{"id":773,"date":"2009-11-04T17:07:38","date_gmt":"2009-11-04T17:07:38","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=773"},"modified":"2026-02-09T11:35:09","modified_gmt":"2026-02-09T10:35:09","slug":"tra-breve-un-nuovo-regolamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=773","title":{"rendered":"1. Tra breve un nuovo regolamento"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Grana<\/p>\n<p>In passato ci siamo trovati a commentare quello che sembrava uno dei passaggi finali della questione relativa al riconoscimento giuridico della figura dell\u2019Educatore Professionale.<br \/>\nSi trattava della approvazione regolamento ministeriale che individuava la figura del Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica e Psicosociale (t.e.r.p.), avvenuta il 17 Gennaio 1997 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.61 del 14 Marzo 1997. Dopo quella data, per\u00f2, a Brescia, in giugno, si \u00e8 tenuto il congresso mondiale dell\u2019AIEJI &#8220;Funzioni socioeducative in un mondo multiculturale&#8221;, al quale, a diverso titolo hanno partecipato tra gli altri l\u2019ANEP, l\u2019AISEP (organizzatori), e il ministro della Sanit\u00e0 Rosy Bindi.<br \/>\nIn questa sede, di fronte ad alcune osservazioni e domande del presidente dell\u2019Anep, Paoletti, ed evidentemente a seguito di un dibattito che negli ultimi mesi ha coinvolto parecchi soggetti, il ministro si \u00e8 impegnato a rivedere la questione, ed in particolare a formulare un regolamento che individuasse specificamente la figura dell\u2019educatore.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Un operatore sociale e sanitario<br \/>\n<\/strong>Dopo alcune comunicazioni preliminari, il 14 Luglio nella sede del ministero della Sanit\u00e0 \u00e8 stata definita una nuova bozza di regolamento che individua la figura dell\u2019Educatore Professionale (e.p.). Prima di commentarla avvertiremo che a fine agosto la bozza aveva gi\u00e0 avuto il parere positivo del Consiglio Superiore della Sanit\u00e0, e che era in attesa del vaglio del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti. Solo dopo questi passaggi sar\u00e0 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.<br \/>\nPer come si presenta in questo momento, la bozza di regolamento, in termini generali, descrive una figura professionale certamente pi\u00f9 caratterizzata in termini pedagogici rispetto a quella precedente relativa al t.e.r.p.p., che invece aveva come sfondo una situazione di terapeutica di tipo medico.<br \/>\nVediamo in quali punti:<br \/>\n&#8211; il t.e.r.p.p. \u00e8 un operatore sanitario, l\u2019e.p. \u00e8 un operatore sanitario e sociale;<br \/>\n&#8211; il t.e.r.p.p. svolge progetti terapeutici, l\u2019e.p. attua progetti educativo\/riabilitativi, entrambi elaborati in equipe multidisciplinari, l\u2019orizzonte dell\u2019e.p. \u00e8 esplicitamente indicato: la partecipazione alla vita quotidiana, la cura del positivo reinserimento psicosociale, \u00e8 inoltre indicato il compito fondamentale dell\u2019e.p.: lo sviluppo delle potenzialit\u00e0 dei soggetti per il raggiungimento di livelli sempre pi\u00f9 elevati di autonomia: come si vede non si parla e non si allude a guarigione, n\u00e8 si mette l\u2019accento sulla riabilitazione, si parla invece di autonomia in soggetti non ulteriormente caratterizzati (almeno in questa frase). E\u2019 interessante il fatto che il termine autonomia non compaia nel profilo del t.e.r.p.p.<br \/>\nAncora tre incisi sul regolamento: l\u2019e.p. opera in strutture socio-sanitarie e socio-educative, come il t.e.r.p.p. pu\u00f2 lavorare in regime libero-professionale, il diploma abilitante \u00e8 quello universitario di Educatore Professionale (fatti salvi i casi che rientreranno nella prevedibile sanatoria).<\/p>\n<p><strong>Un riconoscimento in arrivo?<br \/>\n<\/strong>Vogliamo proporre ora alcune personali considerazioni che nascono oltre che dall\u2019esperienza professionale, anche dall\u2019intensa frequentazione di numerosi colleghi, dovuta alla organizzazione e alla gestione di iniziative di formazione.