccentricit\u00e0 coraggiosa, le prostitute erano persone che avevano fatto un salto in una certa direzione mentre altre quel coraggio non lo avrebbero avuto. Oggi cosa non si sopporta? io comincio a perdere degli amici perch\u00e9 non viaggio e perch\u00e9 non ho il computer, perch\u00e9 non ho la patente: mi vivo molto come un diverso. Per queste ragioni sono gi\u00e0 pronto per una gobbaggine assoluta, anzi, a me la gobba manca&#8230;<\/p>\n<p><strong>Un passo del libro cui bisogna, allora, fare assolutamente riferimento \u00e8 il seguente: &#8220;la gobba \u00e8 un discorso fatto in anticipo, \u00e8 come mettere le mani avanti, \u00e8 come avere un ambasciatore, che per\u00f2 \u00e8 dietro le spalle&#8230;&#8221;.<\/strong><br \/>\nQuesto \u00e8 il riassunto di ci\u00f2 che dir\u00f2. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> proprio cos\u00ec e bisogna anche dire che non me la passano frequentemente questa cosa. Questo libro \u00e8 scritto su un gobbo, ma attenzione, da uno piccolo di statura. Va visto da due punti di vista: c&#8217;\u00e8 stato solo un notevole psichiatra che ha notato che dei due fratelli dell&#8217;Archivio di Abele, uno \u00e8 piccolo di statura e l\u2019altro \u00e8 alto. E che la voce dolorosa \u00e8 quella del pi\u00f9 basso. Senza togliere niente a nessuno, credo che la differenza sia come una mappa: da questa mappa sei fuori o sei dentro, se sei dentro non importa mica tanto se occupi un reame, un castello, una provincia onestamente, per quella strada ci sono passato. Quando mi chiamavano tappo, alle magistrali, ero in quella stessa situazione. Bisogna stare attenti: questa \u00e8 una societ\u00e0 che perdona ben pochi, e tutto si stringe sempre pi\u00f9, i vestiti i comportamenti, le dotazioni, le abitudini, insomma tutto \u00e8 passato continuamente in rassegna.<br \/>\nRicordo certi capipopolo di quartiere, di un passatonon lontanissimo, che erano dei diversi da vedere, ma accettatissimi. Si \u00e8 andati poi in maniera precipitosa verso un ritaglio sempre pi\u00f9 stretto, fatto di sagome definitissime, e attualmente si \u00e8 arrivati a non potere produrre se non delle differenze prestabilite e programmate, un po&#8217; come le messe in scena discotecarie che evidenziano solo differenze contrattualizate: quest&#8217;anno tagliamo tutti un pezzo di gonna, e il prossimo anno metteremo tutti gli scarponi senza i laccetti. Ricordiamoci che si tratta di disegni esistenziali preordinati: quello che inserisce una gobba tra i laccetti perduti e le gonne corte, non ha capito&#8230; in effetti \u00e8 l\u00ec che si gioca il nostro malessere percettivo, perch\u00e9 in quelle zone stanno preparando il massimo di silenzio visivo, all&#8217;interno di una dichiarativa che \u00e8 sempre sull&#8217;alternativa e sull&#8217;onnicomprensivit\u00e0. Cos\u00ec si ruota sempre intorno a questi sedimenti, e sostanzialmente le cose che incombono non sono belle, non sono buone, ci preoccupano. Perch\u00e9 ad esempio Orwell non ha messo queste cose nel suo grande libro &#8220;1984&#8221;? Orwell vi ha messo la divisa per tutti, il sesso che si chiama &#8220;il dovere verso il partito&#8221;, per\u00f2 ha lasciato quasi istintivamente delle zone di variegazione. Noi siamo molto pi\u00f9 orwelliani di lui, perch\u00e9 assolutamente non le lasciamo, quelle zone franche. Vedere in questi giorni cos&#8217;\u00e8 Bologna permeata di Motor Show e di spese natalizie \u00e8 osservare una citt\u00e0 orwelliana: il livello di omogeneit\u00e0 \u00e8 talmente alto da non ritenere proprio che sia pensabile nessuna alternativa. La Bologna del mio gobbo, degli anni quaranta, era vibrante di diversit\u00e0 in ogni spazio, in ogni momento, in ogni situazione.