{"id":758,"date":"2009-11-04T17:07:35","date_gmt":"2009-11-04T17:07:35","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=758"},"modified":"2026-02-04T10:53:04","modified_gmt":"2026-02-04T09:53:04","slug":"l-handicap-in-tv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=758","title":{"rendered":"4. L&#8217;handicap in TV"},"content":{"rendered":"<p>di Daniele Barbieri<\/p>\n<p>A un\u2019inchiesta sui rapporti fra handicap e televisione \u00e8 difficile trovare un titolo pi\u00f9 tristemente azzeccato di quello della ricerca che Serenella Besio e Franca.<br \/>\nRoncarolo hanno pubblicato nel marzo 96: L\u2019handicap dei media. L\u2019handicap \u00e8 veramente dei media (tutti, non solo la tv) che non sanno &#8211; e soprattutto non vogliono? &#8211; affrontare il tema; l\u2019handicap \u00e8 soprattutto e\/o solo nelle teste dei giornalisti che su molti temi (tutti?) ancora, come ai tempi in cui G. B. Shaw coni\u00f2 questa battuta, &#8220;confondono uno scontro automobilistico con la fine del mondo&#8221;. La nostra stessa inchiesta potrebbe intitolarsi La TV che scambi\u00f2 un disabile per un cappello riallacciandosi al bel libro di Oliver Sacks, sperando\/sognando che di caso clinico &#8211; non di volont\u00e0, inconscia o meno &#8211; si tratti e dunque che le illustri malate (tv pubbliche e private) possano &#8220;guarire&#8221;.<br \/>\nRispetto al quadro delineato in L\u2019handicap dei media nulla (o per essere pi\u00f9 pignoli: quasi nulla di sostanziale) si \u00e8 mosso. Lo confermano gli intervistati ma soprattutto ognuno lo pu\u00f2 vedere da s\u00e9. Verifichiamolo insieme anche scrutando\/interpretando 4 fra le poche notizie\/commenti interessanti apparse sui massmedia successivamente alla stesura della ricerca.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Handicappati in TV solo se telegenici<br \/>\n<\/strong>La prima. &#8220;Handicappati in tv, solo se telegenici&#8221;: cos\u00ec un quotidiano parlava della trasmissione che Mixer giovani aveva dedicato all\u2019integrazione scolastica &#8220;ma in studio non c\u2019erano disabili&#8221;. L\u2019articolo era partecipe ma anche informato, dunque un buon (e raro) esempio: dopo avere correttamente raccontato i fatti e avere inserito alcune osservazioni puntuali &#8211; della giornalista o delle persone da lei intervistate &#8211; le conclusioni sono affidate a una dichiarazione di Dina Roggi e a un lapidario commento. Vale la pena leggerli entrambi. &#8220;Ma se possono andare a scuola perch\u00e9 non possono partecipare a una trasmissione tv? &#8221; Dina Roggi, vicepresidente della &#8220;Consulta romana per l\u2019handicap&#8221; che raggruppa 44 associazioni, sempre pi\u00f9 spesso si sente chiamare dai vari programmi d\u2019informazione e talkshow per portare alla ribalta questo o quel caso di vita da handicappato. Domenica In le ha fatto questo tipo di richiesta: &#8220;Una persona con l\u2019handicap non troppo vecchia non troppo giovane, non brutta, che sapesse raccontare se stessa, che avesse problemi irrisolti ma che si potessero risolvere. Meglio se in diretta&#8221;. La seconda. Nella pagina spettacoli di un quotidiano spiccava questo paradossale titolo: &#8220;La tv per i ciechi utile per i vedenti&#8221;. Purtroppo l\u2019articolo si riferiva alla Francia (che l\u2019Italia purtroppo non si \u00e8 affrettata ad imitare). Vale la pena riassumere la notizia. Il programma A vous de voir &#8211; Vedete voi &#8211; esordisce sul canale Cinqui\u00e8me, che trasmette di giorno (lasciando la serata alle frequenze di Arte) e la puntata d\u2019apertura mostra alcune apparenti banalit\u00e0: un uomo che sparecchia, lava i piatti, fuma, va in salotto, accende la tv e si affloscia in poltrona. Tutto &#8220;normale&#8221; salvo che&#8230; quell\u2019uomo \u00e8 cieco. Sorride o s\u2019arrabbia alle battute ma ascolta perch\u00e9 guardare non pu\u00f2. Da queste scene iniziali