{"id":768,"date":"2009-11-04T17:07:37","date_gmt":"2009-11-04T17:07:37","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=768"},"modified":"2026-01-26T11:10:26","modified_gmt":"2026-01-26T10:10:26","slug":"il-centro-zanichelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=768","title":{"rendered":"10. Il centro Zanichelli"},"content":{"rendered":"<p>di Maria Rachele Via, educatrice<\/p>\n<p>La nascita con un ristretto gruppo di utenti, la crescita e la progressiva apertura sul territorio grazie ad attivit\u00e0 esterne. La storia e le trasformazioni di un centro diurno a San Lazzaro, alle porte di Bologna.<!--break--><br \/>\nIl centro \u00e8 nato nel 1980, si \u00e8 partiti con un gruppo di cinque utenti per arrivare, nel 1985, e quindici utenti, divisi in due gruppi ben distinti, adolescenti e adulti con dodici educatori. Ora, nel 1998 due educatrici del centro diurno sono distaccate dall&#8217;organico del centro ed integrate al Servizio Handicap Adulti del Distretto; otto tra educatori e educatrici garantiscono la conduzione del centro socio-riabilitativo, mentre una nona unit\u00e0, avvicendandosi sul centro, svolge quotidianamente attivit\u00e0 educative e di laboratorio con ragazze con handicap medio-grave del territorio; mentre entro la fine dell&#8217;anno verranno attivati due ulteriori nuovi servizi, un gruppo &#8220;educativo-abilitativo&#8221; per utenza con deficit definiti come &#8220;intermedi&#8221; ed un &#8220;laboratorio protetto e di transizione al lavoro&#8221; per chi, handicappato, conclude i percorsi formativi ma necessita di una ulteriore presa in carico dai servizi per tentare un avviamento lavorativo.<br \/>\nTutte queste molteplici realt\u00e0, pur godendo di una propria autonomia e specificit\u00e0, sono e rimarranno comunque riconducibili ad un comune nucleo di &#8220;pensiero&#8221; e di regia educativa, che nasce ed ha come punto di riferimento il centro socioriabilitativo. E&#8217; questo a nostro avviso uno degli aspetti originali e qualificanti la nostra esperienza. Nel disegno che stiamo progressivamente delineando, infatti, verr\u00e0 mantenuto un alto livello di scambio e di elaborazione condivisa fra le diverse realt\u00e0, tutte riconducibili all&#8217;ambito della rete dell&#8217;offerta complessiva del servizio handicap adulto di Distretto; collocandoci in una mappa che vedr\u00e0 il centro socio-riabilitativo, il gruppo &#8216;intermedio&#8221;, il laboratorio, funzionare in modo integrato ed in raccordo costante con gli interventi sul territorio. In questo modo pensiamo davvero di &#8220;essere in rete&#8221; dando a questa espressione un significato pieno, di costruzione di un pensiero ricomposto ed in evoluzione attorno ai bisogni globali ma originali espressi dalla persona handicappata.<\/p>\n<p><strong>Una elaborazione sviluppata &#8220;passo passo&#8221;<\/strong><br \/>\nAndrea Canevaro, direttore del Dipartimento di Scienze dell\u2019Educazione dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, individua nel bisogno di mettersi in comunicazione con gli altri una delle ragioni fondanti del servizio di rete; possiamo ritrovare in questa affermazione lo stesso bisogno che ha mosso il gruppo di lavoro del Centro Zanichelli , sia nel dare visibilit\u00e0 alla riflessione condotta sul proprio lavoro quotidiano, con la scrittura del libro &#8220;Essere adulti, essere handicappati&#8221; e gli altri materiali di documentazione ad esso seguiti, sia nel proporsi con forza come &#8220;partner dialoganti&#8221; nei confronti del servizio handicap adulto (nato nel 1992).