<br \/>\nIn tal senso oggi tutto \u00e8 finito e non resta che agire, secondo me, con altri mezzi: bisogna purtroppo appellarsi solo al cervello, e dico purtroppo perch\u00e9 viene a mancare il piacere, la lucidit\u00e0, il godimento della diversit\u00e0 cui facevo riferimento all&#8217;inizio, e quello con la sola connotazione del conoscitivo non si riesce a produrre.<\/p>\n<p><strong>E con le emozioni?<\/strong><em><br \/>\n<\/em>Riguardo alle emozioni c&#8217;\u00e8 un altro discorso rilevante da fare. Ho provato a mettermi nelle stesse condizioni di chi si pone l&#8217;interrogativo del perch\u00e9 si piange al cinema&#8230; Una cosa che \u00e8 sempre stata poco perdonata \u00e8 essere emotivi in quello che si scrive. In 24 anni che pubblico, ho avuto spessissimo esortazioni a essere non solo meno emotivo, ma addirittura a piantarla con l&#8217;esibizione delle emozioni. E qui affiora un altro dei luoghi del restringimento, della cattura: non si pu\u00f2, le emozioni non si possono palesare. I giovani che ho davanti adesso sono i meno palesanti emozioni che ho visto in vita mia, e la decrescenza \u00e8 stata quasi matematica: ce ne era sempre uno di meno! E il controllo che esercitano su di s\u00e9 \u00e8 stupefacente. L&#8217;osteria in questo senso \u00e8 interessantissima come luogo di osservazione, come luogo di non emozione: proprio dove potrebbero essercene, poich\u00e9 tutto lo consentirebbe, si vede ci\u00f2 che secondo me \u00e8 dominante: l\u2019esercizio terrificante dell&#8217;autocontrollo. Oppure assistiamo all&#8217;emozione trascritta secondo paradigmi surgelati, gi\u00e0 forniti in precedenza: basta riflettere su come gestiscono le emozioni i talk-show.<\/p>\n<p><strong>Come non osservare, su questo filone, le emozioni angosciose degli anni &#8217;70, quelle falsamente timberlandiane ed eutoriche degli anni &#8217;80, e quelle forse assenti o surgelate di oggi?<\/strong><br \/>\nS\u00ec lo stato ultimo potrebbe essere quello. Le angosce del &#8217;77 devo dire che mi colpirono molto: adesso capisco che fu una sorta di ultimo grido, un presentimento giovanile rispetto al fatto che poi si sarebbe presto trovato il modo di far star tutti quieti. I luoghi di esplicitazione delle emozioni oggi, sono luoghi dove tutto viene preordinato: basterebbe vedere come ben si organizzano i tifosi di adesso nel produrre eventi che sanno pi\u00f9 della parata del primo maggio che non dello spontaneo emergere di una emozione. Anche la trattazione visiva dell&#8217;eros adesso \u00e8 interessantissima da quel punto di vista. Ha raggiunto livelli di standardizzazione assoluta: una coppia che fa l&#8217;amore, e lo si pu\u00f2 vedere molto bene in tantissimi film si comporta come se facesse una sorta di esercizio per acquisire un brevetto ginnico. Non c&#8217;\u00e8 niente mai di strano, tutto \u00e8 sempre perfettamente comprensibilissimo. Forse uno dei pochi che si ponga il problema della fissit\u00e0 della ginnastica dell&#8217;eros nella nostra civilt\u00e0, \u00e8 l\u2019erotizza spagnolo George Bernet: lui disegna i rapporti fra Chiara, una prostituta, ed i suoi clienti, e ne d\u00e0 una interpretazione assolutamente altra, per quanto deprecabile per quello che riguarda i maschi; il disegnatore \u00e8 interessato a Chiara, non ai maschi, i quali sono messi nelle condizioni di non risultare mai gradevoli. Ognuno di questi spazi conoscitivi, cui stiamo accennando, sarebbe da riprendere in condizioni che consentissero di recuperare delle fondatezze culturali, perch\u00e9 queste ultime, soprattutto, mi sembrano estremamente perdute. Quando ho cominciato quel libro ho avuto una strana sorte. Inseguo, infatti, da sempre, due scrittori secondo me troppo emarginati, su cui bisognerebbe riaprire un po&#8217; il discorso, Orsola Negri e Carlo Alianello. Me li sono trovati fra le mani prima di scrivere il libro: mi incuriosiva un Alianello comprato a un mercato