parte un programma che vuole aprire gli occhi sul visibile e sull\u2019invisibile. Difficile giudicarlo senza averlo visto ma stando alle intenzioni e anche al giudizio di Evgen Bavcar ci troviamo di fronte a uno di quei pochi programmi per cui si pu\u00f2 spendere la doppia &#8220;i&#8221;, ovvero interessante\/intelligente. Conclusione dell\u2019articolo: &#8220;Perch\u00e9 ci sono vari modi di avere gli occhi inutilmente aperti ed \u00e8 una delle cose che il programma vorrebbe spiegare. Senza offendere nessuno, beninteso&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Da Film vero a Telethon<br \/>\n<\/strong>Terza notizia. Su &#8220;Vespri-tv&#8221; vi \u00e8 un lungo, articolato e intelligente commento a &#8220;Film-vero&#8221;, 10 puntate su Raitre, e agli spot della Presidenza del Consiglio che hanno persone down per protagonisti. &#8220;L\u2019idea di &#8220;Film-vero&#8221; \u00e8 ben congegnata. Una prima parte occupata da un film. poi si torna in studio (&#8230;.) Questo sistema modulare, intrecciando vari generi (fiction, reportage, talk-show) evita i vizi di ciascuno esaltandone le qualit\u00e0&#8221; commenta Norma Rangeri che conclude: &#8220;Si pu\u00f2 parlare di affetti, di questioni private, di problemi sociali evitando il guardonismo, il pettegolezzo, l\u2019urlo o la lacrima? Si pu\u00f2. Anna Scalfati e Sveva Sagramola compongono un tandem ben sincronizzato, sono due facce serie, con un trucco discreto, non recitano troppo, non cedono spazio alla retorica, pur sempre in agguato quando si affrontano questioni confinanti con il dolore&#8221;. Quarta notizia. Con il titolo &#8220;Mio fratello tradito da Telethon&#8221; Alessandra Lombardi ricostruisce la vicenda di Mimmo Ferrante, &#8220;disabile 38enne, morto a Milano di ritorno da Roma&#8221;. L\u2019accusa a Telethon &#8211; che smentisce &#8211; \u00e8 di avergli negato la parola (&#8220;umiliandolo&#8221;). I fratelli di Mimmo raccontano che &#8220;voleva 60 secondi (&#8230;) per parlare del diritto al lavoro (&#8230;) lo stesso messaggio che lo scorso anno era riuscito a lanciare proprio dalla ribalta di Telethon dove &#8220;non invitato, ma con un coraggio e una costanza da far paura&#8221;, si era ritagliato &#8220;di prepotenza&#8221; un minuto di udienza, con la promessa (non mantenuta) di essere invitato anche quest\u2019anno&#8221;. Ci sarebbe da aggiungere una quinta notizia che per\u00f2 concerne &#8220;le omissioni&#8221; e le reticenze (tante) anzich\u00e9 le presenze massmediatiche. Negli ultimi anni pi\u00f9 volte Umberto Bossi e altri esponenti della Lega Nord hanno attribuito a nemici politici epiteti come &#8220;handicappato&#8221;, &#8220;sciancato&#8221;, &#8220;mongoloide&#8221;: un insulto gratuito o la derisione di chi (un giudice in questo caso) \u00e8 effettivamente affetto da una lieve zoppia. Queste frasi sono state riferite da giornali e tv, senza alcun commento; lo stesso \u00e8 accaduto per l\u2019editoriale dell\u2019aprile \u201897 di Vittorio Feltri che definiva il governo &#8220;un esecutivo down&#8221;. La vera notizia \u00e8 in questa clamorosa omissione di commento. Esistono giudizi molto diversificati sul &#8220;politically correct&#8221; &#8211; e sui suoi limiti, pregi, ipocrisie &#8211; ma sembra difficile ignorare la gravit\u00e0 del suo opposto, cio\u00e8 che in Italia un handicap compaia (o ricompaia?) come insulto nel linguaggio &#8220;politico&#8221;, dunque in quello pubblico per eccellenza.