{"id":760,"date":"2009-11-04T17:07:35","date_gmt":"2009-11-04T17:07:35","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=760"},"modified":"2026-02-04T12:48:08","modified_gmt":"2026-02-04T11:48:08","slug":"documentare-sul-disagio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=760","title":{"rendered":"2. Documentare sul disagio"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Pancaldi<strong><\/p>\n<p>Le merci rare di fine secolo: il sapere e l\u2019informazione<br \/>\n<\/strong>Ne &#8220;Il trionfo della moltitudine: forme e conflitti della societ\u00e0 che viene&#8221; (Bollati Boringhieri,<!--break--> 1996), uno dei pi\u00f9 bei libri che siano stati scritti sulle profonde trasformazioni sociali in corso, Aldo Bonomi, l\u2019autore, si sofferma sui luoghi e sulle esperienze che lui definisce agire nella terra di mezzo, tra inclusione in un sistema di competizione economica generalizzata e l\u2019esclusione nell\u2019anomia e nella massa indifferenziata; luoghi che trattano le merci rare del fine secolo: il sapere e la socialit\u00e0.<br \/>\nParlando della figura metaforica del progettista imprenditore Bonomi sottolinea: &#8221; &#8230; il progettista imprenditore, delineando, prima della forma impresa, la forma progetto, ipotizza ambiti che producono, oltre al reddito, socialit\u00e0.<br \/>\nLo sforzo per esistere di questa figura, debole come un neonato che si affaccia al mondo, lo vedo delinearsi nei tanti soggetti che, a fronte della fine del racconto e dei luoghi del racconto, progettano riviste, case editrici, radio, tv, luoghi di produzione musicale, video, cio\u00e8 luoghi che spesso esauriscono il loro compito ancor prima di confrontarsi con il mercato, ma mettono in circolazione il desiderio di esserci e comunicare, nel tentativo di piegare gli strumenti della tecnica, i mezzi, da reti di comando e controllo, a strumenti di comunicazione e socializzazione&#8230;.quanto questa figura debole e inesperta sar\u00e0 in grado di crescere, dipender\u00e0 da ci\u00f2 che avverr\u00e0 nei luoghi ove la merce rara sapere \u00e8 prodotta: le universit\u00e0, i centri studi, i centri di ricerca. Questi sono i luoghi che stanno tra il produrre e la mondializzazione, con funzioni strategiche, e questi sono i luoghi che andranno osservati&#8221;<br \/>\nTra gli attori che forse evocano una societ\u00e0 che viene come il progettista imprenditore, il volontariato ed il terzo settore, i comitati cittadini, i centro sociali autogestiti (cfr. a tal proposito il bel volume &#8220;Centro sociali: che impresa&#8221;, di Moroni, Farina, Tripodi, edizioni Calstelvecchi, 1995), i Centri di documentazione che nascono numerosi ad opera del volontariato e dell\u2019associazionismo (e poco, non a caso, a cura della cooperazione sociale) e, pi\u00f9 recentemente, ad opera degli enti locali che hanno vissuto le stagioni pi\u00f9 ricche delle politiche sociali negli anni \u201870\/90, evocano queste dinamiche intrecciando spesso pi\u00f9 di una identit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Produrre cittadinanza e socialit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Una galassia di iniziative, sospese tra conformismo e innovazione, che ben riflettono la spaccatura dell\u2019universo non profit sospeso tra chi opera in una pura logica sostitutiva di un welfare non pi\u00f9 dato e chi invece persegue desideri di produzione di cittadinanza e socialit\u00e0.<br \/>\nAl di la quindi dei numeri, della carte patinate, delle dotazioni tecnologiche e della capacit\u00e0 di &#8220;bucare&#8221; i media, quali le identit\u00e0 e le strategie per i centri di documentazione perch\u00e9 questi, oltre che produttori di informazioni, siano anche &#8221; &#8230; laboratori sociali del rapporto tra politica e partecipazione &#8230; luoghi ove stare assieme, producendo cultura, informazione, comunicazione, sottraendosi all\u2019imperativo categorico della societ\u00e0 competitiva &#8230;&#8221;?