d\u2019antiquariato, e dopo poche pagine scopro che il protagonista \u00e8 un gobbo. Il libro di Alianello si chiama &#8220;il Mago geloso&#8221; e mi ha aiutato molto ad andare avanti e il mago, naturalmente \u00e8 il gobbo. Questo bravissimo ed emarginato, dimenticato autore, ha costruito un gobbo dei nostri tempi, dirompente; il libro \u00e8 scritto negli anni &#8217;40, e narra un gobbo barocco, limitativo, nascosto, come potrebbe essere oggi. E oggi, del resto, tutto ci giunge controllato, sedimentato, limitato; tutto \u00e8 sempre come se si stesse in divisa, montato per piccolissimi tratti ed elementi di sottotono. Mi interessa notare che questo ipercontrollo \u00e8 soprattutto dei giovani. Tanti anni fa scrissi un saggio su questi problemi, dal titolo &#8220;I bottoni dell&#8217;anima&#8221;: volevo evocare l&#8217;abbottonamento e gi\u00e0 ora \u00e8 superatissimo, nel senso che si \u00e8 andati avanti molto in fretta in quella direzione. Ma concorrono tante cose: in fondo non so se l&#8217;eros che vedo cosi svilito, emarginato, poco presente, poco interessante, in tante vite semplicemente non ci sia pi\u00f9, come in quelle dei giovanissimi: cercano altre cc se, i viaggi, l\u2019esibizione di s\u00e9, e cercano un senso di frenesia nella ricerca di una sorta di via Crucis: la discoteca, l\u2019osteria, il ritrovarsi dentro il gruppo&#8230; ma tutto questo sarebbe stato cos\u00ec senza l&#8217;AIDS? L\u2019AIDS ha contato moltissimo. Ci sono dei ragazzi dominati da questa paura come io non ho mai visto. Non si pu\u00f2 fare il paragone con la tisi, poich\u00e9 quella provocava quasi una baldanza. L&#8217;AIDS ha una presenza televisiva che \u00e8 terribile: film, documentari, continue dichiarazioni, filmati, hanno ottenuto qualcosa che lo stregonismo puritano non poteva ottenere, e il messaggio suona cos\u00ec: &#8220;sii impartecipe, mettiti a lato, sta di qua!&#8221;. Ci\u00f2 si accompagna all&#8217;idea che la maledizione vera ci sia. Non \u00e8 un caso che l&#8217;AIDS non abbia colpito l&#8217;omero o un orecchio: ha colpito una sede elitaria che \u00e8 quella dei genitali. Cose che si stringono, si mettono insieme: non ci sono pi\u00f9 i comizi in piazza che erano il luogo dell&#8217;emozione pi\u00f9 impressionante, pi\u00f9 piacevole; l\u2019oratore doveva saperci stare nella piazza, e la piazza reagiva. Erano appunto tutte queste delle occasioni di fisicit\u00e0, corporeit\u00e0 colta, in evidenza alternativa. Ho cercato di mettere tali ricchezze perdute anche in queste figure della bizzarria, anche se non scrivo per ora di bizzarria perch\u00e9 non me ne ritengo capace; il sogno lo voglio sempre dagli altri, lo sogno anche per me di fare un libro per ragazzi totalmente bizzarro, come quelli che amavo da bimbo, ma non sono assolutamente avviato per quella strada. Del bizzarro mi sembra che si sia perduta anche la dimensione conoscitiva minima, quella che te lo fa auspicare. Il bizzarro in passato dominava, Yambo scrive solo bizzarrie; oggi \u00e8 pensabile tutto fuorch\u00e9 Yambo. Il bizzarro non funziona. E torniamo da dove siamo partiti: come ci vorrebbe la globalizzazione? C&#8217;\u00e8 sempre qualcuno che ci dice come essere da qualche altra parte. E risulta molto convincente: penso per esempio a come hanno fatto presto le automobili a giapponesizzarsi, a rendersi tutte tonde. La stessa cosa pu\u00f2 dirsi di come vestivano le persone un tempo; c&#8217;erano le sartine, ognuno si metteva addosso qualcosa che era frutto di un patto fra lui e una persona, non pi\u00f9 che quello. Credo che poi tutto si paghi in termini di sapori di vita, vita meno saporita, vita dove la differenza, colpendo con la sua assenza, ci fornisce esperienze seriali. Gli alimenti, in primo luogo: tutte le amburgherie regalano il gobbo con il pollo fritto: come