{"id":757,"date":"2009-11-04T17:07:34","date_gmt":"2009-11-04T17:07:34","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=757"},"modified":"2026-02-04T12:27:17","modified_gmt":"2026-02-04T11:27:17","slug":"l-handicap-dei-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=757","title":{"rendered":"L&#8217;handicap dei media"},"content":{"rendered":"<p>di D.B.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0proprio come per le ciliegie-bugie del proverbio: un inganno tira l\u2019altro. L\u2019immagine del disabile come persona che ha innanzitutto bisogno d\u2019aiuto \u00e8 funzionale al mantenimento<!--break--> delle &#8220;costruzioni di realt\u00e0&#8221; dei normo-dotati, dove essi si rappresentano come forti e generosi; cos\u00ec &#8220;si permette a una accettazione fantasma di fare da fondamento a una normalit\u00e0 fantasma&#8221;. Basterebbe questo concetto, che rimanda al fondamentale Stigma di Erving Goffman (la citazione \u00e8 ripresa dalla traduzione italiana), ad aiutarci nel districare molti dei problemi connessi con i modi in cui la tv parla di handicap. In realt\u00e0 la ricerca di Serenella Besio e Franca Roncarolo va ben oltre il fornire le pur indispensabili chiavi di lettura &#8211; come questa di Goffman, appunto &#8211; per affrontare quella particolare rappresentazione (e deformazione) del mondo che si chiama televisione italiana. Se il sottotitolo della ricerca \u00e8 neutro (&#8220;Disabili e disabilit\u00e0 nell\u2019offerta televisiva&#8221;) fin dal titolo L\u2019handicap dei media (344 pagine, lire 30 mila, pubblicato da Rai-Eri nel marzo \u201896) lascia capire che la ricerca non finger\u00e0 quella insopportabile asetticit\u00e0 che affligge molte pubblicazioni sul tema. La grande abilit\u00e0 delle due autrici \u00e8 di rendere comprensibile quanto documentata la rete di inganni e auto-inganni, di buone intenzioni e pessime pratiche, di lacrime senza ragioni e di piet\u00e0 senza giustizia, che fonda la &#8220;normalit\u00e0 fantasma&#8221;. Pur ricordando che qualche eccezione negli ultimi anni ha positivamente contaminato (poco, pochissimo) la nostra tv; non a caso la rottura degli schemi perviene soprattutto dall\u2019estero e perlopi\u00f9 dalla fiction. Ovviamente L\u2019handicap dei media parla soprattutto di Rai ma analogo sarebbe il discorso sulla Finivest. Anche lo stile delle autrici \u00e8 efficace: non sdegnate requisitorie ma pacate esposizioni di fatti&#8230; dalle quali certo emergono giudizi &#8220;pesanti&#8221; (anche su singoli programmi e giornalisti). Dopo avere dunque rivolto a tutti il doveroso invito a leggere &#8211; con tanto di evidenziatore &#8211; questo bel libro (e a non saltare le note), proviamo a citare\/riassumerne alcuni essenziali passaggi. Notando che tutte le altre persone coinvolte nella elaborazione e scrittura (Simona Tessore, Simonetta Paolicchi, Marinella Belluati, Luciana Tucci) sono donne: sar\u00e0 un caso se &#8211; rispetto alla media &#8211; mostrano un di pi\u00f9 d\u2019intelligenza e non conformismo? Il libro si apre con una nota di Antonio Guidi (ministro della Famiglia durante il breve governo Berlusconi) che gi\u00e0 fornisce una prima utile indicazione: &#8220;la normalit\u00e0 di chi ha un handicap suscita troppo spesso reazioni pi\u00f9 forti della straordinariet\u00e0&#8221;. Ovvero il normo-dotato pu\u00f2 &#8220;sopportare&#8221; il disabile che scala le montagne proprio perch\u00e9 eccezione oppure il caso pietoso (che lui suppone &#8220;regola&#8221;); entrambi non gli pongono problemi di capire se lo stato