<br \/>\nRiflettere sui Centri di documentazione ci si \u00e8 provato nei mesi scorsi in un seminario organizzato dalla Fondazione italiana per il volontariato in collaborazione con l\u2019associazione CDH, la Biblioteca del CENSIS e la Rete regionale dei Centri di documentazione per l\u2019integrazione della Regione Emilia Romagna.<br \/>\nQui di seguito riportiamo il &#8220;documento base per la discussione&#8221; , elaborato dagli organizzatori, come contributo sui temi sopra accennati invitando caldamente alla lettura del libro di Bonomi e di quello di Moroni, Farina, Tripodi, vere miniere di spunti per chi percepisce e pratica i centri di documentazione come strutture di connessione tra sociale e cultura, come luoghi di incontro, come terreni di coltura per gruppi, progetti, persone.<br \/>\nA titolo informativo segnaliamo che da due anni la Rete regionale dei Centri di documentazione per l\u2019integrazione della Regione Emilia Romagna edita una Rassegna stampa trimestrale sul rapporto tra Informazione e marginalit\u00e0 che ha dedicato ampio spazio al tema dei centri di documentazione e ne cura una banca dati aggiornata periodicamente.<\/p>\n<p><strong>Ottanta centri di documentazione sul disagio<br \/>\n<\/strong>Nei tanti documenti scritti negli ultimi anni sul ruolo e l&#8217;identit\u00e0 del volontariato \u00e8 solitamente la funzione di formazione quella che pi\u00f9 viene sottolineata come fattore decisivo per uno sviluppo coerente di questo importante settore della realt\u00e0 italiana.<br \/>\nE&#8217; chiaro che il concetto di formazione contiene gi\u00e0 in s\u00e9 l&#8217;idea dell&#8217;utilizzo di materiale documentario, ma una riflessione specifica attorno al tema della documentazione forse pu\u00f2 risultare utile in questa stagione in cui lo sviluppo tecnologico e quello della societ\u00e0 dell&#8217;informazione rendono sempre pi\u00f9 complesso l&#8217;approccio a tematiche come quelle della formazione, dell&#8217;informazione e della documentazione.<br \/>\nNegli ultimi dieci anni l&#8217;attenzione alle tematiche connesse all&#8217;informazione e alla documentazione nell&#8217;ambito del &#8220;sociale&#8221; (emarginazione, volontariato, terzo settore, integrazione, diritti, ecc) si \u00e8 particolarmente sviluppata.<br \/>\nLe Pubblicit\u00e0 progresso, la TV &#8220;di servizio&#8221;, la TV &#8220;del dolore&#8221;, le oltre 400 riviste promosse da associazioni e gruppi di volontariato, &#8220;Rain man&#8221;, &#8220;Figli di un Dio minore&#8221;, la &#8220;Carta di Treviso, i convegni &#8220;Handicap di Carta&#8221;, &#8220;Cronaca grigia&#8221;, &#8220;Titoli minori&#8221;, il settimanale Vita in tutte le edicole, il &#8220;Maurizio Costanzo show&#8221;, il &#8220;Coraggio di vivere&#8221;, i tanti centri di documentazione, le banche dati, Internet.<br \/>\nEsperienze e iniziative grandi e piccole, utili o demagogiche che hanno comunque portato gran parte del mondo del sociale ad interessarsi e a &#8220;progettare&#8221; rispetto alle funzioni di informazione e documentazione.<br \/>\nIn particolare la formula del Centro di documentazione si \u00e8 sviluppata a macchia d&#8217;olio; in Italia sono ormai circa una ottantina le iniziative e\/o le strutture che si definiscono come tali o con termini che pi\u00f9 o meno evocano le medesime funzioni (Centro risorse, centro informazione, banca dati, sportello informativo, ecc).<\/p>\n<p><strong>I tre motivi che spiegano questa proliferazione<br \/>\n<\/strong>I motivi di questa proliferazione sono sicuramente molteplici e complessi e investono le trasformazioni dello stato sociale, la crisi della politica e dei suoi attori tradizionali, l&#8217;affermarsi della societ\u00e0 della comunicazione, lo sviluppo tecnologico. Molte sono le considerazioni che si potrebbero fare a partire da questi nodi, tuttavia la realt\u00e0 attuale del volontariato italiano ci induce a soffermarci soprattutto attorno a tre aspetti.