{"id":775,"date":"2009-11-04T17:07:38","date_gmt":"2009-11-04T17:07:38","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=775"},"modified":"2026-02-20T12:35:01","modified_gmt":"2026-02-20T11:35:01","slug":"dilemmi-formativi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=775","title":{"rendered":"8. Dilemmi formativi"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Sandro Bastia<\/p>\n<p>&#8220;In Europa la figura dell&#8217;educatore e molto forte all&#8217;interno dei servizi sociali e sanitari; la formazione \u00e8 in parte unitaria per chi vada lavorare al nido, alla scuola materna, nell&#8217;handicap,&#8230; poi esiste una specializzazione che per\u00f2 \u00e8 successivo alla costruzione di una identit\u00e0 professionale comune di base.&#8221;<br \/>\n<!--break-->Siamo andati ad intervistare Emanuela Cocever, pedagogista, responsabile di formazione e docente dei corsi, triennali e biennali di riqualificazione sul lavoro, dalla partenza di questi, circa dieci anni fa.<\/p>\n<p><strong>Come scorge il profilo dell&#8217;educatore che emerge dall&#8217;ipotesi del ministero?<\/strong><br \/>\nParliamo di &#8220;educatore professionale&#8221; ma in realt\u00e0 facciamo un cortocircuito che \u00e8 indebito visto che questa \u00e8 una figura che soddisfa alcune delle richieste dell&#8217;educatore professionale, ma non \u00e8 il profilo dell&#8217;educatore professionale. <span class=\"T286Pc\" data-sfc-cp=\"\">\u00c8<\/span> un indizio di ambiguit\u00e0. La collocazione dell&#8217;educatore preoccupa tutti.<br \/>\nE non solo quella.<br \/>\nLa formazione, ad esempio \u00e8 un altro nodo critico. Infatti ricordo di avere visto un programma di triennio, qualche anno fa, che formava una figura professionale simile a quella che viene delineata o almeno che aveva il titolo simile al titolo che viene ipotizzato in questo triennio attribuito alla facolt\u00e0 di medicine per la formazione del riabilitatore &#8211; operatore tecnico della riabilitazione.<br \/>\nEra un triennio tutto dedicato alla strumentazione per la riabilitazione fisica, sensoriale. Logopedia, fisioterapia e qualche terapia occupazionale. Da l\u00ec emergeva una figure professionale veramente strumentale, molto esecutiva. Non certo l\u2019educatore che progetta dei percorsi o che conduce dei processi educativi, li valuta, come siamo invece abituati noi. Sono fortemente contraria all&#8217;attribuzione della formazione di una figure che appartiene all&#8217;ambito pedagogico, alla facolt\u00e0 di medicine.Inoltre in questo modo continua a prefigurarsi una formazione settoriale per campo di intervento, per una figura che \u00e8 invece, secondo me, unitaria.Ci sono esperienze in Europa, penso ad esempio alla Scandinavia, dove la figura dell&#8217;educatore professionale \u00e8 una figura molto forte all&#8217;interno dei servizi sociali e sanitari; la formazione \u00e8 in parte unitaria per chi vada a lavorare al nido, alla scuola materna, nel tempo libero come per chi vada a lavorare nella patologia o nell&#8217;handicap ecc.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una parse di formazione unitaria e poi una ampia parse dedicate alla specializzazione ma che sia successiva alla costruzione di una identit\u00e0 professionale comune di base.<\/p>\n<p><strong>Il profilo ipotizzato non e raccordato con i profili dell&#8217;educatore professionale che esistono in Europa, dove si parla appunto di &#8220;Educatore Professionale&#8221; e non di &#8220;Tecnico dell\u2019educazione&#8221;<\/strong><br \/>\nA livello di titoli, e non di contenuto, credo non esista in nessun paese una figura simile, poi formata da medicina&#8230;Dalle informazioni, un po&#8217; frammentarie che ho, comunque, in Europa esistono pi\u00f9 formazioni che portano a pi\u00f9 sbocchi (diversi anni di corso, varie qualifiche e specializzazione) e non solo un percorso che porta ad uno sbocco solo.<\/p>\n<p><strong>Il tema della formazione degli educatori oggi oscilla tra diversi paradossi: tra chi la formazione non l&#8217;ha mai incontrata ma lavora da tempo e chi dovr\u00e0 misurarsi con quello che pare vada a costituirsi come diploma universitario della facolt\u00e0 di medicina.<\/strong><br \/>\nOgni tanto mi viene da pensare a quando i corsi biennali erano appena partiti. In quel momento in varie sedi si era anche pensato, sfruttando l&#8217;esperienza di Scienze dell\u2019Educazione che aveva messo a fuoco un&#8217;esperienza di formazione a distanza, di immaginare un percorso di riqualificazione per gli educatori che non fosse basato solo sulle modalit\u00e0 d&#8217;aula. Quindi l&#8217;ipotesi di avere una formazione sul lavoro per gli educatori professionali che fosse fatta di pochi incontri significativi e di lavoro poi su materiali per l&#8217;autoformazione. Quell&#8217;ipotesi fu perdente e si prefer\u00ec piuttosto far partire una nuova formazione con la ripetizione, ad esempio, di 10 ore di psicologia dello sviluppo del bambino che invece potevano essere facilmente acquisite da testi.<br \/>\nSi e mantenuta una formula pi\u00f9 tradizionale &#8211; anche se penso che poi comunque i bienni si sono rivelati una formazione poco tradizionale emolto interessante &#8211; ma avrebbero potuto essere pi\u00f9 originali e flessibili, in questo modo, probabilmente pi\u00f9 persone avrebbero potuto partecipare e non si sarebbero registrati i problemi ed il calo delle iscrizioni degli ultimi corsi che sono stati erroneamente interpretati come il segno che oramai tutti erano riqualificati; da qui la decisione di fermare i corsi di riqualifica che ci ha portato alla situazione di imposizioni che viviamo attualmente.