<\/p>\n<p><strong>La parola agli esperti<\/strong><br \/>\nSu questo quadro &#8211; di desolante staticit\u00e0 o di impercettibili mutamenti? &#8211; ragionano due esperti e una &#8220;parte in causa&#8221;: Carlo Canetta della mediateca-Ledha (02-65.70.425) che organizza la bella rassegna &#8220;Lo sguardo degli altri&#8221; e che si occupa di programmi tv; mentre Serenella Besio, che della ricerca Eri \u00e8 coautrice (e che oggi \u00e8 consulente presso il Siva-Don Gnocchi per software didattico) prova, dopo due anni, a riprendere il filo del discorso; infine Stefano Borgato della Uildm che ha lavorato alla nascita dei vari Telethon. Secondo Canetta, &#8220;nella non-fiction resta dominante il talk-show, dunque il parlare&#8221;. Cos\u00ec passa solo ci\u00f2 che pu\u00f2 essere verbalizzato; col risultato che al centro c\u2019\u00e8 quasi sempre l\u2019handicap fisico mentre quello psichico scompare. &#8220;Anche a noi le tv chiedono &#8220;l\u2019ospite che funziona&#8221;, si pu\u00f2 anche stare al gioco ma cos\u00ec diventa difficile uscire da questi binari troppo obbligati, dal binomio eccezionale\/pietistico&#8221; sottolinea Canetta. All\u2019estero si vedono programmi pi\u00f9 interessanti che provano a raccontare i problemi anche attraverso gesti o sguardi. &#8220;E\u2019 una questione di scelte e tempo, non di talenti&#8221; prosegue Canetta: &#8220;Gi\u00e0 questo approccio amplierebbe la sfera del raccontare, come hanno mostrato alcune puntate del programma Storie vere che hanno richiesto tempo, intelligenza e fatica&#8221; tre &#8220;doti&#8221; che forse non abbondano fra i giornalisti. &#8220;Se io chiamo una tv, anche pubblica, per dire: &#8220;provate a venire con noi a vedere l\u00e0, dove sta accadendo qualcosa&#8221; quasi mi ridono in faccia&#8221; esemplifica Canetta. Un aspetto importante della ricerca di Besio-Roncarolo \u00e8, secondo Canetta, anche la &#8220;platea&#8221; ovvero che nei talk-show o nei programmi per ragazzi si scelga o no di invitare anche disabili, sottolineando che la loro presenza \u00e8 appunto normale e non legata a un tema particolare. Forse &#8211; suggerisce ancora Canetta &#8211; una strada utile da percorrere \u00e8 l\u2019auto-rappresentazione. Un discorso delicato ovviamente e che si presta anche a equivoci, populismi, dilettantismi, &#8220;spesso superabili attraverso la formazione&#8221;. Canetta cita &#8220;molte esperienze positive in Europa (Belgio e Inghilterra soprattutto) mentre l\u2019Italia, che gi\u00e0 era indietro, resta immobile e chiusa a ogni esperimento. La BBC ha un\u2019unit\u00e0 specifica (tutti i collaboratori e tecnici sono disabili) che realizza due trasmissioni in onda ogni settimana sulla rete culturale (una si chiama &#8220;Fuori dal bordo&#8221; e l\u2019altra &#8220;Dentro il bordo&#8221;), con un taglio molto disinvolto. Le presenta un giovane in sedia a rotelle che per\u00f2 \u00e8 un punk, dunque fuori da ogni stereotipo. Si utilizza molto la candid-camera &#8211; cio\u00e8 la telecamera nascosta &#8211; per mostrare ad esempio che in discoteca non gradiscono i disabili&#8221;. Di conseguenza Canetta sente &#8220;l\u2019esigenza di spazi sperimentali, anche di mattina o notte, per fare alla tv italiana trasmissioni diverse da quelle consuete e vedere cosa succede&#8221;. Oggi la situazione \u00e8 troppo bloccata: &#8220;trasmissioni come Il coraggio di vivere sono animate da buone intenzioni ma la struttura \u00e8 vecchio stile&#8221;. E in pi\u00f9 il palinsesto le propone in partenza come ghettizzate e\/o ghettizzanti. Quanto alla fiction, Canetta intravede una tendenza, che rompe un po\u2019 le due &#8220;gabbie&#8221; dell\u2019handicappato\/a da compatire o di quello\/a da ammirare per il suo eroismo (e relative varianti di questi due schemi): &#8220;Pensando ad alcuni protagonisti down o autistici (Forrest Gump, oppure L\u2019ottavo giorno) vedo un personaggio prodigioso &#8211; non necessariamente vincitore o sconfitto, anche se spesso risulta positivo &#8211; pur se \u00e8 debole, affascinante senza essere necessariamente un super-eroe&#8221;. Due anni dopo la ricerca, Serenella Besio si occupa d\u2019altro e confessa una certa &#8220;indigestione&#8221; di tv. Pur con questa premessa accetta per\u00f2 volentieri di riflettere &#8211; &#8220;senza pretesa di sistematicit\u00e0&#8221; &#8211; sui