<br \/>\nIl primo riguarda la stagione di profondi cambiamenti che stiamo vivendo e che il Centro documentazione (CD) aiuta a &#8220;percorrere&#8221; permettendo di progettare il cambiamento, e l&#8217;innovazione che dovrebbe accompagnarlo, a partire dalle idee, dalla cultura, dalle esperienze degli altri raccolte e raccontate nei libri, nelle riviste, nella stampa, nei video.<br \/>\nIl CD, quindi, come struttura per il confronto e l&#8217;innovazione.<br \/>\nIl secondo aspetto riguarda l&#8217;esigenza di collegamento che i cambiamenti portano con s\u00e9 e amplificano. Uscire dal proprio ambito tematico specifico, dalla propria impostazione politico-culturale, per incontrare altre idee, esperienze, modelli organizzativi, schemi mentali e stabilire legami con questi.<br \/>\nLe funzioni di documentazione e informazione orientano verso questo, anzi obbligano a questo.<br \/>\nIl terzo aspetto, carico al tempo stesso di potenzialit\u00e0 e di ambiguit\u00e0, \u00e8 il fattore trainante che hanno parole come informazione, informatica, telematica, Internet. Parole che se rientrano nel &#8220;campionario&#8221; di una struttura, fanno veleggiare, spesso, col vento in poppa a cavallo delle trasformazioni.<br \/>\nVerso dove? E quale spessore qualitativo esprime la gestione di queste dinamiche? Ecco, appunto, il problema.<br \/>\nL&#8217;impressione \u00e8 che sia il terzo aspetto quello ad essere pi\u00f9 agito. Pare spesso che i CD si strutturino soprattutto a partire da questo, saltando pari pari una fase di ricerca e costruzione di senso necessariamente non breve, e delineando quindi iniziative informative e di documentazione che corrono il rischio di rimanere fini e non diventare mezzi.<br \/>\nLa letteratura reperibile sul senso \u00e8 l&#8217;identit\u00e0 dei CD impegnati nel sociale \u00e8 veramente scarsa e limitata a poche iniziative.<br \/>\nEcco allora la necessit\u00e0 di non dare niente per scontato e di riattualizzare la ricerca di senso dei CD e delle loro reti di collegamento e scambio che ne costituiscono, in una logica di sviluppo, e non solo di crescita, la vera ragione di essere.<br \/>\nCome accade per ogni individuo, anche per i CD lo sviluppo non pu\u00f2 avvenire ed aver significato che all&#8217;interno delle relazioni con gli altri.<\/p>\n<p><strong>I possibili ambiti di riflessione sul tema dei centri di documentazione<br \/>\n<\/strong>Non esiste un modello di CD per l&#8217;ambito sociale, e per certi versi \u00e8 meglio che sia cos\u00ec, ma certamente \u00e8 necessario costruire e far circolare un dibattito che permetta alle esperienze di circolare, di costruirsi nel confronto un linguaggio accessibile agli altri, di entrare in relazione con le strutture e le figure professionali specifiche del settore, di essere riproponibili in una logica di rete. Si pensi a questo proposito quanta competizione e ripetitivit\u00e0 c&#8217;\u00e8 stata negli ultimi anni nei progetti di carattere soprattutto informativo. Ognuno si \u00e8 mosso per conto proprio, utilizzando queste funzioni a volte come terreno di riconversione (l&#8217;informazione come enzima che &#8220;catalizza&#8221; reazioni, un po&#8217; come l&#8217;ecologia negli anni &#8217;80); questo non favorisce certo la costruzione di spezzoni di identit\u00e0 del terzo settore.<br \/>\nCi sembra utile proporre all&#8217;attenzione una serie di elementi che da una parte possano servire a costruire modello\/modelli di CD e dall&#8217;altra facciano emergere coerenze tra l&#8217;attivit\u00e0 dei CD e lo sviluppo del volontariato, del terzo settore, delle politiche e delle culture per la lotta alla emarginazione. E&#8217; superfluo ricordarlo ma anche i CD sono dei mezzi e non dei fini, cos\u00ec come lo sono le funzioni che essi esplicano.<br \/>\nIl primo ambito di riflessione investe il termine stesso di CD. Perch\u00e9 molte iniziative si sono definite come tali e non biblioteche dato che, dalle informazioni che se ne possono ricavare, sostanzialmente funzionano come tali?