<br \/>\nInvece io non vedo, tuttora, cosa ci vieti di pensare che la formazione possa continuare a seguire un doppio binario, per cui da un lato se uno vuole si fa l\u2019universit\u00e0 e consegue il suo diploma universitario, dall&#8217;altro si inizia a lavorare e poi si fa una formazione. Questo avviene anche in altri paesi, ad esempio la Danimarca, dove la diversa qualifica diploma universitario-riqualifica, da luogo a due qualifiche e a due stipendi diversi, ma permette comunque ad entrambi di lavorare.<br \/>\nOra il tema della formazione, a mio avviso, nonostante questa ipotesi sul profilo rimane ancora aperto e spero che si possa sfruttare questa esperienza.<\/p>\n<p><strong>Il tema del riconoscimento degli educatori. Un ritornello che dura da anni e si muove tra le rivendicazioni &#8211; giuste &#8211; della categoria e la &#8220;richiesta di una immagine&#8221;, una visibilit\u00e0 sociale. questo profilo sembrarenda nuovamente attuale questo tema riaprendo il dibattito, mai chiuso, su cosa debbano fare, in quali forme si debbano esprimere gli educatori per essere riconosciuti come professione, prima ancora che come categoria.<\/strong><br \/>\nSono molto sensibile a questo argomento. Sicuramente non si ottiene un riconoscimento protestando per il fatto che si e poco riconosciuti. Io questo l&#8217;ho imparato decisamente dal movimento delle donne e da una parte del movimento delle donne che e quella che per esempio rifiuta tutti i temi delle pari opportunit\u00e0 e delle quote con il ragionamento, molto importante, che non si pu\u00f2 affermare una forma puntando sulla propria debolezza. Allora se il bisogno \u00e8 che abbiamo bisogno delle quote per farci riconoscere ne consegue un procedere paradossale. Io pretendo qualcosa per affermare la mia forza in nome della mia debolezza. E&#8217; un ragionamento, in cui pero c\u2019\u00e8 qualcosa che non va, e le azioni che ne conseguono sono altrettanto non funzionanti.<br \/>\nPer affermarsi sono necessarie azioni che contengono l&#8217;affermazione di se, del proprio stile, della propria identit\u00e0. Queste affermazioni nascono dalle esperienze, mi verrebbe da dire quasi &#8220;di base&#8221; e non dai decreti scritti dall&#8217;alto, e dalle sperimentezioni spontanee di cose che riteniamo proprio noi stessi operatori. Se ne discusso spesso in corsi per educatori.<br \/>\nUn modello potrebbe essere questo: un gruppo di educatori che si organizza, ragiona sulla propria esperienza, vedendosi una volta alla settimana e discutendo, producendo cose e relazioni, per il proprio piacere, non per dovere istituzionale o rivendicazione sindacale, senza mettersi immediatamente alla ricerca di riconoscimenti istituzionali od altro. Facendolo perch\u00e9 cos\u00ec fanno qualcosa che interessa loro e nella quale fra di loro si attribuiscono responsabilit\u00e0 e importanza. Questo succede. Tutti noi abbiamo dei colleghi e delle colleghe che ci piacciono perch\u00e9 magari fanno il nostro stesso mestiere ma lo fanno un po&#8217; meglio o hanno delle idee migliori: penso che creare dei gruppi dove ci sono queste persone e a queste persone riconoscere la capacita che hanno di animare gli altri, nella totale informalit\u00e0 istituzionale. Io credo che sia l\u00ec che si deve cercare una molla per il riconoscimento degli educatori. In questo modo si fa un&#8217;esperienza di esistenza, di forza, di significato, in prima persona. E poi si troveranno i modi per farla irradiare all&#8217;esterno.Certo questo non vuole dire che non bisogna fare tutti gli altri percorsi, ma piuttosto che bisogna farli entrambi, proprio per la vita quotidiana delle persone. Scrivere lettere alla Regione, ai sindacati, alle USL per rivendicare i propri diritti, condizioni migliori di lavoro, alla fine pero, nella vita quotidiana, finisce per portare ad uno stato d&#8217;animo che non \u00e8 certo di benessere. Se ti vedi in un gruppo e fai qualcosa che ti piace il tuo stato d&#8217;animo e uno stato d&#8217;animo di soddisfazione.<br \/>\nio non riesco a metterlo subito in un discorso pi\u00f9 politico di cos\u00ec. Per\u00f2 secondo me, \u00e8 la dove io cercherei la forza con la convinzione che sia una forza anche istituzionalmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;In Europa la figura dell&#8217;educatore e molto forte all&#8217;interno dei servizi sociali e sanitari; la formazione \u00e8 in parte unitaria per chi vada lavorare al nido, alla scuola materna, nell&#8217;handicap,&#8230; poi esiste una specializzazione che per\u00f2 \u00e8 successivo alla costruzione di una identit\u00e0 professionale comune di base.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3593],"edizioni":[104],"autori":[2704],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3627],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/775"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=775"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/775\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6651,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/775\/revisions\/6651"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=775"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=775"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=775"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=775"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=775"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=775"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=775"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=775"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}