l&#8217;hanno scorso con Pocahontas. E&#8217; lo stesso pollo fritto che compare in tutti i romanzi americani ed ha l&#8217;esatto sapore di un altro sapore tormentoso della mia infanzia: non avevo di che disegnare, non avevo i soldi per le matite ed i fogli e mi inventavo delle possibilit\u00e0 di disegno. Una era data dai cosiddetti &#8220;diaframmi&#8221;, semplici scomparti con cui si proteggevano le bottiglie. Me li davano ad una osteria vicina a casa mia, ed io ne ottenevo dei cartoncini: solo che quando si disegna, prima o poi ci si mettono le mani in bocca. Ho ritrovato quel sapore del &#8220;diaframma&#8221; nel pollo fritto!<br \/>\nPosso mangiare tutto per la verit\u00e0, ma non posso facilmente ricordare un&#8217;epoca della mia vita in cui non avevo la carta per disegnare, \u00e8 troppo angoscioso&#8230; Chi come me \u00e8 vissuto veramente in queste situazioni soffre ancora di pi\u00f9, perch\u00e9 le possibilit\u00e0 di paragone le ha: per questo metto tanti vecchi nei libri, e continuer\u00f2 se ne proporr\u00f2 altri, a voler guardare moltissimo ai vecchi, poich\u00e9 il vecchio \u00e8 il vero custode della differenza: ad esempio penso alle scarpe dei vecchi! I vecchi hanno delle scarpe che sono quelle di una vita, hanno i piedi messi male, conseguentemente han bisogno solo di certi tipi di scarpe, perch\u00e9 i piedi e le scarpe sono cresciuti con loro e si sopportano a vicenda: ho scritto sulle scarpe diverse dei vecchi in relazione, invece, alla omogeneit\u00e0 di tutte le scarpe. Le scarpe dei vecchi sono come i vecchi: tutti i vecchi sono diversi, non ci sono vecchi uguali. Se si guardano 40 ragazzi di una scuola media si vede che hanno lo stesso zainetto, la stessa acconciatura di capelli! Se si guardano 12 signori anziani, ci scoprono 12 trib\u00f9!<\/p>\n<p><strong>Un approccio di lettura al libro che desidero sottolineare ancora di pi\u00f9, a questo punto, \u00e8 la presenza centrale degli adolescenti: che due adolescenti siano coloro che scoprono tutto e vanno verso l&#8217;incontro con le differenze, mi pare possa indicare una direzione educativa. Accanto a loro mi sembra di intravedere una nuova Barbiana conservata affettuosamente d gobbo misterioso. Cosa suggerire intorno a questi percorsi?<\/strong><br \/>\nDell&#8217;adolescenza ho una cotta, da sempre. E&#8217; un\u2019et\u00e0 che mi sembra potrebbe ancora salvare se stessa, perch\u00e9 \u00e8 un coacervo di pasticci tali, \u00e8 piena di follie, di ingovernabilit\u00e0; da ci\u00f2 la mia passione. Avevo un appuntamento letterario con questa zona e mi sono ; sfogato cos\u00ec. Prevedo di fare forse una terza puntata, su Debora in prima liceo. Non ho intenzione di accettare la convenzione fumettistica sull&#8217;et\u00e0: \u00e8 un viaggio ; che faccio con Debora. Mi sto documentando sul liceo. L&#8217;innamoramento per l&#8217;adolescenza \u00e8 per me un innamoramento con ragione: mi piace moltissimo per\u00f2 fondatamente. E&#8217; un vecchio appuntamento che avevo preso quando avevo letto quella mirabile descrizione dell&#8217;adolescenza che compare nel &#8220;Re degli Ontani&#8221; di M. Tournier, ed \u00e8 quella che mi ha sempre convinto di pi\u00f9: penso al momento in cui aspetti l&#8217;adolescente qui e te lo ritrovi qua, penso a quella ragazzina che nel darmi i consigli insieme agli altri &#8211; gli altri mi hanno mandato delle grandi pagine con espedienti narratologici da sapienza raffinata- mi ha scritto &#8221; ho molte cose da dire, a voce e da soli&#8221;: \u00e8 quello che ti puoi proprio aspettare da una di loro! Ho passato una vita fra i bimbi, sedici anni da maestro sono una vita, ma per ora non ho la tentazione di raffigurarli, forse per un senso di maggiore lontananza. Ero maestro di bambini e verso di loro avevo u~ innamoramento adulto con distacco, con gli adolescenti ho un innamoramento complice. Mi sento immerso, con loro, ad oltranza. Il triennio della scuola media \u00e8 veramente magico: un triennio che non fa i conti col tempo, si dilata, si stringe, succedono degli stravolgimenti totali! Gli adulti guardano i ragazzi e, o hanno nostalgia dell&#8217;infanzia o sono preoccupati per quello che sta per seguire, la constatazione che i ragazzi sono l\u00ec in quell&#8217;istante, non viene mai. E io sono diventato un collezionista delle stranezza degli adolescenti. Non ho tempo ma continuo a frequentarli.