<br \/>\n\u00c8 il computer? il fatto di non avere solo libri? CD pare pi\u00f9 moderno? Come intendono le varie realt\u00e0 la differenza tra un CD e una biblioteca? I CD condividono l&#8217;affermazione che documentare significa raccogliere, selezionare ed elaborare?<br \/>\nLa seconda riflessione investe le funzioni di cui si occupa un CD. Esistono realt\u00e0 che si occupano esclusivamente di documentazione. Altre che si danno come scopo soprattutto quello di essere sostanzialmente sportelli informativi sulle risorse (servizi, leggi, punti di riferimento, consulenza per pratiche, ecc) rispetto a determinate tematiche.<br \/>\nAltri intrecciano le funzioni; generalmente documentazione e informazione, ma anche in alcuni casi formazione e animazione e promozione culturale. Altri ancora svolgono intensa attivit\u00e0 di collegamento con strutture e gruppi offrendosi anche come contenitore che favorisce la nascita di altre iniziative (documentazione e informazione come terreno di &#8220;coltura&#8221;).<br \/>\nOgni funzione pu\u00f2 essere presupposto e conseguenza delle altre, con tutta la ricchezza che questo pu\u00f2 comportare.<br \/>\nI CD hanno riflettuto su questo? si sono dati una organizzazione e strategie per dare coerenza ai diversi settori di intervento?<\/p>\n<p><strong>Il percorso di un centro di documentazione<br \/>\n<\/strong>Terzo punto \u00e8 l&#8217;identit\u00e0 di un CD. Quali percorsi segue? esistono analogie tra le varie esperienze? Una possibile schematizzazione del percorso di un CD pu\u00f2 essere quella che individua in quattro grandi fase il percorso della strutturazione della sua identit\u00e0.<br \/>\nLa prima \u00e8 quella in cui un CD \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8. Ovvero la fase dell&#8217;idea, della proiezione di questa in una possibile progettualit\u00e0; la fase in cui le esperienze e le capacit\u00e0 delle persone che partecipano del progetto trovano, appunto, sintonie e codici comuni.<br \/>\nLa seconda fase \u00e8 quella che identifica il CD con ci\u00f2 che ha. Lo spazio fisico, gli arredi, i libri, la posta che arriva, la targa all&#8217;ingresso. Uno spazio, fisico e mentale finalmente visibile anche agli altri e che evidenzia una costruzione iniziata. Una fase legata molto alla fisicit\u00e0 della documentazione.<br \/>\nLa terza fase \u00e8 quella legata alle attivit\u00e0, la fase in cui il CD \u00e8 ci\u00f2 che fa. Raccogliere, selezionare, elaborare il materiale, l&#8217;intreccio di questo con le proprie esperienze e con i propri strumenti produce idee, progetti, iniziative. Il documentare comincia a dare frutti.<br \/>\nL&#8217;ultima fase potrebbe essere definita come quella della rete dei rapporti. La fase in cui si scopre che in realt\u00e0 il CD esiste soprattutto al di fuori di se stesso, che il vero lavoro di un CD \u00e8 nei canali di entrata e di uscita delle documentazioni e informazioni e quindi nelle relazioni con altri soggetti, nei progetti di collaborazione, nei progetti condivisi. E&#8217; la fase in cui diminuisce l&#8217;importanza del CD come spazio fisico; gli indicatori non sono pi\u00f9 solo la quantit\u00e0 del materiale o gli iscritti al prestito, ma il sacco della posta, le spese telefoniche, postali, di viaggio, cio\u00e8 gli indicatori delle relazioni.<br \/>\n\u00c8 questa la fase pi\u00f9 delicata, direi decisiva, in cui un CD deve saper passare da una strategia di prodotto (ho informazioni &#8211; cerco utenti) ad una strategia di mercato (ho utenti e bisogni &#8211; cerco informazioni).<br \/>\nUn po\u2019 come quei giocolieri che fanno ruotare 4\/5 piatti tutti contemporaneamente, anche un CD deve saper alimentare, anche se inevitabilmente con forme di discontinuit\u00e0 e incongruenza, le ragioni delle varie fasi.<br \/>\nL&#8217;idealit\u00e0, il flusso delle informazioni, la capacit\u00e0 di trasformare le idee in iniziative sono alimento indispensabile per una rete di rapporti che sia significativa e che porti reali contributi sul tema dei diritti, della lotta alla emarginazione, della valorizzazione delle differenze, di una cultura di pace.