<br \/>\nPer tanti anni uno dei motivi pi\u00f9 ricorrenti di assemblee, riunioni, chiacchierate, incontri tra educatori \u00e8 stato: non siamo riconosciuti, nessuno si rende conto di quanto siamo importanti e di quello che facciamo.<br \/>\nIn un numero precedente di HP (n.55), Emanuela Cocever osservava a questo proposito che fino a quando un soggetto afferma di valere qualcosa e pretende che la misura del suo valore gli venga riconosciuta (cio\u00e8 assegnata) da un altro soggetto, percepito pi\u00f9 in alto, la sua affermazione non sar\u00e0 che una frustrante lamentela capace solo di rimarcare e confermare la debolezza del soggetto stesso. Questo capita agli educatori, e Cocever suggeriva di riflettere sul caso del movimento femminista che negli anni settanta aveva cominciato a autoriferirsi, cio\u00e8 a scoprire il suo potere, il suo valore (il valore della donna) senza pi\u00f9 chiederlo a qualcuno, scoprendolo e usandolo al suo interno. Il passaggio successivo \u00e8 che a quel punto qualche soggetto esterno comincia a muoversi, a chiedere, a informarsi, a inquietarsi, e qualche equilibrio va a ridefinirsi.<br \/>\nIn questi anni i soggetti che si sono attivati per far sentire la voce degli educatori sono stati diversi, e a diversissimo titolo, pensiamo alle associazioni di categoria, ad associazioni culturali, sindacati, scuole, gruppi impegnati su progetti specifici (per esempio il CDH, che produce questa rivista).<br \/>\nTutti questi soggetti, con grandi limiti, con grandi lacune, ma anche con grandi sforzi (pressoch\u00e9 gratuiti) e impegno, hanno ottenuto qualcosa e hanno contribuito a produrre una cultura, quella grazie alla quale, per esempio, in sede di convegno mondiale si \u00e8 potuto sostenere che l\u2019educatore professionale e il suo lavoro stanno troppo stretti dentro il paradigma della medicina.<br \/>\n\u00a7Ora, si profila la possibilit\u00e0 che in tempi ragionevoli gli educatori non solo ottengano l\u2019agognato riconoscimento, ma che addirittura si vada a configurare un buona legge: cosa succeder\u00e0 dopo?<\/p>\n<p><strong>La responsabilit\u00e0 dell\u2019educatore<br \/>\n<\/strong>Noi crediamo che gi\u00e0 da ora, come educatori, organizzati o singoli, a prescindere dal percorso legislativo del regolamento, sia urgente porsi alcuni problemi che in questi anni sono stati tralasciati, proprio grazie alla scusa, madre di tutte le scuse, che gli educatori non avevano riconoscimento o contratto nazionale. I problemi che secondo noi sono urgenti potrebbero andare sotto il titolo generale: la responsabilit\u00e0 dell\u2019educatore.<br \/>\nPer tanti anni il lavoro di educatore \u00e8 stato un lavoro da studenti e da volontari di parrocchia.<br \/>\nGli uni e gli altri non avevano n\u00e9 problemi di professionalizzazione n\u00e9 di deontologia: i primi perch\u00e9 erano interessati ad un piccolo stipendio che consentisse di mantenere almeno parzialmente gli studi e avevano aspirazioni professionali diverse, i secondi perch\u00e9 -mossi da un etica- non necessitavano certamente di una deontologia.<br \/>\nSta di fatto che o per il fascino di questo lavoro, o per la disoccupazione, parecchi laureati e parecchi ex-volontari hanno poi continuato a fare gli educatori e si sono presi anche il diploma, sono cio\u00e8 gli attuali educatori professionali.<br \/>\nQuesti sono gli stessi educatori che per anni hanno lamentato la mancanza di riconoscimento sociale ed economico, dimenticandosi spesso di quali siano stati per tutti gli anni ottanta i reali canali d\u2019accesso a questa professione (non c\u2019era selezione, chiunque in pochi giorni poteva trovare un posto).