presente delle cose si basa su 3 &#8220;in&#8221; &#8211; ingiustizie, insensatezze e incivilt\u00e0 &#8211; che lo chiamano in causa. La prima parte della ricerca s\u2019intitola &#8220;Differenti culture dell\u2019handicap, una discussione aperta&#8221;: gi\u00e0 qui, per inciso e con soave leggerezza, si formula (a proposito di un caso specifico) una delle accuse pi\u00f9 gravi per un giornalista: &#8220;l\u2019assenza di curiosit\u00e0&#8221;. Dopo un breve iter storico, le autrici prima delineano &#8220;le varie cornici culturali createsi intorno alla disabilit\u00e0&#8221;, poi ricordano &#8220;l\u2019evoluzione legislativa europea&#8221;, infine &#8220;mappano&#8221; l\u2019handicap nel tessuto sociale (presenze corporative, novit\u00e0, differenze) accennando anche all\u2019immaginario &#8211; filmico, teatrale, pubblicitario &#8211; su cui ovviamente si torner\u00e0 a pi\u00f9 riprese e da vari punti di vista. Solo dopo questo giro d\u2019orizzonte Besio e Roncarolo introducono uno dei temi specifici: &#8220;fare trasmissioni educative o educare a fare le trasmissioni?&#8221;. Il secondo capitolo \u00e8 un excursus sulle tecnologie: fondamentale per chi s\u2019approccia &#8220;vergine&#8221; alla questione handicap ma quasi ovvio per i lettori di HP-Accaparlante. Ci sono comunque molti indirizzi ragionati di &#8220;interest group&#8221; che pu\u00f2 essere utile (per chi naviga su Internet) avere sott\u2019occhio. Qui si chiude la prima parte del volume (&#8220;L\u2019handicap nella societ\u00e0&#8221;). La seconda parte (&#8220;L\u2019handicap in tv&#8221;) si apre con una cavalcata sui programmi televisivi fra il 1970 e il 1993; in appendice si trova anche il dettagliato elenco, per reti, con tanto di orari. Attenzione discontinua; programmi di servizio e tv del dolore; fasce orarie; differenti profili delle reti; quantit\u00e0 e qualit\u00e0 delle presenze: sono gli elementi-base del terzo e quarto capitolo. Decisivo \u00e8 il capitolo successivo dedicato a &#8220;I generi dell\u2019handicap&#8221;, ovvero agli stereotipi e ruoli ai quali ogni evento si deve ricondurre: controversie, informazioni, &#8220;miracoli&#8221; e &#8220;casi esemplari&#8221; insomma tutto deve rientrare nelle caselle (e dunque nelle fasce di programmazione) previste. Detto male &#8211; sempre troppo poco &#8211; di Mixer e salutato come un piccolo evento la puntata di Milano, Italia che affront\u00f2 handicap e sessualit\u00e0, Franca Roncarolo entra nello specifico dei &#8220;programmi specializzati in emarginazione, disagio e sofferenza&#8221; e di vicende esemplari, per arrivare a un importante punto fermo che pu\u00f2 essere generalizzato ad altri casi e dunque vale la pena citare per esteso: &#8220;Tutto si tiene e attraverso i vari generi tv si produce una costruzione di realt\u00e0 che nelle sue due versioni &#8211; madre cattiva che si pente, madre cattiva che cede il posto a un\u2019altra madre buona &#8211; risolve senza affrontarlo il vero problema di fondo. Ossia l\u2019elaborazione di una cultura del limite e della differenza che consenta di tematizzare davvero la diversit\u00e0 e i problemi a essa connessi, senza rimozioni o appelli ai sentimenti&#8221;. Famiglia, etica del sacrificio, scuola, differenze di genere (ovvero i diversi ruoli &#8220;obbligati&#8221; da attribuire a uomini e donne), lo scandalo dei falsi invalidi, amicizia e amore (soprattutto quello retorico con la A maiuscola): \u00e8 ancora Roncarolo, nel sesto e settimo capitolo, a sgrovigliare la matassa, individuando prima i temi (e i rimossi) realmente