<br \/>\nLa cosa che pi\u00f9 ci preme sottolineare \u00e8 il tipo di percorso effettuato: non una scelta di orizzonte teorico effettuata &#8220;a monte&#8221;, e dalla quale far discendere una metodologia di lavoro e delle linee operative, ma una elaborazione sviluppata &#8220;passo passo&#8221;, per tentativi e riformulazioni, a partire dall&#8217;esperienza concreta, da circostanze favorevoli e dall&#8217;incontro fra operatori di servizi diversi e fra questi ed i bisogni reali espressi dagli utenti. E&#8217; stato questo percorso, sostenuto dalla tensione all&#8217;apertura degli operatori, a produrre nei fatti la costruzione, ancora tutta &#8220;in progress&#8221;, di una visione di rete rispetto alla presa in carico delle persone e alle prospettive di vita da costruire con loro.<br \/>\nE&#8217; possibile riscrivere questo stesso racconto usando categorie concettuali diverse.<br \/>\nLa prima \u00e8 il riconoscimento, da parte della responsabile e dei referenti territoriali del servizio sociale di distretto, della professionalit\u00e0 maturata dagli operatori del centro. Questo ha significato individuarci come interlocutori non solo per tutto quanto ruotava e ruota ancora attorno alla vita del centro, ma anche per la presa in carico in senso pi\u00f9 ampio delle persone adulte con problematiche di handicap, grave ma non solo. Ha voluto altres\u00ec dire la capacit\u00e0 di assumersi, in veste di interlocutori, una richiesta forte di apertura e messa in circolo di riflessioni, di esperienza, di elaborazioni che sempre pi\u00f9 sono andati orientandosi verso percorsi concreti intrecciati e condivisi.<br \/>\nLa seconda riguarda la caratteristica della territorialit\u00e0 che noi abbiamo avuto fin dalla nascita, in quanto centro diurno, ma che nel tempo ha assunto connotati sempre pi\u00f9 reali e ci ha orientato nel nostro cammino di apertura e di incontro con il servizio handicap adulto. Se guardiamo le cose nell&#8217;ottica del centro, il termine territorialit\u00e0 ha assunto per noi, oggi, una forte connotazione di senso, che \u00e8 andata a sostituire il vecchio slogan, ormai consunto, della socializzazione. Non abbiamo pi\u00f9 bisogno di rincorrere la socializzazione, perch\u00e9 siamo noi stessi che oggi ci riconosciamo come &#8220;sociale&#8221; all&#8217;interno della socialit\u00e0 pi\u00f9 ampia che ci contiene e con la quale, in una dinamica aperta e circolare, scambiamo &#8220;quotidianit\u00e0&#8221;; si tratta di un mosaico di piccoli gesti che vanno dalla presenza ormai costante di utenti diversi da quelli &#8220;storici&#8221; con cui siamo partiti e dei loro famigliari, agli oggetti che creiamo, produciamo, esponiamo e vendiamo, al giornalino nel quale ci raccontiamo per l&#8217;esterno, alle collaborazioni con realt\u00e0 diverse, come il servizio di volontariato Ausilio (sostegno alle persone anziane o impossibilitate a muoversi da casa) o il WWF, ed altre ancora.<\/p>\n<p><strong>La qualit\u00e0 di vita<\/strong><br \/>\nNel libro del centro Maura Forni parla della &#8220;avventura della crescita e del cambiamento che chiama alla prova gli educatori e le educatrici all&#8217;interno del servizio&#8221;; penso che sia stata proprio la necessit\u00e0 di riconoscere ed assumere fino in fondo questa sfida, la molla che ha permesso di saper vedere come si modificavano nel tempo le caratteristiche ed i bisogni delle persone di cui ci si prendeva cura. Compiere questo primo, decisivo passo ha inevitabilmente messo in moto un processo di trasformazione sia del servizio, sia del modo di lavorare al suo interno. Oggi, accanto alla forte proiezione esterna prima descritta, rimane il quotidiano impegno degli educatori delle educatrici per il mantenimento della qualit\u00e0 di vita all&#8217;interno del Centro Zanichelli.