{"id":753,"date":"2009-11-04T17:07:33","date_gmt":"2009-11-04T17:07:33","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=753"},"modified":"2026-02-18T10:50:48","modified_gmt":"2026-02-18T09:50:48","slug":"van-djik-e-il-linguaggio-razzista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=753","title":{"rendered":"1. Van Djik e il linguaggio razzista"},"content":{"rendered":"<p>di Everet-Jan Hoogerwerf<\/p>\n<p>Due anni fa, il 17 luglio 1995, una donna partor\u00ec due gemelli all\u2019ospedale di Porretta e decise di non riconoscerli. Il giornalista che prepar\u00f2 il servizio sull\u2019episodio per un quotidiano<!--break--> molto seguito, cerc\u00f2 di spiegare perch\u00e9 la redazione aveva scelto di dare spazio all\u2019accaduto e scrisse: &#8220;L\u2019episodio (&#8230;) non fa tanto notizia per la decisione assunta e peraltro coperta dall\u2019opportuna riservatezza di legge, ma piuttosto perch\u00e9 a prenderla \u00e8 stata una donna del Marocco di quasi trent\u2019anni.&#8221; Evidentemente l\u2019identit\u00e0 marocchina \u00e8 motivo sufficiente per trasgredire la riservatezza di legge, almeno nel suo spirito, perch\u00e9 l\u2019articolo \u00e8 comunque uno sfacciato tentativo di indagare nella storia privata della donna, anche se la sua identit\u00e0 anagrafica non viene rivelata. Impariamo tante cose su di lei: &#8220;cittadina extracomunitaria che vivrebbe nella nostra provincia in stato di clandestinit\u00e0; non sarebbe in grado di presentare un permesso di soggiorno n\u00e9 tantomeno di esibire un contratto di lavoro.&#8221; e &#8220;non risulterebbe sposata&#8221;. La donna \u00e8 inoltre senza recapito: &#8220;&#8230;difficoltosi e pieni di interrogativi ancora senza risposta gli accertamenti avviati dai militari dell\u2019Arma per conoscere almeno il recapito della donna.&#8221; Insomma, conclude il giornale, &#8220;una mamma del mistero&#8221;. E mentre qualche lettore comincia a capire il perch\u00e9 del gesto della donna -clandestina, senza casa e senza lavoro in un paese straniero-, il giornale si esprime anche sul carattere della protagonista della storia. L\u2019articolo \u00e8 intitolato &#8220;Questi figli non li voglio&#8221;: una marocchina partorisce una coppia di gemelli e subito dopo li \u2018ripudia\u2019 e comincia con la frase: &#8220;Ha partorito due gemelli, ma, a quanto pare, per lei l\u2019evento si \u00e8 rivelato tutt\u2019altro che lieto&#8230;. .&#8221; I bimbi stanno bene, come la mamma che, &#8220;ha per\u00f2 immediatamente fatto sapere la sua irremovibile decisione&#8221;. Insomma, agli occhi del giornale si tratta di una donna senza cuore e con tante cose da nascondere.<br \/>\nQuasi due anni dopo, il 29 aprile 1997, Teun A. van Dijk, professore dell\u2019Universit\u00e0 di Amsterdam, teneva alla Cappella Farnese del palazzo d\u2019Accursio di Bologna una conferenza su &#8220;Il linguaggio razzista: la riproduzione del pregiudizio nei discorsi quotidiani&#8221;. Il professore, impegnato in varie associazioni e gruppi olandesi e internazionali che hanno lo scopo di rilevare il razzismo nascosto in giornali, discorsi politici, libri di testo, etc., \u00e8 in Europa ormai un &#8220;profeta nel deserto&#8221;. La sua analisi lucida e tagliente, che dimostra come le \u00e9lite tendono a mascherare nel loro linguaggio i pregiudizi che sono alla base di un razzismo nascosto, \u00e8 pungente e, in un certo senso, infastidisce. Mentre Van Dijk in America Latina trova sempre la aule piene -a volte vi sono pi\u00f9 di 2000 studenti a seguire le sue lezioni-, ad Amsterdam il suo gruppo di fedeli si \u00e8 ridotto a 20 studenti l\u2019anno. Si \u00e8 fatto molti avversari, il Professore, ma la sua lezione vale la pena di essere ascoltata, anche perch\u00e9, come l\u2019articolo dimostra, i fenomeni di razzismo nel linguaggio quotidiano sembrano riguardarci da vicino.<br \/>\nNella sua conferenza Van Dijk si \u00e8 soffermato soprattutto sul linguaggio politico, analizzando come molti politici parlano di problemi legati all\u2019immigrazione. Alla base della ricerca vi sono centinaia di dibattiti parlamentare sull\u2019immigrazione tenuti nei vari parlamenti europei e analizzati da collaboratori e colleghi. Precedentemente Van Dijk si \u00e8 occupato anche del razzismo nei libri di testo e nei mass media.