<\/p>\n<p><strong>Hugo, la gobbologia ed i lettori preadolescenti. Come proporre Hugo ai ragazzi?<\/strong><br \/>\nCi sono due cose da dire, una riguarda Hugo ed un modo in cui lo si porge: se ci si industria di far legger ci si riesce, se si attivano i meccanismi che hanno a che fare con la persona, come l&#8217;oralit\u00e0, l\u2019intenzionalit\u00e0, i sintagmi immaginativi, ad un certo punto pu\u00f2 capitare l&#8217;incontro con Hugo. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 realizzare l&#8217;incontro. A quel punto \u00e8 straordinario: si potrebbe utilizzarlo anche come monografia assoluta poich\u00e9 Hugo dalla sua follia romantica non \u00e8 mai riuscito ad uscire, anzi, pi\u00f9 tentava di scappare &#8211; pronunciandosi politicamente, facendo l&#8217;esule profetico pi\u00f9 ci ripiombava dentro. In effetti le opere visionarie pi\u00f9 terrificanti e pi\u00f9 sublimi sono scritte quando lui aveva tante ragioni per ben meritare la patria, essere visto dalla sinistra come eroe nazionale: eppure quando deve scrivere dei meandri, delle piovre, dei lavoratori del mare, degli orrori dei comprachicos, ricasca assolutamente nella sfera che mi incanta tanto, che mi stringe da tutta la vita, perch\u00e9 anch&#8217;io ho avuto un giardino segreto al 15 di via Orfeo. In Hugo c&#8217;\u00e8 l&#8217;incrocio pi\u00f9 interessante e bello fra i frammenti del romantico nuovo e vecchio: Hugo ne \u00e8 l&#8217;eroe pi\u00f9 rappresentativo. Per fortuna l&#8217;adolescenza \u00e8 romantica ancora oggi, allora Hugo si candida per essere ancora adesso un ammirabile prodotto: ma mentre a noi bastava accedere alle medie per decifrare la lingua di Hugo, oggi \u00e8 tutto tarato al basso. Quando leggevo certe mirabili pagine di Hugo, scegliendo luoghi topici, ad una quinta degli anni sessanta, avevo dei bimbi che capivano quella lingua: se si pu\u00f2 fare qualcosa per un miglioramento del possesso linguistico, proprio in termini lessicali, allora il successo \u00e8 super-garantito. Ma fino ad ora abbiamo parlato di qualcosa che rischia di richiamare sprechi, cose preziosissime che si perdono, tristemente, fra gli sprechi. Per recuperarle bisogna lavorare molto!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre sugli schermi cinematografici decolla    il Gobbo di Notre Dame (The Hunchback of Notre Dame) &#8211; di Gary Trousdale e Kirk Wise &#8211;    nuovo evento della Disney, arriva in libreria &quot;Il gobbo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3595],"edizioni":[104],"autori":[2710],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/751"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=751"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/751\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6640,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/751\/revisions\/6640"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=751"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=751"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=751"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=751"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=751"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=751"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}