<br \/>\nDare concretezza all&#8217;espressione &#8220;qualit\u00e0 di vita&#8221; ha voluto dire in primo luogo prestare la massima attenzione alle caratteristiche dell&#8217;ambiente concreto, quotidiano, all&#8217;interno del quale la vita del centro si svolge, operando in una direzione di sempre maggiore &#8220;facilitazione dell&#8217;esistenza&#8221;, una organizzazione di tempi e spazi quotidiani in grado di garantire al contempo stabilit\u00e0 e flessibilit\u00e0; la composizione dei gruppi di convivenza e di attivit\u00e0 basata sulla reciproca compatibilit\u00e0 e piacere di stare insieme, quindi oltre gli stretti vincoli anagrafici o di &#8220;patologia&#8221;.<br \/>\nIn secondo luogo sottolineiamo l&#8217;importanza del &#8220;lavoro di gruppo&#8221;, nella sua duplice accezione: sia come spazio dato alla verifica-elaborazione condotta nel gruppo di lavoro e con il supervisore; sia nel senso di arrivare ad essere, nel tempo, un &#8220;gruppo che tiene&#8221;, ossia un gruppo addestrato ad essere elastico, a rivedere e modificare continuamente le proprie teorie e strategie, ad avere un pensiero unitario, una &#8220;mente di gruppo che sostiene e supporta l&#8217;azione del singolo; le sue angosce e i suoi momenti di impasse&#8221;.<br \/>\nCogliere il processo ricorsivo tra passato, presente e futuro, e farlo proprio, d\u00e0 la possibilit\u00e0 di costruire una storia con radici e con una crescita che si alimenta appunto con la riflessione sulle cose fatte, che integrano e supportano il presente ed alimentano le ipotesi future.<\/p>\n<p><strong>Le fatiche del cambiamento<\/strong><br \/>\nMantenere sempre aperta questa &#8220;doppia finestra&#8221; costa sicuramente qualcosa, in termini di investimento di energie, a tutti noi educatrici ed educatori. Probabilmente sarebbe pi\u00f9 facile, pi\u00f9 rassicurante, rimanere dentro i confini gi\u00e0 conosciuti delle singole situazioni, ognuno su di un&#8217;isola non soggetta a ridefinizioni, sollecitazioni, anzich\u00e9 questo lavorio continuo che fa si che sul consolidato si innesti periodicamente il nuovo, l&#8217;incerto.<br \/>\nEppure e proprio questa la sfida; da un lato non lasciare che la routine si appiattisca in monotonia, mantenere la tensione verso il possibile anche nel nostro lavoro al centro, con gli utenti &#8220;storici&#8221;, presenti da tanti anni, fare in modo che ci\u00f2 che si muove all&#8217;esterno possa trasformarsi in opportunit\u00e0 anche per l&#8217;interno. Parallelamente, lavorare sulla costruzione del nuovo al di fuori di noi permette non solo di &#8220;esportare&#8221; delle competenze ed un sapere, ma offre anche opportunit\u00e0 di cambiamento e ricarica a chi da tempo lavora nei servizi diurni. Se fatica c\u2019\u00e8, pensiamo comunque che ne valga la pena.<br \/>\nNell&#8217;articolo ripreso da Askesis, Canevaro concludeva con una osservazione che facciamo nostra e che ci piace proporre come punto di arrivo e, insieme, nuova partenza del nostro percorso: &#8220;La logica dei servizi a Rete pu\u00f2 essere moltiplicazione delle risorse e razionalizzazione, non in senso di taglio e nel senso della penalizzazione del sacrificio delle risorse stesse, ma della valorizzazione delle competenze e del loro incontro con le realt\u00e0 di base&#8221;<strong>.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nascita con un ristretto gruppo di utenti, la crescita e la progressiva apertura sul territorio grazie ad attivit\u00e0 esterne. 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