<\/p>\n<p><strong>Le \u00e8lite pericolose<br \/>\n<\/strong>Nell\u2019introduzione al libro &#8220;Il discorso razzista&#8221;, Laura Balbo tenta di riassumere il filo conduttore del pensiero dell\u2019autore: egli afferma con convinzione che le societ\u00e0 in cui viviamo sono fondamentalmente razziste. I suoi studi per\u00f2 non ricercano le cause del fenomeno, egli sceglie piuttosto di analizzare e mettere in evidenza le molteplici modalit\u00e0 di riproduzione del razzismo. La conclusione della sua analisi si concretizza con l\u2019invito a fare resistenza: impedire, interferire, in qualche modo bloccare i meccanismi di tale riproduzione.<br \/>\nVan Dijk distingue vari piani sul quale si sviluppa il discorso razzista. Ovviamente esiste il razzismo quotidiano e diretto, quelle espressioni facilmente riconoscibili come razziste, spesso espresse da individui durante i discorsi quotidiani. Sicuramente gravi, ma con un impatto -e quindi con un danno- relativamente limitato. Pi\u00f9 pericoloso \u00e8 il razzismo delle \u00e8lite politiche, culturali ed accademiche, perch\u00e9 espresso da persone con un forte potere di comunicazione, simbolizzazione e legittimazione. Attraverso le strutture esistenti (i mass-media, il sistema politico, la scuola, l\u2019universit\u00e0) il loro razzismo diventa &#8220;discorso pubblico&#8221;. \u00c8 evidente che non si tratta di discorsi apertamente razzisti, ma di pregiudizi, di generalizzazioni, di valutazioni e di utilizzo di metafore e simboli che partendo da un centro di potere assumono legittimit\u00e0, per poi diffondersi nella societ\u00e0.<br \/>\nQueste \u00e9lite forniscono una cornice ideologica sottilmente persuasiva che rappresenta la &#8220;situazione etnica&#8221; nei paesi occidentali. Sono le \u00e8lite che forniscono i &#8220;fatti&#8221; e in base a essi formulano le politiche in materia d\u2019immigrazione, abitazione, lavoro, integrazione culturale. Questa cornice ideologica \u00e8 costituita dalle seguenti proposizioni e strategie:<br \/>\n1. Diversit\u00e0. Gli immigrati sono diversi. Hanno una cultura, una lingua e una religione diversa. Loro non fanno parte n\u00e9 di noi, n\u00e9 del nostro paese e vanno quindi trattati in modo diverso.<br \/>\n2. Concorrenza. Gli immigrati sono venuti qui per vivere e lavorare e occupano quindi i nostri posti di lavoro e le nostre case. Inoltre usufruiscono dei nostri servizi sociali e delle nostre scuole. Non essendocene a sufficienza per tutti, il nostro popolo diventa la vera vittima della loro presenza.<br \/>\n3. Minaccia. Il loro comportamento mette a rischio la nostra sicurezza e il nostro benessere. Sono principalmente clandestini, violenti e spacciatori. Minacciano le nostre donne, i bambini e gli anziani. Inoltre i loro abitudini costituiscono un pericolo per i nostri modelli culturali.<br \/>\n4. Problemi. Con la loro presenza e le loro attivit\u00e0, gli immigrati procurano guai in ogni settore della societ\u00e0. Non sono mai soddisfatti e protestano anche contro norme ragionevoli. Non sono solo causa di problemi ma hanno costantemente dei problemi, per esempio a scuola o nel lavoro. Provocano persino degli atti discriminatori da parte di alcuni di noi. Nonostante diamo loro tutte le opportunit\u00e0, essi non si adeguano a sufficienza alle nostre regole che valgono per tutti.<br \/>\n5. Aiuto. Nonostante tutto la nostra etica cristiana ci dice di aiutarli, gli enti pubblici intervengono direttamente attraverso i servizi territoriali e tanti di noi si impegnano nel volontariato. In cambio ci aspettiamo un po\u2019 di gratitudine e collaborazione, sperando che accettino le nostre condizioni, i nostri costumi, le leggi e le regole.<br \/>\n6. Presentazione di s\u00e9. L\u2019Italia \u00e8 un paese ospitale. Non abbiamo pregiudizi e non siamo razzisti. Coloro i quali affermano il contrario mentono o esagerano. Il razzismo e la discriminazione sono soltanto individuali e al margine della societ\u00e0. Sono spesso gli strati sociali pi\u00f9 bassi, con meno strumenti culturali, che hanno dei pregiudizi. Noi, istruiti, non li abbiamo.