<br \/>\nOra, con un nuovo contratto nazionale, in attesa di un profilo, come educatori \u00e8 necessario porsi seriamente qualche domanda: a chi risponde l\u2019educatore? Di che cosa risponde? Chi pu\u00f2 dirgli se sta facendo il suo lavoro oppure no? in base a quali criteri? Riteniamo che nascondersi dietro il dito della dimensione umanistica, della non misurabilit\u00e0, della scarsit\u00e0 di risorse, sia ormai mortificante, proprio per gli educatori, perch\u00e9 mantenere nell\u2019indistinzione la possibilit\u00e0 di criticare il proprio lavoro significa anche inibirsi la possibilit\u00e0 di capirlo, di migliorarlo, di definire delle aree di responsabilit\u00e0 (e quindi di riconoscimento sociale).<br \/>\nVa detto che qualcosa di significativo \u00e8 gi\u00e0 avvenuto: la definizione di parametri di qualit\u00e0 condivisi dalle Regioni e dal privato sociale (cooperative e associazioni) \u00e8 stato un passaggio importante, che per\u00f2 riguarda molto gli aspetti amministrativi, economici, di gestione d\u2019impresa, e pochissimo lo specifico del lavoro educativo.<br \/>\nOra, gli educatori, attraverso le loro organizzazioni, nei loro luoghi di incontro dovrebbero essere capaci di definire dei parametri di qualit\u00e0 specifici per la loro realt\u00e0, e il problema di questi parametri non dovrebbe essere la misurabilit\u00e0, ma la riconoscibilit\u00e0 (c\u2019\u00e8 o non c\u2019\u00e8, \u00e8 visibile o non \u00e8 visibile). Comunque dovrebbero cominciare a sentirsi l\u2019insostenibilit\u00e0 di una situazione in cui di fatto, nella realt\u00e0 di molti servizi attuali, qualunque aberrazione \u00e8 giustificabile.<br \/>\nIn un seminario svoltosi alla Istituzione Minguzzi a Bologna si \u00e8 parlato del senso del Progetto nel lavoro educativo, ed erano confronto due concezioni diverse ed interessanti. Una, per cos\u00ec dire, classica, dove il progetto \u00e8 inteso come prodotto multidisciplinare che funziona da organizzatore di un percorso, l\u2019altra invece dove veniva criticata sia in termini epistemologici sia in termini sociologico-culturali l\u2019idea stessa di progetto (di derivazione industriale) e veniva proposta una altra modalit\u00e0 per organizzare il lavoro educativo (la costruzione contrattuale di contesti).<br \/>\nIn entrambe le proposte, per\u00f2, era ben presente una idea: sia il progetto sia la costruzione di contesti impegnano l\u2019educatore a fare alcune cose, in un certo modo, con certe finalit\u00e0. Verso chi \u00e8 diretto questo impegno? Chi pu\u00f2 verificarlo nei suoi aspetti tecnici?<br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 conosciuta da tutti gli educatori: nella maggior parte dei servizi pubblici, in appalto, e privati quando si fanno domande sul progetto si hanno questi tipi di risposte: il progetto? Se ce, non lo conosco, ma \u00e8 di molti anni fa, ora la situazione \u00e8 completamente cambiato: facciamo quel poco che possiamo e che \u00e8 urgente, il progetto \u00e8 bellissimo ma \u00e8 stato formulato sulla luna, non ci sono le risorse per realizzarlo, qui abbiamo problemi pi\u00f9 concreti.<br \/>\nNon \u00e8 cos\u00ec dappertutto, e almeno nelle sedi formative e organizzative questa situazione viene riconosciuta e onestamente affrontata, ma \u00e8 un buon esempio di quanto sia troppo facile per gli educatori giustificare quella che spesso \u00e8 semplice improvvisazione.<br \/>\nQualche parametro di qualit\u00e0 potrebbe per esempio essere costruito proprio su questo: esiste un progetto, o comunque una formalizzazione dei compiti? Gli educatori ne hanno conoscenza? Hanno contribuito a definirla? \u00c8 applicata? Come si muovono in relazione ad essa?<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 ancora qualcosa di pi\u00f9 serio da dire. Esistono situazioni dove il problema non \u00e8 il progetto, ma il mantenimento della legalit\u00e0 e del corretto rapporto col sistema giuridico:<br \/>\na livello sindacale, nel rispetto dei protocolli relativi ai trattamenti farmacologici e sanitari in genere, in relazione agli atti e ai soggetti giuridici.