affrontati e poi approfondendo &#8220;i quattro stili per parlare e tacere di handicap&#8221;. Atteggiamenti che vengono riassunti e ulteriormente suddivisi cos\u00ec: &#8221;<\/p>\n<p>1-Approfondimento tematizzante:<br \/>\n1.1 riflessivo,<br \/>\n1.2 divulgativo,<br \/>\n1.3 interlocutorio;<\/p>\n<p>2-Denuncia:<br \/>\n2.1 investigativo,<br \/>\n2.2 espressivo,<br \/>\n2.3 pragmatico;<\/p>\n<p>3-Documentazione:<br \/>\n3.1 specialistico,<br \/>\n3.2 orientato al servizio,<br \/>\n3.3 d\u2019inchiesta;<\/p>\n<p>4-Ascolto:<br \/>\n4.1 non interattivo,<br \/>\n4.2 sollecitante,<br \/>\n4.3 empatico-esibitivo&#8221;.<\/p>\n<p>Pur con i consueti toni pacati, l\u2019autrice smaschera ambiguit\u00e0, bugie, pregiudizi presenti nei vari approcci. Valga per tutti l\u2019ormai famoso (pi\u00f9 in Inghilterra che da noi) &#8220;Does he take sugar?&#8221;, ossia &#8220;Lui lo vuole lo zucchero?&#8221;: si tratta &#8211; ricorda Roncarolo &#8211; &#8220;di una modalit\u00e0 caratterizzata dall\u2019abitudine di chiedere a terze persone informazioni relative al disabile&#8221; (che pure \u00e8 presente), &#8220;strategie che potremmo definire di smaterializzazione della persona disabile e che consistono essenzialmente nel parlarne come se fosse assente&#8221;. Serenella Besio e Simona Tessore &#8211; nell\u2019ottavo capitolo &#8211; vanno in cerca di conferme e smentite (poche) alla &#8220;scontatezza&#8221; del dialogo immagini-parole: una casistica difficile da condensare ma vale almeno la pena accennare che Fulvio Grimaldi o il complesso &#8220;I ladri di carrozzelle&#8221; hanno mostrato come ci si pu\u00f2 sottrarre alla pigra dittatura delle banalit\u00e0. &#8220;Dalle soap-operas ai film d\u2019autore&#8221; \u00e8 il viaggio nella fiction (capitolo 9) di Marinella Belluati che poi (cap 10) analizza le &#8220;maratone della solidariet\u00e0&#8221; (ovvero Telethon e la gemella 30 ore per la vita). Molto correttamente le autrici hanno scelto di verificare il loro approccio scientifico con quello (a pi\u00f9 alto tasso &#8220;emozionale&#8221; ma anche rappresentativo di gusti e opinioni assai diversificati) di alcuni disabili: nel capitolo 11 sono infatti riportate impressioni raccolte a Savona e Torino. Le molte indicazioni importanti che sono affiorate sin qua vengono sistematizzate da Besio e Roncarolo nel dodicesimo e conclusivo capitolo. Presenze e assenze di tematiche ma anche di &#8220;pubblico&#8221; (persino la visione di un handicappato nella platea dei quiz risulta tab\u00f9) dunque; una sintesi dei principali stereotipi; &#8220;il ruolo dei non-disabili&#8221; ovvero ci\u00f2 che i giornalisti potrebbero mettere in movimento&#8230; ove volessero. Le logiche, intelligenti e praticabili proposte che tutte le autrici lasciano affiorare in vari punti di L\u2019handicap dei media basterebbero, da sole, a costituire una piattaforma per una tv &#8220;decente&#8221;. E sono appunto indecenti il silenzio e l\u2019immobilit\u00e0 successivi. Tanto pi\u00f9 che &#8211; per una casualit\u00e0 politica &#8211; la ricerca si \u00e8 mossa nella Rai a cavallo fra il &#8220;Caf-regime&#8221; e ben due supposte rivoluzioni (Mani Pulite e breve governo del Polo) mentre noi ne parliamo dopo una terza supposta rivoluzione, quella ulivista: per gattopardianamente dirci che nella tv di Stato tutto cambia perch\u00e9 nulla muti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217;    proprio come per le ciliegie-bugie del proverbio: un inganno tira l&#8217;altro.    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