{"id":770,"date":"2009-11-04T17:07:37","date_gmt":"2009-11-04T17:07:37","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=770"},"modified":"2026-01-26T10:55:53","modified_gmt":"2026-01-26T09:55:53","slug":"sentimenti-e-adolescenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=770","title":{"rendered":"6. Sentimenti e adolescenti"},"content":{"rendered":"<p>di Cristina Pesci, psicoterapeuta<\/p>\n<p>Gli educatori e i tecnici hanno cercato di lavorare non solo sul piano della motricit\u00e0, degli apprendimenti, dei comportamenti ma anche sui sentimenti dei ragazzi. Un luogo che crea occasioni pi\u00f9 che regole, percorsi pi\u00f9 che appuntamenti.<!--break--><br \/>\n<strong><br \/>\nNasce il Centro Fandango<\/strong><br \/>\nFandango \u00e8 una proposta educativa offerta dall&#8217;Aias (Associazione italiana assistenza agli spastici) a un gruppo di adolescenti disabili. Il suo nome, il suo progetto dinamico e variabile nel tempo, le scelte delle modalit\u00e0 di presa in carico degli utenti e delle loro famiglie, il continuo confronto con i referenti AUSL, la permanenza a tempo determinato degli utenti che lo animano, la presenza a 15 ore settimanali di una Pedagogista e di un medico-psicologo, l&#8217;orario degli appuntamenti e degli incontri che lo caratterizzano, hanno costruito una identit\u00e0 visibile nel panorama dei servizi per persone disabili di Bologna. Questa identit\u00e0 \u00e8 stata riconosciuta da un lavoro che in otto anni ha visto alternarsi la collaborazione ricca e ripetuta con i neuropsichiatri infantili delle AUSL attraverso il rinnovato inserimento di utenti adolescenti, in uscita dalle scuole medie.<\/p>\n<p><strong>La relazione ed il coinvolgimento<\/strong><br \/>\nL&#8217;adolescenza, l&#8217;et\u00e0 giovanile, nonostante la presenza di deficit spesso gravi (tali comunque da non permettere l&#8217;inserimento dei ragazzi all&#8217;interno di percorsi formativi professionali o scuole superiori) sono il cardine primario su cui si sono costruiti idee e progetti di lavoro del Centro. Attorno a questa primaria realt\u00e0 legata alla et\u00e0 degli utenti, si sono sviluppati binari privilegiati sui quali hanno preso forma le finalit\u00e0 e la metodologia del Centro. Il lavoro imposta le sue basi sulla RELAZIONE e sul COINVOLGIMENTO e dipana i suoi principi verso tre direzioni:<\/p>\n<blockquote><p><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; dimensione soggettiva dell&#8217;utente ( ci\u00f2 che \u00e8, che pensa, che desidera, che racconta &#8230;)<br \/>\n&#8211; dimensione familiare<br \/>\n&#8211; dimensione relazionale<br \/>\n&#8211; con i coetanei<br \/>\n&#8211; con adulti significativi (educatori e altre figure che dall&#8217;esterno collaborano con Fandango).<\/span><\/p><\/blockquote>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">La CREAZIONE di LEGAMI umani e con l&#8217;ambiente, la loro motivazione, la responsabilit\u00e0 che ne deriva, lo scambio tra persone interessate a conoscersi e a percorrere un tratto di strada insieme, sono l&#8217;oggetto su cui si sofferma il lavoro degli operatori (educatori e tecnici: gli ET come \u00e8 spiegato nella pubblicazione &#8220;Da Nippur a Ebron&#8221;, a cura del Centro Fandango).<br \/>\nQuesto sfondo, comune a ciascuna successiva scelta operativa, necessita di un continuo confronto tra tutte le figure che vi partecipano: in gioco sono i legami tra gli utenti, con gli operatori; le relazioni degli operatori tra loro; lo scambio con le famiglie e non ultima la collaborazione con i colleghi dei servizi AUSL.<br \/>\nQuesta precisa IDENTITA&#8217; di intervento si \u00e8 sviluppata, accresciuta, modificata nel tempo in cui Fandango ha svolto la sua attivit\u00e0, perch\u00e9 diversi nel tempo sono stati gli utenti, le famiglie, le loro reazioni, gli incontri con la quotidianit\u00e0 esterna, le referenze, le scelte dei servizi, gli interessi,<\/span><\/p>\n<p><strong>L\u2019attenzione ai sentimenti<\/strong><br \/>\nInvece di limitarsi a volere indurre nei ragazzi che accedevano al Centro prestazioni pi\u00f9 normalizzanti sul piano della motricit\u00e0, degli apprendimenti, dei comportamenti, l&#8217;attenzione degli operatori (ET) ha cominciato a rivolgersi ai sentimenti suscitati dalle disabilit\u00e0 per cercare di capire anche i motivi che stanno dietro alcune condotte dei ragazzi. A poco a poco le nostre idee sugli interventi da usare sono andati sempre pi\u00f9 modificandosi e sintonizzandosi.<br \/>\nIl percorso ha via via reso pi\u00f9 visibile come da parte di molti evidentemente ci si aspetti ancora, in questa fascia di et\u00e0, di recuperare abilit\u00e0 non acquisite negli anni precedenti tipiche dell&#8217;et\u00e0 evolutiva (leggere, scrivere, calcolare, stare in piedi, orientarsi nello spazio e cos\u00ec via).<\/p>\n<p><strong>Un esercizio che non si esegue senza rete<\/strong><br \/>\nNon dare attenzione solo a queste aspettative ha evidenziato gli effetti positivi che potevano derivare soltanto dall&#8217;interazione con persone INTERESSATE e DISPONIBILI a giocarsi in prima persona.<br \/>\nQuesto non e un esercizio che pu\u00f2 essere eseguito senza rete, senza un luogo, uno spazio e un tempo in cui dare parole a ci\u00f2 che succedeva dentro quei legami e alle proposte che ne conseguivano.<br \/>\nIn questa ottica le riunioni del gruppo degli operatori ha rappresentato il contenitore in cui confrontare in senso collegiale, accadimenti, informazioni, idee nuove, il significato degli interventi e delle scelte con gli utenti e le loro famiglie, i moti emotivi collegati alla complessit\u00e0 di tanti apporti. Sempre meno ha occupato gli intenti del gruppo di lavoro l&#8217;idea di fornire un contenitore programmato e codificato a priori, consapevoli che la scusa di recuperare competenze o migliorare autonomie ha spesso nascostamente la funzione di esentare l&#8217;operatore dalla fatica di scoprire, attraverso un lavoro di elaborazione delle proprie emozioni e dei propri meccanismi di difesa, che cosa pu\u00f2 esso stesso aver fatto per facilitare o inibire le reazioni dei ragazzi utenti.<br \/>\nAttribuendo la risposta degli utenti alla presenza del deficit, alla loro storia passata, c&#8217;era il rischio di non prestare la necessaria attenzione alla situazione presente, perdendo occasioni per migliorare la qualit\u00e0 dei rapporti tra i ragazzi coetanei, il personale del Centro, le scoperte del mondo fuori da Fandango: in fondo rinunciare a proiettarsi in un futuro. OVVIO che tutto questo pi\u00f9 che certezze crea incertezze, pi\u00f9 che regole crea occasioni, pi\u00f9 che ordine crea disordine, pi\u00f9 che programmi e obiettivi, percorsi e appuntamenti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli educatori e i tecnici hanno cercato di lavorare non solo sul piano della motricit\u00e0, degli apprendimenti, dei comportamenti ma anche sui sentimenti dei ragazzi. 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