segnali negativi o positivi che le sembra di intravedere nel piccolo schermo. &#8220;Non mi pare che i &#8220;formati&#8221; siano mutati o diventati pi\u00f9 elastici e questa rigidit\u00e0 condiziona molto tutti i protagonisti (autori e ospiti, disabili o no) delle trasmissioni&#8221;. Secondo Besio \u00e8 invece interessante notare che di recente &#8220;alcune fiction straniere ci ripropongono il disabile come cattivo e questo \u00e8 paradossalmente un bene (se ovviamente non c\u2019\u00e8 alcuna connessione fra handicap e cattiveria) rispetto a certi stereotipi&#8221;. Qualcosa di positivo per\u00f2 Serenella Besio se lo aspetta da un programma che parte in questi giorni, quello di Giovanna Milella: &#8220;mi sembra una conduttrice garbata e precisa e anche il &#8220;formato&#8221; prescelto appare rispettoso&#8221;. Le piacerebbe anche la possibilit\u00e0 di intercalare i programmi con brevi flash sulla disabilit\u00e0, un modo di rompere i palinsesti mummificati. &#8220;Di positivo, negli ultimi tempi, ricordo una pubblicit\u00e0 progresso per l\u2019Anffas che mostrava mamme anziane (e non solo) suggerendo un messaggio d\u2019affetto e non pietistico. Nell\u2019informazione televisiva il vero problema irrisolto \u00e8 quello della disabilit\u00e0 cognitive&#8221; appunta. Di sfuggita, Besio accenna a una ricerca del CNR &#8211; &#8220;che purtroppo non \u00e8 stata pubblicata, ma chi fosse interessato a leggerla pu\u00f2 contattarmi al Siva (02\/40308340)&#8221; &#8211; sul ruolo che la tv potrebbe avere per persone con difficolt\u00e0 cognitive; &#8220;e anche questo \u00e8 un campo in cui all\u2019estero si registrano esperienze veramente interessanti, con programmi che accompagnano un\u2019idea di autonomia molto marcata all\u2019auto-ironia.<\/p>\n<p><strong>La trasmissione pi\u00f9 amata e odiata<br \/>\n<\/strong>Oltre al discorso in generale su media\/handicap, a Stefano Borgato tocca ovviamente di entrare anche nello specifico di Telethon, trasmissione amata\/odiata quant\u2019altre mai. &#8220;L\u2019unico fatto nuovo di un certo rilievo \u00e8 la scelta degli spot proposti dalla Presidenza del Consiglio&#8221; riflette Borgato: &#8220;qualcuno li ha contestati per\u00f2 a me pare che il disabile diventato protagonista e non scenario (pur se la sindrome di Down \u00e8 certo un caso particolare) sia un fatto positivo, pur se lo slogan finale (&#8220;metteteli alla prova&#8221;) non era dei pi\u00f9 felici. L\u2019insieme di quegli spot testimonia comunque di un cambiamento culturali, come del resto accadde per quello di Bertoli che, per l\u2019epoca, era molto avanzato, quasi dirompente&#8221;. Anche Borgato condivide che sia molto grave la prassi di non far passare determinati problemi e persone in certe fasce orarie (prime time e domenica pomeriggio). Quanto alla contestata-Telethon, questo \u00e8 il suo punto di vista: &#8220;Bisogna anzitutto tener conto del fatto che questa \u00e8 appunto pensata come una maratona (32 ore di fila) e che serve a raccogliere soldi per la ricerca&#8221; premette: &#8220;Anche noi che l\u2019abbiamo voluta siamo consapevoli dei suoi limiti, eppure raccogliere in 8 anni 200 miliardi da devolvere alla ricerca pura \u00e8 un risultato straordinario&gt;. All\u2019inizio la contestazione principale era &#8220;sprecare 32 ore senza costruire comunicazione reale su trasporti, barriere, integrazione&#8221; ricorda Borgato: &#8220;con il passare del tempo il quadro d\u2019insieme \u00e8 mutato, sia perch\u00e9 Telethon, dal \u201892, ha allargato il discorso alle malattie genetiche ma anche perch\u00e9 negli ultimi 3 anni si \u00e8 consolidata una struttura fissa e dunque persone che ormai qualcosa hanno &#8220;capito&#8221;. Mi \u00e8 parso che, pur con le solite cadute, quest\u2019anno vi sia stata una comunicazione pi\u00f9 ampia&#8221;. Quanto alle accuse di usare i bambini in una logica pietistica, Borgato &#8211; &#8220;disapprovo anch\u2019io questi metodi&#8221; &#8211; suggerisce per\u00f2 che il vero limite \u00e8 nel &#8220;mezzo&#8221; usato, cio\u00e8 nella tv stessa. &#8220;La finalit\u00e0 di questo programma \u00e8 il contatore dei soldi. O il programma lo fai per raccogliere fondi o no. Ma se decidi di farlo per quello scopo, io temo che sia impossibile ottenere qualcosa di pi\u00f9 che piccoli miglioramenti all\u2019attuale formula. Naturalmente dovrebbero esserci molti altri spazi, per altre questioni; vi sono proposte (anche da disabili) sia radiofoniche che tv ma non vengono accolte&#8221;. Tornando a un discorso d\u2019insieme, secondo Borgato &#8220;rispetto a 15\/20 anni fa, certi temi (penso alle questioni legate alle barriere architettoniche) sono ormai conosciuti anche al grosso pubblico&#8221;. Che la tv sia per\u00f2 un Moloch difficile da smuovere trapela dalle sue conclusioni: &#8220;Secondo me i meccanismi esasperati (dell\u2019audience, e non solo) delle televisioni rendono la comunicazione grossolana per natura: nessun privato o pubblico oggi affiderebbe due ore &#8220;serie&#8221; su questi temi. Bisogna realisticamente utilizzare gli spazi che ci sono, se possibile togliendo le questioni dal &#8220;ghetto&#8221; come nel caso delle para-olimpiadi che devono essere argomento di notiziario sportivo e non relegate in spazi specialistici&#8221;. Infine Borgato richiama i giornalisti a un maggiore impegno: &#8220;bisogna uscire dal corto circuito dei giornalisti che si trincerano dietro il &#8220;noi diamo quello che il pubblico vuole&#8221;, senza rendersi conto che questo \u00e8 il classico cane che si morde la coda&#8221;. Per la verit\u00e0 l\u2019alibi del pubblico nasconde molte questioni delicate (pigrizia, conformismi, lottizzazione e asservimento ai Poteri forti, formazione e aggiornamento di qualit\u00e0 bassa e decrescente, ecc.) che la categoria dei giornalisti sempre pi\u00f9 rimuove: ma questo \u00e8 ovviamente un discorso che esula dai limiti di questa inchiesta.<br \/>\nLa televisione e i giornali possano scambiare un disabile con un cappello perch\u00e9 purtroppo \u00e8 una prassi diffusa (fatte salve le solite, ovvie eccezioni) ad ogni settore: se abitualmente si tace che le mine assassine sono italiane, o se s\u2019inventano stragi mai avvenute (il riferimento \u00e8 a Timisoara), se si fa diventare notizia il pettegolezzo, e se la &#8220;marchetta&#8221; domina indisturbata&#8230; \u00e8 ben difficile capire come e perch\u00e9 persone\/associazioni sostanzialmente prive di &#8220;potere&#8221; potrebbero avere dignit\u00e0 di notizia, o addirittura di&#8230; esistenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\nA un&rsquo;inchiesta sui rapporti fra handicap e televisione &egrave; difficile trovare un titolo pi&ugrave; tristemente azzeccato di quello della ricerca che Serenella Besio e Franca<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3962,3587],"edizioni":[98],"autori":[281],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3628],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/758"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=758"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/758\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6460,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/758\/revisions\/6460"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=758"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=758"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=758"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=758"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=758"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=758"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=758"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=758"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=758"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}