<br \/>\nEmerge chiaramente una distinzione fra &#8220;loro&#8221; e &#8220;noi&#8221;, fra una rappresentazione negativa e problematica di loro e una rappresentazione positiva e non problematica di noi.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Italiani brava gente&#8221;<br \/>\n<\/strong>Torniamo alla signora nell\u2019ospedale di Porretta. Il modo in cui viene rappresentata risponde perfettamente alle caratteristiche attribuite a loro dalla cornice ideologica di Van Dijk. Lei \u00e8 molto diversa di noi. Anzi, la sua diversit\u00e0 \u00e8 il motivo per pubblicare l\u2019articolo. Ma come reagisce l\u2019altra parte, il noi? I primi a muoversi sono i medici (il pronto soccorso, l\u2019ambulanza, il reparto di ostetricia) che lavorano tempestivamente e senza commettere errori. Poi i carabinieri che fanno gli accertamenti. Dopo di che si mettono a lavorare sul serio: &#8220;Sotto il coordinamento del Comando compagnia di Vergato alcune stazioni dei militari dell\u2019Arma della media ed alta Valle del Reno non sono riuscite, almeno per il momento a stabilire dove la donna abbia abitato fino ad ora&#8221;. Poi i &#8220;competenti servizi assistenziali dell\u2019Azienda Usl Bologna Sud&#8221;, che avviano &#8220;le operazioni per l\u2019assegnazione dei due neonati ad un istituto in attesa della eventuale richiesta di adozione&#8221;. Infine anche l\u2019Ufficio Stranieri della Questura di Bologna viene consultato dai carabinieri per &#8220;fare luce su questa donna&#8221;. Insomma, la risposta dei nostri servizi e delle nostre istituzioni \u00e8 tempestiva, non guarda ai costi o all\u2019impegno di tantissime persone. Il fronte italiano \u00e8 compatto, unito e collaborativo, giornalista incluso. Ognuno fa quello che deve fare con impegno e dedizione come una macchina ben oleata.<\/p>\n<p><strong>Il conformismo dei giornalisti<br \/>\n<\/strong>L\u2019articolo considerato faceva parte di un gruppo di 70 articoli pubblicati nel mese di luglio 1995 sui quotidiani La Repubblica, L\u2019Unit\u00e0, Il Resto del Carlino e Il Manifesto nelle pagine di cronaca locale bolognese dedicate all\u2019immigrazione. Gli articoli sono stati letti e analizzati in base alla teoria di Van Dijk sul razzismo nei mass media dai partecipanti al corso di formazione rivolto a &#8220;Operatori per l\u2019accoglienza e l\u2019integrazione degli immigrati&#8221; del Centro di Formazione &#8220;Galileo&#8221; nell\u2019ambito del modulo Gli strumenti della comunicazione, curato da sottoscritto.<br \/>\nDall\u2019analisi degli articoli \u00e8 emerso il seguente quadro: C\u2019\u00e8 un gruppo di cittadini che in base alla loro provenienza viene trattato dalla stampa in modo diverso e viene conseguentemente rappresentato come &#8220;diverso&#8221;.<br \/>\nUn fatto di cronaca nera, ma non solo, aumenta di valore giornalistico se vi \u00e8 coinvolto un rappresentante del gruppo generalmente indicato come &#8220;gli stranieri&#8221; o &#8220;gli extracomunitari&#8221;.<br \/>\nAi rappresentanti di questi gruppi vengono principalmente attribuiti due ruoli: quello di &#8220;cattivo&#8221; o di &#8220;vittima&#8221;.<br \/>\nEssendo cattivi o vittime causano problemi al gruppo dominante e soprattutto alle sue istituzioni.<br \/>\nL\u2019immagine che emerge a proposito dei rappresentanti del gruppo dominante \u00e8 quello di grande efficacia, di grande capacit\u00e0 decisionale e di spirito di sacrificio per aiutare i membri dei gruppi stranieri. Nonostante ci\u00f2 gli stranieri causano problemi.<br \/>\nI meccanismi e le strategie giornalistiche che contribuiscono a sostenere questa immagine sono: la scelta delle notizie (molta cronaca nera con immigrati coinvolti); il lasciar prevalere i commenti delle istituzioni rispetto a quelli delle persone direttamente coinvolte (ad esempio: \u00e8 pi\u00f9 facile trascrivere il comunicato stampa dalla polizia che andare con gli stivali lungo Reno ad intervistare gli nomadi); il modo di presentare i fatti (iper-completezza, vaghezza, esagerazione); la colpevolizzazione delle vittime (se un marocchino viene picchiato \u00e8 automaticamente un regolamento di conti) e, infine, la rappresentazione positiva del proprio gruppo.