<br \/>\nRipensando alla propria storia i CD trovano analogie con queste riflessioni? Hanno altre schematizzazioni da proporre? Trovano pi\u00f9 corrispondenza in altri termini di quelli qui usati?<br \/>\nOperare in un CD, proprio perch\u00e9 alla fin fine si agisce attorno alla gestione dei linguaggi nel variare dei contesti, non \u00e8 forse un po&#8217; anche un&#8217;arte come lo sono tutti i linguaggi (pittura, musica, fotografia, grafica, letteratura, ecc)?<br \/>\nQuesta ultima considerazione introduce il nodo importantissimo di dove abitino i CD. All&#8217;interno del sociale, quindi all&#8217;interno di tutte le parole collegate a questo termine, o \u00e8 meglio pensarli come strutture di connessione, quindi anche con altri settori come la cultura, l&#8217;economia, l&#8217;istruzione, ad esempio. Forse che l&#8217;emarginazione non viene dalle in-culture, da meccanismi economici distorti, dalla mancanza di opportunit\u00e0 di istruzione e relazione?<\/p>\n<p><strong>L&#8217;attenzione alle fonti e i linguaggi di ricerca<br \/>\n<\/strong>Il quarto punto \u00e8 relativo alle strategie, alle logiche alla luce delle quali orientare il proprio lavoro. Sotto questo aspetto ne indichiano alcune che ci sembrano significative.<br \/>\nLa prima \u00e8 l&#8217;attenzione a tutte le fonti, intese sia come mezzi (riviste, cinema, TV, ecc), sia come attori sociali (volontariato, enti locali, cooperazione, universit\u00e0, ecc) sia come ambiti (scuola, informazione, formazione, mondo giovanile, ecc) e questo soprattutto in un periodo in cui istituzioni, cittadini, partiti, sono meno sovrapponibili di quanto fossero una volta. In ultima analisi non dare per scontata quella famosa societ\u00e0 civile a cui appartiene la stragrande maggioranza dei CD.<br \/>\nAll&#8217;interno della attenzione complessiva alle fonti c&#8217;\u00e8 da tenere conto poi della gerarchia di valori che ogni CD pu\u00f2 fare rispetto alle diverse tipologie di documentazione. La cultura media identifica ancora nel libro lo strumento pi\u00f9 importante, ma le necessit\u00e0 di informazione e dell&#8217; &#8220;agire&#8221; impongono la necessit\u00e0 di dotarsi di strumenti diversi e di non gerarchizzarli.<br \/>\nLa seconda strategia \u00e8 quella relativa alla costante attenzione (e alla capacit\u00e0), di organizzare linguaggi di ricerca che tengano conto dell&#8217;evolversi delle culture e delle dinamiche sociali. Si entra qui nel terreno occupato dai soggettari, dai tesauri, ma quello che ci interessa focalizzare sono i percorsi che portano a questi, le logiche con cui i vari CD dal dibattito, dagli eventi, dalle documentazioni e informazioni traggono spunti per una gestione dinamica di questi strumenti. Usando anche qui una immagine si potrebbe paragonare l&#8217;attivit\u00e0 di un CD in questo ambito a quella di un cantautore che sa &#8220;interpretare&#8221; il proprio tempo e usare parole che creano sintonie e codici.<br \/>\nAltra strategia da tenere in considerazione \u00e8 quella relativa al consumare e produrre (informazione e documentazione) come condizione irrinunciabile di un CD. Creare cio\u00e8 quella circolarit\u00e0 nei flussi che \u00e8 scambio, crescita e al tempo stesso relativizzazione del proprio lavoro e che \u00e8 condizione necessaria per permettere al CD di sopportare la fatica del dover &#8220;correre&#8221; che \u00e8 inevitabile date le funzioni che gli sono proprie.<br \/>\nSaper utilizzare linguaggi diversi, tema gi\u00e0 affrontato nel documento, ci sembra altra strategia decisiva per un CD che sappia parlare a interlocutori diversi e con una gamma di approcci variegata.