<br \/>\nA livello sindacale si tratta del banale quanto drammatico problema del rispetto dei contratti di lavoro, Bologna \u00e8 (forse era) una realt\u00e0 privilegiata, ma anche a Bologna i problemi non mancano.<br \/>\nNon ci dilunghiamo su questo sperando di farlo in altra occasione.<br \/>\nPer quanto riguarda il secondo punto, esistono situazioni in cui, con ogni ordine di giustificazione pseudo-etica o ideologica, gli educatori si prestano a collaborare a attivit\u00e0 al di fuori di qualunque normativa, per esempio nella gestione del metadone, o, addirittura somministrano farmaci arbitrariamente. E\u2019 necessario, secondo noi, rompere con l\u2019inerzia culturale che rende impossibile di fatto denunciare queste situazioni (che si appoggiano a collusioni, complicit\u00e0, frustrazioni, amicizie, rapporti personali), e dovrebbero essere gli educatori stessi a prendere l\u2019iniziativa in tal senso.<br \/>\nInfine, un fenomeno che conoscono benissimo tutti gli educatori che hanno a che fare con giudici e con assistenti sociali del Ministero di Grazia e Giustizia: i giochi, le triangolazioni, le collusioni che si verificano quando un utente \u00e8 soggetto a misure restrittive con ordinanza o decreto di un magistrato. La gara tra educatori e assistente sociali per dimostrare al ragazzo chi \u00e8 il pi\u00f9 buono, chi \u00e8 pi\u00f9 disposto a dichiarare il falso o a promettere di pi\u00f9. Si tratta di un fatto penoso, diffuso, che si riversa negativamente sia sul ragazzo sia sull\u2019ambiente che lo circonda. Il problema \u00e8 da inquadrare nell\u2019ordine istituzionale (cio\u00e8 nella dinamica relazionale tra ruoli e organizzazioni diverse), ma gli educatori (e anche gli assistenti sociali) dovrebbero cominciare a modificare qualcosa in questi comportamenti.<\/p>\n<p><strong>Una deontologia professionale<br \/>\n<\/strong>Fare la parte del grillo parlante o del provocatore non \u00e8 mai simpatico, ma a volte pu\u00f2 servire per avviare processi ormai non rimandabili, prima che per l\u2019ennesima volta ci si debba appellare alle emergenze, o al fatto che qualcun\u2019altro non ci riconosce.<br \/>\nIn termini generali riteniamo che in presenza di un contratto nazionale di lavoro, e vicini, forse, alla soluzione del problema del riconoscimento giuridico, gli educatori abbiano l\u2019opportunit\u00e0 e il dovere di darsi una deontologia, di garantire il rispetto di alcune regole, di pretendere il rispetto di alcune regole. Desideriamo accogliere il suggerimento di Emanuela Cocever: gli educatori comincino a parlare tra loro: scoprire cosa sanno fare, dirsi chiaramente quali sono i loro limiti ma anche cosa ci sta dentro questi limiti. HP potrebbe essere uno dei luoghi adatti ad ospitare contributi in tal senso: di riflessione, di proposta, di denuncia, di informazione sulle iniziative in tal senso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In passato ci siamo trovati a commentare quello che    sembrava uno dei passaggi finali della questione relativa al riconoscimento giuridico    della figura dell&#8217;Educatore Professionale.  <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3593],"edizioni":[86],"autori":[2712],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/773"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=773"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/773\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6501,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/773\/revisions\/6501"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=773"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=773"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=773"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=773"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=773"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=773"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=773"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=773"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=773"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}