<\/p>\n<p><strong>Il razzismo quotidiano<br \/>\n<\/strong>Gli stereotipi e il razzismo, una volta diventati &#8220;discorso pubblico&#8221;, si diffondono nella societ\u00e0 attraverso i discorsi quotidiani della gente. I discorsi di senso comune sugli stranieri, anche se in tono diverso, sono caratterizzati da meccanismi e strategie analoghi a quelli applicati dalle \u00e8lite: l\u2019immagine positiva di s\u00e9 stessi (&#8220;Non sono razzista, ma&#8230;&#8230;&#8221;;&#8221;Non ho nulla contro di loro, ma&#8230;&#8230;&#8221;); l\u2019alleggerire le affermazioni negative (&#8220;Ci sono anche dei buoni, ma la maggior parte&#8230;.); l\u2019attribuzione di giudizi negativi ad altri o ai mass-media (&#8220;Il quartiere non ne pu\u00f2 pi\u00f9&#8230;.&#8221;, &#8220;Dicono che non si lavano&#8230;.&#8221;) o l\u2019utilizzo di singole esperienze negative come &#8220;prova&#8221; generale a sostegno di un parere negativo (&#8220;Una volta, in autobus, ho visto&#8230;..&#8221;). I temi che ricompaiono sono il lavoro, la casa, la criminalit\u00e0, la diversit\u00e0 e il rifiuto di integrarsi da parte degli stranieri.<br \/>\nUna delle strategie argomentative preferite delle persone pi\u00f9 istruite -spesso quelle pi\u00f9 preoccupate per la propria immagine- \u00e8 quella di mostrare comprensione e simpatia (&#8220;Ma poveretti, stanno molto meglio a casa loro, nella loro cultura, dobbiamo aiutarli laggi\u00f9, qui subiscono solo la discriminazione di chi non li vuole.&#8221;).<br \/>\nUn aspetto interessante \u00e8 la percezione che i bianchi &#8220;poveri&#8221; hanno di se stessi come doppia vittima: sia nei confronti degli stranieri, sia nei confronti del governo che non fa niente per risolvere il problema. Anzi, &#8220;Non li manda via&#8221; e &#8220;Adesso gli danno anche la casa&#8230;&#8230;&#8221;. Van Dijk sospetta intenzionalit\u00e0 da parte delle \u00e9lite, che grazie all\u2019accentuazione sistematica di certi &#8220;problemi&#8221; sono riuscite a far sviluppare l\u2019ideologia etnica in maniera tale che l\u2019appartenenza ad una classe socioeconomica rimane in secondo piano.<br \/>\nVan Dijk sostiene che la rappresentazione negativa di un altro gruppo serve soprattutto a rafforzare la propria immagine e, in tempi di crisi culturale, politica e economica, a mascherare il fallimento del gruppo dominante nel risolvere i suoi problemi, attribuendo la colpa ad altri. Un\u2019affermazione che allarga molto il campo di riflessione, che evidenzia come i modelli di Van Dijk, senza grandi modifiche, sono applicabili a tante minoranze, o gruppi discriminati: omosessuali, handicappati, donne, etc. Proprio per questo vale la pena di ascoltare Van Dijk. Non ci insegna solo qualcosa sul razzismo o sull\u2019analisi di testi; il suo \u00e8 un modello universale di esercizio di potere per proteggere, anche inconsciamente, la propria cultura, la propria posizione di gruppo dominante, un potere &#8220;bianco&#8221;, pulito, accettabile, mille volte pi\u00f9 sottile dei metodi del Grande Fratello di Orwell.<\/p>\n<p>Bibliografia:<br \/>\n-Teun A. van Dijk 1981: Testo e Contesto. Il Mulino, 1981.<br \/>\n-Teun A. van Dijk 1989: La riproduzione del pregiudizio. In: Democrazia e diritto, XXIX, 6. Pag. 127-50.<br \/>\n-Teun A. van Dijk 1993: \u00c9lite Discourse and Racism. Sage, Newbury Park.<br \/>\n-T. A. van Dijk 1994a: Il &#8220;discorso&#8221; pedagogico. In: M. Mezzini, T. Testigrosso e A. Zanini: La fabbrica del pregiudizio. Per conoscere ed affrontare i pregiudizi culturali nella scuola. Edizioni Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole. Pag. 76-130.<br \/>\n-Teun van Dijk 1994b: Il discorso razzista. La riproduzione del pregiudizio nei discorsi quotidiani. Messina, Rubbettino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due anni fa, il 17 luglio 1995, una donna    partor\u00ec due gemelli all&#8217;ospedale di Porretta e decise di non riconoscerli. 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