<br \/>\nL&#8217;ultima strategia che sottoponiamo al dibattito \u00e8 relativa alla necessita di mantenere viva la riflessione su cosa sia e significhi l&#8217;informazione per un CD. A noi sembra che debba essere considerata non come un accessorio, una sorta di ufficio stampa che ha rapporti solo con le alte sfere (informazione come potere), ma un servizio, una competenza che sta all&#8217;interno della rete dei servizi e che \u00e8 ponte verso le strutture dell&#8217;informazione. In questo senso ci sembra che non solo i media debbano essere pi\u00f9 informati e formati rispetto al sociale, ma che anche questo debba acquisire\/scoprire capacit\u00e0 informative oltre che documentative. In questo senso l&#8217;informazione, e a maggior ragione negli ambiti di cui si sta parlando, ha senso se evidenzia non solo le notizie (ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 successo), ma se fa circolare idee, risorse per ci\u00f2 che potrebbe accadere.<\/p>\n<p><strong>I Centri di servizio al volontariato<br \/>\n<\/strong>L&#8217;ultimo ambito di riflessione \u00e8 il rapporto tra i CD e i Centri di servizio (CS) previsti dalla legge 266 e che proprio in questi mesi, in alcune regioni, stanno avviandosi.<br \/>\nLa nostra impressione \u00e8 che i due ambiti abbiano avuto poche connessioni anche se alcuni CD sono nati appositamente per proporsi per questo.<br \/>\nIn molti documenti (dei pochi circolati fino a non molti mesi fa) si trova scritto che i Centri di servizio sono strutture &#8220;nuove&#8221; come se esistesse una incapacit\u00e0 di smuoversi dal dato prettamente legislativo (legge, decreto, ricorsi e controricorsi. circolari ministeriali, incontro\/scontro con le banche, ecc) e vedere che i CS esistono perch\u00e9 svolgono delle funzioni e non perch\u00e8 esiste un decreto ministeriale.<br \/>\nSe l&#8217;informazione \u00e8 l&#8217;esatto contrario del potere si pu\u00f2 dire che invece quella sui CS \u00e8 stata una vicenda che ha seguito logiche esattamente contrarie a quelle a cui dovrebbe ispirarsi una struttura deputata a svolgere le funzioni che la stessa legge le affida.<br \/>\nIl dibattito sui CS \u00e8 stata materia spesso delle grandi associazioni, dei leader dei gruppi, di assessori; si sono riviste perfino cordate &#8220;rosse&#8221; e cordate &#8220;bianche&#8221; che sembravano dimenticate.<br \/>\nPossono i CD, dando per scontato che molti di loro collaboreranno ai CS, contribuire a far prevalere logiche di scambio e comunicazione a quelle di potere, come invece troppo spesso si \u00e8 visto?<br \/>\nCome intendono far crescere il volontariato sui temi della documentazione e dell&#8217;informazione e non proporsi solo per la vendita di servizi?<br \/>\nPer informazioni: Rete CDI, Assessorato Politiche sociali, v.le A.Moro 38, 40127 Bologna.<br \/>\nPer chi volesse informazioni sul seminario svoltosi presso la Fondazione italiana per il volontariato di Roma pu\u00f2 rivolgersi a Giampaolo Manganozzi, Fivol, via Nazionale 39, 00184 Roma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le merci rare di fine secolo: il sapere e    l&#8217;informazione    Ne &quot;Il trionfo della moltitudine: forme e conflitti della societ\u00e0 che viene&quot;    (Bollati Boringhieri,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3603],"edizioni":[85],"autori":[260],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/760"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=760"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/760\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6479,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/760\/revisions\/6479"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=760"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=760"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=760"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=760"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=760"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=760"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=760"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=760"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=760"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}